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12 settembre 2011 |

La Way Assauto è stata la più importante fabbrica dell’astigiano, arrivando a impiegare quasi 3000 lavoratori prima dell’inizio del lento declino di cui sono stati vittima gli ultimi 238 lavoratori e protagonisti amministratori indagati, politici ingessati, ladri di rame, compratori cinesi. Anche Babbo Natale ha infierito sui lavoratori, consegnandogli come strenna la notifica del fallimento.

Immagine tratta dalla rete Internet

operai della Way Assauto di Asti in corteo

La chiamavano “la Fiat di Asti” perché gli astigiani sono gente modesta per natura, ma il conto era sbagliato. Perché a metà degli anni Cinquanta gli impiegati alla Waya erano circa 2500 su una popolazione di 50 mila residenti, mentre, in quegli stessi anni, gli operai della Fiat erano 71mila su 820 mila. Altri tempi, altre storie. Storie di sviluppo industriale, di produzione, di fabbriche dell’indotto tanto grandi da essere considerate un vanto per tutto il territorio. Poi le storie hanno virato verso il solito declino da società post-industriale, aggravato in questo caso da voci poco rassicuranti sulla presenza di materiali inquinanti nel sottosuolo dello stabilimento di via Antica Cittadella che dovrà necessariamente essere sottoposto a una costosa bonifica. Senza mai domandarsi in quali condizione di salute risultino essere i 248 lavoratori superstiti. (altro…)