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O almeno così dice nell'invito che ha diffuso ai giornalisti per l'evento previsto martedì prossimo, 23 ottobre 2012 al California Theatre di San Jose, vicino San Francisco (il giorno prima, alle 21:00, BBC Knowledge trasmetterà un interessante documentario su Steve Jobs, il miliardario hippy). [caption id="" align="alignnone" width="586"]We've got a little more to show you We've got a little more to show you[/caption] La frase fa il verso ad un'altra celebre con cui Steve Jobs si riservava il suo coup de théâtre al termine dei keynote. La gente pensava di aver visto tutto, in quanto erano state passate in rassegna le innovazioni che più o meno ci si aspettava, e si preparava ad andarsene quando con una simulata e sorniona distrazione se ne usciva con "ah… ci sarebbe un'altra cosetta", One more thing e sollevava il velo su una qualche stupefacente e imprevista novità. Poi, quando la gente si era abituata ad aspettarsi la sua "One more thing…" lui smise di inserirla per riservarsi di inviarla qualche giorno dopo ai giornalisti con una cartolina come quella qui sotto: [caption id="" align="alignnone" width="637"] One More Thing[/caption] Direi però che questo We've got a little more to show you non somiglia affatto al colpo di scena di Jobs. Dopo la delusione mostrata dalla maggioranza degli osservatori nei confronti dell'innovatività degli ultimi prodotti di Cupertino, Tim Cook e compagni sembrano voler far cambiare idea, ma viene difficile pensare che per quella data ci possano essere riservate grandi sorprese. Anche grazie al malcontento espresso dalle aziende manifatturiere orientali per la complessità che il design dei nuovi prodotti, con diseconomie nei processi di montaggio, si sono sempre più frequentemente diffuse indiscrezioni molto dettagliate sulle componenti e fughe di notizie hanno anticipato anche i prezzi del dispositivo che con ogni probabilità costituirà la sorpresa di martedì prossimo: il mini-iPad o, come preferisco chiamarlo io, il maxi-iPhone, un tablet da 7" in grado di telefonare nelle sue versioni 3G (sembra che la connessione LTE o pre-4G sia riservata agli iPhone di ultima generazione, ma non agli iPad, ma questo lo scopriremo presto). Si tratta del prodotto che Steve Jobs non avrebbe mai voluto realizzare perché non sapeva di carne né di pollo, e il generale insuccesso dei 7" di altre aziende come Samsung (che invece ha trovato grande seguito con il maxi-telefono o phablet Galaxy Note da 5.5") e anche Google sembra avergli dato ragione, anche se i Kindle, con tutte altre finalità e proposte commerciali hanno ribaltato i risultati, spingendo anche Apple ad entrare in lizza per difendere il proprio mercato di contenuti dalla concorrenza spietata di Amazon che con i nuovi modelli si prepara a sbancare per l'ennesimo Natale. Ma Amazon, diversamente da Apple e per ora anche da Google, è interessata, non a vendere dispositivi, ma contenuti per il maggior numero di piattaforme - e più ce n'è, meglio è - per garantirsi i risultati migliori sul proprio settore di mercato. Per questo ha solo un tipo di offerta commerciale, quella economica, e non mostra alcun interesse alle proposte tecnologiche che non servano a consumare la propria offerta. [caption id="" align="alignnone" width="640"] iPad Mini[/caption] Non è certo così per gli altri, come Samsung e come Apple, destinate a confrontarsi sempre per le eccessive somiglianze di marketing, prima che di tecnologie. La combinazione delle proposte del nuovo Mini non sarebbero più fantasiose del suo aspetto. si partirebbe dai 249$ che per l'Italia, fra importazione e tasse dovrebbero tradursi, non certo in 169€, ma in 260€, per arrivare a colpi di centoni fino a 699€, con un aumento di 110€ dalla versione wi-fi a quella cellulare e di altri 100€ per ogni salto di dimensioni dello storage che parte da una base di 8 GB per arrivare ai 64 GB dopo avere attraversato i 16 e i 32 GB. Lo vedremo presto se fosse vera la previsione della sua commercializzazione dopo Halloween e per il 9 novembre nel nostro paese. In definitiva il dispositivo entry level non costerebbe più dei modelli maggiori dei "tablettini" di Amazon e di Google pur avendo requisiti indubbiamente migliori, ma chi compra un iPad lo fa per avere il meglio e se 8 GB possono bastare per libri e un po' di multimedialità (Amazon ne offre 2), ma non certo per sfruttare le tecnologie come la fotocamera che gli altri non hanno, o l'offerta di app, film e musica su cui potrebbe puntare Apple, in particolare dopo la constatazione che nei soli ultimi 6 mesi il software per iOS è passato ad occupare da un minimo del 16 ad un massimo del 42% in più! Le indiscrezioni che circolano annoverano anche l'anticipazione di un "iPad 4", anche se la ritengo poco verosimile, mentre più fondata sembra l'uscita di quello che caricaturalmente già viene definito il New-New iPad. Finora infatti è stata minimizzata la lamentela dei clienti più smaliziati che il nuovo iPad non fosse all'altezza delle migliorie tecnologiche apportate. In pratica, grazie anche alla sua maggiore semplicità, iPad 2, con un processore ed altre risorse prima delle quali la RAM molto inferiori, risulta più veloce, meno vorace di energia del New oltre che privo dei surriscaldamenti che affliggerebbero certe sue zone. Questi problemi nascono perché il tablet è passato dall'essere un dispositivo per tutti a rappresentare l'ennesimo oggetto di escalation tecno-economica spesso senza ragione rispetto alle richieste dei clienti. L'iPad 10" "Nuovo-Nuovo" potrà fare piacere a molti, ma certo non a quelli che hanno comprato il "Nuovo" solo una stagione e mezza fa o ancor meno. Chi ha comprato il primo modello ha imparato suo malgrado la lezione: quella di chi ha pagato un prodotto per il target popolare ad un prezzo da computer di alto livello per poi scoprirlo inutilizzabile nell'arco di un anno e mezzo. Ritengo che in questa confusione di proposte (esattamente il contrario di quello che caratterizzò il ritorno di Seve Jobs) possa esserci anche una buona notizia per noi clienti smart. Per Natale, come ho avuto modo di sottolineare altrove, l'inflazione di tablet in un contesto di estrema competizione (complici nuovi modelli Android, da Asus ad Amazon e magari ancora Google, e l'entrata a piedi uniti di Microsoft con i tablet Windows 8), anche Apple dovrà "rottamare" qualcosa perché fra 8 tipi di Mini-iPad, 6 di iPad "Nuovi-Nuovi" e 6 di iPad "Nuovi" non si sa che fine faranno i 6 modelli di  iPad 2. 26 modelli di iPad sono troppi anche per gli aficionados, oltre ad abbassare l'immagine esclusivista che Cupertino vorrebbe confermare per la propria haute couture. Non è più un paese per vecchi, ed i nuovi faranno bene a considerare il fatto che elettronica ed informatica sono ormai un comparto troppo maturo per esigere una clientela schiava alle loro condizioni capestro. Buon Natale!

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O almeno così dice nell’invito che ha diffuso ai giornalisti per l’evento previsto martedì prossimo, 23 ottobre 2012 al California Theatre di San Jose, vicino San Francisco (il giorno prima, alle 21:00, BBC Knowledge trasmetterà un interessante documentario su Steve Jobs, il miliardario hippy).

We've got a little more to show you

We’ve got a little more to show you

La frase fa il verso ad un’altra celebre con cui Steve Jobs si riservava il suo coup de théâtre al termine dei keynote. La gente pensava di aver visto tutto, in quanto erano state passate in rassegna le innovazioni che più o meno ci si aspettava, e si preparava ad andarsene quando con una simulata e sorniona distrazione se ne usciva con “ah… ci sarebbe un’altra cosetta”, One more thing e sollevava il velo su una qualche stupefacente e imprevista novità. Poi, quando la gente si era abituata ad aspettarsi la sua “One more thing…” lui smise di inserirla per riservarsi di inviarla qualche giorno dopo ai giornalisti con una cartolina come quella qui sotto:

One More Thing

Direi però che questo We’ve got a little more to show you non somiglia affatto al colpo di scena di Jobs. Dopo la delusione mostrata dalla maggioranza degli osservatori nei confronti dell’innovatività degli ultimi prodotti di Cupertino, Tim Cook e compagni sembrano voler far cambiare idea, ma viene difficile pensare che per quella data ci possano essere riservate grandi sorprese.

Anche grazie al malcontento espresso dalle aziende manifatturiere orientali per la complessità che il design dei nuovi prodotti, con diseconomie nei processi di montaggio, si sono sempre più frequentemente diffuse indiscrezioni molto dettagliate sulle componenti e fughe di notizie hanno anticipato anche i prezzi del dispositivo che con ogni probabilità costituirà la sorpresa di martedì prossimo: il mini-iPad o, come preferisco chiamarlo io, il maxi-iPhone, un tablet da 7″ in grado di telefonare nelle sue versioni 3G (sembra che la connessione LTE o pre-4G sia riservata agli iPhone di ultima generazione, ma non agli iPad, ma questo lo scopriremo presto).

Si tratta del prodotto che Steve Jobs non avrebbe mai voluto realizzare perché non sapeva di carne né di pollo, e il generale insuccesso dei 7″ di altre aziende come Samsung (che invece ha trovato grande seguito con il maxi-telefono o phablet Galaxy Note da 5.5″) e anche Google sembra avergli dato ragione, anche se i Kindle, con tutte altre finalità e proposte commerciali hanno ribaltato i risultati, spingendo anche Apple ad entrare in lizza per difendere il proprio mercato di contenuti dalla concorrenza spietata di Amazon che con i nuovi modelli si prepara a sbancare per l’ennesimo Natale. Ma Amazon, diversamente da Apple e per ora anche da Google, è interessata, non a vendere dispositivi, ma contenuti per il maggior numero di piattaforme – e più ce n’è, meglio è – per garantirsi i risultati migliori sul proprio settore di mercato. Per questo ha solo un tipo di offerta commerciale, quella economica, e non mostra alcun interesse alle proposte tecnologiche che non servano a consumare la propria offerta.

iPad Mini

Non è certo così per gli altri, come Samsung e come Apple, destinate a confrontarsi sempre per le eccessive somiglianze di marketing, prima che di tecnologie. La combinazione delle proposte del nuovo Mini non sarebbero più fantasiose del suo aspetto. si partirebbe dai 249$ che per l’Italia, fra importazione e tasse dovrebbero tradursi, non certo in 169€, ma in 260€, per arrivare a colpi di centoni fino a 699€, con un aumento di 110€ dalla versione wi-fi a quella cellulare e di altri 100€ per ogni salto di dimensioni dello storage che parte da una base di 8 GB per arrivare ai 64 GB dopo avere attraversato i 16 e i 32 GB. Lo vedremo presto se fosse vera la previsione della sua commercializzazione dopo Halloween e per il 9 novembre nel nostro paese.

In definitiva il dispositivo entry level non costerebbe più dei modelli maggiori dei “tablettini” di Amazon e di Google pur avendo requisiti indubbiamente migliori, ma chi compra un iPad lo fa per avere il meglio e se 8 GB possono bastare per libri e un po’ di multimedialità (Amazon ne offre 2), ma non certo per sfruttare le tecnologie come la fotocamera che gli altri non hanno, o l’offerta di app, film e musica su cui potrebbe puntare Apple, in particolare dopo la constatazione che nei soli ultimi 6 mesi il software per iOS è passato ad occupare da un minimo del 16 ad un massimo del 42% in più!

Le indiscrezioni che circolano annoverano anche l’anticipazione di un “iPad 4″, anche se la ritengo poco verosimile, mentre più fondata sembra l’uscita di quello che caricaturalmente già viene definito il New-New iPad. Finora infatti è stata minimizzata la lamentela dei clienti più smaliziati che il nuovo iPad non fosse all’altezza delle migliorie tecnologiche apportate. In pratica, grazie anche alla sua maggiore semplicità, iPad 2, con un processore ed altre risorse prima delle quali la RAM molto inferiori, risulta più veloce, meno vorace di energia del New oltre che privo dei surriscaldamenti che affliggerebbero certe sue zone.

Questi problemi nascono perché il tablet è passato dall’essere un dispositivo per tutti a rappresentare l’ennesimo oggetto di escalation tecno-economica spesso senza ragione rispetto alle richieste dei clienti. L’iPad 10” “Nuovo-Nuovo” potrà fare piacere a molti, ma certo non a quelli che hanno comprato il “Nuovo” solo una stagione e mezza fa o ancor meno. Chi ha comprato il primo modello ha imparato suo malgrado la lezione: quella di chi ha pagato un prodotto per il target popolare ad un prezzo da computer di alto livello per poi scoprirlo inutilizzabile nell’arco di un anno e mezzo.

Ritengo che in questa confusione di proposte (esattamente il contrario di quello che caratterizzò il ritorno di Seve Jobs) possa esserci anche una buona notizia per noi clienti smart. Per Natale, come ho avuto modo di sottolineare altrove, l’inflazione di tablet in un contesto di estrema competizione (complici nuovi modelli Android, da Asus ad Amazon e magari ancora Google, e l’entrata a piedi uniti di Microsoft con i tablet Windows 8), anche Apple dovrà “rottamare” qualcosa perché fra 8 tipi di Mini-iPad, 6 di iPad “Nuovi-Nuovi” e 6 di iPad “Nuovi” non si sa che fine faranno i 6 modelli di  iPad 2. 26 modelli di iPad sono troppi anche per gli aficionados, oltre ad abbassare l’immagine esclusivista che Cupertino vorrebbe confermare per la propria haute couture.

Non è più un paese per vecchi, ed i nuovi faranno bene a considerare il fatto che elettronica ed informatica sono ormai un comparto troppo maturo per esigere una clientela schiava alle loro condizioni capestro.

Buon Natale!

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