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Torniamo ad occuparci di un argomento che ci è caro: la battaglia delle persone sorde per il riconoscimento della Lis (Lingua Italiana dei Segni) come lingua ufficiale dello Stato. Il 26 e 27 maggio scorso, davanti a Montecitorio, si è tenuta una grande mobilitazione di piazza, organizzata dal movimento Lis Subito e volta ad ottenere l'approvazione del Disegno di Legge 4207 "Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana" (titolo altisonante che però rischia di tradursi in un buco nell'acqua). Sono passati ben cinque mesi dalla manifestazione. Purtroppo non è cambiato nulla.

L'approvazione dell'agognato ddl è ancora un miraggio. Dopo aver ricevuto il via libera dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, la proposta è rimbalzata alla Camera, dove, a quanto pare, è rimasta inchiodata. E il clima ideologico tutt'altro che sereno creatosi negli ultimi tempi non ha certo migliorato la situazione. Infatti è in corso un aspro dibattito intorno alla Lingua dei Segni. Qualcuno (soprattutto tra le associazioni di familiari di bambini sordi) vi vede un pericolo per i più piccoli, che, disincentivati a imparare la lingua parlata, finirebbero per trovarsi in una condizione di isolamento. Il movimento Lis Subito però non si arrende: prosegue la sua battaglia, rispondendo ai detrattori con argomentazioni scientifiche e sociali.

In realtà – fanno notare gli esponenti del gruppo – non è corretto considerare la Lis in opposizione al parlato, ma, anzi, le due lingue (entrambe dotate di una compiuta forma grammaticale) possono benissimo integrarsi. "Nel nostro essere bilingui – si legge in un comunicato di Lis Subito – vediamo  una grande ricchezza che ci piacerebbe poter condividere con gli altri. Non ci opponiamo all’impianto cocleare, né mai abbiamo proposto la Lis in sostituzione alla lingua parlata. Al contrario: crediamo che, come succede per le altre lingue, imparare la Lis favorisca la maturazione cognitiva dei bambini e quindi aiuti anche a imparare meglio l’italiano parlato. La Lis non ci rende, come si diceva un tempo, sordomuti: è una lingua, una vera lingua. Segnare, come parlare, ci fa sentire persone normali, pienamente realizzate e integrate".

Sarà colpa dei contrasti interni o forse della 'sordità intellettuale' che affligge molte istituzioni pubbliche (una patologia endemica nel nostro Paese), fatto sta che il riconoscimento della Lingua dei Segni a livello nazionale è ancora in alto mare e purtroppo (viste le lentezze della politica italica) è difficile immaginare una risoluzione in tempi brevi . Ecco perché il movimento Lis Subito non si stanca di ripetere il suo appello: "Lo Stato dovrebbe riconoscere la Lis in ottemperanza alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle persone con disabilità. Per noi, si tratterebbe soprattutto di un enorme passo avanti per la nostra dignità e per la nostra libertà".

Info www.lissubito.com

Torniamo ad occuparci di un argomento che ci è caro: la battaglia delle persone sorde per il riconoscimento della Lis (Lingua Italiana dei Segni) come lingua ufficiale dello Stato. Il 26 e 27 maggio scorso, davanti a Montecitorio, si è tenuta una grande mobilitazione di piazza, organizzata dal movimento Lis Subito e volta ad ottenere l’approvazione del Disegno di Legge 4207 “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana” (titolo altisonante che però rischia di tradursi in un buco nell’acqua). Sono passati ben cinque mesi dalla manifestazione. Purtroppo non è cambiato nulla.

L’approvazione dell’agognato ddl è ancora un miraggio. Dopo aver ricevuto il via libera dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, la proposta è rimbalzata alla Camera, dove, a quanto pare, è rimasta inchiodata. E il clima ideologico tutt’altro che sereno creatosi negli ultimi tempi non ha certo migliorato la situazione. Infatti è in corso un aspro dibattito intorno alla Lingua dei Segni. Qualcuno (soprattutto tra le associazioni di familiari di bambini sordi) vi vede un pericolo per i più piccoli, che, disincentivati a imparare la lingua parlata, finirebbero per trovarsi in una condizione di isolamento. Il movimento Lis Subito però non si arrende: prosegue la sua battaglia, rispondendo ai detrattori con argomentazioni scientifiche e sociali.

In realtà – fanno notare gli esponenti del gruppo – non è corretto considerare la Lis in opposizione al parlato, ma, anzi, le due lingue (entrambe dotate di una compiuta forma grammaticale) possono benissimo integrarsi. “Nel nostro essere bilingui – si legge in un comunicato di Lis Subito – vediamo  una grande ricchezza che ci piacerebbe poter condividere con gli altri. Non ci opponiamo all’impianto cocleare, né mai abbiamo proposto la Lis in sostituzione alla lingua parlata. Al contrario: crediamo che, come succede per le altre lingue, imparare la Lis favorisca la maturazione cognitiva dei bambini e quindi aiuti anche a imparare meglio l’italiano parlato. La Lis non ci rende, come si diceva un tempo, sordomuti: è una lingua, una vera lingua. Segnare, come parlare, ci fa sentire persone normali, pienamente realizzate e integrate”.

Sarà colpa dei contrasti interni o forse della ‘sordità intellettuale’ che affligge molte istituzioni pubbliche (una patologia endemica nel nostro Paese), fatto sta che il riconoscimento della Lingua dei Segni a livello nazionale è ancora in alto mare e purtroppo (viste le lentezze della politica italica) è difficile immaginare una risoluzione in tempi brevi . Ecco perché il movimento Lis Subito non si stanca di ripetere il suo appello: “Lo Stato dovrebbe riconoscere la Lis in ottemperanza alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle persone con disabilità. Per noi, si tratterebbe soprattutto di un enorme passo avanti per la nostra dignità e per la nostra libertà”.

Info www.lissubito.com

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