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Grazie, Giampiero: è finita un’era, tempo di porgere i dovuti rispetti.

Questo inizio 2016 lo ricorderemo come il periodo degli addii infelici. A distanza di poche settimane l’uno dall’altro, la Serie A ha assistito al susseguirsi di addii che sarebbero andati asciogliere legami da tempo molto solidi,  ed in nessuno di questi casi si può dire che abbiano coinciso con periodi luminosi degli ambienti dai quali venivano dichiarati.
Sto pensando, ovviamente, alla separazione tra Udinese e Totò Di Natale, attaccante da 12 anni tra le fila bianconere; e sto pensando all’addio al mondo del calcio di Luca Toni, che lascia la carriera con una coppa del mondo alle spalle ed una quantità impressionante di goal.
Nessuno dei due ha separato il proprio destino dalle maglie di appartenenza (rispettivamente dell’Udinese e del Verona) in un momento particolarmente roseo (bianconeri a rischio retrocessione e gialloblu ultimi in classifica).
Divorzi del genere non possono far altro che lasciare l’amaro in bocca ai diretti interessati, o al massimo aumentare il carico di sconforto sulle spalle dei tifosi.

Ma l’addio che fa più discutere oggi, è quello tra Giampiero Ventura ed il Toro.

Il mister ‘libidine’, accezione alternativamente beffarda e di lode, si separa dalla società per cui ha lavorato sin dal lontano giugno 2011 e non lo fa di certo dopo la sua stagione più gloriosa.
E’ difficile dire che la stagione 2015/16 verrà ricordata come una stagione fallimentare o quantomeno mediocre, credo anzi che non verrà affatto ricordata a causa del totale anonimato dei granata soprattutto nella seconda parte del campionato.
Dispiace, infatti, che questa inutile annata debba rimanere incastonata nella storia del Toro perché l’ultima di un allenatore che tanto ha contribuito a regalare ad ognuno di noi tifosi.

Non sono qui a raccontarvi tutte le gesta del mister con date e foto allegate, per quelle troverete una marea di articoli apposta e, se non bastassero, un salto su Wikipedia non costa niente.

Sono qui come un qualunque tifoso a tirare le fila, a constatare che senza dubbio l’”Era Ventura” sia da considerare positiva e che abbia posto solide basi per il futuro che meritiamo.
Sono felice di non aver visto indegnamente esonerare un grande allenatore ed un uomo, per quanto talvolta presuntuoso, degno di rispetto.
Sono felice che si sia potuto risolvere tutto con una civile risoluzione consensuale e che il destino del mister non sia una inadeguata pensione ma una probabile guida della nazionale azzurra.
(Ventura sostituirebbe l’attuale ct Conte, esattamente come prese il suo posto al Bari nel 2009 ndr.)
Dio, quanto sono curioso di vedere Ventura nei panni del ct.

Il sostituto sulla panchina granata sarà Sinisa Mihajlovic, nome che mi galvanizza non poco e mi dà da pensare che, data la sua indole turbolenta, spero che la società assecondi la maggior parte delle sue richieste, così che si possa lavorare serenamente e produrre più frutti che polemiche.

Qui, però, voglio parlare di Ventura.
Voglio sfogliare l’immaginario album di foto della mia breve vita in granata e voglio accorgermi che le foto più interessanti, le foto più luminose, sono state scattate da lui. Voglio scorgere tra le più vecchie il volto di giovani sconosciuti, cresciuti poi negli anni e diventati atleti di fama internazionale.
L’unico allenatore che abbia mostrato il mio Toro immortalato vittorioso fuori dai confini dell’Italia e soprattutto su una pila di maglie bianconere dopo così tanto tempo dall’ultima volta.
Mi ritrovo inevitabilmente a ricollegare gran parte dei momenti di orgoglio granata ad una sola persona, e per questo non posso, non possiamo, far altro che dire grazie.

Con i dovuti alti e bassi, è stata una vera libidine.

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