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Dall’11 marzo divieto assoluto di vendere cosmetici testati su animali

cavieNiente più test su cavie animali per la bellezza dei bipedi. L’11 marzo 2013 diventa una data da ricordare, unica e significativa nella battaglia per superare quello che è considerato da sempre una sorta d’obbligo, ovvero la sperimentazione animale, per creare e commercializzare prodotti estetici, e non solo, per gli esseri umani. Entra, infatti, in vigore il divieto totale, in tutto il territorio comunitario, di testare, promuovre e vendere ingredienti e articoli cosmetici sperimentati su povere bestiole. Il divieto imposto nell’Unione Europea – dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambientesegnerà una pagina importante a livello mondiale per il superamento dei tanti, troppi, e spesso inutili esperimenti fatti sulla pelle degli animali: le aziende cosmetiche utilizzeranno altri metodi per testare i vari prodotti, diventando così un esempio per tutti i settori che continuano, invece, ad utilizzare lo strumento della sperimentazione infliggendo agli animali terribili sofferenze”.

L’associazione ambientalista, già protagonista insieme alla Lav, lega antivivisezione, della battaglia per salvare i beagle destinati alla sperimentazione dell’allevamento di Green Hill, torna a ribadire il no all’obbligo di sperimentazione animale.

“Sono ancora troppi in tutto il mondo – aggiunge Muroni – gli animali inutilmente usati come cavie da laboratorio, senza con ciò garantire maggiore sicurezza per la salute el’ambiente. Ci auguriamo pertanto che il divieto imposto dall’Ue alle imprese cosmetiche, settore all’avanguardia nella ricerca senza utilizzo di animali, apra una profonda riflessione anche negli altri Paesi, negli altri settori economici e ancor più nel mondo della ricerca affinché capiscano ciò che i cittadini chiedono loro: ossia maggiore rispetto per gli animali e garanzia di solidità e ripetibilità di nuove conoscenze, cosa che la sperimentazione animale sempre più spesso non offre. L’Europa lo ha capito, ora spetta agli altri Paesi rompere questo tabù e perseguire la strada dell’innovazione”.

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