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27 marzo 2012 |

Sale e Pepe Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

«… ci sono la nostra estrema debolezza e la nostra povertà alla base di tutto, perché se noi ora stessimo meglio il padrone italiano non sarebbe venuto qui, e noi non avremmo accettato un salario di 200 euro al mese».
Radoslav Delic, segretario generale del Samostalni (il sindacato delle aziende dell’ex gruppo Zastava), risponde alle domande di Raika Veljovica, “Ci hanno affamato, ora ci ricattano” – 26 luglio 2010

«Diamo da mangiare a chiunque ce lo chieda – ci spiega una volontaria addetta alla preparazione del sugo – sono tantissimi gli ateniesi che non riescono a comprare il minimo per la sopravvivenza».
Calda e Della Longa, “Ve lo diciamo noi greci: finché non vedete i negozi chiusi non siete in crisi” – 26 marzo 2012

«Il problema del lavoro in Italia è la mancanza di lavoro. Il problema è della domanda e noi stiamo qui a discutere dell’offerta!».
Pierre Carniti, grande vecchio del sindacalismo italiano, risponde alle domande di Gad Lerner nel corso della trasmissione L’infedele – 23 marzo 2012

“Quando mai un banchiere ha fatto gli interessi dei meno abbienti?”.
Gianfranco Modolo, “Traballa, traballa, traballa ma non cade” – 27 marzo 2012

Diario postumo di un flessibile

20 febbraio 2012 |

Gli studi storici sulla civiltà italica del terzo millennio hanno fatto un importante passo avanti con la scoperta del diario d’uno sconosciuto vissuto nei primi decenni dell’epoca. Un esame preliminare dei suoi contenuti ci ha indotto a ritenerlo opera d’un “uomo flessibile”, categoria numerosa a quei tempi. In effetti disponevamo già d’una massa ragguardevole di documenti relativi al Culto della Flessibilità allora diffuso. Articoli, saggi, fossili di filmati tv, pergamene d’accordi internazionali come quello famoso tra Italia e Gran Bretagna di inizio millennio, attestano come la venerazione della Flessibilità fosse una delle occupazioni principali di quelle popolazioni.

In ogni settore della vita sociale, culturale, politica, financo economica, esse parevano anteporre tale culto ad ogni altro impegno o pensiero. Per la verità, i ricercatori non sono finora riusciti ad appurare se la Flessibilità fosse creduta essere, o si volesse far credere che fosse, spirito, sostanza, persona, archetipo collettivo o logo pubblicitario. Questo diario d’un uomo che pare praticasse la Flessibilità, per convinzione o per obbligo, permette comunque di comprendere meglio quale incidenza essa avesse nella vita quotidiana. Il diario copre un arco di parecchi anni.
Ne riportiamo alcuni brani.

Ottobre 2001. A me la flessibilità piace. Mi lascia libero di organizzare il mio tempo. Sono indipendente. E poi si incontrano facce nuove. Lavorare in aziende sempre diverse è una bella esperienza. Mi arricchisce la professionalità e mi permette anche di spenderla meglio. È vero che ogni tanto devo chiedere soldi ai miei per andare in discoteca, perché tra un lavoro e l’altro magari passa qualche mese. Ma insomma, se penso a loro che han passato tutta la vita nello stesso barboso posto, io son molto più soddisfatto.

Giugno 2005. La ditta in cui ho lavorato tre mesi m’ha rinnovato il contratto per altri sei. Giusto un paio di giorni prima che scadesse l’altro. Si vede che mi apprezzano. Certo che se me lo dicevano un po’ prima avrei gradito, perché mi risparmiavo di girare le agenzie e passare nottate in Internet per vedere se trovavo un altro lavoro.

Gennaio 2006. La mia compagna S. vorrebbe fare un figlio. Pure a me piacerebbe. Però è anche lei una flessibile – sta facendo un tempo parziale – e se dovesse capitare che restiamo tutti e due senza lavoro, tra un impiego e l’altro, non ce la faremmo. Dunque meglio aspettare. Siamo ancora giovani.

Marzo 2009. La ditta in cui lavoro da sei mesi m’ha rinnovato il contratto per altri tre. Il capo del personale dice che per adesso, in attesa del giudizio dei mercati sui loro prodotti, non possono fare di più. Ma invita ad avere fiducia. Altri hanno avuto prima o poi il tempo indeterminato. Visto che dove lavoro io siamo almeno duecento, gli domando quanti sono. Potrebbero essere addirittura il venti per cento, risponde, facendomi due o tre nomi.

Maggio 2010. Insieme con S. sono andato in banca. Vorremmo comprarci un alloggetto. Anche se alla fine non lavoriamo in media più di otto o nove mesi all’anno, guadagniamo abbastanza. Però avremmo bisogno d’un prestito o d’un mutuo. L’impiegata sta a sentire, fa qualche domanda, poi dice che non si può. I prestiti o i mutui si concedono soltanto a chi ha un lavoro stabile. Per consolarci ci confida che nemmeno lei, impiegata di banca, potrebbe avere un mutuo. È una temporanea.

Novembre 2014. Dopo sette rinnovi consecutivi di vari tipi di contratto – un paio di interinali, tre o quattro a tempo determinato, altri due CCC, cioè di collaborazione coordinata – la ditta mi ha proposto un contratto a tempo indeterminato. In cambio mi chiede soltanto, per via della flessibilità, di rendermi disponibile al lavoro a turni, sei ore comprese in un qualsiasi intervallo tra le 7 e le 24, in qualunque giorno, sabato e domenica inclusi. Ogni settimana l’orario del turno può cambiare. Naturalmente loro si impegnano a farmi sapere quale sarà il mio orario con almeno due o tre giorni di anticipo. Naturalmente ho accettato.

Gennaio 2015. Ho saputo da un biglietto di S. – adesso facciamo turni con orari diversi, così ci lasciamo messaggi sulla porta del frigorifero – che il medico le ha detto che se vuole avere un figlio dovrebbe sbrigarsi. A 35 anni una donna è anziana per avere un primo figlio. Lei però è ancora indecisa. Adesso ha un CCC, ma sta per scadere e non ha ancora trovato altro. E se non lavora lei non paghiamo l’affitto, altro che il latte in polvere e una tata. Ci vorrebbe una legge apposta, per le madri flessibili.

Luglio 2016. Mia madre vorrebbe sapere con precisione quale lavoro faccio. Per dirlo ai parenti, agli amici che chiedono notizie. Sostiene che la mette a disagio non poter rispondere che suo figlio, per dire, fa l’elettricista, o l’impiegato all’anagrafe, o il disegnatore di dépliants. Vorrei risponderle, perché ormai ha l’aria proprio vecchia. Il fatto è che, dopo tanti lavori, non lo so nemmeno io chi sono, che cosa sono. Da qualche tempo mi fa male la schiena. Ho prenotato una visita.

Luglio 2018. Dato che bisogna essere previdenti, ho chiesto a un’esperta a quanto potrebbe ammontare la mia pensione. M’ha parlato di ricongiungimenti, casse separate, regime contributivo, e dello sbaglio d’aver cambiato tante volte lavoro e azienda. Posso aspettarmi, in conclusione, una pensione pari a circa un terzo di quello che prendo al mese. Quando lavoro. Ma con una pensione pari a un terzo dello stipendio mica si vive. Quindi le ho chiesto cosa dovrei fare per aumentarla. Dovresti investire almeno un terzo di quello che guadagni in un fondo integrativo, ha detto.

Settembre 2018. Non sono ancora riuscito ad andare dal medico. Ogni volta che faccio la prenotazione, capita che sono di turno.

Dicembre 2018. La ditta, di cui ho sentito che sta andando benissimo, mi ha licenziato. Ho protestato, ricordando che il mio contratto era a tempo indeterminato. M’hanno spiegato gentilmente che da quando lo statuto dei lavoratori è stato abolito, indeterminato significa soltanto che è l’azienda a decidere quando il contratto termina.

(Mese illeggibile del 2022). Quest’anno sono riuscito a lavorare soltanto sei mesi. Le aziende mi fanno difficoltà perché, alla mia età, non ho abbastanza formazione. I giovani che arrivano adesso dalla scuola sono più preparati e flessibili. Per fortuna nell’azienda in cui lavoro adesso ho ritrovato F., ex compagno di scuola. È diventato capo settore, un uomo importante. Gli ho chiesto com’è riuscito a far carriera. Beh, dice, ho cercato di restare nella stessa azienda il più a lungo possibile. Se uno salta di qua e di là, da un posto all’altro, mica lo promuovono. Ti pare?

Chiudiamo qui, per ora, il diario dell’uomo flessibile. Come ben sanno gli storici, le cause del rapido declino della civiltà italica del terzo millennio d. C. sono tuttora avvolte dal mistero. L’ipotesi d’un avvelenamento collettivo da piombo delle condotte d’acqua, già affacciata per spiegare il crollo d’una civiltà fiorita nello stesso territorio 15-20 secoli prima, va scartata in base alle indagini compiute con i nostri super-spettrografi di massa. Ma sulla base di quest’ultimo ritrovamento, ci pare lecito ipotizzare che il culto della Flessibilità, distraendo ipnoticamente i capi come le masse da ogni altro fine esistenziale, abbia avuto in tale declino un peso non lieve. Le nostre ricerche su questo fascinoso tema proseguiranno.

di Luciano Gallino

Era il 20 febbraio 2002 quando il quotidiano la Repubblica pubblicava questo contibuto del professor Gallino. Il testo, successivamente, è stato recitato in teatro da Antonio Albanese. Sono trascorsi dieci anni.
Non credo occorra aggiungere altro. MT

Scialuppa di salvataggio

Scialuppa di salvataggio

7 febbraio 2012 |

È una giornata uggiosa in una piccola cittadina, piove e le strade sono deserte. I tempi sono grami, tutti hanno debiti e vivono spartanamente. Un giorno arriva un turista tedesco e si ferma in un piccolo alberghetto. Dice al proprietario che vorrebbe vedere le camere e che forse si ferma per il pernottamento e mette sul bancone della ricezione una banconota da 100 euro come cauzione. Il proprietario gli consegna alcune chiavi per la visione delle camere.

1. Quando il turista sale le scale, l’albergatore prende la banconota, corre dal suo vicino, il macellaio, e salda i suoi debiti.
2. Il macellaio prende i 100 euro e corre dal contadino per pagare il suo debito.
3. Il contadino prende i 100 euro e corre a pagare la fattura presso la Cooperativa agricola.
4. Qui il responsabile prende i 100 euro e corre alla bettola e paga la fattura delle sue consumazioni.
5. L’oste consegna la banconota ad una prostituta seduta al bancone del bar e salda così il suo debito per le prestazioni ricevute a credito.
6. La prostituta corre con i 100 euro all’albergo e salda il conto per l’affitto della camera per lavorare.
7. L’albergatore rimette i 100 euro sul bancone della ricezione.

In quel momento il turista scende le scale, riprende i suoi soldi e se ne va dicendo che non gli piacciono le camere e lascia la città.

– Nessuno ha prodotto qualcosa
– Nessuno ha guadagnato qualcosa
– Tutti hanno liquidato i propri debiti e guardano al futuro con  maggiore ottimismo

Ecco, ora sapete con chiarezza come funziona il pacchetto di salvataggio UE!

di Fabrizio Canesi

Pane o Diritti: qualche appuntamento

Pane o Diritti: qualche appuntamento

9 gennaio 2012 |

Ricevo la segnalazione di alcuni appuntamenti che si terranno questa settimana a Torino e che possono rivelarsi di particolare interesse per i lettori.

Quale destino per i pubblicisti?
Grazie all’appello di Paolo Morelli, se ne discute mercoledì 11 gennaio presso la Sala delle Carte al primo piano del Circolo della Stampa – Sporting in corso Agnelli 45; inizio previsto per le ore 21.

La sera successiva, invece, giovedì 12 gennaio presso la sede CUB di Corso Marconi 34 è prevista la conferenza del Professor Andrea Fumagalli, docente di Economia all’Università di Pavia, che sarà il relatore dell’incontro “Come spezzare la spirale dell’indebitamento che nutre la finanza internazionale: è possibile rifiutare di pagare il debito?”. L’inizio è previsto per le ore 18.

Infine, giovedì 19 gennaio inizierà la rassegna cinematografica “Visioni di Lavoro” di cui potete vedere la locandina nella miniatura in alto (cliccate sull’immagine per ingrandirla). Le proiezioni sono tutte in programma presso il “Circolovizioso” di via San Bernardino 34/c, in quel Borgo San Paolo che è stato quartier generale della Lancia e, indubbiamente, uno dei più importanti quartieri operai del secolo scorso.

Twittate e sharate questo post e continuate a segnalarmi le vostre iniziative. Grazie.

Filosofia e spiccioli

Filosofia e spiccioli

3 gennaio 2012 |

Sale e Pepe Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

“Invece di farsi credito tra loro, o meglio ancora di prestare all’economia reale, le banche affidano i loro fondi alla cassaforte infruttifera della Bce”.
Federico Rampini, “5 giorni per salvare l’euro” – 5 dicembre 2011

…le banche torneranno a prestare soldi?
È la loro mission. Dovranno dirottare le proprie risorse al sostegno dell’economia reale, delle imprese e delle famiglie. Per farlo, però, sarà necessario puntare su nuovi canali di finanziamento, attraverso il reperimento di capitali di rischio, secondo una politica di co-imprenditorialità che permetta alle imprese più all’avanguardia di crescere per competere sul mercato globale”.

Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo, risponde alle domande di Bruno Babando, “Meno finanza e più economia reale” – 1 Gennaio 2012

“Quindi non fate debiti, spendete al di sotto delle vostre possibilità e concedetevi l’indispensabile e poco di più. Mi direte, ma in questo modo non si favorisce la crescita. È vero, ma vi assicurate il futuro”.
Gianfranco Modolo, “Jumbo 747” – 2 Gennaio 2012

“Comprate gente, comprate! La crisi è finita, adesso è arrivata la miseria!”
Il pensiero di un anonimo commerciante ambulante in un noto mercato di Torino – 31 dicembre 2011

La lunga agonia di Mirafiori

La lunga agonia di Mirafiori

30 novembre 2011 |

Collettivo Mirafiori e Centro Studi d’Inchiesta e Conricerca hanno inviato una lettera aperta alla cittadinanza torinese affinché la lenta agonia di quello che è stato il principale stabilimento industriale della città non passi inosservata.

Il 12 febbraio scade la Cassa integrazione straordinaria per i 5400 operai delle Carrozzerie della Fiat Mirafiori: siamo così arrivati ad un altro passaggio della caduta verso il basso della nostra vicenda. Un lungo percorso di due decenni (se non tre) fatto di promesse non mantenute, di lunghi periodi di cassa integrazione, di continua riduzione del personale e del salario, di progressivo attacco ai diritti dei lavoratori.

In tutti questi lunghi anni noi operai siamo stati responsabilizzati e colpevolizzati per la scarsa produttività, per l’alto tasso di assenze per malattie, per tutto quello che in Fiat non andava. (altro…)

Lo specchio magico

Lo specchio magico

18 ottobre 2011 |

Quarant’anni di impresa condensati in due parole: cessata attività. A Cafasse, in provincia di Torino, i lavoratori della multinazionale Flabeg saranno licenziati dal prossimo primo gennaio. Nessuna crisi di mercato dietro alla decisione ma solo la scelta di una proprietà attenta alla massimizzazione dei profitti.

Ci sono persone che quando si guardano allo specchio alla mattina stentano a riconoscersi, altre che si perdono nell’adorazione dell’immagine riflessa e poi, da qualche tempo, è comparsa una terza categoria di persone: quelle che guardandosi allo specchio non si vedono più. Invisibili. È capitato a un sacco di gente, ex-lavoratori diventati all’improvvo esuberi per la propria azienda, fantasmi per il mondo circostante.

È capitato a un sacco di gente ma sembrava paradossale che potesse capitare a chi gli specchi li produceva, invece è successo (altro…)

Fame da sapere

Fame da sapere

20 settembre 2011 |

In tempi difficili, la formazione dei lavoratori potrebbe rappresentare una leva di sviluppo, ma è difficile ipotizzare un rilancio quando anche un’agenzia formativa è preda dei medesimi problemi delle imprese: cattiva gestione, impunità, interessi torbidi. Dalla privatizzazione avvenuta nel 1997 i dipendenti Csea hanno ottenuto solo doni sgraditi: la Cassa in deroga e la fame.

Quando non hanno potuto più nasconderlo hanno voluto informare tutti che tiravano la cinghia da mesi, i 300 lavoratori dell’Agenzia Formativa Csea che venerdì scorso hanno iniziato uno sciopero della fame.
Si sono accampati in piazza Palazzo di Città, proprio davanti al Comune, l’azionista di riferimento con il 20% del possesso, una quota che gli garantisce tre dei dieci membri del Consiglio di Amministrazione. Un Cda spesso oggetto di “attenzioni particolari” come quella, ad esempio, di Giuseppe Vallone, ex-senatore della Margherita ed ex-sindaco di Borgaro, rinviato a giudizio nel 2009 perché (altro…)

Apocalipse dixit

29 agosto 2011 |

Sale e Pepe
Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

“If we are mired in the muck for two decades or more, as Japan has been, I blame low rates of productivity and technical progress”.
Tyler Cowen, “The deflation of 1873-1896” – 28 agosto 2011

“Al Governo non chiediamo di fare niente di nuovo. Solo di fare oggi quello che avrebbe dovuto fare ieri, che a sua volta è quanto avrebbe dovuto fare avant’ieri e che anche oggi continua a posporre a domani mancando al suo dovere primario: decidere per il bene comune”.
Luigi Guiso, “Le decisioni che l’Italia non vuole prendere” – 28 agosto 2011

“Infliggere tagli di spesa e aumenti di tasse a un’economia già debole, è la ricetta sicura per una catastrofe”.
Federico Rampini, “Rischio recessione come nel ‘37: causata da errori politici” – 18 agosto 2011

“La gente non si rende conto che questa crisi, che sussegue ad altre degli ultimi anni (bancarotta del Messico del 1996; tracollo delle “piccole tigri” del ’97, “subprime” del 2008 con continui rimbalzi e controrimbalzi fra Stati Uniti, Europa e Asia), segna il punto di arrivo di un modello di sviluppo basato sulle crescite esponenziali. Lo si sapeva da tempo”.
Massimo Fini, “Modello di sviluppo avviato verso l’apocalisse finanziaria” – 26 agosto 2011

Good night and good luck

22 agosto 2011 |

Sale e Pepe
Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

– “Ritiene che l’implosione della moneta unica sia uno scenario possibile?”
– “…affatto, mentre, al contrario, è stato confermato un forte impegno franco-tedesco a favore dell’euro. E questo per molte ragioni fra cui quella che una Germania con il marco si troverebbe con la divisa più forte e quindi con gravi ricadute sull’export”.

Stuart Gulliver, ceo di Hsbc, risponde alle domande di L. Mais, “Italia dominata da grandi banche” – 2 agosto 2011

“Per difendere i propri investimenti in attesa che si calmino le acque meglio stare lontani dall’euro e dal dollaro”.
Giuliano Balestreri e Luca Pagni, “Manuale per i risparmiatori nei mercati al tempo della crisi” – 20 agosto 2011

“…la speculazione incalza e non si vede la fine del circuito negativo. Nel frattempo le banche non si prestano più soldi tra loro, come è avvenuto dopo lo scoppio della crisi Lehman e si teme il ritorno del ‘Credit runch’ o stretta del credito. Insomma, proprio gli errori fatti prima della seconda guerra mondiale. La Storia non è una buona consigliera per la nostra classe dirigente”.
Gianfranco Modolo, “Credit crunch” – 19 agosto 2011

“In nessun modo darei per scontato che ci sarà una stagnazione. Non vedo attitudine o rischio di credit crunch”.
Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa SanPaolo, intervenendo al Meeting in corso a Rimini – 22 agosto 2011

Carta straccia

Carta straccia

6 luglio 2011 |

Per un paese di 1293 abitanti, perdere in un solo colpo 120 posti di lavoro non è uno scherzo. Accade a Germagnano, in Val di Lanzo, provincia di Torino, dove la storica Cartiera è arrivata al capolinea di una storia dominata da pochi fatti e troppe parole.

Quella della Cartiera di Germagnano è una storia di parole, come quelle che riempiono i libri e i giornali che senza la carta non potrebbero essere stampati. È la storia di uno stabilimento che ha più nomi che dipendenti, se non si troverà in fretta una soluzione: già Burgo, poi Spinoglio, Santa Lida e infine, senza grande convinzione, Saber, subentrata nel 2010 con un contratto di affitto di un anno e l’opportunità di esercitare un diritto di prelazione mai esercitato. Pensare che nello stabilimento costruito nel 1865, fino al 1998 il lavoro non era mai mancato. Poi qualcosa è cambiato. (altro…)

Vite low cost

Vite low cost

16 giugno 2011 |

Il risparmio in Piemonte è azzerato: lo dice l’ultimo rapporto di Unioncamere. Un risultato preoccupante, eppure non si è trattato di un’analisi complicata: sarebbe bastato leggere i dati occupazionali dell’ultimo periodo, ai minimi degli ultimi vent’anni, per giungere alle medesime conclusioni.

Raffaele ha 36 anni. Vive in un bilocale in zona Lingotto, è single. Lavora alla Fiat da quando ne aveva 21: «Mirafiori, carrozzerie» dice con orgoglio. È in Cassa da non ricorda nemmeno più quanto tempo e non sa quando tornerà a lavorare. «”se” torneremo a lavorare» dice. Mi mostra la busta paga di giugno 2009: poco più di 1700 euro. «Turni e qualche straordinario, altri tempi” ricorda e prosegue “c’erano le linee». Già, le linee.

Ogni linea, per garantire margine, deve produrre almeno 40mila vetture l’anno. Nel 2009 le linee impegnate a Mirafiori erano 6, se avessero lavorato a pieno regime il risultato finale sarebbe stato di  240mila vetture: il valore indicato da Vittorio Valletta per rendere profittevole l’attività dello stabilimento torinese. «Risparmiare? Impossibile: quando sei in Cassa è difficile anche arrivare a fine mese». (altro…)