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Egregio Dottore, le scrivo per comunicarle che ho deciso di seguire quella sua proposta che sulle prime non mi convinceva. A convincermi è stato l'ennesimo episodio di interferenza, ieri sera. Stavo seguendo un talk show o era un reality giornalistico, una tavola rotonda. Se i bianchi dicono bianco e i blu ribattono blu, c'è chi sta di qua e chi di là. E questo mi sembra normale. Anch'io ogni tanto mi prendo per il dibattito e mi schiero e conosco la storia e… Poi però mi distraggo e lascio che le cose vadano avanti. Il fatto è che fino a ieri c'era questa distrazione che non mi piaceva, ma lo sopportavo e non avrei avuto nulla da dire, insomma. Ultimamente, però questo fatto di sentire le voci mi fa preoccupare! Non "le voci" come i matti che ci parlano assieme e le prendono per vere. Sono consapevole che si tratta di miei pensieri, solo che per interrompere la quiete della mia quotidianità, invece di essere pensieri pensati, sono pensieri detti, parlati. L'effetto che ne ricevo è quello di interferenze radio, dei canali che si sostituiscono a quello che stai ascoltando alla radio, come quando vai in giro in macchina. Il fatto è che non c'entrano niente con quello che stavi pensando, prepotenti interruzioni in-pertinenti, fuori luogo, fastidiose… Si tratta per lo più di momenti brevi. Frasi. Passaggi incompleti. E per questo ero dubbioso se riferirglieli testualmente a mano a mano che si fanno sentire. Ma oggi voglio proprio tornare normale, come sempre, come tutti, e se questo può essere utile allo scopo, beh… voglio provare tutto pur di farla finita. Ho predisposto un piccolo microblogger che farà da diario di queste interferenze e vediamo cosa succede. So che dice che sono io che dovrò imparare a regolarmi scrivendo, ma le sarò molto utile se ogni tanto avrà voglia di commentare, consigliare, dire la sua, insomma. Beh, bando ai preliminari. La prossima volta la mia interferenza la troverà qua. Vive cordialità E.M.  

Egregio Dottore, le scrivo per comunicarle che ho deciso di seguire quella sua proposta che sulle prime non mi convinceva. A convincermi è stato l’ennesimo episodio di interferenza, ieri sera. Stavo seguendo un talk show o era un reality giornalistico, una tavola rotonda. Se i bianchi dicono bianco e i blu ribattono blu, c’è chi sta di qua e chi di là. E questo mi sembra normale. Anch’io ogni tanto mi prendo per il dibattito e mi schiero e conosco la storia e… Poi però mi distraggo e lascio che le cose vadano avanti.

Il fatto è che fino a ieri c’era questa distrazione che non mi piaceva, ma lo sopportavo e non avrei avuto nulla da dire, insomma.

Ultimamente, però questo fatto di sentire le voci mi fa preoccupare!

Non “le voci” come i matti che ci parlano assieme e le prendono per vere. Sono consapevole che si tratta di miei pensieri, solo che per interrompere la quiete della mia quotidianità, invece di essere pensieri pensati, sono pensieri detti, parlati.

L’effetto che ne ricevo è quello di interferenze radio, dei canali che si sostituiscono a quello che stai ascoltando alla radio, come quando vai in giro in macchina.

Il fatto è che non c’entrano niente con quello che stavi pensando, prepotenti interruzioni in-pertinenti, fuori luogo, fastidiose…

Si tratta per lo più di momenti brevi. Frasi. Passaggi incompleti. E per questo ero dubbioso se riferirglieli testualmente a mano a mano che si fanno sentire.

Ma oggi voglio proprio tornare normale, come sempre, come tutti, e se questo può essere utile allo scopo, beh… voglio provare tutto pur di farla finita.

Ho predisposto un piccolo microblogger che farà da diario di queste interferenze e vediamo cosa succede. So che dice che sono io che dovrò imparare a regolarmi scrivendo, ma le sarò molto utile se ogni tanto avrà voglia di commentare, consigliare, dire la sua, insomma.

Beh, bando ai preliminari. La prossima volta la mia interferenza la troverà qua.

Vive cordialità

E.M.

 

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