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Esistono modi e modi di fare informazione. Esistono la cronaca nera, la cronaca rosa, il trash e la video-notizia, e poi esistono i linguaggi e i canali di diffusione, quella zona grigia in cui si annida la maggior parte dei problemi della comunicazione contemporanea.

Il mondo del giornalismo si sta avviando verso una rapida e inarrestabile debacle, soprattutto da un punto di vista contenutistico: non è raro, infatti, ritrovarsi l’homepage di Facebook e degli altri social network invasa da notizie di poco conto alle quali gli utenti impongono sempre i soliti commenti di disapprovazione. Ed è normale, visto che troppo spesso i quotidiani più affermati del paese rinnegano la loro mission di partenza per dedicarsi ad altro.

In questo scenario quasi apocalittico si sta facendo strada una realtà editoriale che muove dal Sud Italia, da Napoli, per essere precisi. È la svolta pop dell’informazione, o meglio, la svolta POOOP. Tre giovani menti alla base del progetto, tre persone che hanno messo in gioco le loro capacità spesso riconosciute solo sulla carta attraverso un portale che non ha la pretesa di ergersi a medium totemico dal quale diffondere il verbo.

Collegandosi al sito www.pooop.it si scopre un filtro analitico della realtà che guarda al mondo con il distacco di chi, quel mondo, lo vive e lo subisce quotidianamente, un’arma di difesa nel mare magnum dell’overload informativo tipico dei nostri tempi.

La qualità, prima della quantità, la stessa che si legge nelle notizie trattate dai contributor che hanno scelto e proposto le loro eccellenti penne, o in questo caso tastiere, a favore della causa di Pooop.
Sull’editoriale del magazine si legge,Pooop.it intende occupare lo spazio che i media hanno lasciato vacante per lungo tempo, la parentesi ideale tra Repubblica e Novella2000, tra il trash e il buongusto, l’osservatorio critico che volge lo sguardo alla realtà senza alterarla, senza sovrastrutture o sensazionalismi, servendosi degli strumenti contemporanei e delle lezioni ereditate dal giornalismo propriamente detto”. Una premessa che i risultati e i contenuti visibili sino ad oggi non hanno tradito.

Tutto inizia dal sodalizio dapprima umano e poi professionale di Mario Mosca, Laura Olivazzi e Antonio Ruoto, tre giovani laureati in Scienze della Comunicazione che hanno deciso di portare la loro formazione ad un livello successivo.

“La verità è che ci siamo stancati di sentirci dire soltanto “bravi!”, quando la nostra bravura, seppur declamata, non è mai stata concretamente riconosciuta”, nota Laura Olivazzi, “la mia non è presunzione, è consapevolezza: basta leggere qualche take d’agenzia per rendersi conto che questo lavoro è stato affidato per troppo tempo a chi non ci mette neanche un po’ di passione”. Il design del portale è dinamico e raffinato, consente una rapida consultazione delle notizie oltre ad essere una piacevole scoperta per lo sguardo, “Linee pulite. Nessun eccesso. Un buon design è sempre trasparente rispetto al contenuto”, chiarisce Antonio Ruoto, Art Director di POOOP magazine, offrendo una sintesi perfetta della struttura su cui si muove l’intero progetto, mai invasivo o invadente, l’aggettivo giusto da attribuirgli è intrigante. Attualmente POOOP magazine conta oltre 11.000 follower su Twitter e più di 10.000 fan su Facebook (al momento in cui scriviamo), numeri che nell’era dei social parlano chiaro, "Oggi un media digitale non può esimersi dallo sfruttare le opportunità che offrono i social network”, commenta Mario Mosca, “La risposta che abbiamo avuto in questa fase iniziale ci conferma che con progettualità e lungimiranza si può arrivare molto lontano".

Esistono modi e modi di fare informazione. Esistono la cronaca nera, la cronaca rosa, il trash e la video-notizia, e poi esistono i linguaggi e i canali di diffusione, quella zona grigia in cui si annida la maggior parte dei problemi della comunicazione contemporanea.

Il mondo del giornalismo si sta avviando verso una rapida e inarrestabile debacle, soprattutto da un punto di vista contenutistico: non è raro, infatti, ritrovarsi l’homepage di Facebook e degli altri social network invasa da notizie di poco conto alle quali gli utenti impongono sempre i soliti commenti di disapprovazione. Ed è normale, visto che troppo spesso i quotidiani più affermati del paese rinnegano la loro mission di partenza per dedicarsi ad altro.

In questo scenario quasi apocalittico si sta facendo strada una realtà editoriale che muove dal Sud Italia, da Napoli, per essere precisi. È la svolta pop dell’informazione, o meglio, la svolta POOOP. Tre giovani menti alla base del progetto, tre persone che hanno messo in gioco le loro capacità spesso riconosciute solo sulla carta attraverso un portale che non ha la pretesa di ergersi a medium totemico dal quale diffondere il verbo.

Collegandosi al sito www.pooop.it si scopre un filtro analitico della realtà che guarda al mondo con il distacco di chi, quel mondo, lo vive e lo subisce quotidianamente, un’arma di difesa nel mare magnum dell’overload informativo tipico dei nostri tempi.

La qualità, prima della quantità, la stessa che si legge nelle notizie trattate dai contributor che hanno scelto e proposto le loro eccellenti penne, o in questo caso tastiere, a favore della causa di Pooop.
Sull’editoriale del magazine si legge,Pooop.it intende occupare lo spazio che i media hanno lasciato vacante per lungo tempo, la parentesi ideale tra Repubblica e Novella2000, tra il trash e il buongusto, l’osservatorio critico che volge lo sguardo alla realtà senza alterarla, senza sovrastrutture o sensazionalismi, servendosi degli strumenti contemporanei e delle lezioni ereditate dal giornalismo propriamente detto”. Una premessa che i risultati e i contenuti visibili sino ad oggi non hanno tradito.

Tutto inizia dal sodalizio dapprima umano e poi professionale di Mario Mosca, Laura Olivazzi e Antonio Ruoto, tre giovani laureati in Scienze della Comunicazione che hanno deciso di portare la loro formazione ad un livello successivo.

“La verità è che ci siamo stancati di sentirci dire soltanto “bravi!”, quando la nostra bravura, seppur declamata, non è mai stata concretamente riconosciuta”, nota Laura Olivazzi, “la mia non è presunzione, è consapevolezza: basta leggere qualche take d’agenzia per rendersi conto che questo lavoro è stato affidato per troppo tempo a chi non ci mette neanche un po’ di passione”. Il design del portale è dinamico e raffinato, consente una rapida consultazione delle notizie oltre ad essere una piacevole scoperta per lo sguardo, “Linee pulite. Nessun eccesso. Un buon design è sempre trasparente rispetto al contenuto”, chiarisce Antonio Ruoto, Art Director di POOOP magazine, offrendo una sintesi perfetta della struttura su cui si muove l’intero progetto, mai invasivo o invadente, l’aggettivo giusto da attribuirgli è intrigante. Attualmente POOOP magazine conta oltre 11.000 follower su Twitter e più di 10.000 fan su Facebook (al momento in cui scriviamo), numeri che nell’era dei social parlano chiaro, “Oggi un media digitale non può esimersi dallo sfruttare le opportunità che offrono i social network”, commenta Mario Mosca, “La risposta che abbiamo avuto in questa fase iniziale ci conferma che con progettualità e lungimiranza si può arrivare molto lontano”.

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