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Ricerca: piu’ fondi, competizione e parametri oggettivi.

19 gennaio 2006 | , , , ,

La ricerca in
Europa, in Italia, in Piemonte e a Torino non e’ solo mediamente molto piu’
povera di quella americana, ma anche
finanziata secondo criteri normalmente meno competitivi.

Spesso i fondi
vengono assegnati da delle commissioni aggiudicatrici in base alla validita’
dei progetti presentati e al curriculum dei presentanti. Inutile dire che
questo tipo di assegnazione si presta ad abusi e assomiglia piu’ ad un concorso
di bellezza che ad una gara su parametri oggettivi. Contano molto i contatti
che si ha a Bruxelles, nelle capitali nazionali, in Regione, a Torino, nelle fondazioni
bancarie…

Il  rischio per la collettivita’ e’ quello di
perdere degli ottimi ricercatori, non abbastanza bravi nel creare reti di contatti.

Sarebbe
decisamente meglio assegnare risorse ai dipartimenti di ricerca in base alla
quantita’ e qualita’ delle loro pubblicazioni negli ultimi cinque anni. Dove
per la qualita’ bisognerebbe usare i criteri di importanza usati dalle
principali riviste scientifiche e nei migliori dipartimenti universitari del
mondo. Per aumentare le possibilita’ di accesso nella serie A della ricerca,
ogni dipartimento dovrebbe sapere che attraendo presso di se’ ricercatori con
pubblicazioni recenti e di prestigio, potrebbe attrarre un relativo rivolo di
denaro. Ci sarebbe cosi’ un incentivo ad attrarre ricercatore bravi. Questo metodo e’
attuabile a tutti i livelli da quello comunitario a quello comunale o di
fondazione bancaria.  Nel caso
dell’Unione Europea e dell’ Italia non si dovrebbe vietare i sussidi pubblici
alla ricerca, in base al principio che distorcerebbero la concorrenza.Cioe’ se la
regione Marche o il comune di Catania volessero sostenere la ricerca delle universita’ operanti sul loro
territorio, perche’ queste potessero divenire piu’ competitive nella
competizione Europea, dovrebbero poterlo
fare liberamente. Oggi e` cosi’ e cosi’ deve rimanere.

 Qualcuno notera’
che questo sistema finira’ per avvantaggiare alcuni atenei a discapito di altri
e lamentera’ l’ingiustizia. Di fatto oggi la ricerca e’ prodotta in ben pochi luoghi e per i ricercatori di
molte zone d’Europa ed Italia non resta che l’emigrazione. Li ritroviamo
ricercatori o professori a Birmingham, ad Harvard o alla London School of
Economics. Questo sistema permetterebbe a loro di tornare in Italia, se lo
volessero,  e forse richiederebbero ad
alcuni ricercatori rimasti a casa di rimettersi a studiare o di riscoprire
delle capacita’ in loro nascoste.

 Inoltre si potra’
notare che perfino la pubblicazione su grandi riviste scientifiche non avviene
secondo un criterio assolutamente oggettivo perche’ anche presso di esse i
“network”, le reti di contatti, contano. E’ vero. L’oggettivita’ assoluta non
c’e’, ma non abbiamo miglior criterio di questo, la pubblicazione su riviste
internazionalmente accettate dalla comunita’ scientifica mondiale. Gli altri
criteri hanno vizi ancora peggiori. Se avessimo delle burocrazie perfette
potremmo assegnare a delle amministrazioni composte di “esperti” il compito di assegnare i fondi, ma questo non sembra essere il caso. E` megio avere meccanismi automatici, che non dipendono da  amministratori esperti ed imparziali.

 Ci vogliono piu’ soldi per la ricerca e
piu’ competizione vera per ottenerli.

Bentornato telefono!

18 gennaio 2006 | , ,

Due anziani
signori ci segnalano che dopo 76 giorni dalla richiesta sono stati riallacciati
alla rete telefonica. Erano  colpevoli di aver esercitato il loro diritto a
passare da un operatore telefonico (Fastweb) ad un altro (Telecom Italia), dopo
averlo precedentemente lasciato.

Torino puo’
farcela e l’Italia puo’ farcela, ma l’Autorita’ Garante delle Telecomunicazioni va dotata dei mezzi
per poter agire e li deve usare.

Attualmente pare
che abbia un quarto dei dipendenti dell’analoga autorita’ britannica. Il
mercato puo’ solo funzionare se ci sono autorita’ di controllo forti ed
indipendenti. Lesinare i soldi ad esse, significa lasciare i piu’ deboli in
balia dei piu’ forti.
Queste non
saranno idee nuove, ma tutti noi abbiamo il dovere di far sentire la nostra
voce su questi temi.

 

Richiesta agli scioperanti

17 gennaio 2006 | , ,

Cari lavoratori in sciopero,
In generale fare blocchi della circolazione non e` un modo per attirarsi la simpatia del grande pubblico, e` un segno di estrema debolezza e disperazione e puo’ causare conseguenze penali,  quindi ve lo sconsiglio; comunque cari lavoratori in sciopero, se proprio dovete bloccare qualcosa, bloccate strade ed autostrade non le ferrovie. Grazie

Golden Palace * * * * *

17 gennaio 2006 | , , ,

L’apertura di un
nuovo albergo a cinque stelle a Torino e` una buona notizia.

Il Golden Palace
e’ in via Arcivescovado in un palazzo che prima ospitava uffici della Toro.
Mentre le sedi di
assicurazioni poossono anche essere decentrate, e’ estremamente utile avere
degli alberghi di pregio nel centro della citta’.

Si tratta di un’azienda
con piu’ di 100 dipendenti, che automaticamente genera un considerevole indotto
in termini di commercianti di alimentari, fiorai, produttori agricoli, riparatori e produttori di mobili, elettricisti,
informatici, contabili, legali, ecc.
Non abbiamo una cifra precisa, ma il numero di posti di lavoro creati indirettamente deve essere considerevole. Uno studio di un po’ di anni fa della prof. Margherita Chang Ting Fa mostrava come gli alberghi siano la parte dell’economia che piu’ compra da tutte le altre.

Gli alberghi di lusso possono essi stessi
divenire parte della decorazione della citta’, si pensi al Crillon a Parigi, ai
grandi alberghi di Budapest o a quelli sulla Park Lane a Londra, solo per fare
alcuni esempi. Il Golden Palace forse non e’ tanto grande come essi, ma puo’ a buon diritto vantare  un’architettura interessante
ed il luccichio degli hotel di lusso.

Non tutti noi
forse pernotteremo in un albergo a cinque stelle, ma tutti noi dobbiamo
rallegrarci che ci sia questo nuovo hotel e che sia dov’e’;  dobbiamo augurarci che abbia sempre
tanti clienti.

L’Oftalmico deve chiudere?

16 gennaio 2006 | , ,

Pare che
il nuovo Piano Socio Sanitario preveda
l’eliminazione dell’Ospedale Oftalmico.
Abbiamo cercato
su internet il Nuovo Piano Socio-Sanitatio del Piemonte.
Non siamo stati
abbastanza bravi: non lo abbiamo trovato.

E’ difficile dire
se la chiusura dell’Oftalmico sia una scelta giusta o sbagliata. Crediamo pero’
sensato fare qualche riflessione.
La Regione
attualmente e`sia  produttrice che  acquirente di servizi di cura medica all’occhio.

Produce i servizi
con l’Ospedale Oftalmico (ed altre strutture probabilmente).
Acquista i servizi
per conto di alcuni cittadini piemontesi, bisognosi di cure.

 
Alcune  domande da farsi dalla Regione/acquirente di
servizi sono:

a) Abbiamo
bisogno in Piemonte di un centro oculistico di quelle dimensioni e che produce
quei servizi?

b) Gli
stessi soldi potrebbero dare maggior beneficio alla salute dei Piemontesi, se
spesi per altri scopi?

c) La
domanda piemontese e’ servita al meglio in via Juvarra, a Torino, o potrebbe
meglio venire servita altrove?

d) Il
passaggio ad eventuali  nuove strutture che costi comporterebbe?

Ci sono anche

delle domande che la Regione come produttrice di servizi potrebbe porsi:

· come
struttura produttiva l`Oftalmico e’ o puo’ facilmente divenire competitivo sul
mercato italiano o europeo dei servizi medici?

· Potrebbe
quindi fare dei profitti o pareggiare grazie a dei clienti provenienti da altre regioni o da altri paesi?

Sarebbe interessante l’idea di divenire esportatori di servizi medici ed in questo modo potremmo
creare o mantenere  alcune opportunita’
di lavoro qualificato ed eventualmente di ricerca.

 Non e` necessario
che sia la Regione/acquirente che la Regione/produttrice abbiano interesse a
mantenere l’Oftalmico in vita. Basterebbe che una delle due avesse una buona ragione.Forse queste questioni  sono gia’ state considerate dal Piano.
Se qualche
lettore sa dirci dove trovarlo, andremo a leggerlo con piacere.

Una figura da ciculate’

13 gennaio 2006 | ,

E` di pochi giorni fa la decisione del Parlamento italiano di non attuare la normative europea sul cioccolato.
Una condannna dell`Italia davanti alla Corte Europea di Giustizia e le sanzioni del caso sono praticamente scontate.
La norma europea prevede che si possa chiamare “cioccolato”  varie sostanze  fatte con cacao e vari grassi di origine vegetale diversi dal burro di cacao. Chiunque abbia fatto l’esperienza di mangiare quei “cioccolati” di bassa qualita’ sa quanto diversi essi siano dal buon cioccolato. Difendere il buon cioccolato appare quindi come un’ottima causa.
Peccato che il mezzo utilizzato sia il piu’ sbagliato.
Se l’ Unione Europea intende adottare  una normativa poco sensata ci sono vari mezzi adatti a fermarla. Si tratta di creare una maggioranza di blocco nel Consiglio dei Ministri dell’UE o al Parlamento Europeo. Evidentemente il governo deve curare le relazioni con molti stati grandi e piccoli perche’ in Consiglio dei Ministri il voto di tutti conta. Al Parlamento Europeo bisogna  sapere costruire delle coalizioni con deputati di diversi paesi e gruppi politici.
Gli stessi gruppi politici che hanno rigettato la normativa europea sul cioccolato a Roma sono quelli che fanno eleggere  a Bruxelles e a Strasburgo o leader di  partito assenteisti  o deputati di poco peso, che normalmente restano al Parlamento Europeo per un minor numero di legislature di altri eurodeputati, per esempio i tedeschi. I partiti politici tedeschi hanno capito l’importanza del Parlamento Europeo e vi mandano deputati agguerritissimi ed esperti, che divengono quasi naturalmente punti di riferimento per i meno esperti deputati di altri paesi. Non a caso attualmente i capi dei due piu’ grandi gruppi politici del Parlamento sono tedeschi. Non a caso nessuno capo gruppo  e’ italiano.
Ottimo difendere il cioccolato italiano da bassi surrogati, ma farlo a Roma e’ del tutto inutile e ci fa solo fare quella che a Torino chiamano “una figura da ciculate’   ".