Quantcast

Abbiamo bisogno di mettere la ricerca e l`innovazione al centro della nostra economia, ma per farlo prima dobbiamo superare l`idea che ci sia una separazione o peggio una frattura tra cultura scientifica e cultura umanistica.

Forse dovremo superare certi pregiudizi come quello che tende a dimenticare che la geometria era una delle materie principali degli studi nell`antichita` classica. Un altro  pregiudizio e` quello che l`Italia sia piu` un paese di santi, navigatori ed umanisti piuttosto che di scienziati e di tecnologi. Intanto non dimentichiamo che i navigatori dovevano sempre  essere astronomi e matematici. Ma poi le nostre radici sono tanto nel Michelangelo del Giudizio Universale e delle rime quanto in quello che faceva i calcoli per tenere su` il cupolone di San Pietro. Leonardo e` tanto l`autore dell`Ultima Cena, quanto l`ingegnere militare ed areonautico.

Torino e` la citta` di Lagrange, un pilastro della matematica moderna, ma anche di Plana e di Guarini; Torino vide insegnare matematici come Saccheri, Francesco Severi ed il saluzzese Corrado Segre; Mantova ebbe Giovanni Ceva; Pavia ebbe Antonio Cremona, la Calabria e` la patria di Pitagora, Siracusa di Archimede, Napoli di Caccioppoli, Pisa di Galileo e Fibonacci, Firenze di Viviani, Brescia di Tartaglia. E certo ne dimentico tantissimi.  Voglio pero` ricordare come tutti questi grandi erano sempre parte della comunita` scientifica mondiale, non si isolavano. Fibonacci per esempio era andato a studiare in quello che ai suoi tempi era uno dei centri del sapere scientifico, Algeri.
Se la Scozia vanta tanti bravi contabili, il padre della partita doppia fu Luca Pacioli di San Sepolcro in Toscana. Tutta questa gente e` parte del nostro patrimonio tanto quanto Dante, il Tasso, Mantegna o Juvarra.

Dobbiamo avere il coraggio di riappropriarci di questa storia. Dobbiamo renderci conto che l`Italia e` stata qualcosa di importante e di bello, quando ha saputo sviluppare le scienze, applicandole al commercio e all`economia. E` su quella base che si pote` sviluppare una societa` attenta al bello. E` su questi principi che venne fondata l`Accademia delle Scienze di Torino.

Oggi troppo spesso viviamo una separazione innaturale tra scienza, tecnologia, economia ed arte. La scuola spesso perpetua questa separazione contraria ai fatti. La pigrizia di alcuni (“io conosco solo le materie umanistiche e mi basta”) diviene insegnamento universale. Dobbiamo superare queste barriere. Dobbiamo renderci conto che la scienza e` parte del nostro patrimonio, del nostro DNA.

Noi saremo fedeli a noi stessi solo se sapremo ridare dignita` e forza allo studio delle scienze.

Abbiamo bisogno
di mettere la ricerca e l`innovazione al centro della nostra economia, ma per
farlo prima dobbiamo superare l`idea che ci sia una separazione o peggio una
frattura tra cultura scientifica e cultura umanistica.

Forse dovremo
superare certi pregiudizi come quello che tende a dimenticare che la geometria era
una delle materie principali degli studi nell`antichita` classica. Un altro  pregiudizio e` quello che l`Italia sia piu` un
paese di santi, navigatori ed umanisti piuttosto che di scienziati e di
tecnologi. Intanto non dimentichiamo che i navigatori dovevano sempre  essere astronomi e matematici. Ma poi le
nostre radici sono tanto nel Michelangelo del Giudizio Universale e delle rime
quanto in quello che faceva i calcoli per tenere su` il cupolone di San Pietro.
Leonardo e` tanto l`autore dell`Ultima Cena, quanto l`ingegnere militare ed
areonautico.

Torino e` la
citta` di Lagrange, un pilastro della matematica moderna, ma anche di Plana e di
Guarini; Torino vide insegnare matematici come Saccheri, Francesco Severi ed il
saluzzese Corrado Segre; Mantova ebbe Giovanni Ceva; Pavia ebbe Antonio
Cremona, la Calabria e` la patria di Pitagora, Siracusa di Archimede, Napoli di
Caccioppoli, Pisa di Galileo e Fibonacci, Firenze di Viviani, Brescia di
Tartaglia. E certo ne dimentico
tantissimi.  Voglio pero` ricordare come
tutti questi grandi erano sempre parte della comunita` scientifica mondiale,
non si isolavano. Fibonacci per esempio
era andato a studiare in quello che ai suoi tempi era uno dei centri del sapere scientifico,
Algeri.
Se la Scozia
vanta tanti bravi contabili, il padre della partita doppia fu Luca Pacioli di
San Sepolcro in Toscana. Tutta questa gente e` parte del nostro patrimonio
tanto quanto Dante, il Tasso, Mantegna o Juvarra.

Dobbiamo avere il
coraggio di riappropriarci di questa storia. Dobbiamo renderci conto che
l`Italia e` stata qualcosa di importante e di bello, quando ha saputo
sviluppare le scienze, applicandole al commercio e all`economia. E` su quella
base che si pote` sviluppare una societa` attenta al bello. E` su questi
principi che venne fondata l`Accademia delle Scienze di Torino.

Oggi troppo
spesso viviamo una separazione innaturale tra scienza, tecnologia, economia ed
arte. La scuola spesso perpetua questa separazione contraria ai fatti. La
pigrizia di alcuni (“io conosco solo le materie umanistiche e mi basta”) diviene
insegnamento universale. Dobbiamo superare queste barriere. Dobbiamo renderci
conto che la scienza e` parte del nostro patrimonio, del nostro DNA.

Noi saremo fedeli
a noi stessi solo se sapremo ridare dignita` e forza allo studio delle scienze.

Commenta su Facebook

qu-pi-newsletterVi  è piaciuto questo articolo ? Iscrivetevi alle newsletter di Quotidiano Piemontese per sapere tutto sulle ultime notizie,
Se vi piace il nostro lavoro e volete continuare ad essere aggiornati sulle notizie dal Piemonte, andate alla nostra pagina su Facebook e cliccate su "Like".
Se preferite potete anche seguirci sui social media su Twitter , Google+, Youtube
Ora potete anche essere aggiornati via Telegram