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Sogni d’oro

Hanno accudito il sonno dei viaggiatori della notte per anni ma il loro risveglio è stato traumatico. Hanno manifestato usando gli strumenti a loro disposizione, salendo sulle torri faro o sdraiandosi sulle traversine dei binari in stazione ma il licenziamento è arrivato ugualmente puntuale. Un paradosso per un’azienda nota soprattutto per i suoi ritardi.

Succede anche questo in Italia. La società tricolore di servizi nota più per i suoi ritardi che per la qualità del servizio si dimostra di una puntualità svizzera quando si tratta di licenziare il personale: con l’introduzione del nuovo orario invernale, Ferrovie dello Stato ha deciso di ridurre il servizio di treni notturni il cui personale apparteneva alla Servirail Italia srl, ex-Wagon Lits, la società che svolgeva il servizio di assistenza sui vagoni letto. Al suo posto una nuova società temporanea, Angel Service, che ha puntualmente applicato l’equazione “meno treni, meno personale” dichiarando in esubero circa 800 lavoratori. Subito.

A casa. Via, come un cambio di lenzuola sporche, come una notizia qualsiasi, priva d’interesse. Proprio per questa ragione i lavoratori Servirail ex-Wagon Lits si sono coordinati in tutta Italia e hanno provato a protestare sdraiandosi sulle traversine dei binari dei treni Freccia Rossa in partenza da Napoli, Torino, Roma e Milano oppure salendo sulle torri faro dalle quali hanno srotolato i loro striscioni. Qualche ora di agitazione, il solito schieramento delle Forze dell’Ordine in assetto anti-sommossa, l’intervento rassicurante di qualche parlamentare locale e quindi lo sgombero, con le occupazioni trasformate in presidi permanenti. Risultato: venticinque treni hanno subito ritardi fino a un’ora. Poca roba. Se volevano creare davvero disagio ai viaggiatori, i lavoratori di Servirail avrebbero fatto meglio a chiedere consiglio ai loro dirigenti, ché in fatto di disservizi ai viaggiatori sono autentici esperti in materia.

Il consiglio, invece, i lavoratori l’hanno chiesto al sindacato che, puntualmente, ha tuonato la propria disponibilità a tornare al tavolo delle trattative solamente “quando verrà comunicato qualcosa di nuovo e cioè la disponibilità da parte delle Ferrovie dello Stato a concorrere al ricollocamento del personale”. Anche l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, nel consueto dialogo tra sordi ha voluto fornire il suo prezioso apporto precisando che “quello dei lavoratori è un problema che non può accollarsi la società” da lui amministrata per cui il ricorso agli ammortizzatori sociali diventa necessario, dichiarando la “piena comprensione ai lavoratori e sperando che nell’ambito del tavolo al Ministero del Lavoro si trovino le risorse perché occorre garantire il posto di lavoro a quei ferrovieri che lavoravano e per i quali sono state avviate le pratiche di mobilità”. Buona notte.

Tra sonni agitati e risvegli bruschi, la sostanza è questa: dopo aver accudito per anni il riposo notturno dei viaggiatori delle Ferrovie dello Stato, oltre un quarto dei lavoratori della Servirail Italia srl ex-Wagon Lits si trova nella condizione di dover cercare una nuova occupazione. Non una in particolare ma una che permetta alle loro famiglie di continuare a vivere almeno dignitosamente.
Una qualsiasi. Perché parlare di pane o diritti a questi licenziati equivale a dir loro “sogni d’oro”.

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