Torino puo' farcela

Essere disoccupati a Torino: miti e realta`

Nel campo della lotta alla disoccupazione la flexicurity e’ il modello che va piu’ di moda. Ottimo. La gente non deve stare attaccata ad un posto di lavoro, ma deve sapersi muovere da un lavoro ad un altro. Ottimo. Non garantiamo il posto di lavoro, ma il lavoratore, che non viene lasciato solo. Si sostiene il suo reddito, non il destino di un’impresa decotta. Ottimo. Non ci si limita a dargli dei soldi, ma si attuano anche delle “politiche attive del mercato del lavoro”, che tradotto in italiano significa: si riceve il disoccupato, si analizza il suo caso, si studia il suo curriculum, si vede se ha qualche bisogno formativo, gli si fornisce la formazione, lo si aiuta a fare le domande, lo si presenta al datore di lavoro e lo si consiglia affinche` si presenti ad un colloquio di lavoro nel miglior modo possibile. Nel frattempo gli si fornisce tutti i consigli utili per affrontare al meglio il periodo di disoccupazione.

Questa e` la teoria.

La pratica e` che a Torino (900.000 abitanti) vi sono 2 centri per l’impiego. Essi aprono alle 9, ma vi e` gente che fa la coda gia` verso le 7-7.30 del mattino. Alle 9 ci sono 100-150 persone che cercano di prendere un numero, ma solo una parte di essi riesce ad ottenerlo.

Al Centro per L’Impiego ora consigliano  di rivolgersi ai centri della cintura.

In queste condizioni e` arduo  parlare di “politiche attive” per la lotta alla disoccupazione.

 

 

 

 

 

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