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Perche` l`Italia e` indietro rispetto a molti paesi europei nell`uso di energie alternative? Noi siamo di gran lunga superati non solo dalla piccola Danimarca, ma anche dalla Germania, dalla non troppo ecologista Gran Bretagna e perfino dalla latina Spagna. Qual e` il problema in Italia?

Sono vari. Uno di essi dipende dal fatto che ogni tecnologia implica certi modelli di organizzazione del lavoro e certe culture aziendali. Ad esempio gli impianti nucleari, quelli termoelettrici (a gas o  a derivati del petrolio) e  quelli idroeletrici, spesso richiedono pochi impianti di dimensioni molto grandi. Percio` le aziende che si sono specializzate a produrre energia da quelle fonti hanno sviluppato una cultura di grande impresa. Le tecnologie rinnovabili  spesso si adattano bene a  piccoli impianti, presenti in tanti luoghi.

Vi sono ovviamente le eccezioni. Ad esempio gli impianti eolici in mare aperto possono richiedere organizzazioni alquanto complesse, normalmente disponibili solo in grandi imprese. Non a caso giganti  dell`energia come BP o Shell sono entrati abbastanza massicciamente in questo tipo di attivita`, anche utilizzando parte delle esperienze e delle capacita` da loro acquisite nella gestione di piattaforme petrolifere in mare aperto.
In Italia gli impianti eolici in mare aperto forse presentano qualche problema in piu` perche’ non disponiamo di tanti  luoghi abbastanza lontani da riva che siano allo stesso tempo battuti dal vento e dotati di fondali poco profondi. Cio` e` molto piu` comune in alcuni paesi del nord Europa, ad esempio il Regno Unito.

Da noi , finora i principali attori in campo energetico sono stati ENEL ed ENI. Entrambi hanno comprensibilmente sviluppato delle culture aziendali proprie delle grandi organizzazioni con una specifica attitudine a trattare relativamente pochi grandi impianti, con grossi costi fissi e grandi volumi.

Una delle tecnologie che in Italia potrebbe offrire interessanti prospettive e’ il solare, ma il solare non e` una tecnologia particolarmente adatta ad essere sfruttata in impianti grandi. Piuttosto il solare si presta bene come risorsa diffusa, sfruttata un po` dappertutto. Non grandi centrali, ma pannelli piu` o meno sopra ogni costruzione, abitazione o capannone. Ecco che, per quanto riguarda il solare, il ruolo delle aziende, che fino ad oggi ci hanno garantito energia, sarebbe abbastanza modesto. E` cosi’ ingiusto aspettarsi da loro un grande impegno per il suo sviluppo. Il problema invece e’ negli usi e nelle norme che regolano l`edilizia. In Italia l`edilizia e` largamente fuori controllo a causa di frequenti condoni che rendono sostanzialmente inutile il rispetto delle leggi. Inoltre mentre chi compera un’auto oltre a cercare una bella macchina, spaziosa o compatta, veloce o tranquilla, chiede anche quanto essa consumi per litro di benzina, chi compera un’appartamento riceve risposte piu’ confuse. Quando si pensa al costo, spesso ci si chiede di piu’ quanto sara` la rata del mutuo, piuttosto di chiedersi l’ammontare delle bollette di riscaldamento, luce, gas ed acqua. Quelle verranno quasi come una fatalita`.

In queste condizioni e` difficile che case un po’ piu’ costose, ma con consumi mensili molto piu’ bassi possano avere molto successo. La legislazione edilizia e quella sui contratti concernenti immobili potrebbero dare una bella mano. L’una imponendo che il contratto di vendita sia nullo in assenza di una perizia tecnica sui consumi energetici dell’immobile. Semplicemente l’acquirente non sa cio’ che compra, se non sa quanto la casa consuma. La legislazione edilizia dovrebbe imporre che tutte le nuove case ed i nuovi capannoni non consumino piu’ di un certo ammontare di energia. Queste limitazioni gia` esistono per le automobili, non si vede perche` non debbano esistere per le case. Infine ci vorrebbe una riforma costituzionale che preveda che i condoni possano essere solo introdotti con maggioranze molto ampie, almeno dei 2/3. In tal modo, forse verrebbero usati piu` parsimoniosamente.
Infine sarebbe bene responsabilizzare le regioni. Da un lato bisognerebbe far funzionare un vero e proprio protocollo di Kyoto nazionale; ogni regione dovrebbe concordare con le altre e con lo stato, la sua quota di riduzione di emissioni inquinanti, con sanzioni per chi non rispetta gli accordi; inoltre ogni regione dovrebbe almeno in parte essere responsabile per il proprio approvigionamento energetico.  Le regioni potranno poi trasferire parte delle responsabilita`  a provincie e comuni. Chi non si da fare per risparmiare e produrre energia  dovra` subirne le conseguenze.

 

 

Perche` l`Italia e` indietro rispetto a molti paesi europei nell`uso di
energie alternative? Noi siamo di gran lunga superati non solo dalla piccola
Danimarca, ma anche dalla Germania, dalla non troppo ecologista Gran Bretagna e
perfino dalla latina Spagna. Qual e` il problema in Italia?

Sono vari. Uno di essi dipende dal fatto che ogni tecnologia implica certi modelli di organizzazione del lavoro e certe culture aziendali. Ad esempio gli impianti nucleari, quelli termoelettrici (a gas o  a derivati del petrolio) e  quelli
idroeletrici, spesso richiedono pochi impianti di dimensioni molto grandi. Percio` le
aziende che si sono specializzate a produrre energia da quelle fonti hanno
sviluppato una cultura di grande impresa. Le tecnologie rinnovabili  spesso si adattano bene a  piccoli impianti, presenti in tanti luoghi.

Vi sono ovviamente le eccezioni. Ad esempio gli impianti eolici in mare
aperto possono richiedere organizzazioni alquanto complesse, normalmente
disponibili solo in grandi imprese. Non a caso giganti  dell`energia come BP o Shell sono entrati
abbastanza massicciamente in questo tipo di attivita`, anche utilizzando parte
delle esperienze e delle capacita` da loro acquisite nella gestione di piattaforme petrolifere in
mare aperto.
In Italia gli impianti eolici in mare aperto forse presentano qualche problema in piu`
perche’ non disponiamo di tanti  luoghi
abbastanza lontani da riva che siano allo stesso tempo battuti dal vento e dotati di fondali poco
profondi. Cio` e` molto piu` comune in alcuni paesi del nord Europa, ad esempio
il Regno Unito.

Da noi , finora i principali attori in campo energetico sono stati ENEL ed
ENI. Entrambi hanno comprensibilmente sviluppato delle culture aziendali proprie delle grandi
organizzazioni con una specifica attitudine a trattare relativamente pochi grandi
impianti, con grossi costi fissi e grandi volumi.

Una delle tecnologie che in Italia potrebbe offrire interessanti
prospettive e’ il solare, ma il solare non e` una tecnologia particolarmente
adatta ad essere sfruttata in impianti grandi. Piuttosto il solare si presta
bene come risorsa diffusa, sfruttata un po` dappertutto. Non grandi centrali, ma pannelli piu` o meno
sopra ogni costruzione, abitazione o capannone. Ecco che, per quanto riguarda
il solare, il ruolo delle aziende, che fino ad oggi ci hanno garantito energia,
sarebbe abbastanza modesto. E` cosi’ ingiusto aspettarsi da loro un grande
impegno per il suo sviluppo. Il problema invece e’ negli usi e nelle norme che
regolano l`edilizia. In Italia l`edilizia e` largamente fuori controllo a causa
di frequenti condoni che rendono sostanzialmente inutile il rispetto delle
leggi. Inoltre mentre chi compera un’auto oltre a cercare una bella macchina,
spaziosa o compatta, veloce o tranquilla, chiede anche quanto essa consumi per litro di
benzina, chi compera un’appartamento riceve risposte piu’ confuse. Quando si
pensa al costo, spesso ci si chiede di piu’ quanto sara` la rata del mutuo,
piuttosto di chiedersi l’ammontare delle bollette di riscaldamento, luce, gas
ed acqua. Quelle verranno quasi come una fatalita`.

In queste condizioni e` difficile che case un po’ piu’ costose, ma con
consumi mensili molto piu’ bassi possano avere molto successo. La legislazione
edilizia e quella sui contratti concernenti immobili potrebbero dare una bella
mano. L’una imponendo che il contratto di vendita sia nullo in assenza di una perizia
tecnica sui consumi energetici dell’immobile. Semplicemente l’acquirente non sa
cio’ che compra, se non sa quanto la casa consuma. La legislazione edilizia
dovrebbe imporre che tutte le nuove case ed i nuovi capannoni non consumino
piu’ di un certo ammontare di energia. Queste limitazioni gia` esistono per le
automobili, non si vede perche` non debbano esistere per le case. Infine ci
vorrebbe una riforma costituzionale che preveda che i condoni possano essere
solo introdotti con maggioranze molto ampie, almeno dei 2/3. In tal modo, forse
verrebbero usati piu` parsimoniosamente.

Infine sarebbe bene responsabilizzare le regioni. Da un lato bisognerebbe far funzionare un vero e proprio protocollo di Kyoto nazionale; ogni regione dovrebbe concordare con le altre e con lo stato, la sua quota di riduzione di emissioni inquinanti, con sanzioni per chi non rispetta gli accordi; inoltre ogni regione dovrebbe almeno in parte essere responsabile per il proprio approvigionamento energetico.  Le regioni potranno poi trasferire parte delle responsabilita`  a provincie e comuni. Chi non si da fare per risparmiare e produrre energia  dovra` subirne le conseguenze.

 

 

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