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Ammortizzatori scarichi
una manifestazione degli operai della Way Assauto di Asti

La Way Assauto è stata la più importante fabbrica dell’astigiano, arrivando a impiegare quasi 3000 lavoratori prima dell’inizio del lento declino di cui sono stati vittima gli ultimi 238 lavoratori e protagonisti amministratori indagati, politici ingessati, ladri di rame, compratori cinesi. Anche Babbo Natale ha infierito sui lavoratori, consegnandogli come strenna la notifica del fallimento.

Immagine tratta dalla rete Internet

operai della Way Assauto di Asti in corteo

La chiamavano “la Fiat di Asti” perché gli astigiani sono gente modesta per natura, ma il conto era sbagliato. Perché a metà degli anni Cinquanta gli impiegati alla Waya erano circa 2500 su una popolazione di 50 mila residenti, mentre, in quegli stessi anni, gli operai della Fiat erano 71mila su 820 mila. Altri tempi, altre storie. Storie di sviluppo industriale, di produzione, di fabbriche dell’indotto tanto grandi da essere considerate un vanto per tutto il territorio. Poi le storie hanno virato verso il solito declino da società post-industriale, aggravato in questo caso da voci poco rassicuranti sulla presenza di materiali inquinanti nel sottosuolo dello stabilimento di via Antica Cittadella che dovrà necessariamente essere sottoposto a una costosa bonifica. Senza mai domandarsi in quali condizione di salute risultino essere i 248 lavoratori superstiti.

È una storia contemporanea quella della Astigiana Ammortizzatori, la Way Assauto odierna, una storia dove sono presenti tutti gli elementi tipici di questa epoca: amministratori indagati, politici ingessati, ladri di rame, cordate italiane rifiutate in favore di svogliati compratori cinesi. C’è anche un crudele Babbo Natale nella storia dei 238 lavoratori della Way Assauto. Invece del panettone o di una bottiglia di Moscato, il 23 dicembre 2010 il commissario straordinario della società, l’avvocato Antonio D’Addario, ha infierito sui lavoratori consegnandogli una strenna del tutto particolare: la notifica del fallimento dell’azienda. Così, senza nemmeno una riga di spiegazione, una speranza residua di poter ancora scegliere tra pane o diritti. Altro che pensare ai regali di Natale, quelli che invece avranno scelto senza difficoltà l’ex a.d. Diego Robella (indagato per bancarotta fraudolenta e appropriazione indebita degli oltre 200 mila euro accantonati per il Tfr), il socio Ezio Trinchero e il figlio di questi, Fabio, estranei all’appropriazione indebita ma anche loro nel mirino del sostituto procuratore della Repubblica, Luciano Tarditi, che li ha convocati per i primi di settembre.

Prima dell’Epifania, il 4 gennaio di quest’anno, una delle poche boccate d’ossigeno per i dipendenti: l’assessore regionale al Lavoro, Claudia Porchietto, firma per loro il decreto di proroga per un anno della cassa integrazione. Nel frattempo il curatore fallimentare, l’avvocato Giorgio Todeschini, provvederà a pagare i debiti dell’azienda, di cui non è esclusa una vendita in blocco o per lotti; poche le speranze riposte verso un eventuale affitto dello stabilimento, perché l’acquirente dovrà traslocare entro il 30 novembre di quest’anno. Dopo due anni di amministrazione straordinaria questo è tutto quello che hanno ottenuto i lavoratori della Waya, risultato di decine di riunioni, assemblee e discussioni infinite. Sono molto più lesti di loro i ladri di rame che in primavera rubano tutti i cavi e le bobine con fili di rame della centrale elettrica dell’industria: oltre sei quintali di prezioso metallo spariti in una notte. Quando si dice il tempismo: appena un mese prima, nella storia della più importante fabbrica astigiana c’era stata una svolta.

Il 31 marzo, con un rilancio di appena 50.000 euro sul milione di euro di base d’asta, la Way Assauto è stata comprata dai cinesi del gruppo Cjian. Perplessità tra i 238 lavoratori superstiti: nessuna notizia del piano industriale, timori per il trasferimento dei macchinari all’estero, generiche prospettive di re-impiego per un ottantina di operai che avrebbero dovuto ricominciare l’attività produttiva in agosto. Quando le fabbriche del comparto automobilistico sono ferme.
Ferme, come le speranze dei lavorati della Way Assauto, il cui destino resta ancora legato agli ammortizzatori. Questa volta quelli sociali.

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