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Ormai lo sappiamo: siamo immersi fino al collo nell'era digitale. Nel 2012 in tutta Italia si completa il cosiddetto 'switch off', cioè quel processo che manda definitivamente in pensione il segnale analogico e con lui i vecchi televisori. Il Piemonte è stata una delle prime regioni a sperimentare la conversione al digitale: un passaggio all'inizio tutt'altro che indolore (per giorni varie aree della regione sono rimaste senza tv), ma ormai metabolizzato. Il decoder, un po' come il pc o il cellulare, è diventato un oggetto chiave per accedere al mondo dell'informazione. E come tutte le novità ha la sua doppia faccia: per chi riesce ad adeguarsi è un'occasione, ma per chi rimane indietro rischia di diventare una barriera. Usare un decoder può essere molto complicato o addirittura impossibile per un disabile visivo. Da qui l'idea dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, che sta studiando un modello accessibile.

Quella della tecnologia applicata alla disabilità è una sfida difficile quanto affascinante. Da un lato spesso ci si sente dire che i prodotti accessibili hanno poco mercato, quindi sono scarsamente interessanti per le industrie produttrici e hanno costi elevati. D'altra parte alcuni imprenditori stanno provando a ragionare con una logica diversa. E' vero che i disabili sono una fetta di mercato relativamente piccola, ma è pur vero che l'individuazione di un target specifico ha fatto la fortuna di tante aziende.

In prima battuta un decoder tv per non vedenti può sembrare un'idea stravagante. Ma bisogna ricordare che il digitale terrestre non garantisce solo  l'accesso ai canali televisivi, ma anche a un'infinità di stazioni radio. Inoltre molte persone cieche, pur non potendo vedere le immagini, seguono comunque i programmi tv ascoltandone l'audio. Al momento il modello di decoder accessibile è solo un'ipotesi: il suo eventuale costo è stimato intorno ai 300 €. L'Unione Ciechi ha mandato ai suoi soci una circolare, per individuare i potenziali acquirenti e e in base al loro numero decidere se e quanto investire nel progetto. Gli interessati possono scrivere una mail all'indirizzo [email protected]

Ormai lo sappiamo: siamo immersi fino al collo nell’era digitale. Nel 2012 in tutta Italia si completa il cosiddetto ‘switch off’, cioè quel processo che manda definitivamente in pensione il segnale analogico e con lui i vecchi televisori. Il Piemonte è stata una delle prime regioni a sperimentare la conversione al digitale: un passaggio all’inizio tutt’altro che indolore (per giorni varie aree della regione sono rimaste senza tv), ma ormai metabolizzato. Il decoder, un po’ come il pc o il cellulare, è diventato un oggetto chiave per accedere al mondo dell’informazione. E come tutte le novità ha la sua doppia faccia: per chi riesce ad adeguarsi è un’occasione, ma per chi rimane indietro rischia di diventare una barriera. Usare un decoder può essere molto complicato o addirittura impossibile per un disabile visivo. Da qui l’idea dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, che sta studiando un modello accessibile.

Quella della tecnologia applicata alla disabilità è una sfida difficile quanto affascinante. Da un lato spesso ci si sente dire che i prodotti accessibili hanno poco mercato, quindi sono scarsamente interessanti per le industrie produttrici e hanno costi elevati. D’altra parte alcuni imprenditori stanno provando a ragionare con una logica diversa. E’ vero che i disabili sono una fetta di mercato relativamente piccola, ma è pur vero che l’individuazione di un target specifico ha fatto la fortuna di tante aziende.

In prima battuta un decoder tv per non vedenti può sembrare un’idea stravagante. Ma bisogna ricordare che il digitale terrestre non garantisce solo  l’accesso ai canali televisivi, ma anche a un’infinità di stazioni radio. Inoltre molte persone cieche, pur non potendo vedere le immagini, seguono comunque i programmi tv ascoltandone l’audio. Al momento il modello di decoder accessibile è solo un’ipotesi: il suo eventuale costo è stimato intorno ai 300 €. L’Unione Ciechi ha mandato ai suoi soci una circolare, per individuare i potenziali acquirenti e e in base al loro numero decidere se e quanto investire nel progetto. Gli interessati possono scrivere una mail all’indirizzo [email protected]

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