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Senza parole

Conosciuta in tutto il mondo per le sue soluzioni in campo vocale, Loquendo è stata ceduta agli americani di Nuance, suoi principali concorrenti. A Torino si riapre il capitolo delle cessioni importanti nel settore della telefonia dopo quelle di Atlanet e Noicom.

Una guerra lampo.
Se si dovesse utilizzare una sola frase per spiegare la storia di Loquendo, si dovrebbe usare questa: “in poche parole”.
In poche parole, Telecom alla fine di giugno ha annunciato l’intenzione di vendere la società di via Reiss Romoli e alla vigilia di Ferragosto l’americana Nuance ne ha acquistato per 53 milioni di euro il 99,98% della proprietà e 103 dipendenti. Preoccupati per il loro futuro. Perché nella vita lavorativa càpita di passare da una proprietà ad un’altra; sui mercati è normale raggiungere una posizione di dominio attraverso l’acquisizione della principale concorrente. È normale anche incappare in una ristrutturazione aziendale che spesso si pronuncia così: “piano di licenziamenti”. È capitato recentemente alla Svox, un’azienda europea concorrente di Loquendo comprata da Nuance. Quella che ha comprato Loquendo.

È un buon affare Loquendo: ha 500 clienti in 50 Paesi del mondo, uffici in Europa e Nord America, è proprietaria di soluzioni per l’automazione di call center e di applicazioni per banche e sanità, navigatori per veicoli, prodotti per disabili, biometria vocale a supporto delle attività investigative. Ha un fatturato di circa 15 milioni di euro, ottenuto per tre quarti fuori dal Gruppo ed è in utile dal 2004. In poche parole: non è un’azienda in crisi.
E non è in crisi nemmeno il mercato di riferimento di Loquendo: al suo acquisto, oltre a Nuance, era interessata anche un’altra azienda americana, Avaya, specializzata nella costruzione e nello sviluppo di reti di comunicazione e nel campo della telefonia Ip. Perché le telco, da tempo, stanno investendo per trovare applicazioni “over the top”. Ma mentre per Nuance, più orientata alla finanza che al prodotto, il valore di Loquendo è dato dai clienti, l’interesse di Avaya è più orientato verso i brevetti posseduti dalla società italiana, perché dopo l’acquisto potrebbe sviluppare in casa quella tecnologia finora comprata all’esterno. In poche parole, una soluzione per il classico dilemma “make or buy”. Una garanzia di continuità lavorativa.

Se c’è una crisi in tutta questa storia, è quella del rapporto tra Telecom e Torino: dopo gli incontri dei lavoratori con il sindaco Fassino e con l’assessore al Lavoro della Regione Giordano, quando era già evidente che ci sarebbero stati cambiamenti all’orizzonte per i destini dell’azienda, i lavoratori di Loquendo commentavano «Il futuro di una società come la nostra inglobata in una multinazionale non può che essere la progressiva dismissione». Poche, chiare parole.

Parole alle quali è stata data risposta con i soliti comunicati: «… la cessione si inserisce nel processo di razionalizzazione del portafoglio delle partecipazioni di Telecom Italia…», «… (Nuance) ha assunto un impegno contrattuale a mantenere la sede della società nella città di Torino, per creare un centro di eccellenza nella ricerca e nello sviluppo…» , «… per diciotto mesi non ci sarà nessun taglio dei livelli occupazionali». Tante, inutili parole.

In poche parole, un altro pezzo di eccellenza nel settore delle tecnologie d’avanguardia presto o tardi se ne andrà da Torino e ancora una volta, per i lavoratori, non sarà stato possibile scegliere tra pane o diritti. Perché nessuno chiederà mai il parere dei 103 dipendenti della Loquendo che, quando hanno saputo di essere stati ceduti, sono rimasti senza parole.

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