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Una scelta, una missione, un atto di coraggio, oppure un ripiego, una condanna, una grandissima fregatura. In Italia fare l'insegnante di sostegno può essere tutto questo. C'è chi ci mette l'anima e chi proprio non riesce a farsene una ragione. C'è chi si aggiorna di continuo perché ci crede e chi è fermo agli strumenti di vent'anni fa "perché tanto la realtà non la cambi". C'è chi, pur in mezzo alle fatiche, ha trovato una strada che lo rende felice e chi invece riversa sugli altri il peso delle proprie frustrazioni. Ma al di là di tante storie personali, uno sguardo sugli insegnanti di sostegno nella scuola italiana rivela una realtà difficile. Tanto più drammatica perché a farne le spese sono gli alunni disabili.

In questi giorni a Roma, dopo ben tre anni di totale paralisi, è tornato a riunirsi su impulso del neoministro Francesco Profumo l'Osservatorio Permanente per l'Integrazione degli Alunni con Disabilità. Vi partecipano rappresentanti degli enti riuniti in Fand (Federazione Associazioni Nazionali dei Disabili) e Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), ma anche delegati del Ministero dell'Istruzione, rappresentanti dei Forum delle Famiglie e degli Studenti, insegnanti in servizio nelle scuole dei vari ordini e gradi. E' Salvatore Nocera, vicepresidente Fish, a fare il punto sulla riunione e a tentare una diagnosi dei principali mali che affliggono il sostegno.

Innanzi tutto c'è il precariato. "Un terzo degli insegnanti di sostegno – spiega Nocera – non sono di ruolo: questo significa che cambiano ogni anno". E' evidente che una situazione del genere mette in seria difficoltà gli alunni. Ogni tipo di disabilità infatti richiede una formazione diversa. Non solo. Ogni persona ha problemi specifici e ha bisogno di essere aiutata con strumenti ad hoc. Per trovare delle strategie che funzionano ci vuole tempo. Non parliamo poi dei ragazzi con disagio psichico, che spesso trovano nell'insegnante di sostegno un punto di riferimento sicuro, anche sul piano affettivo. E quando, magari dopo mesi di lavoro, l'insegnante è riuscito a trovare una via di comunicazione efficace e a stabilire un rapporto equilibrato, l'anno finisce e bisogna ricominciare tutto da capo. "La nostra proposta – spiega Nocera - è che questi insegnanti siano immessi in ruolo: non ci sarebbero costi economici, ma si garantirebbe un servizio di qualità e continuativo".

C'è poi il problema della formazione. La tecnologia offre strumenti che parevano fantascienza fino a qualche tempo fa, nascono nuovi studi e nuovi approcci, gli stessi concetti di disabilità e integrazione si trasformano. Davanti a un quadro così fluido gli insegnanti non possono permettersi di rimanere indietro. Tutti gli insegnanti: quelli di sostegno, ma anche i curricolari (cioè quelli delle varie materie). "Abbiamo chiesto un incontro urgente tra ministero e sindacati, con una delegazione delle federazioni, per ribadire l’obbligatorietà dell’aggiornamento in servizio dei docenti curricolari: riteniamo infatti – spiega ancora Nocera - che si potrebbero anche ridurre le ore di sostegno, ma solo a due condizioni: una maggiore preparazione dei docenti curricolari e il rispetto del dpr 81/2009, che all’ art 5 stabilisce il tetto di 20 alunni per le classi con uno studente disabile". Ecco un altro problema endemico nella scuola italiana, di cui ci siamo occupati qualche tempo fa: il sovraffollamento delle classi.

Ma torniamo agli insegnanti di sostegno. Sarebbe opportuno ridefinire il loro ruolo: non figure "jolly", da usare come meglio si crede per "tappare i vari buchi", ma professionisti che hanno una funzione specifica e delicata. A riguardo Nocera è molto chiaro: "Abbiamo chiesto al ministero di ribadire, anche con sanzioni disciplinari, il divieto, in base alle Linee guida, di uscita dalla classe, invio a casa e formazione di gruppi di soli alunni disabili, così come il divieto di utilizzare gli insegnanti di sostegno per le supplenze. Allo stesso modo, deve essere ribadito l’obbligo di sostituzione dell’insegnante di sostegno, nel caso in cui questo sia assente nelle ore assegnate".

Una scelta, una missione, un atto di coraggio, oppure un ripiego, una condanna, una grandissima fregatura. In Italia fare l’insegnante di sostegno può essere tutto questo. C’è chi ci mette l’anima e chi proprio non riesce a farsene una ragione. C’è chi si aggiorna di continuo perché ci crede e chi è fermo agli strumenti di vent’anni fa “perché tanto la realtà non la cambi”. C’è chi, pur in mezzo alle fatiche, ha trovato una strada che lo rende felice e chi invece riversa sugli altri il peso delle proprie frustrazioni. Ma al di là di tante storie personali, uno sguardo sugli insegnanti di sostegno nella scuola italiana rivela una realtà difficile. Tanto più drammatica perché a farne le spese sono gli alunni disabili.

In questi giorni a Roma, dopo ben tre anni di totale paralisi, è tornato a riunirsi su impulso del neoministro Francesco Profumo l’Osservatorio Permanente per l’Integrazione degli Alunni con Disabilità. Vi partecipano rappresentanti degli enti riuniti in Fand (Federazione Associazioni Nazionali dei Disabili) e Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), ma anche delegati del Ministero dell’Istruzione, rappresentanti dei Forum delle Famiglie e degli Studenti, insegnanti in servizio nelle scuole dei vari ordini e gradi. E’ Salvatore Nocera, vicepresidente Fish, a fare il punto sulla riunione e a tentare una diagnosi dei principali mali che affliggono il sostegno.

Innanzi tutto c’è il precariato. “Un terzo degli insegnanti di sostegno – spiega Nocera – non sono di ruolo: questo significa che cambiano ogni anno”. E’ evidente che una situazione del genere mette in seria difficoltà gli alunni. Ogni tipo di disabilità infatti richiede una formazione diversa. Non solo. Ogni persona ha problemi specifici e ha bisogno di essere aiutata con strumenti ad hoc. Per trovare delle strategie che funzionano ci vuole tempo. Non parliamo poi dei ragazzi con disagio psichico, che spesso trovano nell’insegnante di sostegno un punto di riferimento sicuro, anche sul piano affettivo. E quando, magari dopo mesi di lavoro, l’insegnante è riuscito a trovare una via di comunicazione efficace e a stabilire un rapporto equilibrato, l’anno finisce e bisogna ricominciare tutto da capo. “La nostra proposta – spiega Nocera – è che questi insegnanti siano immessi in ruolo: non ci sarebbero costi economici, ma si garantirebbe un servizio di qualità e continuativo”.

C’è poi il problema della formazione. La tecnologia offre strumenti che parevano fantascienza fino a qualche tempo fa, nascono nuovi studi e nuovi approcci, gli stessi concetti di disabilità e integrazione si trasformano. Davanti a un quadro così fluido gli insegnanti non possono permettersi di rimanere indietro. Tutti gli insegnanti: quelli di sostegno, ma anche i curricolari (cioè quelli delle varie materie). “Abbiamo chiesto un incontro urgente tra ministero e sindacati, con una delegazione delle federazioni, per ribadire l’obbligatorietà dell’aggiornamento in servizio dei docenti curricolari: riteniamo infatti – spiega ancora Nocera – che si potrebbero anche ridurre le ore di sostegno, ma solo a due condizioni: una maggiore preparazione dei docenti curricolari e il rispetto del dpr 81/2009, che all’ art 5 stabilisce il tetto di 20 alunni per le classi con uno studente disabile”. Ecco un altro problema endemico nella scuola italiana, di cui ci siamo occupati qualche tempo fa: il sovraffollamento delle classi.

Ma torniamo agli insegnanti di sostegno. Sarebbe opportuno ridefinire il loro ruolo: non figure “jolly”, da usare come meglio si crede per “tappare i vari buchi”, ma professionisti che hanno una funzione specifica e delicata. A riguardo Nocera è molto chiaro: “Abbiamo chiesto al ministero di ribadire, anche con sanzioni disciplinari, il divieto, in base alle Linee guida, di uscita dalla classe, invio a casa e formazione di gruppi di soli alunni disabili, così come il divieto di utilizzare gli insegnanti di sostegno per le supplenze. Allo stesso modo, deve essere ribadito l’obbligo di sostituzione dell’insegnante di sostegno, nel caso in cui questo sia assente nelle ore assegnate”.

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