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Finora se ne parlava come di un rischio, ma ora pare stia diventando realtà. L'assessore ai trasporti di Torino, Claudio Lubatti, ha comunicato la decisione di vincolare l'erogazione dei buoni taxi per i disabili al reddito familiare Ise/Isee, con una minima compartecipazione da parte del Comune. Le associazioni di categoria insorgono, denunciando una palese violazione del diritto alla mobilità.

Tra gli enti capofila nella battaglia contro il nuovo sistema di erogazione c'è l'Uici (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) piemontese. In questi giorni l'associazione ha scritto una lettera al sindaco Piero Fassino, chiedendo un suo intervento per risolvere il problema. E se fino a qualche settimana fa i toni erano allarmati, ma concilianti, ora la protesta si fa serrata, dura e senza mezzi termini. "Nel piano del Trasporto Pubblico Locale evidentemente non c’è più posto per i disabili" si legge nella lettera. Secondo Enzo Tomatis, presidente regionale Uici, la situazione che si prospetta avrebbe come unico risultato "emarginare i ciechi assoluti e i disabili motori gravi, facendoli ripiombare agli anni Settanta".

Più volte le associazioni interessate si sono dette disponibili a rinunce e sacrifici, dettati dalla grave crisi economica che il Paese sta attraversando. Ma ora sottolineano come questo brusco cambio di rotta rischi di avere conseguenze pesanti sulla vita quotidiana di molti disabili. "Supponiamo che un lavoratore cieco assoluto o disabile motorio grave spenderà una media di otto euro a corsa, due corse al giorno per 22 giorni lavorativi al mese: fanno 352 euro – si legge ancora nella lettera indirizzata al Sindaco - Qual è il lavoratore normodotato che, con i mezzi pubblici, spende mensilmente questa somma? Se non potremo pagarci gli spostamenti, non si potrà parlare di diritto alla mobilità, dato che in pochi ne vorranno o potranno usufruire".

Il problema coinvolge varie categorie di disabili, con patologie visive e motorie gravi. Per questo le associazioni sono sul piede di guerra e hanno organizzato una manifestazione di protesta per giovedì 5 aprile. Appuntamento alle ore 17.30 in via Milano n. 1.

Finora se ne parlava come di un rischio, ma ora pare stia diventando realtà. L’assessore ai trasporti di Torino, Claudio Lubatti, ha comunicato la decisione di vincolare l’erogazione dei buoni taxi per i disabili al reddito familiare Ise/Isee, con una minima compartecipazione da parte del Comune. Le associazioni di categoria insorgono, denunciando una palese violazione del diritto alla mobilità.

Tra gli enti capofila nella battaglia contro il nuovo sistema di erogazione c’è l’Uici (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) piemontese. In questi giorni l’associazione ha scritto una lettera al sindaco Piero Fassino, chiedendo un suo intervento per risolvere il problema. E se fino a qualche settimana fa i toni erano allarmati, ma concilianti, ora la protesta si fa serrata, dura e senza mezzi termini. “Nel piano del Trasporto Pubblico Locale evidentemente non c’è più posto per i disabili” si legge nella lettera. Secondo Enzo Tomatis, presidente regionale Uici, la situazione che si prospetta avrebbe come unico risultato “emarginare i ciechi assoluti e i disabili motori gravi, facendoli ripiombare agli anni Settanta”.

Più volte le associazioni interessate si sono dette disponibili a rinunce e sacrifici, dettati dalla grave crisi economica che il Paese sta attraversando. Ma ora sottolineano come questo brusco cambio di rotta rischi di avere conseguenze pesanti sulla vita quotidiana di molti disabili. “Supponiamo che un lavoratore cieco assoluto o disabile motorio grave spenderà una media di otto euro a corsa, due corse al giorno per 22 giorni lavorativi al mese: fanno 352 euro – si legge ancora nella lettera indirizzata al Sindaco – Qual è il lavoratore normodotato che, con i mezzi pubblici, spende mensilmente questa somma? Se non potremo pagarci gli spostamenti, non si potrà parlare di diritto alla mobilità, dato che in pochi ne vorranno o potranno usufruire”.

Il problema coinvolge varie categorie di disabili, con patologie visive e motorie gravi. Per questo le associazioni sono sul piede di guerra e hanno organizzato una manifestazione di protesta per giovedì 5 aprile. Appuntamento alle ore 17.30 in via Milano n. 1.

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