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La notte degli archivi: il 16 settembre apriranno le porte al pubblico

La notte degli archivi: il 16 settembre apriranno le porte al pubblico

13 settembre 2016 |
“La Notte degli Archivi” è un’iniziativa nata per far scoprire al pubblico un patrimonio poco conosciuto: gli archivi storici.
Sarà un’opportunità unica, un viaggio nella memoria storica alla scoperta di un tesoro inestimabile che identifica il nostro passato: materiale multimedialeiconograficodocumentaleoggetti di cultostorie di successobozzetti, che rappresentano un’epoca e a volte uno stile di vita.
Per la prima volta in Italia, si potrà vivere e conoscere il mondo degli archivi spesso pensato come una grande quantità di schedari accatastati in scaffali impolverati e non come fonte di ricchezza culturale e storica.
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notte_archivi_torinoLa prima edizione de La Notte degli Archivi (www.lanottedegliarchivi.it) si svolgerà a Torino, città in cui nasce il progetto.
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“La Notte degli Archivi” affiderà a un gruppo di scrittori il compito di raccontare frammenti dei patrimoni custoditi in città, guidando il pubblico attraverso le raccolte di immagini, filmati, documenti e stampe conservate da alcuni dei soggetti coinvolti nell’iniziativa, in modo da sperimentare una forma di narrazione avvincente da replicare nelle prossime edizioni.
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Questa notte-evento sarà dunque il primo capitolo di un racconto condiviso della storia di Torino riletta da punti di vista nuovi e differenti, in grado di arricchire la memoria collettiva rievocando emozioni, curiosità e passioni.
L’iniziativa è unica nel suo genere e mai sperimentata prima, che nasce con l’intenzione di estendersi ad altre città d’Italia ed Europa.
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Il progetto ha ottenuto il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, oltre al supporto dei seguenti partner istituzionali:
Regione Piemonte
Direzione Generale Archivi
Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d’Aosta
Università degli Studi di Torino
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Chieri riscopre i suoi monumenti grazie a Pokémon Go

Chieri riscopre i suoi monumenti grazie a Pokémon Go

26 luglio 2016 |

Pokémon Go è l’app del momento, amata da milioni di giocatori e odiata da altrettante persone. Un’unica cosa mette d’accordo tutti: l’app fa uscire di casa le persone e le fa girare per le città. In molti casi le persone scoprono nuovi posti e luoghi della loro città proprio grazie a questa app.

L’Associazione culturale Carreum Potentia di Chieri (TO), organizza una visita guidata ad alcuni monumenti chieresi  che sono presenti in questo gioco. L’associazione, che fra i suoi scopi ha quello di favorire la conoscenza, la valorizzazione, la salvaguardia del patrimonio artistico architettonico del chierese e delle zone limitrofe e di sensibilizzare l’opinione pubblica alla conoscenza della storia della città e del suo territorio, ha scelto di sfruttare la fama di Pokémon Go per far conoscere le bellezze artistiche chieresi.

Intervistato in merito, Vincenzo Tedesco, presidente di Carreum Potentia, ha dichiarato: “abbiamo scelto di proporre questa iniziativa dopo che abbiamo notato che il Duomo di Chieri, più correttamente denominato Collegiata di Santa Maria della Scala, era una Palestra Pokémon, dove i giocatori vanno a far combattere i loro pokémon. Da lì ci siamo guardati in giro e abbiamo notato che molti dei luoghi che illustriamo ai visitatori in occasione dei Monumenti Aperti e delle altre attività, sono coinvolti in qualità di Pokéstop o di Palestre. Abbiamo selezionato alcuni monumenti e abbiamo creato un piccolo percorso, per allenatori di pokémon e semplici appassionati di storia e arte”.

L’appuntamento è domenica 31 luglio ore 16:30 davanti al Duomo di Chieri. È possibile trovare tutte le informazioni relative all’evento all’indirizzo internet http://www.carreumpotentia.it/carreum-go/ e sull’evento Facebook presente al link https://www.facebook.com/events/104855336624271/

 

Foto e arte di Stefano Airaghi: artista novarese

Foto e arte di Stefano Airaghi: artista novarese

1 maggio 2016 |

Stefano Airaghi abita a Trecate, cittadina al confine tra Piemonte e Lombardia e  collabora  con la sezione fotografica di un avviato studio  di architettura, che si trova nel cuore di Novara, vicino al Broletto e alla Cattedrale, due dei luoghi più significativi da un punto di vista  storico-culturale per i novaresi.

Nasce a Trecate nel 1982: la sua famiglia è impegnata a contribuire alla crescita sociale della comunità trecatese. La madre in particolare opera per l’educazione dei bambini, che frequentano le strutture parrocchiali. Questo impegno materno sicuramente lo influenza e genera in lui una sensibilità sociale, che inciderà sul suo impegno professionale.

Dopo aver conseguito il diploma di perito aereonautico e dopo qualche esperienza lavorativa con alcuni operatori turistici, sempre ovviamente con la macchina fotografica, che è diventato ormai strumento inseparabile, si dedica in modo consistente alla sua vocazione: la fotografia, partecipando anche a master formativi a Milano, conseguendo l’attestato di fotografo e grafico pubblicitario. Da questo momento il suo destino professionale è segnato e soprattutto incomincia a svilupparsi la sua attività artistica. Come fotografo cura molti interessanti servizi. Visionando i suoi scatti si nota la capacità di Airaghi a interpretare i soggetti del suo obiettivo. Direi che l’elemento essenziale, e sicuramente più efficace del suo lavoro di fotografo, è di capire il messaggio, che deriva dall’ oggetto, che viene da lui fotografato.

caravaggio-airaghiUn esempio per tutti: ha immortalato con la sua macchina di recente alcuni quadri del Caravaggio, pittore che dedica una particolare attenzione alla luce. Nelle fotografie di Airaghi questa attenzione del pittore alla luce compare in tutto il suo intrinseco significato.

Ha sempre viva inoltre la passione di trasmettere la sua arte e di far crescere questa cultura negli altri. Consapevole e convinto assertore dell’importanza di educare all’arte fin dall’infanzia  ha tenuto e tiene corsi di fotografia nelle scuole elementari di Trecate e ha svolto docenza al Convitto Nazionale Carlo Albero di Novara. Interrogato su questa sua inclinazione ha voluto ribadire che avverte dentro  una spiccata passione per trasmettere agli altri i valori artistici, quei valori artistici cioè che lo spingono all’ azione creativa.

La dimensione internazionale

Airaghi è un professionista che si sente cittadino del mondo e soprattutto avverte la feconda bellezza dei rapporti internazionali, in quanto è convinto che la cultura non conosce confini, in modo particolare in questi tempi, quando gli stati hanno una forte tentazione a creare barriere. Non a caso collabora, anche grazie al GAI (Giovani Artisti Italiani), organismo al quale aderisce, con la fondazione Benthekhaan, un ente ebraico, la cui sede si trova in Polonia, realizzando con la collaborazione di tre fotografi torinesi, un reportage sulla ricerca delle tracce ebraiche dopo la notte dei cristalli del 1939. Il lavoro è stato apprezzato ed ha avuto un sostanziale e positivo accoglimento da parte di studiosi e critici. Questi lavori gli hanno permesso di farsi conoscere in diverse realtà culturali europee e soprattutto  hanno garantito alla sua preparazione culturale quella dimensione europea, della quale molti artisti e professionisti sono carenti.

La dimensione sociale

Parlare di Stefano Airaghi come professionista senza fare riferimento al suo impegno sociale si corre il rischio di offrire un quadro incompleto della sua personalità. Nell’estate dell’anno scorso infatti Airaghi  è stato ad Haiti ospite di “Hayti Now Corp ong”, una organizzazione umanitaria fondata da un trecatese, Alex Lizzappi, che ha come fine , tra gli altri, quello di donare libri ai bambini di Haiti per metterli in condizione di studiare e costruirsi un mondo migliore. L’obiettivo della sua missione è stato collaborare per far uscire dalla miseria quella popolazione.

Foto di Stefano Airaghi: lo sguardo dei bambini di Haiti

Foto di Stefano Airaghi: lo sguardo dei bambini di haiti

Stefano Airaghi con la sua macchina fotografica ha documentato la povertà del territorio centro-americano. È tornato in Italia molto colpito dalla povertà incontrata. Mi ha impressionato una frase da lui pronunciata in un incontro culturale organizzato per socializzare la sua esperienza: ”Ad Haiti non puoi guardare negli occhi un bambino per più di tre secondi, senza rimanere incastrato e volerlo aiutare”. La conseguenza è stata una sola: ha fatto un album di foto ed ora promuove tante iniziative a favore dei bambini poveri di Haiti, che ha personalmente conosciuto.

Alla luce di tutto questo credo si possa con molta serenità dire che Stefano Airaghi  ha colto fino in fondo la dimensione sociale della sua arte e della sua professione.

Franco Peretti
Docente Università Popolare degli Studi – Milano

Simone mariani: da bartender a foodblogger con “tagliatella tonic”

Simone mariani: da bartender a foodblogger con “tagliatella tonic”

19 aprile 2016 |

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“Un cocktail come armonia di sapori e bellezza di colori sapientemente bilanciati insieme, che aiutano ad arrivare al Piacere
“.  
Se ci fosse la definizione per l’arte del barista perfetto questa, per Simone Mariani, autore del blog “tagliatellatonic” sarebbe la migliore.

Diplomato bartender alla scuola di formazione “Planet One”, plurifinalista nazionale di Competizioni per Barman (Absolut Talent Show, Beefeater Gin Competition, Havana Club Competiton, Campari Competition), medaglia di bronzo al Campionato Italiano Barman e professionisti (Perugia 2011), selezionato al Mondiale “Cherry Hearing Award 2014”.

Ti definisci “barteder”, cosa significa? 

Il bartender, per definizione, è colui che svolge il lavoro “morbido” dietro al banco bar. Deriva dalla parola inglese “tender” che significa morbido. Per lavoro morbido, intendo un lavoro scorrevole, fatto di gestualità dinamica e tecniche efficienti, anche per quanto riguarda la ritualità visiva nella costruzione del drink.
Questo vocabolo fu coniato nella fine degli anni 90 dopo l’esplosione dell’ American Bartending school, che poneva al centro della sua formazione il flair, il cosiddetto “tirare per aria le bottiglie”: pietra miliare di tutti i bartender è il film “cocktail” con Tom Cruise.
Ultimamente preferisco comunque essere chiamato barman, poichè di questi ultimi, ce ne sono rimasti davvero pochi.

Come  la tua passione per questo lavoro? 

La  passione per i drink nasce per caso, dietro al bancone di un bar di provincia. Se vogliamo ripercorrere il mio storico diciamo che all’inizio la passione si è manifestata più come una attitudine e una sensibilità al drink, e al contatto con il pubblico, poichè non ne ero minimamente a conoscenza. Da piccolo volevo fare il dottore e poi il giornalista, ma non mi sarei mai aspettato che fare delle punture a delle mele e/o scrivere bei temi al liceo, potesse essere raccolto in un’unica professione.

La domanda è scontata: qual è il cocktail che preferisci?

Uno di cui ne vado veramente fiero è il mio Gin tonic “zafferano e liquirizia” con spolverata di curcuma in superficie, abbinato ad una tartare di ricciola e mango fresco tagliato a Julienne, ad esempio.

Come nasce l’idea di un blog?

Tagliatella Tonic” penso sia un nome azzeccato. Italianizzato al punto giusto e folle quanto basta, poichè nessuno prima d’ora si è mai azzardato ad abbinare ad un piatto di tagliatelle fatte in casa, un gin tonic.
insomma,ho preso i due poli opposti ma sempre validi della cucina, sia dietro al banco che tra i fornelli.
Per saperne di più leggete la presentazione del mio blog.

Cosa bolle in pentola?

In questo periodo non sto tanto a pensare al futuro. Questo non significa che io non abbia ambizioni, anzi. Ma cerco di vivere la mia professionalità e la mia crescita personale giorno per giorno, questo anche grazie alla curiosità che mi spinge sempre a fare ricerca e a migliorarmi. Una cosa è certa, vorrei poter collaborare in un futuro non per niente prossimo con uno chef di fama internazionale, magari scrivendo di lui o per lui, abbinando alle sue creazioni i miei drink.

Blog: http://tagliatellatonic.blogspot.it

Twitter: @tagliatonic

Facebook: https://www.facebook.com/Tagliatella-Tonic-1830943910465962/

 

 

Il Premio Internazionale Standout Woman all’artista Bonaria Manca

Il Premio Internazionale Standout Woman all’artista Bonaria Manca

18 aprile 2016 |

Nella meravigliosa cornice di Tuscania, antica cittadina etrusca immersa nella Maremma laziale, la Consigliera di Parità della provincia di Brescia, Anna Maria Gandolfi insieme a Daniela Sanguanini, componente del comitato di valutazione, alla presenza del Sindaco di Tuscania Fabio Bartolacci, hanno consegnato il premio Internazionale Standout Woman Award – edizione 2016 – a Bonaria Manca, un’artista che ha dipinto la sua vita attraverso una forma d’arte unica nel suo genere. Una donna fiera , che ha affrontato le difficoltà della vita a testa alta.

Stefano Pigolotti vicino all'opera dell'artista

Stefano Pigolotti vicino all’opera dell’artista

L’arte di Bonaria non è nuova nel bresciano infatti, nel 2014 l’imprenditore Stefano Pigolotti, seguendone la vita e le opere, decise di sostenere questa straordinaria artista.

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“L’arte di Bonaria è incomparabile, figlia di una forza d’animo degna di una donna fiera, coraggiosa, innovativa e non conformista“ dichiara il Dott. Pigolotti che ha visitato Bonaria Manca nella sua casa museo abbracciando la filosofia di vita, la dignità e il coraggio di questa donna straordinaria.
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È nella sensibilità di capire l’anima dell’imprenditore, miscelata alla grande competenza professionale, che si può individuare un punto di contatto con la delicatezza interpretativa di Bonaria abbinata alla fiera determinazione che connotano l’artista sarda.
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“L’incontro con Bonaria” continua Pigolotti “è stato denso di emozioni, magico direi. Scambiare qualche battuta e condividere le sue illuminazioni artistiche è stato un privilegio. Un regalo che ha ispirato, e ulteriormente motivato, il mio percorso professionale al servizio dell’imprenditoria italiana”L’avvicinamento del mondo delle imprese a quello dell’arte è sicuramente una sfida molto complicata, ma riuscire a vincerla innescherebbe una formula magica che permetterebbe di aumentare, tramite il fascino artistico, il benessere aziendale di ogni impresa generando maggiori performaces” 
Enrico Ballani: professione architetto paesaggista

Enrico Ballani: professione architetto paesaggista

31 marzo 2016 | ,

L’architetto paesaggista è colui si occupa della progettazione di ambienti esterni, unendo competenze tecniche e creatività per valorizzare le potenzialità degli spazi esterni.

Architettura del paesaggio, un settore ancora poco conosciuto in Italia… Qual è la situazione attuale?

Enrico Ballani

Enrico Ballani

La figura professionale dell’architetto paesaggista è ancora poco conosciuta sul territorio italiano. Basta pensare che se chiedessimo ad una persona qualsiasi “a chi si rivolgerebbe per migliorare l’aspetto del proprio giardino?”, la risposta sarebbe sicuramente, il vivaista o il giardiniere. Sicuramente queste figure professionali sapranno riqualificare la vegetazione del giardino, ma non terranno conto dell’ambiente privato o pubblico in cui si trova l’area la riorganizzare e che cosa vi è nei dintorni. La progettazione di un’area non è solo vegetazione, e il buon risultato si ha con il giusto equilibrio di materiali e colori che si uniscono al contesto.

L’Italia in questo campo dimostra di non essere al passo con il resto d’Europa e del mondo, sia che parliamo di verde privato che di verde pubblico. È comunque più facile sentirne parlare nel privato, in quanto, sembra da qualche anno cresciuto l’interesse delle persone nei confronti di professionisti come l’architetto, l’interior design, l’arredatore.

Come si diventa architetto paesaggista?

A oggi sono ancora poche le università Italiane che insegnano questa professione: Firenze, Genova, Torino, Napoli. Io ho scelto di frequentare a Firenze anche per la profonda tradizione artistica insita nella città.

Ma per diventare architetti paesaggisti è sicuramente indispensabile avere una buona immaginazione e tanta creatività, che permettano di vedere il progetto finito già nel momento in cui si ispeziona il sito per la prima volta.

Senza dubbio la formazione superiore all’istituto agrario, e la laurea in Riassetto del Territorio e tutela del paesaggio, hanno facilitato la mia conoscenza delle piante, del loro mantenimento, oltre che del loro utilizzo.

Sono in molti a chiedersi il modo in cui nasce il progetto di un terrazzo o di un giardino. Quali sono i suoi punti di riferimento iniziali?

Il progetto nasce dall’analisi, l’osservazione e la conoscenza del sito. Tutte queste nozioni di base vengono poi elaborate dall’architetto paesaggista con la sua creatività e la conoscenza dei nuovi materiali in commercio. Si creano delle proposte che vengono fatte visionare dal cliente, che potrà indirizzare in altro modo o essere concorde con l’architetto. Naturalmente si cerca sempre di trovare la soluzione migliore per il cliente, ma spesso mi trovo nella posizione di poter consigliare il cliente in modo da utilizzare prodotti e arredi di nuova generazione e soprattutto materiali di lunga durata che avranno un deperimento minimo nel corso del tempo e manterranno il progetto pulito e ordinato a lungo.

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Tanto in città quanto in campagna si vedono sempre più spesso giardini meravigliosi strutturati. Ma chi è il committente-tipo di un paesaggista?

Il committente tipo è colui che riconosce la posizione professionale dell’architetto paesaggista e sa cosa sta cercando, ovvero sa come utilizzerà l’area che ci si presta a riorganizzare, e che giorno dopo giorno se ne prenderà cura. È inoltre colui che si fida dei consigli dell’architetto paesaggista e si confronta con lui per arrivare al risultato migliore. È colui che sa che il giardino non termina nel momento in cui viene consegnato il progetto, ma che lo aiuterà a mantenersi nel tempo. Il giardino, infatti inizierà a vivere nel momento della consegna dei lavori.

È possibile oggi realizzare un terrazzo o un giardino a bassa manutenzione , che richieda poca attenzione da parte del proprietario e che, ad esempio, possa vivere con un minimo di acqua, o che si illumini di notte con poca energia elettrica. Per dirlo con una sola parola: è possibile progettare un terrazzo o un giardino “sostenibili”?

Si è possibile. Oggi in commercio possiamo trovare materiali innovativi e piante autoctone che ne permettono la realizzazione. Legni trattati per esterni, materiali composti in WPC (wood plastic composite), plastiche lavorate che diventano tessuti, metalli e resine per la formazione di sedute, vasche, ecc.. Anche se non dobbiamo dimenticare che un minimo sforzo per la cura del nostro giardino o del nostro terrazzo, dovremmo sempre farlo. Non esiste nessun area verde, se pur sostenibile che non necessiti, anche se magari in minima parte di manutenzione e cura.

Quali sono le novità più interessanti del settore?

Le novità sono i materiale che ogni giorno vengo creati o riproposti come elementi di valore che arricchiscono il progetto stesso. Ma la cosa più caratteristica del momento è l’utilizzo di pareti e tetti verdi che possono trasformare gli spazi in modo più naturale. Trasmettono un maggior senso armonico e distolgono l’attenzione dallo stress quotidiano.

Per concludere, con quanto l’amore per il giardino, per il paesaggio e per la sua professione ha arricchito la sua vita?

L’amore per questo lavoro lo trasmetto al committente ogni qualvolta mi trovo davanti la possibilità di cominciare un lavoro. Sicuramente il fatto di essere cresciuto in campagna ha segnato profondamente il mio amore per la natura e mi ha portato a guardarla con occhi diversi. Gli occhi di chi guarda con la conoscenza e lo studio dalla sua parte, per essere sempre pronti a rinnovarsi, innovarsi e cercare nuove prospettive. I miei studi sono stati una conseguenza prevedibile del modo in cui ho trascorso la mia infanzia, e sicuramente la creatività dei miei genitori ha inconsciamente posto le basi per la mia attività professionale.

Intervista svolta nell’ambito del corso di Interior Design dell’Accademia Telematica Europea

 

Olivetti design Contest: Giovani Designer ripensano le tecnologie del punto vendita

Olivetti design Contest: Giovani Designer ripensano le tecnologie del punto vendita

25 marzo 2016 |

L’incontro al Circolo del design – primo di una serie di appuntamenti in Italia – ripercorrerà il rapporto fra design e innovazione tecnologica – da sempre la cifra del successo di Olivetti – illustrerà il metodo e il processo che hanno condotto all’Olivetti Design Contest e darà voce ai protagonisti e tratterà del rapporto designer/azienza, progetto/prodotto, con un focus sulla difficile relazione tra giovani e imprese, innovazione e tradizione.

olivetti_design_contestQuesta iniziativa riafferma non solo la centralità del design per Olivetti ma anche l’importanza di coinvolgere i giovani e le scuole nei processi creativi propedeutici al lancio di un nuovo prodotto.

Nei fatti un caso concreto ed efficace di open innovation il cui oggetto non è la tecnologia ma i metodi e le suggestioni del design.

“L’iniziativa rinnova la tradizione di grande attenzione per il design che da oltre un secolo Olivetti affianca all’innovazione e alla sperimentazione, nella convinzione che la bellezza sia un driver fondamentale anche per l’industria. L’ampia centralità data ai giovani e le importanti esperienze di collaborazione nell’ambito dell’industrial design ne sono la testimonianza” afferma Riccardo Delleani, Amministratore Delegato di Olivetti.

MERCOLEDÌ 30 MARZO, ore 18:30 – 20:00
OLIVETTI Design Contest: giovani designer ripensano le tecnologie nel punto vendita 

Programma dell’evento:

– Benvenuto (Paolo Maccarrone – Direttore Circolo del Design di Torino)

– La tradizione Olivetti come driver dell’innovazione
(Federica Moroni – Responsabile Institutional & External Relations Olivetti)

– La tradizione olivettiana del design e il suo recupero tramite l’open innovation
(Andrea Granelli – Presidente Associazione Archivio Storico Olivetti)

– Il vissuto del contest da parte dei giovani designer
(Emanuele Cappelli – designer)

– Le testimonianze dei progetti premiati / menzionati
(modera Emanuele Cappelli)

– La cultura progettuale e l’alternanza scuola lavoro
(Pier Paolo Peruccio, Politecnico di Torino)

Per una settimana saranno esposte al Circolo del Design le tavole del concorso e alcuni registratori di cassa storici e di ultima generazione.

Per info: [email protected]

Edoardo Raspelli: vi spiego come si giudica un ristorante

Edoardo Raspelli: vi spiego come si giudica un ristorante

16 marzo 2016 | ,

Incontro oggi in una affollata sala al Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino per un conferenza dal titolo “Informazione Gastronomica e Critica Alberghiera”. Presente come relatore il più celebre critico gastronomico italiano, Edoardo Raspelli, il vice direttore della Stampa Luca Ubaldeschi, il giornalista e amministratore delegato del Centro Congressi dell’unione Industriale di Torino Giancarlo Bonzo, il giornalista della Stampa Rocco Molterni  e il presidente Odg Piemonte Alberto Sinigaglia.

Perché critica alberghiera parlando di Edoardo Raspelli? Perché quando iniziò la sua avventura di critico non esistevano le centinaia di rubriche televisive dedicate ai cuochi, oggi celebrati ed esaltati manco fossero star cinematografiche, tra cui alcune apparizioni  alquanto imbarazzanti. Anzi: non esisteva una cultura della critica gastronomica. Il nostro Raspelli inizia dunque come critico alberghiero.

A ventidue anni  (nel 1971), ci spiega,  viene assunto al Corriere d’Informazione. Il 10 ottobre 1975, su ordine del direttore di allora, Cesare Lanza, dà vita sul quotidiano milanese alle pagine settimanali dedicate ai ristoranti, con la rubrica di stroncature “Il faccino nero”. Questa valse diverse minacce a Raspelli, fino alla consegna di una corona di fiori recante il messaggio «Al nostro caro Edoardo»; Raspelli rispose sull’edizione successiva della rubrica con «Volevo ringraziare chi mi ha mandato la corona di fiori ma anche rassicurarlo: la sua cucina è sicuramente fetente ma non mortale»

Ci racconta di come si occupò di cronaca nera negli anni più cupi del terrorismo (è il primo giornalista ad accorrere sul luogo dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi, il cui ricordo lo turba ancora). Suoi colleghi sono, fra gli altri, Walter Tobagi, Vittorio Feltri, Ferruccio De Bortoli, Massimo Donelli, Gigi Moncalvo, Gian Antonio Stella, Paolo Mereghetti e Gianni Mura.

Nel 1986 (l’anno di fondazione) e per qualche tempo a seguire è stato responsabile del Gambero Rosso, ai tempi supplemento del quotidiano il manifesto, uno dei dirigenti di Guida d’Italia dell’Espresso e della rubrica “Il Goloso”, pubblicata sul settimanale L’Espresso.

Oggi  invece Edoardo Raspelli conduce ogni domenica mattina su Rete 4 il programma Melaverde, che ora va in onda su Canale 5.

Prosegue il suo racconto affermando che in Italia esistono solo due critici di ristoranti (lui stesso e Valerio Massimo Visintin) e nessun critico vinicolo. Il problema è questo enorme florilegio di rubriche, ma anche blog che si sperticano lodando qua e là lo chef di turno senza mai una critica sul cibo. Lui, Raspelli, ci informa che non racconta mai di cuochi ma solo di cibo e accoglienza. Del resto quando uno sceglie un ristorante (e lui si pone come faceva il grande Montanelli al servizio del lettore), nella maggioranza dei casi non lo sceglie per il cuoco, ma perché intende fare bella figura in una cena di lavoro, per una ricorrenza, perché vuole una serata lieta con i propri bambini che possono così scorrazzare in un ampio giardino, o anche solo per l’accoglienza. Ed è proprio su questo che punta Raspelli criticando alcuni ristoranti: alcuni li boccia perché non sanno comunicare e non rispettano il cliente, che è lì per loro e paga un servizio e non viceversa. Non sanno neppure rispondere al telefono. E veniamo alla classifica:

COME SI GIUDICA, PER RASPELLI, UN RISTORANTE

  1. Si parte dall’approccio nel momento in cui si prenota. Normalmente Raspelli non comunica mai il suo nome, sfrutta l’effetto sorpresa. Si presenta con il nome di un amico che poi avverte e poi piomba nel ristorante dove al limite possono riconoscerlo (purtroppo dice sono un personaggio pubblico). Ma badiamo bene: se un ristorante non è preparato, non può farlo all’ultimo momento. C’è purtroppo una celebre guida molto sopravvalutata i cui ispettori (erano 10 e ora sono solo 7)  si fa annunciare ben prima di presentarsi. Non lo trova corretto.
    Per venire al dunque è già dalla prima telefonata che uno dovrebbe accorgersi che c’è qualcosa che non va.
    Driiin:
    “Mmm! Chi è” (con voce assonnata)
    “Pronto, ristorante Pinco Pallo”?
    “Si perché?”
    … come perché, sono un vostro potenziale cliente!
  2. All’ingresso del ristorante: gli odori, i profumi. Raspelli odia quei ristoranti in cui si sentono effluvi di deodoranti chimici. Ci sono invece luoghi dove il solo profumo si trasforma in una stimolazione di piacere del palato.
  3. Arrivi un quarto d’ora prima dell’apertura del Ristorante e ti senti dire “apriamo tra un quarto d’ora, può attendere?” – e tu rimani all’addiaccio, sotto la pioggia con il freddo ecc. ad aspettare fuori. È intollerabile. Ok, sono in anticipo ma sono tuo ospite: non mi fai entrare e aspettare al caldo all’interno?
  4. Sempre l’accoglienza: “il cappotto? Lo può posare lì”. Ok lo sapevo da solo senza che me lo dicesse. I gesti semplici fanno la differenza soprattutto in presenza di signore.
  5. Raspelli non sopporta i locali che si danno delle arie: che ti fanno capire che sei fortunato a essere stato accolto da loro. Ehi! In fondo sono un tuo cliente, alla fine ti pago, datti una calmata!
  6. E poi viene la critica culinaria vera e propria, che secondo Raspelli è molto soggettiva, certo. Ma l’importante è essere sinceri: quando qualcosa non va bisogna dirlo. Raspelli ha collezionato 20 querele per avere espresso un giudizio, vinte tutte. Il diritto di cronaca è un diritto. Raspelli prende le distanze invece in chi critica attraverso alcuni portali web diffamando. Dire ad esempio: “il cibo faceva schifo e ho vomitato per tre giorni” è un reato. Come puoi sapere se hai vomitato per quello che hai mangiato o perché Hai preso freddo, ingurgitato com un pazzo, ecc. se non hai fatto fare una analisi chimica del tuo vomito? Insomma: un critico è corretto, esprime un giudizio ma non agisce mai per ripicca.
  7. E poi un accenno all’abitudine dei ristoranti di preparare anche una settimana prima i prodotti e poi congelarli per essere pronti all’uso. Secondo Raspelli non è una tragedia: l’importante è che si preservi qualità e sapore. Certo, quando era giovane e si recava con la famiglia al ristorante, gli agnolotti venivano sapientemente preparati dalla cuoca uno a uno pochi minuti prima di essere bolliti, dalla pasta  con cui erano stati preparati la mattina. Non si può pensare a un ritmo simile oggi e dunque ben venga la surgelazione che tra l’altro non è l’unico modo di preservare degli ottimi prodotti.

E qui Raspelli fa una piccola digressione: prendiamo ad esempio la Esselunga (non teme di fare nomi e cognomi): le Zuppe di Zerbinati di Acquiterme. La moglie  di Raspelli le compra proprio al celebre supermercato  che ha da anni ha puntato proprio sulla qualità dei suoi prodotti. Beh, queste zuppe  sono così buone e genuine che non si stupirebbe se qualche ristorante ne facesse  uso. E non  farebbe torto secondo lui. Sono zuppe conservate sotto vuoto, senza conservanti. E Respelli, come molti italiani, è un maniaco della lettura dell’etichetta. Anche la grande distribuzione ha puntato dunque sulla qualità, pensiamo poi a marchi come Slowfood ed  Eataly.

Insomma oggi gli italiani preferiscono puntare meno sulla quantità e puntare più sulla qualità.  C’è molta più attenzione che in passato sulla qualità del prodotto e sulla propria salute.

Per finire noi del pubblico poniamo una domanda a Raspelli: siamo a Torino: ci può consigliare due ristoranti che recentemente l’hanno colpita e che consiglierebbe, uno “Top” e uno “Pop”?

Sicuramente Del Cambio, anche se può migliorare l’accoglienza (ci sono tavoli da serie B per intenderci e questo non piace); secondo consigli:  un locale giovane che è l’Emporio Gastronomico. Una vera rivelazione.

Onorificenza presidenziale per chi studia (e combatte) il fenomeno del gioco d’azzardo

Onorificenza presidenziale per chi studia (e combatte) il fenomeno del gioco d’azzardo

22 novembre 2015 |

Solenne cerimonia di consegna delle Onorificenze, conferite con motu proprio dal Presidente della Repubblica, a diciotto “cittadini italiani e stranieri che si sono distinti per atti di eroismo, per il loro impegno nel volontariato, nell’integrazione, nella legalità, nel soccorso e nell’assistenza ai migranti, e a chi si è prodigato a favore dell’inclusione della disabilità, nella promozione della cittadinanza attiva, nel contrasto ai fenomeni di violenza

 

Tra gli insigniti appunto anche il Prof. Fiasco, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nato a Roma nel 1951 è docente di sociologia e specializzato in ricerca e formazione in tema di sicurezza pubblica e di fenomeni socioeconomici (sovra-indebitamento delle famiglie, usura, impatto sociale del gioco d’azzardo legale e illegale), oltre che consulente della Consulta nazionale antiusura e direttore scientifico di Fondazione SDL.
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Ecco quanto scrive il Prof. Maurizio Fiasco sulla sua pagina Facebook 

“È intuibile la profonda emozione per essermi ritrovato in questo gruppo di persone, ciascuna indicata dal Presidente Mattarella per una agenda etico-sociale degli italiani e delle loro istituzioni.Nei giorni precedenti ho ricevuto molti messaggi, telefonate, lettere tutt’altro che scontate. Non sono stati pochi coloro che non vedevo o ascoltavo da anni”.

“Mi hanno onestamente impressionato due particolari delle persone amiche, che ora vorrei ringraziare tutte. In primo luogo l’identificazione, direi vicinanza psicologica, emotiva, morale con qualcosa della mia biografia. Il secondo particolare è aver scoperto che le persone ti osservano, ti valutano, insomma sanno quel che fai, scrivi, esprimi. Siamo comunque avvolti, tutti, da una comunità, anche quando ci sembra silente e forse lontana. Non è così, l’ho scoperto con gioia in questa occasione inaspettata. Grazie davvero a tutti”.

Il video della cerimonia della Presidenza della Repubblica italiana 


Si ringrazia la società SDL Centrostudi per averci fornito il materiale video-documentale. 

 

“La Nostra Storia in Piazza”: interviste di 22 cittadini lanzesi

22 novembre 2015 |

Prende forma, dopo due anni di intenso lavoro, il libro “La Nostra Storia in Piazza” di Vitaliano Alessio Stefanoni, giornalista e dirigente della CNA Torino che nel luglio del 2013 ha raccolto le interviste di 22 cittadini lanzesi per testimoniare altrettante storie di vita vissuta.

La nostra storia in piazza

Sollecitato dalle celebrazioni dei 35 anni del Comitato Ponte del Diavolo che oggi edita questa pubblicazione di 176 pagine con un ricco corredo fotografico di immagini d’epoca minuziosamente raccolte e digitalizzate, Stefanoni ha condotto per cinque mesi, tra luglio e novembre 2013, un ciclo di interviste in piazza Gallenga, presso il bar Chaplin e in alcuni casi direttamente a casa di alcuni testimoni che per la loro veneranda età rappresentano dei veri e propri giacimenti di storia locale. Interviste alle quali sono seguite scrupolose ricerche presso l’Archivio di Stato di Torino e l’Archivio Storico delle Valli di Lanzo e dalle quali sono emerse inedite scoperte storiche sulla città di Lanzo, come la presenza di un forno comunale per il pane in piazza Gallenga e la prima sede del Municipio di Lanzo Torinese.

Le famiglie coinvolte nella pubblicazione sono le seguenti: Famiglia Tosatto, Famiglia Gastaldello, Famiglia Geninatti-Stefanoni, Giulio Petrino, Famiglia Bellezza, Luisa Bonaudo, Maria Rosa Canova, Paola Peracchione, Anna Maria Vietti, Irma Aiola, Famiglia Cabodi’ Valeria Rolando, Famiglia Borla-Fornara, Famiglia Acuto, Famiglia Rapelli, Alma Bosio, Luisa Peroglio, Famiglia Albert, Pia Beltramo, Mario Tassetti, Adriano Spandre, Famiglia Balbo.

Ciascuno, con il proprio racconto, ha contribuito a ricostruire un pezzo della storia recente della comunità di Lanzo, spingendosi in alcuni casi a ricostruire vicende risalenti fino alla metà dell’Ottocento. Storie legate al mercato di Lanzo che fino alla metà degli anni Ottanta del Novecento si svolgeva proprio in piazza Gallenga, ma anche storie di lavoro, racconti di operai che da piazza Gallenga transitavano ogni giorno per recarsi al Cotonificio oppure al vecchio l’Ospedale Mauriziano e storie di artigiani e commercianti che spesso per generazioni hanno avuto una bottega o un pubblico esercizio con affaccio sulla piazza.

Grazie alla volontà del Presidente Giovanni Rapelli e di tutto il direttivo del Comitato Ponte del Diavolo queste testimonianze di vita vissuta vengono ora consegnate ai posteri, contribuendo in modo concreto a difendere un patrimonio di oralità popolare che avrebbe altrimenti quasi certamente rischiato di andare perduto.

Come ricorda Giovanni Rapelli, “il volume è stato dedicato alla memoria di Ester Borla-Fornara, indimenticabile promotrice dell’Arte popolana lanzese, deceduta prima di poterlo vedere stampato, a cui verrà presto anche dedicato il Museo del tessile di Lanzo in via San Giovanni Bosco per la cui creazione tanto si era spesa durante la sua vita”. Il volume è anche dedicato alla memoria di altri due lanzesi intervistati nel libro, il ragionier Enrico Tosatto e Romana Gastaldello.

“Considero questo volume non un punto di arrivo ma un punto di partenza e in tal senso mi rendo da subito disponibile a raccogliere altre testimonianze rilevanti di cittadini lanzesi che ritengono di conoscere aneddoti e storie interessanti sul nostro recente passato” dichiara Stefanoni.

NOTE STORICHE DEGNE DI RILIEVO

Alessio Stefanoni

Alessio Stefanoni

In piazza Gallenga aprì la prima farmacia di Lanzo (dal 1699, famiglia Barberis – è la stessa farmacia che oggi è in via Cibrario), ma anche la prima sede del mercato (dal 1219, per volontà del Vescovo di Torino) e la prima sede del Municipio (1780). Scoperta anche la costruzione nel 1776 di un forno della comunità di cui rimangono alcune tracce nello storico pastificio Bellezza-Rapelli di piazza Gallenga

Senza troppo svelare i contenuti del volume che verrà presentato in anteprima assoluta il prossimo 14 novembre a Lanzo, si anticipano alcune piccole scoperte storiche compiute dall’autore a seguito delle interviste a 22 famiglie lanzesi e alle ricerche in archivio che sono seguite.

La costruzione di un forno comunale per la produzione del pane è documentata in un faldone impolverato nell’Archivio Valli di Lanzo sito nel Municipio di Lanzo Torinese. Sono contenute le viste in pianta del progetto e un documento in cui la gestione del forno viene assegnata (con diritto di trasmissione agli eredi) a quattro panatari. Il forno aveva sede al piano primo dell’edificio dell’attuale pastificio Bellezza-Rapelli. Lo si è desunto dalla posizione di un antico pozzo ed in particolare dalla botola in pietra che dal primo piano consentiva tramite un argano di captare l’acqua dalla bozza del posso sita al piano sottostante.

Da una nota della celebre storia di Lanzo di Leopoldo Usseglio emerge infine che quella che oggi è la sede del Comitato Ponte del diavolo e che per svariate generazioni è stata usata come macelleria con annessa abitazione è stata la prima sede del Municipio di Lanzo (la scoperta è da attribuirsi al compianto ragionier Enrico Tosatto che mi indusse con una sua dichiarazione ad indagare in questa direzione). Secondo l’Usseglio, il 18 aprile 1780 il comune acquista due camere e una bottega da un certo Pietro Gaccio per dotarsi della sua prima sede).

Per contattare l’autore: [email protected]

Arte culinaria e letteraria, un connubio proposto da G Ristorante Italiano

Arte culinaria e letteraria, un connubio proposto da G Ristorante Italiano

17 novembre 2015 |

 

Venerdì 27 novembre a raccontare il suo ultimo romanzo Non Avere Paura, Parallelo45 Edizioni, sarà Carmelo Cossa, un uomo che di paura non ne ha mai avuta.L’autore in giovane età ha lasciato la provincia salernitana per trasferirsi a Torino, dove ha visto crescere la sua piccola impresa, fino a farla diventare un’azienda all’avanguardia nel campo dell’automazione industriale.
Da sempre appassionato di scrittura, ha raggiunto il proprio sogno di vedere le sue opere stampate.
 
Non Avere Paura, è la sua quarta pubblicazione, grazie alla quale sta ricevendo numerosi riconoscimenti e successi da parte di pubblico e critica.La presentazione dell’opera sarà adagiata in una cornice gastronomica stellata, realizzata da Diego Rigotti, uno degli chef stellati più giovani in Italia, in questo mondo verrà celebrato nel migliore dei modi il connubio tra letteratura e gastronomia.

 

 

Grande successo al Convegno “L’usura nella banca e della banca”

Grande successo al Convegno “L’usura nella banca e della banca”

25 ottobre 2015 |

È stato un grande successo l’evento formativo che si è svolto al Teatro del Casinò di Sanremo, dedicato ad un tema tanto attuale quanto scottante, l’usura nella banca e della banca.

La sala era stracolma, a dimostrazione del fatto che l’argomento è di grande importanza e richiamo per i professionisti del settore e non solo, giunti a Sanremo da tutta Italia.

sdl_centrostudiUn evento trasversale, organizzato da più Ordini territoriali di professionisti della provincia di Imperia: il Consiglio di Imperia dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, l’Unione provinciale di Imperia dell’ANCL-SU (Associazione nazionale dei Consulenti del lavoro), l’Ordine degli Avvocati di Imperia, l’Ordine dei Dottori commercialistie degli Esperti contabili di Imperia e di Sanremo e l’Istituto nazionale dei Revisori legali.

Il seminario, che vanta il patrocinio del Comune di Sanremo, è stato progettato in collaborazione con la Fondazione SDL (per l’educazione finanziaria delle imprese e per gli studi aziendali) che, dopo quattro anni di intensa attività, diffonde oggi i primi dati statistici ottenuti dall’analisi di più di 170.000 rapporti bancari e finanziari.

Si tratta di 46.887 conti correnti in capo a 14.000 imprese, per un complesso di 125.000 unità di occupati. Le fenomenologie studiate riguardano l’usura oggettiva, l’usura soggettiva e l’anatocismo nei valori dei trimestri. Secondo lo studio emerge un fenomeno “imponente e devastante” sottolineano gli autori.

Il “99%” dei conti correnti presentano anomalie, il 71 % presenta usura (tassi di interesse superiori alla soglia di usura), ogni 100 euro pagati alla banca per “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito” un’alta percentuale non era dovuta sul campione l’84% delle aziende sono ancora attive e possono salvarsi dalla crisi.
Di seguito un video del TG3 dello studio presentato a Firenze. 
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“In estrema sintesi – sottolineano da SDL Centrostudi – la crisi finanziario economica, mentre provoca acuta sofferenza nelle famiglie e nelle imprese, attiva inaccettabili comportamenti di ‘business sulle difficoltà’, con aggressioni al patrimonio industriale, artigianale, agricolo e dei servizi che connota il tradizionale corpo produttivo dell’Italia”
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Serafino Di Loreto

Avv. Serafino Di Loreto

Il Presidente della Fondazione SDL, Avv. Serafino Di Loreto, il legale esperto per Fondazione SDL Michele Rondinelli, il legale esperto per l’Istituto nazionale dei Revisori legali Giovanni Cinque e il consulente SDL Giulio Biondi – coordinati e moderati dal Presidente dell’ANCL di Imperia Secondo Sandiano – sono chiamati ad illustrare come tutelare e tutelarsi nei confronti di anomalie bancarie (anatocismo e usura sui conti correnti), irregolarità fiscali (atti impositivi, quali cartelle esattoriali) e anomalie finanziarie (derivati, swap, mutui, leasing).

Tra i professionisti che hanno partecipato alla discussione  anche il Presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro di Imperia Francesco Cerqueti, il Presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Sanremo Giuseppe La Rocca e il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Imperia Maurizio Novaro.

La partecipazione al seminario, gratuita, ha consentito ai presenti di acquisire 4 crediti ai fini della formazione professionale obbligatoria di Consulenti del lavoro, Commercialisti ed Avvocati.

Convegno “L’usura nella Banca e della Banca”

Convegno “L’usura nella Banca e della Banca”

23 ottobre 2015 |
Venerdì 23 ottobre 2015 al Teatro del Casinò di Sanremo si svolgerà il convegno di rilevanza nazionale ‘L’usura nella banca e della banca’, dedicato ad un tema di grande attualità e rilevanza.
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sdl centrostudi“L’evento è organizzato dagli Ordini territoriali della Provincia di Imperia dei Consulenti del lavoro, degli Avvocati, dei Dottori commercialisti e dei Revisori contabili con la Fondazione SDL (per l’educazione finanziaria delle imprese e per gli studi aziendali).
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Illustri personalità – fra cui il Prof. Avv. Serafino di Loreto, il Prof. Avv. Michele Rondinelli e l’Avv. Giovanni Cinque – illustreranno come tutelare e tutelarsi nei confronti di anomalie bancarie (anatocismo e usura sui conti correnti), irregolarità fiscali (atti impositivi, es. cartelle esattoriali) e anomalie finanziarie (derivati, swap, mutui, leasing)”.
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Per informazioni:  www.sdlcentrostudi.it – numero verde 800 189808

Università Popolare degli Studi di Milano: a Expo per il primo corso di “Interior Design Ecosostenibile”

Università Popolare degli Studi di Milano: a Expo per il primo corso di “Interior Design Ecosostenibile”

21 ottobre 2015 |

La sostenibilità rappresenta un elemento centrale, un valore trasversale che permea la manifestazione dell’Expo a partire dal tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, che si proietta nella prospettiva di un futuro sostenibile del pianeta e della società.

Expo Università Popolare degli Studi di Milano
In questo filone si inserisce e viene presentato il nuovo corso di studi in Interior Design Ecosostenibile dell’Università Popolare degli Studi di Milano, che partirà durante l’anno accademico 2015-2016 e che è il risultato di un processo integrato tra design, architettura e urbanistica. La presentazione avverrà durante l’incontro organizzato dalla Fondazione Sorella Natura al Padiglione Lombardia, Expo alle ore 16 del 23 ottobre 2015 alla presenza dell’Assessore, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, Valentina Aprea e del Presidente Commissione Industria, Ricerca Energia del Parlamento Europeo On. Patrizia Toia.

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All’evento parteciperanno in qualità di relatori: Franco Cotana, professore ordinario del Dip. di ingegneria dell’Università di Perugia, Edoardo Croci, coordinatore Osservatorio Green Economy IEFE – Università Bocconi, Francesco de Sanctis, già direttore Generale U.S.R. Lombardia del MIUR, MariaPia Garavaglia, presidente Comitato Femminile fondazione Sorella Natura, Alberto Giochetti, Dirigente Confederazione Italiana Agricoltori,  Stefania Proietti, V. Presidente Fondazione Sorella Natura.

Gli interventi saranno moderati da Roberto Leoni, Presidente Fondazione Sorella Natura.

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IL CORSO “INTERIOR DESIGN ECOSOSTENIBILE”

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Dalla progettazione di piccoli oggetti di utilizzo quotidiano alla realizzazioni di aree urbane, il design sostenibile trova applicazioni in numerosi settori: architettura, architettura del paesaggio, design urbano, progettazione urbanistica, ingegneria, graphic design, industrial design, interior design e fashion design. L’obiettivo del design sostenibile è l’eliminazione o la riduzione degli effetti negativi sull’ambiente nella produzione industriale, attraverso una progettazione attenta alle tematiche ambientali. Attraverso l’utilizzo di risorse, materiali e processi produttivi rinnovabili, si ottiene un minor impatto nell’ambiente naturale.

L’Università Popolare di Milano è convenzionata con il MINISTERO DELLA DIFESA, Roma, Centro di Alti Studi per la difesa e per stage in sede. È confederata e accreditata presso la CNUPI www.cnupi.it confederazione nazionale delle Università Popolari Italiane (Università Popolare di Milano sulla Gazzetta Ufficiale).

.Il corso, della durata annuale, con possibilità full immersion intensivo in sei mesi, è rivolto a chiunque intenda intraprendere una carriera come interior designer con conoscenze nell’ecosostenibilità dei materiali e dei processi e intenda farlo in un tempo extralavorativo, grazie alla frequenza flessibile (aula / teledidattica) che consente di acquisire tutte le competenze necessarie. Tutto il corso, compresi i seminari, potrà essere seguito nelle aule di Torino e Milano oppure facoltativamente per via teledidattica a distanza.

Partecipa all’evento, in qualità di sponsor tecnico anche SuperMoney, unico comparatore di tariffe in Italia accreditato dall’AGCOM. Il risparmio e l’uso razionale delle risorse, soprattutto in ambito energetico, rappresentano infatti i valori alla base della mission aziendale. Per queste ragioni SuperMoney affianca quotidianamente gli utenti, aiutandoli a compiere delle scelte consapevoli e in linea con le proprie esigenze attraverso degli strumenti efficaci e affidabili, ed un’intensa attività editoriale. In questo modo SuperMoney riesce a garantire ottime prospettive di risparmio e una maggiore tutela dei diritti dei consumatori.

Neò, natura su misura, studio di progettazione di ambienti paesaggistici, collaborazioni per con- corsi, servizi di manutenzione del verde, fornirà parte della docenza progettuale del corso.

Grazie a un patrocinio CNA, nelle sedi territoriali di Torino e Lombardia, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, il candidato che abbia completato il corso avrà diritto di usufruire di una consulenza gratuita per l’avvio della attività professionale e possibilità da parte degli iscritti di accedere all’uso di “ecom” la piattaforma di Ecommerce della CNA  a condizioni estremamente vantaggiose per i soci, e aprire una propria attività di vendita online.

I prestiti senza busta paga esistono, ma a quali condizioni?

I prestiti senza busta paga esistono, ma a quali condizioni?

17 ottobre 2015 |

Prima di richiedere dei prestiti senza busta meglio valutare le garanzie richieste e i rischi previsti in caso di mancato pagamento

prestitiI prestiti senza busta paga consentono anche a coloro che non hanno una posizione lavorativa stabile di ottenere la liquidità richiesta. Questa particolare soluzione è quindi ideale anche per le casalinghe, i lavoratori autonomi o “in nero”, gli studenti e tutti quelli che hanno la propria busta paga “impegnata” in altri finanziamenti. Per chi fosse interessato a valutare le condizioni di questa particolare tipologia di prestiti (che oseremmo definire “mitologica”), consigliamo la lettura della guida sui prestiti senza busta paga realizzata dagli esperti di SuperMoney: mette in luce tutti i punti chiave a cui prestare particolare attenzione prima di buttarsi in una richiesta di prestiti senza busta paga.

Un altro modo per compiere delle scelte consapevoli, e non dover poi affrontare delle spiacevoli conseguenze, potrebbe essere leggere le guide per i consumatori della Banca d’Italia. Si tratta di un valido strumento pensato per informare i consumatori e guidarli nella scelta delle varie soluzioni offerte dal mercato creditizio. In questo articolo cercheremo di fornirvi qualche consiglio e spiegarvi per bene quali sono le condizioni e i requisiti richiesti per accedere a questa particolare formula di finanziamento.

Prestiti senza busta paga: come funzionano esattamente?

Il primo elemento da chiarire riguarda l’importo, infatti con i prestiti senza busta paga è possibile ottenere l’erogazione di importi ridotti, che nella maggior parte dei casi non superano i 5.000 euro. Data la particolare situazione finanziaria dei richiedenti, nessuna banca sarà mai disposta ad erogare delle somme particolarmente alte senza avere l’assoluta certezza della restituzione dell’importo erogato, secondo i tempi e le modalità concordate.

Ciò vuol dire che per ottenere la cifra richiesta bisognerà fornire alla banca o all’istituto di credito prescelto delle garanzie alternative. Vediamo quali sono le più diffuse:

– un garante, ovvero una persona dotata di una posizione finanziaria stabile e affidabile, che si impegnerà a rimborsare la rata o l’importo erogato rimanente in caso di necessità;

pagamento con rate cambiali. Nel caso di ritardi o di mancato pagamento, la banca potrà pignorare i beni del richiedente per un valore pari a quello delle rate non pagate, senza nemmeno bisogno di una sentenza di condanna;

pegno, ovvero usare i propri beni – come ad esempio gioielli – a garanzia del credito concesso;

modello Unico, una soluzione utile solo per i lavoratori autonomi che potrebbe sostituire la busta paga, dimostrando così di avere avuto entrate più o meno regolari nel corso degli ultimi anni.

rendite alternative, come ad esempio gli assegni di mantenimento percepiti dall’ex coniuge o dei piccoli capitali investiti che generano rendimenti costanti.

Si tratta di una soluzione conveniente?

I prestiti senza busta paga non rientrano di certo tra le soluzioni di finanziamento più convenienti. Infatti, avendo un tasso di rischio piuttosto alto, la maggior parte delle banche applica dei tassi di interesse più elevati rispetto a quelli previsti per un lavoratore dipendente. Inoltre, non mancano i casi in cui istituti di credito “poco seri” propongano dei tassi da livelli usurai, sfruttando così la disperazione dei richiedenti, che spesso spinti dalla necessità, accettano le condizioni proposte. Per questa ragione, consigliamo ai nostri lettori di informarsi e valutare con attenzione le condizioni proposte prima di sottoscrivere qualunque contratto.