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Almanacco di Martedì 26 novembre 2013

Almanacco di Martedì 26 novembre 2013

26 novembre 2013 | , ,

Ci sono ben poche novità nella situazione meteorologica. Qualche grado in più o in meno e un po’ di umidità in più o in meno rispetto alle attese, anche domani sarà una giornata limpida e soleggiata e il freddo è mitigato dal sole intenso e dalla bassa umidità durante il giorno.

Previsioni per Martedì 26 novembre 2013 (fonte Meteo.fr)

Previsioni per Martedì 26 novembre 2013 (fonte Meteo.fr)

Complice l’aria tersa per l’assenza di umidità durante il giorno e raggi del sole particolarmente energici, la temperatura percepita è molto più gradevole di quella misurata e per ora la tanto temuta calata dai balcani della barbara orda gelida di Attila non si presenta poi così brutta come si paventava fino a ieri. Tuttavia domani  i gradi scenderanno ancora e quando, probabilmente da giovedì, anche l’aria sarà meno asciutta la temperatura percepita sarà decisamente più fastidiosa.

Carte meteo della settimana

Carte meteo della settimana

 

Tutankhamon

Tutankhamon

Nella data di domani, ma 91 anni fa, l’archeologo Howard Carter entra insieme Lord Carnavon nella tomba del faraone Tutankhamon che sembra dover essere morto ne 1323 a.C. Nonostante da poco si sia dimostrato che la morte del giovane Faraone debba essere dovuta ad uno dei primi incidenti stradali della storia, l’assenza del cuore nella mummia e la combustione del corpo pare all’interno del sarcofago lasciano pensare che, anche a credere alle combinazioni menate a spiegazione dagli scienziati, questo mitico Re pare essere stato un po’ troppo maltrattato per essere un semidio. Per qualcuno tuttavia non ci sarebbe niente di strano se perfino l’imbalsamatura di Silvio Berlusconi continua, nonostante la sua ben difficilmente reversibile inumazione politica continua noiosamente ad essere bersaglio nei social e nei media vari di dileggio a dire il vero sempre più noioso, stupido e tirato per i capelli.

 

Schermata 2013-11-25 alle 22.29.54L’ultima voga è di tirarlo in ballo anche in concomitanza della giornata della violenza sulla donna, fatto decisamente fuori luogo per quanto si possa mettere fondatamente in dubbio la solidità dei principi morali del Cavaliere, aspetto in comune con la maggior parte dei potenti, ma ancor di più fra lo stuolo dei loro leccapiedi. Fare di tutta l’erba della violenza sulle donne un fascio non fa bene a nessuno. Il Bunga Bunga è ben altra cosa dallo stupro di strada: direi che sono all’opposto. Le violenze più insidiose e anche quelle più numerose si svolgono fra le coppie attuali e quelle soggette a separazione. Questo perché antropologicamente si tende ad essere attratti, le donne come gli uomini, dagli individui passionali, istintivi, primordiali, soprattutto privi di inibizioni: cacciatori di anime, i seduttori, e dai cacciatori di corpi, i machos. Una predilezione collegata al piacere di sentirsi preda che garantisce l’autentico piacere in questo gioco. Solo il dissimulatore riesce a far sentire l’altro autenticamente preda senza scadere nella violenza che è come l’odore del sangue per fiere e squali. Questo è un primo livello del rischio di violenza per la donna che si verifica in corrispondenza della debolezza istintiva della donna come quella dell’uomo. Stiamo parlando ovviamente non dalla prospettiva giuridica, ma da quella psicologica o antropologica che dir si voglia. Sempre secondo questa prospettiva è molto frequente che l’immagine primordiale di se stessa ceda il passo ad un recupero dell’immagine più conforme alla morale borghese spesso concomitante con la ricerca di un partner che garantisca il mantenimento di questa apparenza.

priapo

A questo punto si scatena il secondo livello della violenza generata dal fatto che come il seduttore non tollera di perdere un’anima, il macho non può accettare di essere sminuito o peggio ancora sostituito, perché la sua logica soggiacente nelle stesse motivazioni che lo rendono attraente per la femmina della sua specie. Questo tipo di maschio (che può anche essere meno incolto di quanto lo si dipinga) vive la cosa come una ferita alla sua immagine e difende la cultura “vincente” che era condivisa dalla donna di sua proprietà (come a lei stessa piaceva definirsi) e reagisce con il diritto del più forte. Questo è più condiviso socialmente di quanto non si pensi. Nei luoghi comuni di questa società fasulla è predominante, ad esempio, l’idea che si possa essere comprensivi quando il forte prevale sul debole, ma se quest’ultimo previene il rischio di soccombere colpendolo alle spalle o con un’arma in maniera che lui non possa reagire perché questa è l’unica condizione che gli viene concessa gli si dà del vigliacco e ne si mette in discussione lo stesso diritto di difendersi. Il punto è che nella società italiana di oggi gli inibiti dalla cultura sono molto deboli di fronte alla crescita esponenziale di soggetti disinibiti nei cui confronti una certa cattiva coscienza filo-intellettuale dalla delinquenziale falsità morale tende ad usare ogni giustificazione nello stesso tempo in cui aborrisce la violenza sui deboli, primi fra tutti le donne e soprattutto a quelle che appartengono ai ceti più poveri.

I deboli, e oggi prima di tutto le donne, vanno difesi ma questo è possibile solo se i deboli comprendono che l’attrazione istintiva che provano verso i forti e che finisce per farli votare per loro come pure per farle consumare il serbatoio delle loro passioni con loro è il fondamento su cui si regge il gioco del sadomasochismo culturale. Solo un reale profondo e precoce cambiamento di cultura a proposito del comportamento nei confronti delle passioni che rinforza nell’uno e nell’altro sesso le giustificazioni per i comportamenti barbari e primitivi potrà veramente far vincere in profondità questa battaglia, ma temo che siamo molto lontani da un cambiamento di questo tipo, così come nessun genitore è mai riuscito ad insegnarlo alla figlia, e non rimane che demandare la soluzione alla forza sociale. E se le forze della sicurezza hanno le mani legate dalle loro stesse procedure, non restano che due vie: la rassegnazione alla speranza oppure imparare la determinazione a colpire in maniera ultimativa (perché se lui si alza tu sei morta) dei deboli, che però non è tanto un problema di sapere usare armi, ma di mancanza di dubbio nell’agire. Un bel dilemma, vero?

“Ma l’ animale che mi porto dentro / non mi fa vivere felice mai  / si prende tutto anche il caffè / mi rende schiavo delle mie passioni / e non si arrende mai e non sa attendere  /e l’ animale che mi porto dentro vuole te” (F. Battiato – L’animale)