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La ricerca in Europa, in Italia, in Piemonte e a Torino non e’ solo mediamente molto piu’ povera di quella americana, ma anche finanziata secondo criteri normalmente meno competitivi.

Spesso i fondi vengono assegnati da delle commissioni aggiudicatrici in base alla validita’ dei progetti presentati e al curriculum dei presentanti. Inutile dire che questo tipo di assegnazione si presta ad abusi e assomiglia piu’ ad un concorso di bellezza che ad una gara su parametri oggettivi. Contano molto i contatti che si ha a Bruxelles, nelle capitali nazionali, in Regione, a Torino, nelle fondazioni bancarie...

Il  rischio per la collettivita’ e’ quello di perdere degli ottimi ricercatori, non abbastanza bravi nel creare reti di contatti.

Sarebbe decisamente meglio assegnare risorse ai dipartimenti di ricerca in base alla quantita’ e qualita’ delle loro pubblicazioni negli ultimi cinque anni. Dove per la qualita’ bisognerebbe usare i criteri di importanza usati dalle principali riviste scientifiche e nei migliori dipartimenti universitari del mondo. Per aumentare le possibilita’ di accesso nella serie A della ricerca, ogni dipartimento dovrebbe sapere che attraendo presso di se’ ricercatori con pubblicazioni recenti e di prestigio, potrebbe attrarre un relativo rivolo di denaro. Ci sarebbe cosi’ un incentivo ad attrarre ricercatore bravi. Questo metodo e’ attuabile a tutti i livelli da quello comunitario a quello comunale o di fondazione bancaria.  Nel caso dell’Unione Europea e dell’ Italia non si dovrebbe vietare i sussidi pubblici alla ricerca, in base al principio che distorcerebbero la concorrenza.Cioe’ se la regione Marche o il comune di Catania volessero sostenere la ricerca delle universita’ operanti sul loro territorio, perche’ queste potessero divenire piu’ competitive nella competizione Europea, dovrebbero poterlo fare liberamente. Oggi e` cosi’ e cosi’ deve rimanere.

 Qualcuno notera’ che questo sistema finira’ per avvantaggiare alcuni atenei a discapito di altri e lamentera’ l’ingiustizia. Di fatto oggi la ricerca e’ prodotta in ben pochi luoghi e per i ricercatori di molte zone d’Europa ed Italia non resta che l’emigrazione. Li ritroviamo ricercatori o professori a Birmingham, ad Harvard o alla London School of Economics. Questo sistema permetterebbe a loro di tornare in Italia, se lo volessero,  e forse richiederebbero ad alcuni ricercatori rimasti a casa di rimettersi a studiare o di riscoprire delle capacita’ in loro nascoste.

 Inoltre si potra’ notare che perfino la pubblicazione su grandi riviste scientifiche non avviene secondo un criterio assolutamente oggettivo perche’ anche presso di esse i “network”, le reti di contatti, contano. E’ vero. L’oggettivita’ assoluta non c’e’, ma non abbiamo miglior criterio di questo, la pubblicazione su riviste internazionalmente accettate dalla comunita’ scientifica mondiale. Gli altri criteri hanno vizi ancora peggiori. Se avessimo delle burocrazie perfette potremmo assegnare a delle amministrazioni composte di “esperti” il compito di assegnare i fondi, ma questo non sembra essere il caso. E` megio avere meccanismi automatici, che non dipendono da  amministratori esperti ed imparziali.

 Ci vogliono piu’ soldi per la ricerca e piu’ competizione vera per ottenerli.

La ricerca in
Europa, in Italia, in Piemonte e a Torino non e’ solo mediamente molto piu’
povera di quella americana, ma anche
finanziata secondo criteri normalmente meno competitivi.

Spesso i fondi
vengono assegnati da delle commissioni aggiudicatrici in base alla validita’
dei progetti presentati e al curriculum dei presentanti. Inutile dire che
questo tipo di assegnazione si presta ad abusi e assomiglia piu’ ad un concorso
di bellezza che ad una gara su parametri oggettivi. Contano molto i contatti
che si ha a Bruxelles, nelle capitali nazionali, in Regione, a Torino, nelle fondazioni
bancarie…

Il  rischio per la collettivita’ e’ quello di
perdere degli ottimi ricercatori, non abbastanza bravi nel creare reti di contatti.

Sarebbe
decisamente meglio assegnare risorse ai dipartimenti di ricerca in base alla
quantita’ e qualita’ delle loro pubblicazioni negli ultimi cinque anni. Dove
per la qualita’ bisognerebbe usare i criteri di importanza usati dalle
principali riviste scientifiche e nei migliori dipartimenti universitari del
mondo. Per aumentare le possibilita’ di accesso nella serie A della ricerca,
ogni dipartimento dovrebbe sapere che attraendo presso di se’ ricercatori con
pubblicazioni recenti e di prestigio, potrebbe attrarre un relativo rivolo di
denaro. Ci sarebbe cosi’ un incentivo ad attrarre ricercatore bravi. Questo metodo e’
attuabile a tutti i livelli da quello comunitario a quello comunale o di
fondazione bancaria.  Nel caso
dell’Unione Europea e dell’ Italia non si dovrebbe vietare i sussidi pubblici
alla ricerca, in base al principio che distorcerebbero la concorrenza.Cioe’ se la
regione Marche o il comune di Catania volessero sostenere la ricerca delle universita’ operanti sul loro
territorio, perche’ queste potessero divenire piu’ competitive nella
competizione Europea, dovrebbero poterlo
fare liberamente. Oggi e` cosi’ e cosi’ deve rimanere.

 Qualcuno notera’
che questo sistema finira’ per avvantaggiare alcuni atenei a discapito di altri
e lamentera’ l’ingiustizia. Di fatto oggi la ricerca e’ prodotta in ben pochi luoghi e per i ricercatori di
molte zone d’Europa ed Italia non resta che l’emigrazione. Li ritroviamo
ricercatori o professori a Birmingham, ad Harvard o alla London School of
Economics. Questo sistema permetterebbe a loro di tornare in Italia, se lo
volessero,  e forse richiederebbero ad
alcuni ricercatori rimasti a casa di rimettersi a studiare o di riscoprire
delle capacita’ in loro nascoste.

 Inoltre si potra’
notare che perfino la pubblicazione su grandi riviste scientifiche non avviene
secondo un criterio assolutamente oggettivo perche’ anche presso di esse i
“network”, le reti di contatti, contano. E’ vero. L’oggettivita’ assoluta non
c’e’, ma non abbiamo miglior criterio di questo, la pubblicazione su riviste
internazionalmente accettate dalla comunita’ scientifica mondiale. Gli altri
criteri hanno vizi ancora peggiori. Se avessimo delle burocrazie perfette
potremmo assegnare a delle amministrazioni composte di “esperti” il compito di assegnare i fondi, ma questo non sembra essere il caso. E` megio avere meccanismi automatici, che non dipendono da  amministratori esperti ed imparziali.

 Ci vogliono piu’ soldi per la ricerca e
piu’ competizione vera per ottenerli.

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