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Non sempre il silenzio è d'oro. C'è una bambina di quattro anni che adora parlare alle sue bambole, ma che non riesce a dire una parola appena esce di casa. C'è un bimbo di sei anni, pieno di vitalità, che corre e gioca rumorosamente nel suo giardino, ma che si apparta e rimane privo di espressione se entra in classe. C'è una ragazzina di undici anni che canta e scrive delle bellissime canzoni a casa sua, ma che non è mai riuscita a dire una parola alla sua insegnante e ai suoi compagni.

Queste non sono storie inventate, ma realtà reali. Sono le esperienze quotidiane di alcuni bambini affetti da mutismo selettivo, un disturbo ancora poco conosciuto e studiata nel nostro Paese. Troppo spesso viene trascurato o confuso con la timidezza. Ecco perché l'A.I.Mu.Se. (Associazione Italiana Mutismo Selettivo) ha deciso di organizzare un convegno intitolato Il bambino che non parla: affrontare l'ansia a scuola. L'incontro si terrà sabato 19 novembre a Torino, nei locali del Gruppo Abele (c.so Trapani 91/b). L'esperienza sarà un importante momento di confronto tra le varie realtà che si occupano del problema: i contributi di psicologi e psicoterapeuti saranno affiancati dalle testimonianze di dirigenti scolastici e insegnanti. La giornata si articolerà in diversi momenti: ci saranno alcune sedute comuni e alcuni workshop tematici durante i quali gli interessati potranno approfondire aspetti specifici del problema e ricevere consigli pratici su come affrontarlo.

Quella contro il mutismo selettivo è una battaglia che si può vincere, ma per farlo servono un lavoro d'équipe e soprattutto una diagnosi tempestiva.  Per questo, nel 2009 è nata l'A.I.Mu.Se. Tante sono le sfide che questa giovane realtà, diffusa su tutto il territorio nazionale, deve affrontare. "Vorremmo che i nostri figli – spiegano i responsabili – potessero crescere serenamente, condurre una vita gioiosa e senza paura. Questo è un diritto che dovrebbe essere riconosciuto a ogni bambino". L'associazione offre sostegno alle famiglie agli insegnanti che devono gestire il mutismo selettivo. Contemporaneamente porta avanti progetti di sensibilizzazione rivolti a tutti, perché senza una corretta informazione, riconoscere e affrontare il problema diventa impossibile. E naturalmente, come in ogni patologia infantile, "il fattore tempo gioca un ruolo determinante per un'efficace terapia".

Info www.aimuse.it

Non sempre il silenzio è d’oro. C’è una bambina di quattro anni che adora parlare alle sue bambole, ma che non riesce a dire una parola appena esce di casa. C’è un bimbo di sei anni, pieno di vitalità, che corre e gioca rumorosamente nel suo giardino, ma che si apparta e rimane privo di espressione se entra in classe. C’è una ragazzina di undici anni che canta e scrive delle bellissime canzoni a casa sua, ma che non è mai riuscita a dire una parola alla sua insegnante e ai suoi compagni.

Queste non sono storie inventate, ma realtà reali. Sono le esperienze quotidiane di alcuni bambini affetti da mutismo selettivo, un disturbo ancora poco conosciuto e studiata nel nostro Paese. Troppo spesso viene trascurato o confuso con la timidezza. Ecco perché l’A.I.Mu.Se. (Associazione Italiana Mutismo Selettivo) ha deciso di organizzare un convegno intitolato Il bambino che non parla: affrontare l’ansia a scuola. L’incontro si terrà sabato 19 novembre a Torino, nei locali del Gruppo Abele (c.so Trapani 91/b). L’esperienza sarà un importante momento di confronto tra le varie realtà che si occupano del problema: i contributi di psicologi e psicoterapeuti saranno affiancati dalle testimonianze di dirigenti scolastici e insegnanti. La giornata si articolerà in diversi momenti: ci saranno alcune sedute comuni e alcuni workshop tematici durante i quali gli interessati potranno approfondire aspetti specifici del problema e ricevere consigli pratici su come affrontarlo.

Quella contro il mutismo selettivo è una battaglia che si può vincere, ma per farlo servono un lavoro d’équipe e soprattutto una diagnosi tempestiva.  Per questo, nel 2009 è nata l’A.I.Mu.Se. Tante sono le sfide che questa giovane realtà, diffusa su tutto il territorio nazionale, deve affrontare. “Vorremmo che i nostri figli – spiegano i responsabili – potessero crescere serenamente, condurre una vita gioiosa e senza paura. Questo è un diritto che dovrebbe essere riconosciuto a ogni bambino”. L’associazione offre sostegno alle famiglie agli insegnanti che devono gestire il mutismo selettivo. Contemporaneamente porta avanti progetti di sensibilizzazione rivolti a tutti, perché senza una corretta informazione, riconoscere e affrontare il problema diventa impossibile. E naturalmente, come in ogni patologia infantile, “il fattore tempo gioca un ruolo determinante per un’efficace terapia”.

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