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Mobbing. Storie di lavoro e di ingiustizia quotidiana

Mobbing. Storie di lavoro e di ingiustizia quotidiana

23 febbraio 2016 |

Mercoledì 24 febbraio, alle ore 18, alla Soms De Amicis di corso Casale 134 a Torino si svolgerà la presentazione del libro di Sergio Negri Mobbing. Storie di lavoro e di ingiustizia quotidiana. (altro…)

Titoli di coda

Titoli di coda

28 dicembre 2011 |

Avrebbero preferito apporre sui titoli di testa  uno di quei cartelli in cui si annuncia il cambio di gestione piuttosto che scontrarsi contro la Lega Calcio Serie A, perché così facendo temono che presto sulle loro vetrine potrebbe leggersi “chiuso per cessata attività”

Altri 300 a casa, ma la chiusura del centro commerciale (virtuale) in cui hanno lavorato per oltre dieci anni non ha nulla a che vedere con la crisi dei consumi, anzi: dalle loro vetrine hanno raccontato oltre 2.500 episodi di vita inventata che, in media, nella loro fascia oraria hanno incollato al piccolo schermo il 22% dei telespettatori. E questo, a pensarci bene, sarebbe il vero dato preoccupante. Se negli ultimi dieci anni, tra le 14 e le 15, oltre 3.500.000 di spettatori si sono collegati a Canale 5 per seguire le vicende di Cento Vetrine, è facile calcolare che complessivamente le persone “non impegnate” in quella fascia oraria e stazionanti di fronte a un televisore fossero quasi 16 milioni. Un po’ troppe, soprattutto per un Paese in cui un noto Presidente del Consiglio aveva promesso «un milione di posti di lavoro».

Anche se manca ancora l’ufficializzazione, il destino dei 300 lavoratori alle dipendenze di Telecittà (e c’è preoccupazione per tutto l’indotto che negli anni si è creato a San Giusto Canavese, il paese dove sono ospitati gli studi) è affidato al tasto di un telecomando: o si cambia o si spengono definitivamente le luci. (altro…)

Sogni d’oro

Sogni d’oro

12 dicembre 2011 |

Hanno accudito il sonno dei viaggiatori della notte per anni ma il loro risveglio è stato traumatico. Hanno manifestato usando gli strumenti a loro disposizione, salendo sulle torri faro o sdraiandosi sulle traversine dei binari in stazione ma il licenziamento è arrivato ugualmente puntuale. Un paradosso per un’azienda nota soprattutto per i suoi ritardi.

Succede anche questo in Italia. La società tricolore di servizi nota più per i suoi ritardi che per la qualità del servizio si dimostra di una puntualità svizzera quando si tratta di licenziare il personale: con l’introduzione del nuovo orario invernale, Ferrovie dello Stato ha deciso di ridurre il servizio di treni notturni il cui personale apparteneva alla Servirail Italia srl, ex-Wagon Lits, la società che svolgeva il servizio di assistenza sui vagoni letto. Al suo posto una nuova società temporanea, Angel Service, che ha puntualmente applicato l’equazione “meno treni, meno personale” dichiarando in esubero circa 800 lavoratori. Subito.

A casa. Via, come un cambio di lenzuola sporche, come una notizia qualsiasi, priva d’interesse. (altro…)

La scala di grigio

La scala di grigio

25 novembre 2011 |

Imprudenza, fatalità, mancata osservanza delle norme sulla Sicurezza. Nel vuoto delle parole precipitano operai e carpentieri. Sotto dibattiti e scambi di accuse muoiono quotidianamente agricoltori e giardinieri. Dall’inizio dell’anno le vittime in Italia sono state oltre 600, quarantesette delle quali in Piemonte, dove negli ultimi due mesi è morta una persona ogni settimana.

Silvano non lo sapeva. Non lo sapevano nemmeno Claudio e Fabrizio. Tutti più grandi di Gabriele, un altro che non lo sapeva. Uno che avrebbe potuto benissimo essere nipote di Giuseppe o di Enrico. E nessuno di loro conosceva Ioan, un rumeno di quarantuno anni che li aveva preceduti di poco.
E ci saremmo fermati qui se non fosse che, prima di completare questo articolo, all’elenco si è aggiunto Simone. (altro…)

Lo specchio magico

Lo specchio magico

18 ottobre 2011 |

Quarant’anni di impresa condensati in due parole: cessata attività. A Cafasse, in provincia di Torino, i lavoratori della multinazionale Flabeg saranno licenziati dal prossimo primo gennaio. Nessuna crisi di mercato dietro alla decisione ma solo la scelta di una proprietà attenta alla massimizzazione dei profitti.

Ci sono persone che quando si guardano allo specchio alla mattina stentano a riconoscersi, altre che si perdono nell’adorazione dell’immagine riflessa e poi, da qualche tempo, è comparsa una terza categoria di persone: quelle che guardandosi allo specchio non si vedono più. Invisibili. È capitato a un sacco di gente, ex-lavoratori diventati all’improvvo esuberi per la propria azienda, fantasmi per il mondo circostante.

È capitato a un sacco di gente ma sembrava paradossale che potesse capitare a chi gli specchi li produceva, invece è successo (altro…)

Fame da sapere

Fame da sapere

20 settembre 2011 |

In tempi difficili, la formazione dei lavoratori potrebbe rappresentare una leva di sviluppo, ma è difficile ipotizzare un rilancio quando anche un’agenzia formativa è preda dei medesimi problemi delle imprese: cattiva gestione, impunità, interessi torbidi. Dalla privatizzazione avvenuta nel 1997 i dipendenti Csea hanno ottenuto solo doni sgraditi: la Cassa in deroga e la fame.

Quando non hanno potuto più nasconderlo hanno voluto informare tutti che tiravano la cinghia da mesi, i 300 lavoratori dell’Agenzia Formativa Csea che venerdì scorso hanno iniziato uno sciopero della fame.
Si sono accampati in piazza Palazzo di Città, proprio davanti al Comune, l’azionista di riferimento con il 20% del possesso, una quota che gli garantisce tre dei dieci membri del Consiglio di Amministrazione. Un Cda spesso oggetto di “attenzioni particolari” come quella, ad esempio, di Giuseppe Vallone, ex-senatore della Margherita ed ex-sindaco di Borgaro, rinviato a giudizio nel 2009 perché (altro…)

Ammortizzatori scarichi

Ammortizzatori scarichi

12 settembre 2011 |

La Way Assauto è stata la più importante fabbrica dell’astigiano, arrivando a impiegare quasi 3000 lavoratori prima dell’inizio del lento declino di cui sono stati vittima gli ultimi 238 lavoratori e protagonisti amministratori indagati, politici ingessati, ladri di rame, compratori cinesi. Anche Babbo Natale ha infierito sui lavoratori, consegnandogli come strenna la notifica del fallimento.

Immagine tratta dalla rete Internet

operai della Way Assauto di Asti in corteo

La chiamavano “la Fiat di Asti” perché gli astigiani sono gente modesta per natura, ma il conto era sbagliato. Perché a metà degli anni Cinquanta gli impiegati alla Waya erano circa 2500 su una popolazione di 50 mila residenti, mentre, in quegli stessi anni, gli operai della Fiat erano 71mila su 820 mila. Altri tempi, altre storie. Storie di sviluppo industriale, di produzione, di fabbriche dell’indotto tanto grandi da essere considerate un vanto per tutto il territorio. Poi le storie hanno virato verso il solito declino da società post-industriale, aggravato in questo caso da voci poco rassicuranti sulla presenza di materiali inquinanti nel sottosuolo dello stabilimento di via Antica Cittadella che dovrà necessariamente essere sottoposto a una costosa bonifica. Senza mai domandarsi in quali condizione di salute risultino essere i 248 lavoratori superstiti. (altro…)

Senza parole

Senza parole

16 agosto 2011 |

Conosciuta in tutto il mondo per le sue soluzioni in campo vocale, Loquendo è stata ceduta agli americani di Nuance, suoi principali concorrenti. A Torino si riapre il capitolo delle cessioni importanti nel settore della telefonia dopo quelle di Atlanet e Noicom.

Una guerra lampo.
Se si dovesse utilizzare una sola frase per spiegare la storia di Loquendo, si dovrebbe usare questa: “in poche parole”.
In poche parole, Telecom alla fine di giugno ha annunciato l’intenzione di vendere la società di via Reiss Romoli e alla vigilia di Ferragosto l’americana Nuance ne ha acquistato per 53 milioni di euro il 99,98% della proprietà e 103 dipendenti. Preoccupati per il loro futuro. (altro…)

Metti in salvo Wile Coyote

9 agosto 2011 |

Paolo Panerai, direttore di Milano Finanza ed editore del gruppo Class, ha scritto una lettera per cercare di sensibilizzare gli imprenditori italiani a fare qualcosa per la crisi italiana. Quello che segue è il testo della lettera pubblicata nella rubrica Orsi&Tori di Milano Finanza in edicola e avallata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Metti in salvo il Paese

“Gli italiani non ci stanno a essere ridotti sul lastrico. L’Italia non è né la Grecia né il Portogallo. L’Italia è ricca: è ricco lo Stato, che ha un patrimonio demaniale e di opere d’arte che da soli valgono più del debito pubblico … e sono ricchi gli italiani (almeno una parte consistente degli italiani) come del resto ha dimostrato il bilancio consolidato del debito nazionale che ha fatto emergere un paese nel suo complesso più solido di Gran Bretagna e Germania, e a livello analogo a quello della Francia. Vogliamo aprire una sorta di sottoscrizione non materiale ma di impegno morale fra i cittadini perché si dichiarino, in faccia alla speculazione, pronti a contribuire al buon esito del collocamento dei titoli pubblici che lo stato dovrà emettere da ora in poi. Se l’Italia ha bisogno, noi ci siamo. Siamo imprenditori, professionisti, manager, comuni cittadini. No, non ci stiamo a che l’Italia sia ridotta sul lastrico. Siamo un paese forte, ricco, con un debito pubblico altissimo, ma con un debito consolidato pubblico-privati nettamente più basso della Gran Bretagna, più basso della Germania, pari a quello della Francia. Le nostre industrie, le nostre banche, sono solide. La ricchezza liquida del paese è più di 10 volte (oltre 3.000 miliardi di euro) l’ammontare dei titoli che ogni anno lo Stato italiano deve emette per rinnovare quelli in scadenza. Il 50 per cento del debito pubblico è in mano a noi italiani. Se all’Italia serve, se dovesse servire il nostro aiuto per le emissioni, noi ci siamo”.

Oltre all’ufficio di Presidenza della Repubblica, per mano del Segretario Generale, Donato Marra, hanno fin qui aderito: Luca Barabino (Ceo, Barabino&partners), Urbano Cairo (Ceo, Cairo Communications), Marina Calderone (pres.Cons. naz.Consulenti lavoro), Giuliano Cazzola (vp commissione lavoro Camera), Diego Della Valle (Ceo,Tods), Maurizio De Tilla (Pres. Oua), Massimo Di Risio (pres. DR Automobiles), Pietro Giuliani (ad Azimut), Guido Galimberti (ad Opera art consulting), Giancarlo Laurini (Pres.cons. naz. Notariato), Fiorella Kostoris (economista), Stefano Landi (pres.LandiRenzo) Stefano Lucchini (Dir.comun. Eni), Vincenzo Manes (Ceo, Kme group), Francesco Micheli, Michele Norsa (ad Salvatore Ferragamo), Aurelio Regina (Pres.Confindustria Lazio), Carlo Pesenti (Ceo Italcementi), Gianni Punzo (Pres.Cis spa), Paolo Scaroni (Ceo Eni), Claudio Siciliotti (Pres.Cons.naz. Dottori commercialisti), Giovanni Tamburi (Ceo, Tip), Marco Tronchetti Provera (Ceo, Pirelli), Victor Uckmar (Giurista, pres.Certi Univ.Bocconi), Gianni Zonin, (pres. Zonin spa e Banca Popolare di Vicenza) Andrea Riffeser Monti (ad Poligrafici Carlino-Nazione-Giorno), Ettore Riello (pres. Riello Group).

L’appello di Panerai mi ha fatto tornare alla memoria un editoriale di Massimo Gramellini pubblicato qualche giorno fa (il 5 agosto, per la precisione) sulla prima pagina de La Stampa. Questo.

La suora e Wile Coyote

Ho implorato un amico della redazione economica di spiegarmi che cosa sta succedendo. «Hai presente Wile Coyote sull’orlo del precipizio, quando si aggrappa a una roccia che fra un attimo si sgretolerà? Ecco, Wile Coyote siamo noi». Non ho avuto il coraggio di chiedergli chi è Beep Beep. Mi sono invece tuffato fra le agenzie di stampa, alla ricerca di qualcuno che mi rassicurasse sulla solidità della roccia. 1. L’ufficio banalità della Casa Bianca: «I mercati salgono e scendono». 2. L’euro-banchiere Trichet, quello col carisma di una gelatina alla frutta: «In Europa non c’è la decrescita, ma la decelerazione della crescita». 3. Il presidente del Consiglio, in conferenza stampa: «Le azioni Mediaset sono solide, se avessi dei risparmi li investirei lì». 4. Il presidente di un ente pubblico (il governo) invita i suoi associati (gli italiani) a comprare azioni di un’azienda privata di sua proprietà (mi scuso per la ripetizione, ma è come con l’ipnosi: la prima volta uno non riesce a crederci). 5. Il ministro della Chiarezza, Sacconi: «Di fronte a una giornata di tempesta dei mercati finanziari e mobiliari, l’Italia nella sua convergente dimensione istituzionale, economica e sociale vuole rispondere all’instabilità globale accompagnando il percorso di disciplina di bilancio già delineato con la maggiore crescita». 6. La vicepresidente della Compagnia di San Paolo, suor Giuliana: «A questo punto non ci resta che pregare».
L’unica ad avere una strategia mi sembra suor Giuliana.

Ho provato a parlarne con i miei vecchi compagni di Università (alcuni di loro sono degli stimati economisti internazionali che hanno scelto di vivere all’estero) e con qualche industriale che ancora tenta di resistere all’idea di vendere tutto e andare via. Mi sono sembrati preoccupati. Io non sono un uomo di Chiesa e non conosco Suor Giuliana, ma a questo punto inizio a credere che soltanto un miracolo potrebbe aiutare l’Italia. Con buona pace di Paolo Panerai.

Eclisse solare

Eclisse solare

15 luglio 2011 |

Riconvertirsi è inutile quando l’indirizzo di Governo è caratterizzato dalla confusione. I lavoratori della Compuprint di Leinì hanno provato a farlo, ma la fine degli incentivi al fotovoltaico ha segnato il licenziamento di 223 di loro. E mentre in Piemonte parte un progetto per la riconversione dei tetti in Eternit, l’azienda delocalizzerà in Cina

C’è un strada del villaggio globale che parte da Caluso e transita per Leinì giusto il tempo di lasciare a casa 223 lavoratori, quindi si perde lontano sulla linea dell’orizzonte, verso est, verso la Cina. Quella dei lavoratori della Compuprint è una storia di speculazione dove, per non essere da meno rispetto al resto del mondo, non possono mancare gli accenni alla crisi dei mercati e alla globalizzazione. (altro…)

Carta straccia

Carta straccia

6 luglio 2011 |

Per un paese di 1293 abitanti, perdere in un solo colpo 120 posti di lavoro non è uno scherzo. Accade a Germagnano, in Val di Lanzo, provincia di Torino, dove la storica Cartiera è arrivata al capolinea di una storia dominata da pochi fatti e troppe parole.

Quella della Cartiera di Germagnano è una storia di parole, come quelle che riempiono i libri e i giornali che senza la carta non potrebbero essere stampati. È la storia di uno stabilimento che ha più nomi che dipendenti, se non si troverà in fretta una soluzione: già Burgo, poi Spinoglio, Santa Lida e infine, senza grande convinzione, Saber, subentrata nel 2010 con un contratto di affitto di un anno e l’opportunità di esercitare un diritto di prelazione mai esercitato. Pensare che nello stabilimento costruito nel 1865, fino al 1998 il lavoro non era mai mancato. Poi qualcosa è cambiato. (altro…)

Tra due fuochi

Tra due fuochi

27 giugno 2011 |

La difesa si trasforma in colpa. È quanto accade ai lavoratori della Thyssen Krupp sopravvissuti alla strage del 6 dicembre 2007, colpevoli di essersi schierati parte civile nei confronti dell’azienda. Condannata per aver deliberatamente trascurato le dotazioni di sicurezza. Poca fiducia verso l’imminente mobilità.

Pane o diritti - Tra due fuochiGiuseppe oggi avrebbe 32 anni. Francesco 33, Sebastiano 35. Tiziana e Daniela 36, Nicola 37, Antonella e Maria Grazia 38: potrebbero essere precari o uno di quei protagonisti di storie del lavoro dal finale amaro. Forse qualcuno di loro sarebbe diventato imprenditore o libero professionista, o magari sarebbero stati costretti ad andare a lavorare all’estero. Di certo, c’è soltanto che sarebbero stati coetanei di alcuni dei protagonisti di questa storia. (altro…)

Vite low cost

Vite low cost

16 giugno 2011 |

Il risparmio in Piemonte è azzerato: lo dice l’ultimo rapporto di Unioncamere. Un risultato preoccupante, eppure non si è trattato di un’analisi complicata: sarebbe bastato leggere i dati occupazionali dell’ultimo periodo, ai minimi degli ultimi vent’anni, per giungere alle medesime conclusioni.

Raffaele ha 36 anni. Vive in un bilocale in zona Lingotto, è single. Lavora alla Fiat da quando ne aveva 21: «Mirafiori, carrozzerie» dice con orgoglio. È in Cassa da non ricorda nemmeno più quanto tempo e non sa quando tornerà a lavorare. «”se” torneremo a lavorare» dice. Mi mostra la busta paga di giugno 2009: poco più di 1700 euro. «Turni e qualche straordinario, altri tempi” ricorda e prosegue “c’erano le linee». Già, le linee.

Ogni linea, per garantire margine, deve produrre almeno 40mila vetture l’anno. Nel 2009 le linee impegnate a Mirafiori erano 6, se avessero lavorato a pieno regime il risultato finale sarebbe stato di  240mila vetture: il valore indicato da Vittorio Valletta per rendere profittevole l’attività dello stabilimento torinese. «Risparmiare? Impossibile: quando sei in Cassa è difficile anche arrivare a fine mese». (altro…)

L’imprenditore si racconta, il manager si nasconde

9 giugno 2011 |
Tre storie d’impresa all’Unione Industriale di Torino. Storie di chi il Paese prova a farlo e chi, con il suo comportamento, contribuisce ad affossarlo. Freddezza verso chi costruisce, il plauso della platea va a chi cancella lo sviluppo.
 
Tre storie diverse, tre personaggi differenti. Giuseppe Arena, amministratore delegato di Arena Ways, compagnia privata di trasporto passeggeri su ferrovia, Gianluca Dettori, presidente di DPixel con un passato di rilievo nelle Internet Companies di inizio decennio e Simone Miatton, direttore dello stabilimento Michelin di Cuneo.