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Lettera a Monti di un lavoratore Agile ex-Eutelia

28 settembre 2012 |

Egregio Prof. Monti,  

leggo con una nota di cipiglio la Sua dichiarazione apparsa sui giornali di qualche giorno fa: “Certe disposizioni dello Statuto dei lavoratori ispirate all’intento nobile di difendere i lavoratori hanno determinato insufficiente creazione di posti di lavoro”.  

Mi chiedo, anzitutto, in che modo una maggiore libertà di licenziamento potrebbe creare ulteriori posti di lavoro: se la matematica non è un’opinione, per ogni licenziato potrebbe esserci un solo nuovo assunto, per cui (altro…)

Box of fame

25 settembre 2012 |

Sale e Pepe Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

Dopo l’Unità d’Italia aprì alcuni stabilimenti conservieri anche nel Mezzogiorno e si impegnò nel recupero produttivo di vaste aree agricole abbandonate convertendole alla coltivazione di prodotti da destinare al mercato del fresco e alle sue fabbriche. Francesco Cirio, industriale.

Progettiamo pacchi piatti per risparmiare di più. I pacchi piatti consentono di ottimizzare i carichi e richiedono meno mezzi di trasporto, riducendo così le emissioni di anidride carbonica. Ingvar Kamprad, imprenditore.

LEGO iniziò a produrre i suoi mattoncini nel 1949 ma essi assunsero la forma che hanno ancora oggi solo nel 1958. Nel 1968 furono venduti 18 milioni di confezioni LEGO. Ole Kirk Christiansen, falegname e imprenditore.

«Della Valle smetta di rompere scatole». Sergio Marchionne, ?

Fiat, la nuova campagna

17 settembre 2012 |

via Makkox, al secolo Marco Dambrosio. Pubblicata il 16 settembre su “il Post”

Buoni propositi 1

12 luglio 2012 |

Se i legislatori avessero la medesima cretività dei cassintegrati, questo Paese avrebbe un Pil da primato.

Pane o Diritti: appuntamenti di sabato 21 aprile

Pane o Diritti: appuntamenti di sabato 21 aprile

20 aprile 2012 |

Equal Pay Day - Torino 2012Segnalo alcuni appuntamenti che si terranno nei prossimi giorni a Torino e possono rivelarsi d’interesse per i lettori di Pane o Diritti.

Stesso stipendio per lo stesso lavoro. Dopo aver subìto un rinvio a causa del mal tempo questa volta ci siamo: sabato 21 aprile in piazza Carlo Alberto dalle 9 alle 18 si terrà l’Equal Pay Day, iniziativa mirata a sostenere la parità retributiva delle donne, in Italia e in Europa. In Italia le donne guadagnano in media il 17% in meno degli uomini, una situazione imbarazzante, prima ancora che insostenibile per un Paese che vuole definirsi civile, che può e deve essere combattuta attraverso l’aumento della consapevolezza e la creazione di una mobilitazione che consenta di trasformare il divario salariale attualmente sommerso in un argomento di pubblico interesse con il preciso obiettivo di ridurre fino a farla sparire questa forma di discriminazione.

Il lavoro, i diritti: il punto della situazione sulla riforma del mercato del lavoro è invece il tema del dibattito moderato da  Paola Bragantini, Segretario del Partito Democratico di Torino e previsto sabato 21 aprile alle ore 9.30 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di via Modane 16. Introduce Piercarlo Ravazzi, Professore di Economia Politica e conclude Cesare Damiano, Capogruppo Pd Commissione Lavoro. Sono stati invitati i Segretari di Cgil, Cisl e Uil.

Alla stessa ora le 9,30, al Politecnico di Torino si terrà un incontro tra precari, disoccupati e lavoratori impegnati nella ricerca dei nodi prioritari sul “che fare” in vista della realizzazione di un percorso di costruzione verso un confronto e un collegamento stabile e in grado di accumulare forze e scambiare esperienze. Tra gli organizzatori, alcuni fondatori di Alato e del Collettivo Fiat Mirafiori

La Cub, infine, annuncia la presenza di un suo presidio al Teatro Nuovo, in Corso Massimo D’Azeglio 17 in concomitanza con l’incontro che vedrà la partecipazione dei ministri Elsa Fornero (Lavoro e Politiche Sociali) e Francesco Profumo (Istruzione, Università e Ricerca).

Twittate e sharate questo post e continuate a segnalarmi le vostre iniziative. Grazie.

Karaoke

27 marzo 2012 |

Sale e Pepe Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

«… ci sono la nostra estrema debolezza e la nostra povertà alla base di tutto, perché se noi ora stessimo meglio il padrone italiano non sarebbe venuto qui, e noi non avremmo accettato un salario di 200 euro al mese».
Radoslav Delic, segretario generale del Samostalni (il sindacato delle aziende dell’ex gruppo Zastava), risponde alle domande di Raika Veljovica, “Ci hanno affamato, ora ci ricattano” – 26 luglio 2010

«Diamo da mangiare a chiunque ce lo chieda – ci spiega una volontaria addetta alla preparazione del sugo – sono tantissimi gli ateniesi che non riescono a comprare il minimo per la sopravvivenza».
Calda e Della Longa, “Ve lo diciamo noi greci: finché non vedete i negozi chiusi non siete in crisi” – 26 marzo 2012

«Il problema del lavoro in Italia è la mancanza di lavoro. Il problema è della domanda e noi stiamo qui a discutere dell’offerta!».
Pierre Carniti, grande vecchio del sindacalismo italiano, risponde alle domande di Gad Lerner nel corso della trasmissione L’infedele – 23 marzo 2012

“Quando mai un banchiere ha fatto gli interessi dei meno abbienti?”.
Gianfranco Modolo, “Traballa, traballa, traballa ma non cade” – 27 marzo 2012

Infinito

19 marzo 2012 |

Sale e Pepe Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

«La grande differenza tra la Germania e l’Italia è che il datore di lavoro e il dipendente licenziato si accordano nel 95 per cento dei casi per un indennizzo che viene valutato in base all’ anzianità del lavoratore: al massimo un mese di stipendio per ogni anno trascorso in azienda, che è molto meno di quanto questo indennizzo viene calcolato in altri Paesi europei».
Jochen Homburg, dirigente del sindacato dei metalmeccanici Ig Metall, risponde alle domande del corrispondente da Berlino, “Indennizzi e Tutele, il Modello Tedesco” – 13 marzo 2012

Ma insomma, in Germania è più facile licenziare oppure no?
«No. Anzi, se il licenziamento è dichiarato illegittimo, molto spesso il giudice ordina il reintegro del lavoratore. L’indennizzo in denaro è un eccezione, piuttosto che la regola».
Pietro De Biasi, direttore delle risorse umane del Gruppo Riva, risponde alle domande di Andrea Telara, “Lavoro e articolo 18: vi spiego io perché il modello tedesco funziona” – 16 marzo 2012

«Non possiamo andare avanti a discutere all’infinito».
Elsa Maria Fornero, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, risponde alle domande di Fabio Fazio nel corso della trasmissione “Che tempo che fa” – 18 marzo 2012

“Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima”
Albert Einstein, precario della Ricerca.

Polvere

16 marzo 2012 |

Polvere siamo, polvere ritorneremo. E poi c’è una polvere invisibile, che non ti senti addosso anche quando ti invade. Una polvere maligna, strafottente e anche un po’ puttana. Crudele.

Certe notizie non vorresti mai ascoltarle, non importa se colpiscono persone sconosciute, vicini di casa, colleghi lontani. Provi lo stesso schifo quando riguardano bambini o anziani. E resti senza parole. Lì, davanti allo specchio che riflette un volto coperto per metà dalla schiuma da barba mentre dalla cucina arriva l’aroma del caffé che è quasi pronto. Sembra una giornata qualunque, invece parte male. Parte con la Doglio e Volpato del Giornale Radio del Piemonte che ti informano che Marco non c’è più. Marco Giorcelli, che lavorava a Casale, sì, quella dell’Eternit. Quella dei Nerostellati primi in classifica, del Mercato Pavia, de Il Monferrato, che Marco dirigeva da 19 anni. Una direzione seria, d’altri tempi, da giornale di provincia, capace di affrontare con equilibrio e professionalità anche un strage silenziosa come quella provocata dal mesotelioma pleurico, quella roba provocata dall’amianto.  Quella roba che ti invade senza che tu te ne accorga fino a quando non puoi fare più niente per difenderti. Quella roba che nel referto definisce la causa del decesso di Marco, ucciso da una polvere.

Polvere maledetta.

Salve, sono Mario Rossi e sono stato licenziato con la riforma Fornero

15 marzo 2012 |

Mi chiamo Mario Rossi e sono un impegato di 50 anni come tanti. Guadagno 2 mila euro lordi al mese. E ho perso il posto di lavoro. Proprio ora che è entrata in vigore la riforma del mercato firmata dal Governo Monti. E ora, cosa mi accadrà?

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È un mondo difficile…

1 marzo 2012 |

Sale e Pepe Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

“I giovani sono la categoria sociale più definita e per questo più in-definita del nostro tempo. … Ma ora tutte le definizioni, tutte le formule, tutte le parole, tutti i titoli vertono su un solo aspetto: il lavoro, o meglio, il non-lavoro. E sulla variante della precarietà”.
Ilvo Diamanti, “Giovani senza luogo e senza età” – 20 gennaio 2012

“Una nazione che distrugge il proprio sistema educativo, degrada la sua informazione pubblica, sbudella le proprie librerie pubbliche e trasforma le proprie frequenze in veicoli di svago ripetitivo a buon mercato, diventa cieca, sorda e muta… Trasforma uno stato democratico in un sistema feudale di padroni e servi delle imprese”.
Giovanni Giudici, “Perchè gli Stati Uniti distruggono il loro sistema scolastico” – 27 Febbraio 2012  

“Non ripetiamo il solito refrain dell’università italiana senza meritocrazia, per favore. È vero spesso, purtroppo, ma non sempre”.
Fausto Panunzi, “Zero titoli per un posto a vita” – 21 Febbraio 2012  

“E, pure a fronte dell’ulteriore riduzione di fondi, la produttività dei ricercatori italiani non si è ridotta”.
Guglielmo Forges Davanzati, “Gli inganni della “riforma” Gelmini” – 27 febbraio 2012

Diario postumo di un flessibile

20 febbraio 2012 |

Gli studi storici sulla civiltà italica del terzo millennio hanno fatto un importante passo avanti con la scoperta del diario d’uno sconosciuto vissuto nei primi decenni dell’epoca. Un esame preliminare dei suoi contenuti ci ha indotto a ritenerlo opera d’un “uomo flessibile”, categoria numerosa a quei tempi. In effetti disponevamo già d’una massa ragguardevole di documenti relativi al Culto della Flessibilità allora diffuso. Articoli, saggi, fossili di filmati tv, pergamene d’accordi internazionali come quello famoso tra Italia e Gran Bretagna di inizio millennio, attestano come la venerazione della Flessibilità fosse una delle occupazioni principali di quelle popolazioni.

In ogni settore della vita sociale, culturale, politica, financo economica, esse parevano anteporre tale culto ad ogni altro impegno o pensiero. Per la verità, i ricercatori non sono finora riusciti ad appurare se la Flessibilità fosse creduta essere, o si volesse far credere che fosse, spirito, sostanza, persona, archetipo collettivo o logo pubblicitario. Questo diario d’un uomo che pare praticasse la Flessibilità, per convinzione o per obbligo, permette comunque di comprendere meglio quale incidenza essa avesse nella vita quotidiana. Il diario copre un arco di parecchi anni.
Ne riportiamo alcuni brani.

Ottobre 2001. A me la flessibilità piace. Mi lascia libero di organizzare il mio tempo. Sono indipendente. E poi si incontrano facce nuove. Lavorare in aziende sempre diverse è una bella esperienza. Mi arricchisce la professionalità e mi permette anche di spenderla meglio. È vero che ogni tanto devo chiedere soldi ai miei per andare in discoteca, perché tra un lavoro e l’altro magari passa qualche mese. Ma insomma, se penso a loro che han passato tutta la vita nello stesso barboso posto, io son molto più soddisfatto.

Giugno 2005. La ditta in cui ho lavorato tre mesi m’ha rinnovato il contratto per altri sei. Giusto un paio di giorni prima che scadesse l’altro. Si vede che mi apprezzano. Certo che se me lo dicevano un po’ prima avrei gradito, perché mi risparmiavo di girare le agenzie e passare nottate in Internet per vedere se trovavo un altro lavoro.

Gennaio 2006. La mia compagna S. vorrebbe fare un figlio. Pure a me piacerebbe. Però è anche lei una flessibile – sta facendo un tempo parziale – e se dovesse capitare che restiamo tutti e due senza lavoro, tra un impiego e l’altro, non ce la faremmo. Dunque meglio aspettare. Siamo ancora giovani.

Marzo 2009. La ditta in cui lavoro da sei mesi m’ha rinnovato il contratto per altri tre. Il capo del personale dice che per adesso, in attesa del giudizio dei mercati sui loro prodotti, non possono fare di più. Ma invita ad avere fiducia. Altri hanno avuto prima o poi il tempo indeterminato. Visto che dove lavoro io siamo almeno duecento, gli domando quanti sono. Potrebbero essere addirittura il venti per cento, risponde, facendomi due o tre nomi.

Maggio 2010. Insieme con S. sono andato in banca. Vorremmo comprarci un alloggetto. Anche se alla fine non lavoriamo in media più di otto o nove mesi all’anno, guadagniamo abbastanza. Però avremmo bisogno d’un prestito o d’un mutuo. L’impiegata sta a sentire, fa qualche domanda, poi dice che non si può. I prestiti o i mutui si concedono soltanto a chi ha un lavoro stabile. Per consolarci ci confida che nemmeno lei, impiegata di banca, potrebbe avere un mutuo. È una temporanea.

Novembre 2014. Dopo sette rinnovi consecutivi di vari tipi di contratto – un paio di interinali, tre o quattro a tempo determinato, altri due CCC, cioè di collaborazione coordinata – la ditta mi ha proposto un contratto a tempo indeterminato. In cambio mi chiede soltanto, per via della flessibilità, di rendermi disponibile al lavoro a turni, sei ore comprese in un qualsiasi intervallo tra le 7 e le 24, in qualunque giorno, sabato e domenica inclusi. Ogni settimana l’orario del turno può cambiare. Naturalmente loro si impegnano a farmi sapere quale sarà il mio orario con almeno due o tre giorni di anticipo. Naturalmente ho accettato.

Gennaio 2015. Ho saputo da un biglietto di S. – adesso facciamo turni con orari diversi, così ci lasciamo messaggi sulla porta del frigorifero – che il medico le ha detto che se vuole avere un figlio dovrebbe sbrigarsi. A 35 anni una donna è anziana per avere un primo figlio. Lei però è ancora indecisa. Adesso ha un CCC, ma sta per scadere e non ha ancora trovato altro. E se non lavora lei non paghiamo l’affitto, altro che il latte in polvere e una tata. Ci vorrebbe una legge apposta, per le madri flessibili.

Luglio 2016. Mia madre vorrebbe sapere con precisione quale lavoro faccio. Per dirlo ai parenti, agli amici che chiedono notizie. Sostiene che la mette a disagio non poter rispondere che suo figlio, per dire, fa l’elettricista, o l’impiegato all’anagrafe, o il disegnatore di dépliants. Vorrei risponderle, perché ormai ha l’aria proprio vecchia. Il fatto è che, dopo tanti lavori, non lo so nemmeno io chi sono, che cosa sono. Da qualche tempo mi fa male la schiena. Ho prenotato una visita.

Luglio 2018. Dato che bisogna essere previdenti, ho chiesto a un’esperta a quanto potrebbe ammontare la mia pensione. M’ha parlato di ricongiungimenti, casse separate, regime contributivo, e dello sbaglio d’aver cambiato tante volte lavoro e azienda. Posso aspettarmi, in conclusione, una pensione pari a circa un terzo di quello che prendo al mese. Quando lavoro. Ma con una pensione pari a un terzo dello stipendio mica si vive. Quindi le ho chiesto cosa dovrei fare per aumentarla. Dovresti investire almeno un terzo di quello che guadagni in un fondo integrativo, ha detto.

Settembre 2018. Non sono ancora riuscito ad andare dal medico. Ogni volta che faccio la prenotazione, capita che sono di turno.

Dicembre 2018. La ditta, di cui ho sentito che sta andando benissimo, mi ha licenziato. Ho protestato, ricordando che il mio contratto era a tempo indeterminato. M’hanno spiegato gentilmente che da quando lo statuto dei lavoratori è stato abolito, indeterminato significa soltanto che è l’azienda a decidere quando il contratto termina.

(Mese illeggibile del 2022). Quest’anno sono riuscito a lavorare soltanto sei mesi. Le aziende mi fanno difficoltà perché, alla mia età, non ho abbastanza formazione. I giovani che arrivano adesso dalla scuola sono più preparati e flessibili. Per fortuna nell’azienda in cui lavoro adesso ho ritrovato F., ex compagno di scuola. È diventato capo settore, un uomo importante. Gli ho chiesto com’è riuscito a far carriera. Beh, dice, ho cercato di restare nella stessa azienda il più a lungo possibile. Se uno salta di qua e di là, da un posto all’altro, mica lo promuovono. Ti pare?

Chiudiamo qui, per ora, il diario dell’uomo flessibile. Come ben sanno gli storici, le cause del rapido declino della civiltà italica del terzo millennio d. C. sono tuttora avvolte dal mistero. L’ipotesi d’un avvelenamento collettivo da piombo delle condotte d’acqua, già affacciata per spiegare il crollo d’una civiltà fiorita nello stesso territorio 15-20 secoli prima, va scartata in base alle indagini compiute con i nostri super-spettrografi di massa. Ma sulla base di quest’ultimo ritrovamento, ci pare lecito ipotizzare che il culto della Flessibilità, distraendo ipnoticamente i capi come le masse da ogni altro fine esistenziale, abbia avuto in tale declino un peso non lieve. Le nostre ricerche su questo fascinoso tema proseguiranno.

di Luciano Gallino

Era il 20 febbraio 2002 quando il quotidiano la Repubblica pubblicava questo contibuto del professor Gallino. Il testo, successivamente, è stato recitato in teatro da Antonio Albanese. Sono trascorsi dieci anni.
Non credo occorra aggiungere altro. MT

Casale Monferrato, una battaglia di civiltà

Casale Monferrato, una battaglia di civiltà

15 febbraio 2012 |

Il 14 febbraio si è giunti a sentenza nel processo di primo grado nei confronti dell’azienda Eternit Italia. Una pagina storica. Un processo estremamente importante che per l’imponente numero di parti civili è stato definito da da primato. Ma purtroppo il primato è anche e soprattutto l’elevatissimo numero di vittime da esposizione all’amianto; oltre 2300, di cui 1500 nella sola città di Casale Monferrato.

Moltissime bandiere tricolori con la scritta giustizia sulle spalle, a testimoniare che nel Paese è ancora possibile chiedere giustizia ed ottenerla. In quell’elenco interminabile vite spezzate, scandite nei nomi di chi non c’è più e di chi per tutta la vita dovrà portare dentro il dolore della loro assenza. Le prime parole nella lettura della sentenza sembrano per un momento scaldare quelle aule, ma soprattutto quei cuori a cui la perdita dei loro congiunti ha lasciato il gelo del dolore. La lettura del dispositivo si è conclusa con una condanna che ha riconosciuto il dolo e la colpa cosciente. Nessun dubbio insomma. Una sentenza purtroppo non può fare miracoli; non riporta indietro nessuno ma allevia la pena perchè tutto non può esaurirsi in un verdetto di non colpevolezza, che tutto è un caso o una tragica fatalità. (altro…)

Il 18 lo rifiuto!

9 febbraio 2012 |

Sale e Pepe Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

“Ebbene, in fondo, abolirlo significa per l’appunto andare incontro alle preoccupazioni di questo governo, ossia di scongiurare la noia nel futuro degli italiani: aboliamolo dunque, e il posto fisso diverrà presto un ricordo del passato pleistocenico”.
Angelo d’Orsi, “Il posto fisso e la gioia del lavoro mobile” – 6 Febbraio 2012

“L’articolo 18 voleva evitare il ricatto licenziamento del sindacalista che difendesse i propri compagni di lavoro in modo non gradito al datore di lavoro. Lo spirito e il messaggio di questo articolo che mirava ad affermare la dignità dei lavoratori, come cittadini liberi, stabilendo che non si può effettuare un licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, sono stati stravolti”.
Francesco Forte, “È giunto il momento di dotare l’Italia di uno statuto fiscale dei lavoratori” – 6 Febbraio 2012

“… in Germania le imprese assumono molto, ma al contempo licenziano anche molto. Se si procedere a ritroso, si osserva che più hanno iniziato ad assumere, quanto più hanno potuto al contempo anche ristrutturare al variare della domanda, dei prodotti e dei processi, e conseguentemente anche licenziare”.
Oscar Giannino, “Lavoro: quattro lezioni tedesche” – 8 febbraio 2012

“Quanto guadagna? In media secondo i dati della Cgil, 8.023 euro l’anno. Quanto lavora? In media sette mesi su dodici… Vita dura e futuro incerto… Nessuna azienda dove radicarsi, e dove vivere la monotonia del posto fisso”.
Roberto Petrini, “I sette contratti che sfruttano i giovani” – 8 febbraio 2012

Scialuppa di salvataggio

Scialuppa di salvataggio

7 febbraio 2012 |

È una giornata uggiosa in una piccola cittadina, piove e le strade sono deserte. I tempi sono grami, tutti hanno debiti e vivono spartanamente. Un giorno arriva un turista tedesco e si ferma in un piccolo alberghetto. Dice al proprietario che vorrebbe vedere le camere e che forse si ferma per il pernottamento e mette sul bancone della ricezione una banconota da 100 euro come cauzione. Il proprietario gli consegna alcune chiavi per la visione delle camere.

1. Quando il turista sale le scale, l’albergatore prende la banconota, corre dal suo vicino, il macellaio, e salda i suoi debiti.
2. Il macellaio prende i 100 euro e corre dal contadino per pagare il suo debito.
3. Il contadino prende i 100 euro e corre a pagare la fattura presso la Cooperativa agricola.
4. Qui il responsabile prende i 100 euro e corre alla bettola e paga la fattura delle sue consumazioni.
5. L’oste consegna la banconota ad una prostituta seduta al bancone del bar e salda così il suo debito per le prestazioni ricevute a credito.
6. La prostituta corre con i 100 euro all’albergo e salda il conto per l’affitto della camera per lavorare.
7. L’albergatore rimette i 100 euro sul bancone della ricezione.

In quel momento il turista scende le scale, riprende i suoi soldi e se ne va dicendo che non gli piacciono le camere e lascia la città.

– Nessuno ha prodotto qualcosa
– Nessuno ha guadagnato qualcosa
– Tutti hanno liquidato i propri debiti e guardano al futuro con  maggiore ottimismo

Ecco, ora sapete con chiarezza come funziona il pacchetto di salvataggio UE!

di Fabrizio Canesi

Lessico familiare

24 gennaio 2012 |

Sale e Pepe
Notizie e opinioni non commentate sulle quali riflettere insieme.

«Mandiamo i bamboccioni fuori di casa».
2007 – Tommaso Padoa Schioppa, allora Ministro dell’Economia, durante un’audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato

«Siete la parte peggiore dell’Italia, con voi non parlo».
2011 – Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica, risponde alla contestazione di un gruppo di precari.

«Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato. Bisogna dare messaggi chiari ai giovani».
2012 – Michel Martone, attuale viceministro al Lavoro, alla sua prima uscita pubblica.