{"id":571,"date":"2008-03-08T03:04:56","date_gmt":"2008-03-08T02:04:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.torinovalley.com\/blog\/2008\/03\/08\/conversazione-su-torino-con-bruce-sterling\/"},"modified":"2008-03-08T03:04:56","modified_gmt":"2008-03-08T02:04:56","slug":"conversazione-su-torino-con-bruce-sterling","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/web.quotidianopiemontese.it\/torinovalley\/conversazione-su-torino-con-bruce-sterling\/","title":{"rendered":"Conversazione su Torino con Bruce Sterling"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.torinoworlddesigncapital.it\/portale\/content.php?ID=457\">Dal sito di Torino World Design Capital l&#8217;intervista di Mark Vanderbeeken a Bruce Sterling<\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Bruce Sterling \u00e8 uno scrittore di fantascienza americano, noto in particolare per i suoi romanzi e l&#8217;autorevole progetto antologico Mirrorshades, che ha definito il genere letterario cyberpunk. Ma \u00e8 anche un acclamato futurologo e un critico di design. Nel suo libro di recente pubblicazione &#8220;Shaping Things&#8221;, Bruce ha coniato il termine &#8220;spime&#8221; per indicare oggetti di futura fabbricazione, che si basano su un supporto informatico talmente esteso e vario, da renderli esemplificazioni materiali di un sistema immateriale.<\/p>\n<p>Nel 2003 ha ottenuto la cattedra presso l&#8217;European Graduate School, dove in estate tiene dei Corsi Intensivi di media e design. Nel 2005 \u00e8 stato invitato a curare il programma &#8220;Visionary in residence&#8221; presso l&#8217;Art Center College of Design di Pasadena, in California. Da quest&#8217;autunno, vive a Torino con la moglie Jasmina Te\u00a8anovi&#263;, scrittrice e regista serba, e ha collaborato in veste di guest curator all&#8217;allestimento del Torino SHARE festival<\/p>\n<blockquote><p>Dom.:Come sei approdato a Torino?<\/p>\n<p>Sono stato invitato. Lo scorso anno, ho partecipato allo SHARE Festival e mi ha profondamente colpito. E&#8217; un piccolo festival, ma ogni anno acquisisce pi\u00f9 importanza. Mi hanno proposto di diventare il curatore ospite e aiutarli ad organizzare l&#8217;edizione successiva. Allora mi sono detto: &#8220;Beh, ecco un peccato che non ho ancora commesso!&#8221;. E non avevo alcun motivo per rifiutare. Parafrasando Carla Bruni: &#8220;Non potevo dire di no al Presidente. Non c&#8217;era motivo per rifiutarlo!&#8221;. Neanche io avevo alcun motivo per dire di no, e ho ottenuto ottimi risultati con il lavoro svolto qui.<\/p>\n<p>Dom.: Ti sei fatto un nome a Torino. Ti vedo spesso sul podio, come oratore, anche a fianco di rappresentanti politici.<\/p>\n<p>Questo perch\u00e9 sono un giornalista. Mi interesso a ci\u00f2 che fanno. Inoltre scrivo per la stampa italiana, e la gente \u00e8 molto disponibile con i giornalisti, perch\u00e9 ama apparire sui giornali. Personalmente, non mi dispiace affatto. Non chiedo niente in cambio, per altro. Non sono qui per fare pressioni o avanzare richieste assurde. Sono un tipo allegro e innocuo, davvero.<\/p>\n<p>Dom.: E nel frattempo hai avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di comprendere a fondo la citt\u00e0.<\/p>\n<p>Gli stereotipi non fanno mai giustizia a nessuno, ma se dovessi descrivere in poche parole i torinesi, dovrei rifarmi ai tratti classici per cui sono noti in tutta Italia: freddini, formali, squadrati, militarizzati, ingegneri, cervellotici, intellighenzia, con in pi\u00f9 una bizzarra vena mistica. Torino pu\u00f2 sopravvivere senza l&#8217;Italia, ma l&#8217;Italia non sopravvivrebbe senza Torino. I torinesi sono aristocratici, immersi nel proprio universo mentale&#8230; So che sto esagerando, ma c&#8217;\u00e8 anche un briciolo di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Dom.: Ma \u00e8 anche una citt\u00e0 in piena trasformazione. Desideravi prendervi parte?<\/p>\n<p>Come americano, quando vedo un posto in fase di radicale cambiamento, mi domando quali siano le leve che mettono in moto il meccanismo. Di conseguenza, all&#8217;inizio, quando sono arrivato, ponevo le domande sbagliate, nel tentativo di individuare la mente alla base della trasformazione. E invece quest&#8217;ultima non viene dettata dal tecnocrate di turno, come accadrebbe negli Stati Uniti. Si tratta piuttosto di un fenomeno socio-culturale.<\/p>\n<p>Dom.: In che senso?<\/p>\n<p>In America, un forte cambiamento a livello sociale di solito \u00e8 messo in moto da due categorie, avvocati e finanzieri, ed implica una revisione delle norme giuridiche. Inoltre gli americani si aspettano che i problemi e le sfide siano affrontate con una soluzione di natura tecnica.<\/p>\n<p>All&#8217;estero, come americano, ho applicato la stessa logica e cercavo di individuare i soggetti che, da dietro le quinte, controllano il cambiamento. Tali individui esistono anche in seno alla societ\u00e0 italiana, ma non hanno lo stesso peso. La societ\u00e0 italiana, soprattutto a Torino, \u00e8 dotata di un capitale sociale di gran lunga superiore a quello americano.<\/p>\n<p>L&#8217;America \u00e8 molto pi\u00f9 atomizzata: le relazioni sociali fondamentali sono di natura economica e legale. Sono fondate sulla Costituzione oppure sul dollaro onnipotente. Noi americani vogliamo arrivare al succo della questione: una cosa o \u00e8 illegale o ha arricchito qualcuno.<br \/>\nTrovo che quello che sta accadendo in Piemonte sia affascinante. La regione ha molto da offrire al mondo esterno: ad esempio, il movimento Slow Food.<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, si tratta del &#8220;movimento&#8221; Slow Food, invece che di Slow Food Spa. Negli Stati Uniti, Slow Food sarebbe una catena anti-Mc Donald&#8217;s. Il fondatore avrebbe professato: &#8220;Odio Mc Donald&#8217;s, quindi creo il mio franchising&#8221;. Come \u00e8 stato per Apple in opposizione a IBM.<\/p>\n<p>Slow Food si fonda su una solida base sociale e rappresenta un autentico modus vivendi, con volti diversi: una scuola, una casa editrice, un&#8217;universit\u00e0, una serie di conferenze, un network internazionale, un dominio privatizzato di sistemi di controllo e garanzia, ed un guru culturale.<\/p>\n<p>Definire Slow Food \u00e8 un&#8217;impresa ardua. In inglese non lo si pu\u00f2 descrivere in parole semplici, e anche questo mi ha colpito. All&#8217;inizio ero un po&#8217; perplesso, ma il punto \u00e8 che funziona perfettamente e probabilmente non sarebbe possibile gestirlo in nessun altro luogo, se non qui.<\/p>\n<p>Oggi il movimento Slow Food \u00e8 popolare anche negli Stati Uniti, ma l&#8217;America non sarebbe mai stata in grado di partorire un&#8217;idea simile. \u00c8 il frutto di un&#8217;invenzione sociale, e del genio piemontese.<\/p>\n<p>Dom.: Che cos&#8217;altro ti ha colpito?<\/p>\n<p>Il rapporto che Torino ha instaurato con la sua storia: questa \u00e8 la prima citt\u00e0 al mondo a considerare l&#8217;industria automobilistica come parte del proprio passato economico. E lo fa in maniera delicata e rispettosa, senza voltare le spalle alla vocazione industriale di un tempo, e senza negare il XX\u00b0secolo. Ha semplicemente ideato un metodo, educato e conforme ai dettami del XXI\u00b0secolo, per la gestione di strutture in disuso come il Lingotto (ex-fabbrica FIAT), che a Detroit sarebbero state abbandonate, invase dai tossicodipendenti, ricoperte di graffiti, e con gli alberi che crescono da tutte le parti.<\/p>\n<p>La versione americana di questa trasformazione probabilmente avrebbe fallito. In passato<br \/>\nho affermato che le rovine dello sviluppo non sostenibile sono la frontiera del XXI\u00b0secolo. Il pianeta \u00e8 giunto a saturazione e non ci sono altre vie d&#8217;uscita.<\/p>\n<p>Attualmente sono i centri urbani decadenti, ristrutturati e trasformati in quartieri signorili, ad essere teatro dello sviluppo pi\u00f9 vivace. O siti come il Lingotto, in cui un&#8217;immensa fabbrica di montaggio auto si \u00e8 trasformata in polo commerciale e di ristorazione. Oggi il Lingotto costituisce uno spazio per i giovani che vogliono inserirsi nel mondo del lavoro. Trovo che sia una trasformazione formidabile.<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/www.torinoworlddesigncapital.it\/portale\/content.php?ID=457\">Il resto dell&#8217;intervista <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal sito di Torino World Design Capital l&#8217;intervista di Mark Vanderbeeken a Bruce Sterling Bruce Sterling \u00e8 uno scrittore di fantascienza americano, noto in particolare per i suoi romanzi e l&#8217;autorevole progetto antologico Mirrorshades, che ha definito il genere letterario cyberpunk. Ma \u00e8 anche un acclamato futurologo e un critico di design. 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