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I Blog di QP ora hanno la loro prima rivista

I Blog di QP ora hanno la loro prima rivista

9 giugno 2015 |

 Non so quanti conoscano Flipboard, ma si tratta di una delle realtà piú interessanti del panorama informativo internazionale.

Nato per essere un nuovo modo di consultare le notizie tramite i feed dei siti, come un comune newsreader, un integratore come fu a suo tempo Google Reader, ma con l’aspetto della rivista patinata, da un paio d’anni, con l’arrivo del secondo aggiornamento maggiore, ha introdotto la possibilità per gli utilizzatori di inventarsi dei propri Magazine e di curare le notizie con un taglio originale.

In breve è diventato forze il canale principale di un’attività ancora in via di sviluppo del panorama del web informativo e della conoscenza nota con l’anglismo malamente traducibile di “curation” (fra i principali colleghi di Flipboard ci sono nomi come Scoop.it o App.net, per citarne solo due).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per il momento invenzioni (ad esempio le riviste intensive monografiche usa e getta dedicate a temi virali dell’ultimo minuto) sono superiori ai veri e propri affari, ma l’ultimo keynote di Apple ha rinforzato l’interesse che da alcuni mesi sta crescendo fra i principali social, al punto che qualche giorno fa veniva segnalato un intenso interesse da parte di Twitter proprio per Flipboard, mentre Facebook non sembra aver avuto altrettanta fortuna con Paper che non è arrivato dalle nostre parti, per non parlare dei miseri tentativi dei motori a partire proprio da Google.

Nella mischia dei tentativi dei social media, si sono lanciati in sperimentazioni i titoli giornalistici tradizionali generando un facile canale secondario parallelo a quelli dominanti, anche perché Flipboard è diventato uno dei canali virali più efficaci per le condivisioni simultanee o selettive sui propri social (non a caso proprio Facebook si è dato intensamente da fare per arginare il fenomeno, mentre alcuni siti bloccano la possibilità di condividere e i più astuti fanno in modo da usarlo come “esca” per fare proseguire sul sito, proprio come si fa nelle condivisioni sui social media).

Ebbene, anche i blog di Quotidiano Piemontese avevano diritto ad una migliore visibilità e in attesa che nascano delle vere e proprie riviste di Novajo 😉 dedicate ad estendere la visibilità dell’interessante bacino di informazioni e dibattiti curati dai blogger della testata che ha conquistato un’importante posizione nel core business della cronaca regionale, quale occasione migliore che non avere un bel colpo d’occhio su quello che viene pubblicato nei blog proprio da una patinata rivista che, nata soltanto per iPad, si è nel tempo affermata in gran parte delle piattaforme mobili come iPhone, Android e Windows Phone, arrivando proprio negli ultimi mesi anche su Web?!

Bene, che abbiate l’app mobile o solo il browser potete partire da questo link per consultare la nuova rivista.

iPad: sintesi di un cambiamento annunciato

iPad: sintesi di un cambiamento annunciato

5 novembre 2013 |

Ebbene sì: ho ceduto alla mia Apple Addiction, come la chiama un collega filo-coreano e ho acquistato il nuovo iPad Air!
La notizia vera però non è questa. Ciò che ho da dire di interessante è che, di ritorno da Milano dove l’ho tenuto acceso indefessamente dalle 10 alle 17 consumando il 40-50% della batteria, sto scrivendo sul treno sfruttando la splendida tastiera della Logitech che ho pagato poco meno di 80€ e che compensa egregiamente i limiti delle dimensioni contenute di quella grafica e sono molto soddisfatto della sua praticità e delle leggerezza che ho sfruttato per tutto il giorno registrando, fotografando e annotando con lo splendido Audionote senza farmi neppure granché notare dagli altri partecipanti alla riunione. Questo nonostante la RAM sia solo di 512 MB, il processore sia ancora quello dell’iPad 2, lo schermo non sia quello Retina, il collegamento in rete non sia quello più potente… 

Come? 

Dici che mi sto sbagliando? 

Che è tutto il contrario? 

Che iPad Air tutte queste cose le ha? 

Nooo!… 

Ho solo dimenticato di dire che oggi non sono uscito con l’iPad Air, ma con il Mini. 

Sì quello vecchio, non quello nuovo che è appena arrivato. 

È un grande amore! 

…e l’Air, chiedi, che te ne fai? 

Sei pentito di averlo acquistato? 

No. Affatto: devi ben avere qualcosa in panchina per quando ti serve XL. 

Tuttavia, le dimensioni contano.
E “Piccolo è bello”!

Rifinito con l’ottimo Post per iPad

Il Bello degli Smarphone!

Il Bello degli Smarphone!

14 maggio 2013 | ,

Sì, lo so che è un argomento consumistico, ma è come una droga per me, proprio come quelli che non possono non dimostrare che è meglio un allenatore che un altro o che sbagliano tutti a far il tifo per quella squadra, tuttavia periodicamente rispunta questa mania del tifo per lo smartphone o il tablet del cuore.

Sul secondo per me allo stato attuale non c’è storia: a meno che non lo si compri per leggere, giochicchiare e altre attività basic per cui può bastare quello che costa meno, per l’uso “Pro” o sistematico, il solo oggetto con applicazioni e utilizzi diversi da quelli da Desktop si chiama iPad. Punto! (N.B.: solo chi ha almeno un Android, meglio un iOS, e possibilmente tablet può leggere il Magazine di aggiornamento UserFriendly per Flipboard, ad esempio)


I belli del momento

I belli del momento


Veicolare StarTacSul primo invece, la questione appena esposta si fa più sfumata. Accantoniamo il caso in cui ci si trovi a dover sfruttare i vantaggi di un ecosistema coerente (al momento attuale c’è solo Apple a proporlo, con iCloud, Mac, iOS e tutti i contenuti apparentati ad iTunes): rimangono da prendere in considerazioni le seguenti opzioni:
DynaTac

  1. Non siete in tanti, ma per nulla pochi quelli per cui lo smartphone serve solo per telefonare e al massimo – ma neppure troppo – per mandare qualche messaggino, perché l’informatica non ti serve, ci hai vissuto senza benissimo per un secolo e sogni di spegnerti senza venirne inquinato. Voi, Luois XVI, Moby Dick, inattuale perfetto… tenete duro: come le stilografiche avrete presto una rinascita. A patto di aver abbandonato il perfetto StarTac, il DynaTac o la valigetta del telefono mobile veicolare, un comune cellulare a tastiera rimane impagabile. Bassi consumi energetici e persino telefonici. Quindi carica infinita, risparmio, leggerezza, manutenzione nulla, dimensioni contenute, fonia perfetta… da invecchiarci felicemente insieme come un vecchio coniuge fedele
  2. Una parte di clientela se me sicuramente inferiore alla precedente, ma sicuramente non superiore sfrutta intensivamente lo smartphone perché ci fa le cose più disparate ovunque, in ogni momento – compreso carezzarlo e dargli i bacetti; persino assaggiarlo (non sto esagerando). Per costoro il problema non si pone: sanno benissimo quello che piace loro e gli piace quello che sanno, come cantavano i Genesis. E comunque molti di loro ne hanno in tasca più d’uno e finisce anche che li usano in parallelo (mi viene perfino la fantasia che talora li lascino vicini sperando che si parlino e si scambino i post, con poche speranze, però: uno parla solo americano e l’altro solo coreano!). Se poi non li conoscete potete vederli ripresi nel filmato dal matrimonio impossibile delle due principali famiglie (compreso terzo incomodo) riportato in fondo all’articolo.
  3. La seconda opzione è invece quella più diffusa: non importa se per moda o per praticità, tuttavia si appartiene a quella specie che non può evitare di prendere la sempre più prepotente e invasiva posta aziendale e di quando in quando aprire una pagina web o un PDF e magari anche un Word o un Excel. Non può evitare la fotina alla fidanzata o al nipotino, magari ha imparato a sostituire l’SMS con Whatsapp e simili amenità, fra le quali qualche Angry Birds o Solitario.

È proprio quest’ultima la famiglia a cui mi rivolgo per questa semplice considerazione senza tante prove o motivazioni:

iPhone iOS, Android, Windows (Nokia) e BlackBerry 10 (terrei assolutamente fuori i cellulari Java e non considererei ancora i neonati) sono le famiglie da cui scegliere. Sulla prima e l’ultima non c’è grande scelta: più nuovo o meno nuovo, un po’ di memoria in più o in meno, con o senza tastiera, il modello è quello. I due di mezzo hanno una possibilità di scelta esagerata e confusiva (il primo) ridotta, ma anch’essa poco chiara (il secondo). Se pensi che a) è un oggetto a cui tieni b) vuoi farlo durare almeno 3-4 anni o più, vuol dire che sei fra quelli che – potendo – faranno bene a spenderci almeno 3-400€, prendendo l’offerta migliore. Le macchine sono tutte buone e i sistemi operativi sono diventati tutti ottimi, ma se non hai l’anima del geek o del nerd – per farla semplice, dello “smanettone” – e pensi di dovere almeno in parte rincorrere gli aggiornamenti, personalmente pensaci bene prima di imboccare la discontinuità tutta informatica di Android che, alla faccia di Stallman, di certo 1) aperto non è 2) ha molti degli svantaggi degli apparecchi aperti che sono come le automobili che puoi aggiustarti da solo perché non sono sigillate, ma che per poterlo fare devi essere a) laureato in meccanica b) disporre di un’officina c) amare le mani sporche, l’odore di grasso e d) essere disposto a correre il rischio di scoprire che sopra un certo numero di bestemmie poi non ti si spalanchino davvero le porte dell’inferno. So che ti hanno detto che è il più diffuso, ma lo è soprattutto grazie alle numerose offerte sottocosto e ai bundle delle compagnie telefoniche che riescono a piazzare quelle macchinette per dummies. Per uno smartphone Android serio difficilmente puoi scendere oltre un sottocosto da 200€ perché fuori mercato.
Sta di fatto che al momento, stando fra i 400 e i 700 € (a seconda dei requisiti che servono a te – perché non sei così vorace come pensi) gli smartphone sul mercato sono diventati tutti belli e già da un po’ di tempo non c’è timore di farsi mancare un gran che.
Allora, per concludere, ottimi l’ultraclassico iPhone, i consolidati Galaxy, il fantastico HTC One e persino le imitazioni cinesi di entrambi; ma, anche se il management di Microsoft è più derelitto dei mostri di Lovercraft incrociati con i burocrati di Kaffka, Windows Phone è più che buono e così pure i telefoni che lo montano e personalmente ho sempre fatto tifo per lui (persino quando si chiamava CE e aveva il difetto intollerabile di essere un clone dei desktop). Le app più usate ce le ha quasi tutte più o meno belle e lo stesso vale per BlackBerry.

Tuttavia, non fidatevi più di tanto dei fanatici recensori come il sottoscritto stesso, provate ad andare in un negozio della Wind dove trovate esposti i nuovi BlackBerry Z10 in prova su un espositore apposito (senza contare che ora li si trova in notevole promozione nei banchi delle principali catene e nei negozi on Lin

e). Confesso che se non appartenessi a quelli che della seconda famiglia non possono fare a meno di una certa cultura operativa legata a quell’ecosistema, oggi ne sono così innamorato da far fatica a rinunciarvi. La mia è una malattia, lo ammetto, ma non diversa – e sicuramente meno costosa – da quella di quanti trovano “belle” le automobili o le motociclette. Questo vuol anche dire: dimentichiamo tante prove tecniche e, in queste cose, prendiamoli in mano, studiamone il design, vediamo se rispondono ai nostri gesti (non comprare se possibile qualcosa su cui non riesci a mettere le mani – da acceso!). E, in ultima, non stiamo a guardare neppure troppo il prezzo, se nei range che dicevo, e compriamo solo quello che esteticamente e praticamente ci piace: il bello è sempre meno sbagliato del dato tecnico ed ha sempre due forme, l’espressione esterna (il design – io, ad esempio, adoro metallo e cristallo) e l’anima (per me un’applicazione felice è un’opera d’arte e dell’ingegno inestimabile).

“Just another service provided by your friendly neighborhood UserFriendly!”

I Tablet Android

I Tablet Android

14 aprile 2013 |

Facciamo un bilancio dei risultati di Android nel comparto Tablet, è lo spirito che ha portato quelli di Androidworld a tracciare un editoriale-inchiesta sul quale mi sono sentito di intervenire e ho cercato di farlo in spirito non partigiano, né di tifoso come sono convinto siano gran parte dei nuovi clienti di questo comparto. Dubito che le tifoserie dell’uno e dell’altro schieramento condividano: per loro la squadra del cuore è la migliore in tutto. Spero invece che gli sparuti lettori che condividono lo spirito di Userfriendly possano trarre spunti utili.

Tablet a confronto

Tablet a confronto

Eccolo:

Premesso che da 30 anni sono un appassionato ricercatore del mondo mobile dove è innegabile che Apple è stata la prima a crederci, ad investire seriamente e a generare prodotti, poi imitati anche brillantemente da altri come Palm poi scomparsi (la lista degli illustri caduti sul campo sarebbe così lunga… PSION fino ai NetBook, Olivetti e il Quaderno, iPaq e i Windows CE, con i Jupiter Journada e NEC…). Questo conferma che pensare il Mobile è qualcosa di più complesso che non fare del buon hardware e adattare un OS per PC a macchine piccole. Bisogna anzitutto dimenticare il PC e PENSARE MOBILE. Non amo i monopoli e credo che la concorrenza faccia bene a tutti, ma quanti hanno lavorato seriamente, con investimenti importanti e credendoci veramente? Mi viene in mente il primo EEE PC e la sua interfaccia Xandros… un tentativo timido e nel senso giusto, subito virato sul più banale modello desktop. Dimentichiamo un attimo il dualismo Android vs. IOS e prendiamo Windows Phone. Per me è l’unico OS mobile che ragiona come un iOS, ma portato avanti da mosche bianche a Redmond, subito ammazzate da burocrati coatti che non ci credono e si preoccupano stupidamente di difendere il consolidato PC delle imprese clienti, senza rendersi conto che anche l’ufficio tradizionale è un mondo in drammatica trasformazione, restio a cambiare macchine e software che costano e non danno nulla in più. E così quando hanno tirato fuori Surface hanno abortito una tavoletta-PC, lo stesso che i falliti tablet PC di Gates 15 anni prima. Il fatto è che questa gente non ha capito nulla. Jobs ha indicato la luna e tutti si concentrano a imitare e persino a potenziare il dito. Il migliore lavoro fatto nel mondo POSIX secondo me è quello di BlackBerry 10, e per quello i cinesi cercano di comprarlo. È presto per pensarlo su un tablet, ma il materiale c’è. Mi rifiuto di credere che nessuno possa replicare il successo di Apple, ma finora non è stato fatto. Molto dipende dai clienti: gli utilizzatori del Mobile Android sono utenti di PC per i quali il mobile è un ripiego. Quelli che usano iPad sono per 2/3 clienti passivi (lettura e browsing), ma per circa 1/3 attivi, e questo conta molto e spinge gli sviluppatori, vera punta di diamante per Cupertino, a fare meglio. Per il resto, la kill app di iPad è soprattutto il rapporto fra agilità e leggerezza, al punto che il mercato ha premiato una macchina vecchia come iPad 2 di cui il Mini non è che la copia più leggera e portabile, penalizzando i prodotti più potenti. Un esempio di downgrade sostenibile, perché mentre gli Android con il doppio di RAM e di clock per funzionare hanno dovuto raddoppiare tutte le risorse, questa macchina è più efficiente con metà risorse di quelle che Android usava 3 anni fa. Conclusione: chi usa prevalentemente tablet (una popolazione in crescita verticale) per FARE non ha altra alternativa ad iPad, mentre chi legge, gioca, va su Facebook magari con Home e messaggia potrà apprezzare Android, risparmiando qualcosa, non così tanto, a meno che non ami i prodotti migliori, come gli ultimi modelli di Note che però costano certo molto più degli iPad Mini.

Scommettiamo che Facebook…

Scommettiamo che Facebook…

4 aprile 2013 |

La notizia tanto attesa per oggi è relativa all'uscita di uno Smartphone Facebook. Dietro a questo progetto bisogna dire che l'impronta evidente più che quella del gruppo di Zuckerberg è quella di HTC. Famosa già da quando ha saputo cambiar faccia ad un prodotto esteticamente tanto brutto quanto tecnicamente tanto valido come il vecchio Windows Mobile, la società orientale spicca per la capacità di creare dei concept-phone il cui punto di forza è l'interfaccia e la spiccata personalizzazione sul destinatario.

 

 

Dopo un lungo periodo limbico, ha recuperato da poco tempo questo suo stile, prima reinterpretando Android con il nuovo HTC One, e ora riproponendo, dopo numerosi e infiniti tentativi di decine di costruttori, il telefono sociale, ma non a 360º, bensì focalizzato su Facebook. In fondo l'idea è la stessa: metti sotto un Android ma non per farci qualunque cosa (fatto che ovviamente sarà più o meno possibile), ma per fare sì che coloro che – com'è vero per la maggior parte dei casi – lo usano dal 70% al 90% solo per quello (avere un colpo d'occhio sulle proprie comunicazioni/informazioni, il primo, e stare in contatto con il proprio mondo, il secondo) possano farlo velocemente e con il massimo confort e potenza.

Facebook Phone è proprio questo: una rivoluzione copernicana. Non più dall'hardware al software, ma neppure il contrario: piuttosto lo spinotto per fare tutto con l'ambiente in questo momento più popolato al mondo.

 

Si tratta evidentemente di quel FaceBook che ha iniziato con il dare un nome a delle facce, poi passare dal nome alla conversazione, successivamente a far diventare le e-mail dei messaggi e i siti altrettante pagine e gruppi e che aveva già iniziato a collegare i telefoni dentro il suo villaggio globale al punto che ora da dentro va a sembrare che si chiami fuori, solo che questo dentro non è più la tua casa ma la comunità e il fuori non è più la simulazione ma la greve notte della realtà.

 

Com'è fatto non farete fatica a trovarlo e anche come si pensa che verrà introdotto, nello stesso modo in cui ne sentirete dire di tutti i colori anche se soprattutto a sfavore.

Tuttavia, personalmente ho ragione di ritenere che a vincere non sarà la tecnologia, ma l'appartenenza, così come non saranno i device factotum, ma quelli che fidelizzeranno la clientela. L'aveva compreso per primo Jobs e molti decenni prima di iPhone, ma ora il Facebook phone sarà l'apripista per un mercato degli ambienti nomadi, un piccolo tele-trasporto ubiquitario che ci rende tanti piccoli Spock sempre in presa diretta con il nostro Vulcano.

 

 

Fra quanto il TwittPhone, il Baiduphone e così via? Sta di fatto che sarà difficile non esserci e non appartenere. Per alcuni, come me che scrivo, lui che pubblica e forse tu che leggi difficilmente sarà il nostro smartphone di riferimento, ma per tuo zio, la collega, il vicino di casa o anche la nonna, sei sicuro che non si tratti di un modo molto pratico per entrare in un futuro difficile dal quale, anche se ora stai storcendo il naso, ti verrà difficile, nel bene o nel male, non far parte?

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P.S.: Se disponi di uno Smartphone, ma soprattutto un Tablet o un Phablet compatibile con Flipboard, da Aprile potrai anche leggere il Magazine Digest Userfriendly .

 

Flipboard 2.0 reinventa i Tablet

Flipboard 2.0 reinventa i Tablet

3 aprile 2013 |

La metafora della rivista non è nuova per social network, blog, RSS ecc… ma fra i primi a realizzare un prodotto di qualità ci sono stati quelli di Flipboard.

Flipboard 2.0 Home

Al momento il mio Flipboard si apre così

Lo staff che ha realizzato questa App originariamente per iOS e poi anche per Android ha saputo comprendere in anticipo le caratteristiche che avrebbero reso i Tablet innanzitutto e gli Smartphone di conseguenza delle kill application e con questa seconda versione, ricca di importanti e decisive novità, ricambia la cortesia e crea, in tempi di febbre da social network, una motivazione destinata a diffondersi con prepotenza per diffondere alla grande massa l'utilizzo dei Tablet.

knowledge sharing

Knowledge Sharing: una nuova rivista per Flipboard in italiano

Rispetto alle versioni precedenti, Flipboard 2.0 introduce diverse novità tali da trasformarlo da interprete editoriale evoluto degli RSS a costruttore di riviste da condividere. Laddove Twitter è divenuto una babele telegrafica di link a fiumi e Facebook una commodity da elenco telefonico avanzato, Flipboard, usando gli stessi social network, accanto a blog e siti, come fonti estende sia l'idea di blog che quella di pagina sociale per farli diventare dei veri e propri “magazine”.

Il Magazine personale

Il Magazine personale

E il primo magazine che l'utente è costretto a creare è la sua rivista personale: non è obbligatorio creare una rivista, ma ogni registrazione implicitamente lo è e, una volta che collega i propri profili sociali, automaticamente genera diffusione delle condivisioni.

Condivisioni Sociali su Flipboard

Condivisioni Sociali su Flipboard

Flipboard 2.0 è uscito durante la giornata di giovedì ad aggiornare un patrimonio vertiginoso di 50 milioni di utenti registrati e nelle prime 24 ore erano ben 100 mila le nuove riviste create.

Quello che è interessante è lo sviluppo del modello delle Interesting Communities: lo spazio del “cazzeggio” imperante un po' ovunque nei principali social potrebbe essere contenuto e comunque ricondotto ai propri canali evitando la contaminazione generata dalle amicizie.

È presto per dire che cosa sarà di questa App (che per ora dà il suo meglio con i tablet ed in particolare negli iPad), ma se il mio intuito di vecchio socialcomunardo della prima ora non m'inganna, le sorprese e i rivolgimenti potrebbero essere sorprendenti.

Una rivista Flipboard (1)

Una rivista Flipboard (1)

Una rivista Flipboard (2)

Una rivista Flipboard (2)

Una rivista Flipboard (3)

Una rivista Flipboard (3)

Una rivista Flipboard (4)

Una rivista Flipboard (4)

Una rivista Flipboard (5)

Una rivista Flipboard (5)

Una rivista Flipboard (6)

Una rivista Flipboard (6)

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P.S.: Se disponi di uno Smartphone, ma soprattutto un Tablet o un Phablet compatibile con Flipboard, da Aprile potrai anche leggere il Magazine Digest Userfriendly .

Samsung Galaxy S4: lo stallo degli smartphone

18 marzo 2013 | ,

Sembra che anche le tecnologie stiano sentendo la crisi di valori. Non che se ne facciano un cruccio, ma anche i grandi produttori più ottusi annusano l'aria e sembrano accorgersi di alcuni fattori, sebbene in ritardo, come quello della familiarità e dell'amichevolezza, in due parole della “semplicità efficace” dei loro prodotti.

I tre modelli di punta del momento: Galaxy S, HTC One e iPhone

 

L'altra notte – ora italiana – Samsung ha presentato il “nuovo” Galaxy della serie S. Di che cosa si tratta… Come abbiamo avuto modo di commentare nella Pagina Facebook di Userfriendly (che invito tutti gli interessati agli aggiornamenti rapidi a visitare in quanto commenti e notizie veloci vengono riportate lì per riservare questo spazio alle riflessioni più articolate) altro non è che il solito adeguamento del modello alle novità del periodo.

Ogni produttore sta caratterizzandosi sempre più per alcune caratteristiche distintive. In questo momento, accanto ad alcuni marchi storici come Nokia che punta molto sull'immagine oltre che sulla quasi-esclusiva del sistema operativo di Microsoft e Sony che spicca per scelte estetiche, quello che distingue i modelli di punta degli Smartphone principali in commercio è, oltre al sistema operativo adottato (bisogna ricordarlo, in tutti i casi derivato da UNIX-POSIX e, euro più, euro meno. tutti attorno ai 700€ almeno di listino – che per alcuni con il passare dei mesi diventano decisamente più flessibili alle offerte in stock), è l'approccio al cliente. In questo momento i più interessanti oltre al classico di riferimento di Apple sono indubbiamente lo One di HTC che si conferma un punto di riferimento della reingegnerizzazione dell'esperienza utente e l'esordio ancora acerbo ma decisamente ripartito al massimo di Blackberry.

Quello di Samsung si conferma tutto muscolare. Alta tecnologia, alta potenza. A questo “tutto-più”, occorre dirlo, non corrispondono spesso gli stessi risultati. I processori molto più potenti della coreana è l'alta quantità di RAM non impediscono che poi la memoria libera sia inferiore a quella del più ridotto smartphone di Apple che finisce per offrire un ritorno di efficacia più rapido con un motore meno esasperato ed un consumo di batteria più ragionevole di quello del più muscoloso Galaxy con tanto di programmi aggiuntivi volti a inibire proprio i tanti servizi di cui il telefono si fa forte. Prova ne sia che probabilmente i prossimi Note (e immagino non solo) abbandoneranno il display Super Amoled per monitor più semplici e reattivi allo stilo, ma anche meno affamati di energia.

Le innovazioni introdotte nel nuovo Galaxy sono tante, ma quante ci servono veramente?

Ad esempio, con lo Smart Scroll, per fare scorrere le immagini sullo schermo non occorrerà più toccarlo: basterà scimmiottarne il gesto a una certa distanza. Ma quanto distante e soprattutto quanti gesti incidentali dovrà imparare ad evitare, visto che sono già spesso a litigare con i miei Galaxy proprio perché “prendono” dei comandi involontari proprio a causa degli eccessivi pulsanti e funzioni dello schermo?

Poi, a farci sospettare della privacy si aggiunge un altra funzione, la “S Health” che monitora il nostro stato fisiologico per favorire la nostra indole all'ipocondria – come se non ce ne fosse già abbastanza.

Ancora, “S Translator” consente la traduzione istantanea di testi o messaggi vocali in e-mail, sms e ChatOn, ma qui conta poco il telefono visto che tutti i traduttori attingono a motori on line ben lungi dalla perfezione, visto che quando provo ad utilizzarli con il mio massaggiatore cinese, lui non capisce nulla di quello che dico io e io mi ritrovo delle espressioni surreali decisamente grottesche e prive di significato per quel che dice lui.

Infine abbiamo la chiacchieratissima Samsung Smart Pause in grado di rilevare le espressioni del viso, la voce e i movimenti: lo schermo si muove con gli occhi e va in stand-by nel momento in cui lo sguardo si allontana. Personalmente sento già echeggiare reazioni adirate degli utenti simili a quelle rivolte frequentemente ai GPS nelle auto: «Ma chi ti ha detto di fare così: fatti i c**** tuoi!».

Tutti giocattoli che faranno la felicità di quelli che inventeranno i software per escluderli.

Sul fronte hardware, sarà sempre più difficile distinguerlo con il modello precedente, non fosse per quello 0,2 pollici di differenza dello schermo, il mezzo millimetro di spessore in meno e i 3 grammi di leggerezza in più e il vetro Gorilla giunto alla terza versione.

Potremo divertirci ad avere sullo stesso spazio l'immagine della telecamera davanti e di quella di dietro (che raggiungono i venerabili – e affamatissimi – 2,5 e 13 megapixel di definizione full HD) o condividere la musica – che ascoltiamo sempre meno – in wi-fi.

Venderà questo Galaxy? Lo farà, certo, almeno quello che serve per compensare il record storico di spesa in pubblicità (401 milioni di dollari nei soli USA contro i sempre rispettabili 333 milioni di dollari investiti da Apple) e i 150 milioni di euro spesi per il solo lancio di questo modello.

Blackberry Z10

 

A quelli come me che resistono senza il benché minimo sforzo con dei “vecchi” e sempre gagliardi prodotti che si rifiutano di tradirci perché noi li rispettiamo evitando di inquinarli con fesserie infantili che cosa ci cambierà questo Samsung Galaxy S 4: probabilmente la conseguenza di essere costretti a subirci l'illustrazione di tutte le sue meraviglie da parte del solito amico che non ne poteva fare a meno e nulla più. A quelli che invece sono costretti per una ragione o per l'altra a comprare o a cambiare Smartphone in un momento di transizione come questo (probabilmente per degli Smarphone “maturi” e diversi dagli attuali occorrerà aspettare almeno un annetto), forse delle buone offerte sui modelli più vecchi, ma se dovessi comprarne uno di nuovo forse aspetterei l'uscita definitiva di HTC One mentre troverei il coraggio per sperimentare Blackberry Z10. Forse. …ma meno male che non ne ho bisogno 😉

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