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Gl’in-Social Network

In questo tempo di solipsismi, rimpiango i social network di paese e attardarmi in piola assieme a vecchi coscritti.Rimpiango le vecchie BBS che erano un modo per consentire agli amici lontani di rimanere in contatto fra un incontro e l'altro.E quando uno scriveva si impegnava a imbastire l'argomento per soddisfare gli amici; e questi si coinvolgevano e si accaloravano un po' per tutti gli argomenti; e quando si scriveva si aveva davanti agli occhi la figura di colui o colei che si conosceva o la fantasia di quanti non si aveva mai visto.Poi ci si vedeva regolarmente per una pizza o un aperitivo e ancora oggi alcuni dei pochi grandi amici rimasti e alcuni purtroppo scomparsi ma sempre vivi li ho conosciuti allora crescendo insieme.Oggi scrivo tanto, leggo anche, inoltro, condivido e ritwitto…Ma sono parole urlate sotto un ponte buio nella notte le cui arcate non rimandano parole e neppure echi, ma solo tenebre e nebbia.E da questi social network, nei quali so essere tanti a scorrere e sfogliare e riciclare, non torna arricchimento alcuno ma solo l'ineluttabile solitudine dell'assoluto inconsistente; del prometeico sogno che una comunicazione universale sia più potente di un focolare raccolto e di un'intimità nata al tepore della condivisione dell'umano vivere, della cognizione di una vita definita dai suoi limiti, dalla consapevolezza che la giornata è comunque aperta da un'alba e chiusa da un tramonto e che chi si dilunga troppo per vivere di più soffre solo di profonda stanchezza.Anche oggi, come per un rito consunto ho lasciato le mie briciole per strada perché gli uccellini, mangiandole, cancellino la testimonianza delle origini e l'illusione dell'identità.Ossessivamente, lascio cadere uno, due, dieci, mille twitt e post e stati e… versi rotti nel profondo pozzo oscuro della rete, e ogni volta con consumata apprensione, tendo l'orecchio per udire se si sente un lontano tonfo, la speranza che ci sia un fondo, l'illusione di un ritorno del pensiero.Come un Abate Faria inattuale, attendo un Edmond Dantes che possa uscire da questi giorni cui affidare il segreto di un tesoro oramai tanto dimenticato da apparire poco più che un dubbio.

Ennio Martignago

 

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