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Tullio Regge o dell’infinito cercare. Parte seconda

9 novembre 2012 |

«Mio padre mi annunciò che l’indomani mi sarei dovuto trasferire dai nonni materni […], dove mia nonna Rosmina era anche la portinaia dello stabile. Mi dette qualche soldo e mi fece partire in fretta, in treno. Il giorno dopo mia mamma partì per Borgo d’Ale, e la settimana seguente si nascose anche lui […]. Non metteva mai fuori il naso, perché era un notorio fascistone, e a quei tempi si ammazzava per niente» (p. 14). Pagine dense di commozione rievocano la scia di morti, la paura e l’orrore che contraddistinsero l’epoca della fine della guerra e delle rappresaglie, anche nella piccola Borgo d’Ale.

Mentre l’Italia riprende a vivere ha inizio per Regge la stagione degli studi universitari, il biennio al Politecnico di Torino e poi la Facoltà di Fisica. Qui si apre un mondo di incontri, scoperte, viaggi che lo porterà negli Stati Uniti, a Rochester e poi a Princeton, e di nuovo in Italia, come ricercatore e come docente.

L’attività scientifica si intreccia con la vita famigliare, il matrimonio con la fisica Rosanna Cester, da cui nascono Daniele, Marta e Anna, la conoscenza o la collaborazione con scienziati di livello mondiale, tra cui vari premi Nobel, nel ricordo dei quali hanno grande rilievo le peculiarità caratteriali di ognuno.

Nel descrivere l’approccio con le appassionanti ricerche condotte, lo scienziato usa a più riprese una parola chiave, “divertimento”, che si rivela una costante nel modo di affrontare questo aspetto così vitale della sua esistenza, ma mai dominante rispetto alle relazioni umane.

Dopo la feconda esperienza americana Tullio Regge torna con la famiglia a Torino. È il 1978-79. Nel prendere la decisione «a parte le motivazioni professionali, un peso determinante lo ebbe Torino, che per me ha un significato profondo. Sono molto legato a questa città, alla stessa cultura che esprime. Né dimentico che Torino ha una lunghissima tradizione scientifica, fin dai tempi dell’Illuminismo e di Lagrange – scienziato all’altezza di Galileo, Newton, Einstein – che però molti conoscono solo perché dà il nome ad una nota strada» (p. 115).

Verranno anni di insegnamento, divulgazione della scienza ad un pubblico il più possibile ampio attraverso conferenze, libri e strumenti informatici, realizzazioni che coniugano arte e modelli matematici, l’esperienza al Parlamento Europeo e ancora incontri.

Emblematico, per quanto permette di leggere di entrambi gli interlocutori, quello con Primo Levi: «A metà cena fece una pausa improvvisa e, quasi casualmente, disse: «Tra parentesi, durante la guerra sono stato in campo di concentramento». Un’espressione di una sobrietà monumentale. Non seppi cosa rispondere e temo di aver blaterato qualche nonsenso. Molti anni dopo fui invitato a visitare la Polonia. Finii a Cracovia e quindi ad Auschwitz. Passai sotto il cancello con l’infame scritta: «Arbeit macht frei» («Il lavoro rende liberi»). Vidi il film girato dall’Armata rossa. Ascoltai la Marcia funebre di Beethoven. Vidi fotografie spaventose, terribili. Lessi statistiche terrificanti. Pensai a Primo. Con tutto ciò, ancora oggi continuo a non sapere cosa avrei potuto dire per sostenere con lui una conversazione sull’Olocausto» (p. 135).

Tullio Regge o dell’infinito cercare. Parte prima

Tullio Regge o dell’infinito cercare. Parte prima

9 novembre 2012 |

Tullio Regge con Stefano Sandrelli, L’infinito cercare

Un intreccio indissolubile di scienza e vita, scoperte e affetti è l’“autobiografia di un curioso” L’infinito cercare. A dipanarlo, con la piacevolezza di una chiacchierata, è Tullio Regge, accompagnato dal giornalista scientifico Stefano Sandrelli.

Lo scienziato, nato a Torino nel 1931, è considerato uno dei maggiori fisici teorici viventi. Insignito di riconoscimenti quali l’Albert Einstein Award e la medaglia Dirac, si devono alla sua ricerca, tra le altre scoperte, i “poli” e il “calcolo” che ne portano il nome.

Attualmente professore emerito del Politecnico di Torino, è anche un divulgatore: ne sono esempi il Dialogo scritto con Primo Levi (1987), Infinito (1994), L’universo senza fine (1999) o la Lettera ai giovani sulla scienza (2004).

L’autobiografia prende le mosse dalla nascita, nella casa degli amatissimi nonni materni in corso Quintino Sella a Torino. L’infanzia trascorre «in corso Casale, nel quartiere della Madonna del Pilone, in un appartamento che sorgeva di fronte all’ultima dimora di Emilio Salgari, che rimase poi uno dei miei autori preferiti, con quei suoi personaggi «fedeli ad un cavalleresco ideale di lealtà e di coraggio», come recita la lapide apposta al muro della casa» (p. 3).

Fin dalle prime pagine viene messo in luce il rapporto con il padre, il cui carattere è tratteggiato a chiaroscuro, l’essere “comandino” (come l’avrebbe definito la nonna materna) e l’adesione al fascismo accanto all’inesausta sete di sapere: «Anche se intorno alla metà degli anni Trenta eravamo piuttosto squattrinati, mio papà mi incoraggiava ad avvicinarmi alla scienza comprando tantissimi libri usati al Balôn, il mercato delle pulci» (p. 5). «Da lui ho preso molto: di sicuro gli devo, oltre alla testardaggine, anche la curiosità e l’amore per la scienza» (p. 4).

Presto Torino si trova sotto i bombardamenti: «Ricorderò sempre la fiumana di gente in corso Tortona, in fuga verso l’autostrada, che in quel momento di emergenza era aperta anche alle bici. Ricorderò sempre la rimessa dei tram devastata, le case crollate, le distruzioni… Così tante che non si contavano. Ricorderò sempre le madri aggrappate ai figli, che piangevano di terrore» (p. 8).

La famiglia si mette in salvo, dopo una corsa di cinquanta chilometri in bicicletta, a Borgo d’Ale, paese natale del padre Michele, che porta il nome del patrono della località del vercellese. Qui i Regge sono accolti affettuosamente: «Fecero accomodare i miei genitori in una camera da letto, mentre per me e mio fratello prepararono due lettini nella stalla, con balle di paglia e qualche coperta. C’erano anche tre mucche. Ricordo perfettamente i loro continui e caldi «muuh, muuh» notturni!» (p. 8).

Un anno trascorre tra partite a bocce e l’iscrizione in terza media al Seminario arcivescovile di Moncrivello, presso il Santuario della Beata Vergine del Trompone. Michele Regge trova poi lavoro come geometra al Comune di Venaria Reale. Qui Tullio fa la conoscenza delle tre figliolette di un militare, che si rivelerà tempo dopo essere un comandante delle SS, e dei pregiudizi contro gli emigrati dal Sud Italia.

– Continua –