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Mimmo Candito: dignità, signorilità e coraggio

Mimmo Candito è stato uno dei pochi giornalisti che io abbia conosciuto che possa essere a tutto tondo considerato un modello di quello che è un mestiere e uno stile di vita.

Uno di quelli che dici :” se un giorno sarò vagamente come lui mi potrò vagamente sentire un figo”.

Alto, magro con vociona autorevole, incuteva apparentemente timore per la sua storia e per l’applomb calabro-lligure-sabaudo-mondialista, ma era una persona assolutamente amabile e disponibilissima. In un panorama giornalistico piemontese piuttosto desolante con nani, ballerine, potentati, leggi della jungla, pasticci e pasticcioni, era un vero sollievo e un punto di riferimento: sempre.

Aveva visto e raccontato senza paura tante tantissime cose e quanto si metteva te ne raccontava sempre tante, ma non per darsi un tono, ma perchè quello era il suo modo di essere.  La sua troppa esperienza di vita vissuta nei casini del mondo gli aveva insegnato che da soli il mondo non si può salvare, ma si può fare tanto …

Era stato uno dei pochi che si era dato da fare per tutelarmi quando mi avevano aggredito, lui era tre metri sopra agli altri e non aveva paura deli omuncoli e degli omoni,  o sapeva che la paura non fa altro che impedire di fare il giornalista e l’uomo vero.

Passare ogni tanto a trovarlo nella sua casa in Via Ormea serviva a fare il punto su tutto, anche sulla malattia che era la sua accompagnatrice anche se non si doveva mai dire

Abbiamo seguito insieme tante tesi, lui faceva la parte del giornalista eroico, io quella del giornalista smanettone e devo dire ci siamo divertiti, anche se io non riuscivo mai a contraddirlo, era difficile con un vero padre della patria della dignità e del raccontare le cose.

La parola dignità e signorilità, parole troppo desuete, sono state la sua cifra, anche nella malattia, che lo fiaccava ma non se è mai lamentato. L’altra cifra era la parola coraggio: coraggio delle proprie opinioni, del proprio lavoro, di spingersi dove gli altri non vanno, di combattere la malattia e il dolore.

L’ultima volta insieme: “Come va Mimmo ? ” . “Non va. E tu Vittorio … ti vedo bene. Continuate a fare bene avete coraggio e siete bravi. Io devo fare delle visite e dei controlli e poi ti passo a trovare”.

Buon Viaggio.

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