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Pane o Diritti: appuntamenti di sabato 21 aprile

Pane o Diritti: appuntamenti di sabato 21 aprile

20 aprile 2012 |

Equal Pay Day - Torino 2012Segnalo alcuni appuntamenti che si terranno nei prossimi giorni a Torino e possono rivelarsi d’interesse per i lettori di Pane o Diritti.

Stesso stipendio per lo stesso lavoro. Dopo aver subìto un rinvio a causa del mal tempo questa volta ci siamo: sabato 21 aprile in piazza Carlo Alberto dalle 9 alle 18 si terrà l’Equal Pay Day, iniziativa mirata a sostenere la parità retributiva delle donne, in Italia e in Europa. In Italia le donne guadagnano in media il 17% in meno degli uomini, una situazione imbarazzante, prima ancora che insostenibile per un Paese che vuole definirsi civile, che può e deve essere combattuta attraverso l’aumento della consapevolezza e la creazione di una mobilitazione che consenta di trasformare il divario salariale attualmente sommerso in un argomento di pubblico interesse con il preciso obiettivo di ridurre fino a farla sparire questa forma di discriminazione.

Il lavoro, i diritti: il punto della situazione sulla riforma del mercato del lavoro è invece il tema del dibattito moderato da  Paola Bragantini, Segretario del Partito Democratico di Torino e previsto sabato 21 aprile alle ore 9.30 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di via Modane 16. Introduce Piercarlo Ravazzi, Professore di Economia Politica e conclude Cesare Damiano, Capogruppo Pd Commissione Lavoro. Sono stati invitati i Segretari di Cgil, Cisl e Uil.

Alla stessa ora le 9,30, al Politecnico di Torino si terrà un incontro tra precari, disoccupati e lavoratori impegnati nella ricerca dei nodi prioritari sul “che fare” in vista della realizzazione di un percorso di costruzione verso un confronto e un collegamento stabile e in grado di accumulare forze e scambiare esperienze. Tra gli organizzatori, alcuni fondatori di Alato e del Collettivo Fiat Mirafiori

La Cub, infine, annuncia la presenza di un suo presidio al Teatro Nuovo, in Corso Massimo D’Azeglio 17 in concomitanza con l’incontro che vedrà la partecipazione dei ministri Elsa Fornero (Lavoro e Politiche Sociali) e Francesco Profumo (Istruzione, Università e Ricerca).

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Karaoke

27 marzo 2012 |

Sale e Pepe Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

«… ci sono la nostra estrema debolezza e la nostra povertà alla base di tutto, perché se noi ora stessimo meglio il padrone italiano non sarebbe venuto qui, e noi non avremmo accettato un salario di 200 euro al mese».
Radoslav Delic, segretario generale del Samostalni (il sindacato delle aziende dell’ex gruppo Zastava), risponde alle domande di Raika Veljovica, “Ci hanno affamato, ora ci ricattano” – 26 luglio 2010

«Diamo da mangiare a chiunque ce lo chieda – ci spiega una volontaria addetta alla preparazione del sugo – sono tantissimi gli ateniesi che non riescono a comprare il minimo per la sopravvivenza».
Calda e Della Longa, “Ve lo diciamo noi greci: finché non vedete i negozi chiusi non siete in crisi” – 26 marzo 2012

«Il problema del lavoro in Italia è la mancanza di lavoro. Il problema è della domanda e noi stiamo qui a discutere dell’offerta!».
Pierre Carniti, grande vecchio del sindacalismo italiano, risponde alle domande di Gad Lerner nel corso della trasmissione L’infedele – 23 marzo 2012

“Quando mai un banchiere ha fatto gli interessi dei meno abbienti?”.
Gianfranco Modolo, “Traballa, traballa, traballa ma non cade” – 27 marzo 2012

Infinito

19 marzo 2012 |

Sale e Pepe Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

«La grande differenza tra la Germania e l’Italia è che il datore di lavoro e il dipendente licenziato si accordano nel 95 per cento dei casi per un indennizzo che viene valutato in base all’ anzianità del lavoratore: al massimo un mese di stipendio per ogni anno trascorso in azienda, che è molto meno di quanto questo indennizzo viene calcolato in altri Paesi europei».
Jochen Homburg, dirigente del sindacato dei metalmeccanici Ig Metall, risponde alle domande del corrispondente da Berlino, “Indennizzi e Tutele, il Modello Tedesco” – 13 marzo 2012

Ma insomma, in Germania è più facile licenziare oppure no?
«No. Anzi, se il licenziamento è dichiarato illegittimo, molto spesso il giudice ordina il reintegro del lavoratore. L’indennizzo in denaro è un eccezione, piuttosto che la regola».
Pietro De Biasi, direttore delle risorse umane del Gruppo Riva, risponde alle domande di Andrea Telara, “Lavoro e articolo 18: vi spiego io perché il modello tedesco funziona” – 16 marzo 2012

«Non possiamo andare avanti a discutere all’infinito».
Elsa Maria Fornero, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, risponde alle domande di Fabio Fazio nel corso della trasmissione “Che tempo che fa” – 18 marzo 2012

“Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima”
Albert Einstein, precario della Ricerca.

Salve, sono Mario Rossi e sono stato licenziato con la riforma Fornero

15 marzo 2012 |

Mi chiamo Mario Rossi e sono un impegato di 50 anni come tanti. Guadagno 2 mila euro lordi al mese. E ho perso il posto di lavoro. Proprio ora che è entrata in vigore la riforma del mercato firmata dal Governo Monti. E ora, cosa mi accadrà?

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Dimissioni in bianco

Dimissioni in bianco

31 dicembre 2011 |

Siti, blog, gruppi Facebook, petizioni online, lettere inviate al nuovo ministro del Lavoro Elsa Fornero. Su internet, cresce la mobilitazione per ripristinare la legge 188/2007 contro le dimissioni in bianco, una norma cancellata dall’ex ministro Sacconi che prevedeva l’uso di moduli numerati validi al massimo 15 giorni per presentare dimissioni volontarie.

L’obiettivo era quello di impedire la firma, al momento dell’assunzione, di lettere di licenziamento senza data, da usare come arma di ricatto o come uno strumento per sbarazzarsi delle donne incinte aggirando le leggi che tutelano la maternità. Le dimissioni in bianco sono illegali, e per questo è difficile fare una stima precisa del fenomeno.

I dati più attendibili sono quelli presentati nell’ultimo Rapporto Annuale dell’Istat. La fotografia dell’Istituto Nazionale di Statistica rivela che sono 800mila le donne che hanno lasciato il lavoro prima di diventare madri. Ma si tratta forse di un fenomeno legato al passato? Assolutamente no. (altro…)