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In questi giorni di tragedia le notizie relative al naufragio della Costa Concordia hanno fatto riaffiorare decine di voci: incredibili, inquietanti, disperate, eroiche. Frammenti raccolti un po' a caso, tessere che non trovano posto in un mosaico e che, anche a distanza di giorni, continuano a lasciarci increduli. Ma ora cerchiamo di isolare una voce in mezzo al frastuono. E' la voce di Lilli Knepeck, una signora di 73 anni, disabile, imbarcatasi sulla Costa insieme al marito e ad altri familiari per festeggiare le nozze d'oro. Una festa diventata tragedia: oggi Lili si considera viva per miracolo, ha la parte destra del corpo completamente immobilizzata a causa degli urti subiti e un trauma psicologico che certamente lascerà tracce durature. Ecco il suo agghiacciante racconto di quella notte, raccolto dall'agenzia di stampa Il redattore sociale.

"Avevamo appena finito di cenare ed era iniziato da pochi minuti lo spettacolo teatrale delle 21.30 – spiega la signora Lili, tedesca, ma con figli e nipoti italiani – Improvvisamente abbiamo sentito un forte crepitio e un grande botto. L’impatto della nave sullo scoglio ha fatto scivolare la mia carrozzina dall’altra parte della sala. Qui ho violentemente sbattuto la parte destra del corpo". E' l'inizio della follia. Il personale di bordo invita a mantenere la calma, ma in poco tempo la situazione diventa fuori controllo. Concitazione, angoscia, panico. Poi la corsa alle scialuppe: "Mio nipote e mio marito mi sono subito venuti in soccorso e mi hanno portato sul ponte – ricorda la signora – Urlavano entrambi per farsi largo tra le persone, c’era una calca spaventosa. Qualcuno dell’equipaggio, per rasserenarci, ci diceva di togliere i salvagente perché non servivano. Alcune persone stavano tentando di calare la scialuppa, ma era legata alla nave con catene arrugginite, è stato complicato farla scendere". Dopo vari tentativi, tra urla e spintoni il nipote riesce a far salire sua nonna sulla scialuppa. La carrozzina rimane sulla nave.

“Oggi mi sento miracolata – commenta Lili – ma sono ancora profondamente scioccata e traumatizzata. Non riesco a superare questo choc incredibile". E aggiunge: "Se non fosse stato per il coraggio di mio nipote sarei annegata. Non c’era nessuno dell’equipaggio che mi aiutava, erano tutti impreparati". Un racconto analogo traspare dalle parole di Omar Brolli, il nipote diciannovenne della signora: "Nessuno sapeva come comportarsi. Qualcuno ci diceva addirittura di lasciare i salvagente perché non servivano. E una persona mi ha consigliato di portare a letto in cabina mia nonna, per farla tranquillizzare".

In questi giorni di tragedia le notizie relative al naufragio della Costa Concordia hanno fatto riaffiorare decine di voci: incredibili, inquietanti, disperate, eroiche. Frammenti raccolti un po’ a caso, tessere che non trovano posto in un mosaico e che, anche a distanza di giorni, continuano a lasciarci increduli. Ma ora cerchiamo di isolare una voce in mezzo al frastuono. E’ la voce di Lilli Knepeck, una signora di 73 anni, disabile, imbarcatasi sulla Costa insieme al marito e ad altri familiari per festeggiare le nozze d’oro. Una festa diventata tragedia: oggi Lili si considera viva per miracolo, ha la parte destra del corpo completamente immobilizzata a causa degli urti subiti e un trauma psicologico che certamente lascerà tracce durature. Ecco il suo agghiacciante racconto di quella notte, raccolto dall’agenzia di stampa Il redattore sociale.

“Avevamo appena finito di cenare ed era iniziato da pochi minuti lo spettacolo teatrale delle 21.30 – spiega la signora Lili, tedesca, ma con figli e nipoti italiani – Improvvisamente abbiamo sentito un forte crepitio e un grande botto. L’impatto della nave sullo scoglio ha fatto scivolare la mia carrozzina dall’altra parte della sala. Qui ho violentemente sbattuto la parte destra del corpo”. E’ l’inizio della follia. Il personale di bordo invita a mantenere la calma, ma in poco tempo la situazione diventa fuori controllo. Concitazione, angoscia, panico. Poi la corsa alle scialuppe: “Mio nipote e mio marito mi sono subito venuti in soccorso e mi hanno portato sul ponte – ricorda la signora – Urlavano entrambi per farsi largo tra le persone, c’era una calca spaventosa. Qualcuno dell’equipaggio, per rasserenarci, ci diceva di togliere i salvagente perché non servivano. Alcune persone stavano tentando di calare la scialuppa, ma era legata alla nave con catene arrugginite, è stato complicato farla scendere”. Dopo vari tentativi, tra urla e spintoni il nipote riesce a far salire sua nonna sulla scialuppa. La carrozzina rimane sulla nave.

“Oggi mi sento miracolata – commenta Lili – ma sono ancora profondamente scioccata e traumatizzata. Non riesco a superare questo choc incredibile”. E aggiunge: “Se non fosse stato per il coraggio di mio nipote sarei annegata. Non c’era nessuno dell’equipaggio che mi aiutava, erano tutti impreparati”. Un racconto analogo traspare dalle parole di Omar Brolli, il nipote diciannovenne della signora: “Nessuno sapeva come comportarsi. Qualcuno ci diceva addirittura di lasciare i salvagente perché non servivano. E una persona mi ha consigliato di portare a letto in cabina mia nonna, per farla tranquillizzare”.

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