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Paolo Panerai, direttore di Milano Finanza ed editore del gruppo Class, ha scritto una lettera per cercare di sensibilizzare gli imprenditori italiani a fare qualcosa per la crisi italiana. Quello che segue è il testo della lettera pubblicata nella rubrica Orsi&Tori di Milano Finanza in edicola e avallata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Metti in salvo il Paese "Gli italiani non ci stanno a essere ridotti sul lastrico. L'Italia non è né la Grecia né il Portogallo. L'Italia è ricca: è ricco lo Stato, che ha un patrimonio demaniale e di opere d'arte che da soli valgono più del debito pubblico ... e sono ricchi gli italiani (almeno una parte consistente degli italiani) come del resto ha dimostrato il bilancio consolidato del debito nazionale che ha fatto emergere un paese nel suo complesso più solido di Gran Bretagna e Germania, e a livello analogo a quello della Francia. Vogliamo aprire una sorta di sottoscrizione non materiale ma di impegno morale fra i cittadini perché si dichiarino, in faccia alla speculazione, pronti a contribuire al buon esito del collocamento dei titoli pubblici che lo stato dovrà emettere da ora in poi. Se l'Italia ha bisogno, noi ci siamo. Siamo imprenditori, professionisti, manager, comuni cittadini. No, non ci stiamo a che l'Italia sia ridotta sul lastrico. Siamo un paese forte, ricco, con un debito pubblico altissimo, ma con un debito consolidato pubblico-privati nettamente più basso della Gran Bretagna, più basso della Germania, pari a quello della Francia. Le nostre industrie, le nostre banche, sono solide. La ricchezza liquida del paese è più di 10 volte (oltre 3.000 miliardi di euro) l'ammontare dei titoli che ogni anno lo Stato italiano deve emette per rinnovare quelli in scadenza. Il 50 per cento del debito pubblico è in mano a noi italiani. Se all'Italia serve, se dovesse servire il nostro aiuto per le emissioni, noi ci siamo". Oltre all'ufficio di Presidenza della Repubblica, per mano del Segretario Generale, Donato Marra, hanno fin qui aderito: Luca Barabino (Ceo, Barabino&partners), Urbano Cairo (Ceo, Cairo Communications), Marina Calderone (pres.Cons. naz.Consulenti lavoro), Giuliano Cazzola (vp commissione lavoro Camera), Diego Della Valle (Ceo,Tods), Maurizio De Tilla (Pres. Oua), Massimo Di Risio (pres. DR Automobiles), Pietro Giuliani (ad Azimut), Guido Galimberti (ad Opera art consulting), Giancarlo Laurini (Pres.cons. naz. Notariato), Fiorella Kostoris (economista), Stefano Landi (pres.LandiRenzo) Stefano Lucchini (Dir.comun. Eni), Vincenzo Manes (Ceo, Kme group), Francesco Micheli, Michele Norsa (ad Salvatore Ferragamo), Aurelio Regina (Pres.Confindustria Lazio), Carlo Pesenti (Ceo Italcementi), Gianni Punzo (Pres.Cis spa), Paolo Scaroni (Ceo Eni), Claudio Siciliotti (Pres.Cons.naz. Dottori commercialisti), Giovanni Tamburi (Ceo, Tip), Marco Tronchetti Provera (Ceo, Pirelli), Victor Uckmar (Giurista, pres.Certi Univ.Bocconi), Gianni Zonin, (pres. Zonin spa e Banca Popolare di Vicenza) Andrea Riffeser Monti (ad Poligrafici Carlino-Nazione-Giorno), Ettore Riello (pres. Riello Group). L'appello di Panerai mi ha fatto tornare alla memoria un editoriale di Massimo Gramellini pubblicato qualche giorno fa (il 5 agosto, per la precisione) sulla prima pagina de La Stampa. Questo. La suora e Wile Coyote Ho implorato un amico della redazione economica di spiegarmi che cosa sta succedendo. «Hai presente Wile Coyote sull’orlo del precipizio, quando si aggrappa a una roccia che fra un attimo si sgretolerà? Ecco, Wile Coyote siamo noi». Non ho avuto il coraggio di chiedergli chi è Beep Beep. Mi sono invece tuffato fra le agenzie di stampa, alla ricerca di qualcuno che mi rassicurasse sulla solidità della roccia. 1. L’ufficio banalità della Casa Bianca: «I mercati salgono e scendono». 2. L’euro-banchiere Trichet, quello col carisma di una gelatina alla frutta: «In Europa non c’è la decrescita, ma la decelerazione della crescita». 3. Il presidente del Consiglio, in conferenza stampa: «Le azioni Mediaset sono solide, se avessi dei risparmi li investirei lì». 4. Il presidente di un ente pubblico (il governo) invita i suoi associati (gli italiani) a comprare azioni di un’azienda privata di sua proprietà (mi scuso per la ripetizione, ma è come con l’ipnosi: la prima volta uno non riesce a crederci). 5. Il ministro della Chiarezza, Sacconi: «Di fronte a una giornata di tempesta dei mercati finanziari e mobiliari, l’Italia nella sua convergente dimensione istituzionale, economica e sociale vuole rispondere all’instabilità globale accompagnando il percorso di disciplina di bilancio già delineato con la maggiore crescita». 6. La vicepresidente della Compagnia di San Paolo, suor Giuliana: «A questo punto non ci resta che pregare». L’unica ad avere una strategia mi sembra suor Giuliana. Ho provato a parlarne con i miei vecchi compagni di Università (alcuni di loro sono degli stimati economisti internazionali che hanno scelto di vivere all'estero) e con qualche industriale che ancora tenta di resistere all'idea di vendere tutto e andare via. Mi sono sembrati preoccupati. Io non sono un uomo di Chiesa e non conosco Suor Giuliana, ma a questo punto inizio a credere che soltanto un miracolo potrebbe aiutare l'Italia. Con buona pace di Paolo Panerai.

Paolo Panerai, direttore di Milano Finanza ed editore del gruppo Class, ha scritto una lettera per cercare di sensibilizzare gli imprenditori italiani a fare qualcosa per la crisi italiana. Quello che segue è il testo della lettera pubblicata nella rubrica Orsi&Tori di Milano Finanza in edicola e avallata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Metti in salvo il Paese

“Gli italiani non ci stanno a essere ridotti sul lastrico. L’Italia non è né la Grecia né il Portogallo. L’Italia è ricca: è ricco lo Stato, che ha un patrimonio demaniale e di opere d’arte che da soli valgono più del debito pubblico … e sono ricchi gli italiani (almeno una parte consistente degli italiani) come del resto ha dimostrato il bilancio consolidato del debito nazionale che ha fatto emergere un paese nel suo complesso più solido di Gran Bretagna e Germania, e a livello analogo a quello della Francia. Vogliamo aprire una sorta di sottoscrizione non materiale ma di impegno morale fra i cittadini perché si dichiarino, in faccia alla speculazione, pronti a contribuire al buon esito del collocamento dei titoli pubblici che lo stato dovrà emettere da ora in poi. Se l’Italia ha bisogno, noi ci siamo. Siamo imprenditori, professionisti, manager, comuni cittadini. No, non ci stiamo a che l’Italia sia ridotta sul lastrico. Siamo un paese forte, ricco, con un debito pubblico altissimo, ma con un debito consolidato pubblico-privati nettamente più basso della Gran Bretagna, più basso della Germania, pari a quello della Francia. Le nostre industrie, le nostre banche, sono solide. La ricchezza liquida del paese è più di 10 volte (oltre 3.000 miliardi di euro) l’ammontare dei titoli che ogni anno lo Stato italiano deve emette per rinnovare quelli in scadenza. Il 50 per cento del debito pubblico è in mano a noi italiani. Se all’Italia serve, se dovesse servire il nostro aiuto per le emissioni, noi ci siamo”.

Oltre all’ufficio di Presidenza della Repubblica, per mano del Segretario Generale, Donato Marra, hanno fin qui aderito: Luca Barabino (Ceo, Barabino&partners), Urbano Cairo (Ceo, Cairo Communications), Marina Calderone (pres.Cons. naz.Consulenti lavoro), Giuliano Cazzola (vp commissione lavoro Camera), Diego Della Valle (Ceo,Tods), Maurizio De Tilla (Pres. Oua), Massimo Di Risio (pres. DR Automobiles), Pietro Giuliani (ad Azimut), Guido Galimberti (ad Opera art consulting), Giancarlo Laurini (Pres.cons. naz. Notariato), Fiorella Kostoris (economista), Stefano Landi (pres.LandiRenzo) Stefano Lucchini (Dir.comun. Eni), Vincenzo Manes (Ceo, Kme group), Francesco Micheli, Michele Norsa (ad Salvatore Ferragamo), Aurelio Regina (Pres.Confindustria Lazio), Carlo Pesenti (Ceo Italcementi), Gianni Punzo (Pres.Cis spa), Paolo Scaroni (Ceo Eni), Claudio Siciliotti (Pres.Cons.naz. Dottori commercialisti), Giovanni Tamburi (Ceo, Tip), Marco Tronchetti Provera (Ceo, Pirelli), Victor Uckmar (Giurista, pres.Certi Univ.Bocconi), Gianni Zonin, (pres. Zonin spa e Banca Popolare di Vicenza) Andrea Riffeser Monti (ad Poligrafici Carlino-Nazione-Giorno), Ettore Riello (pres. Riello Group).

L’appello di Panerai mi ha fatto tornare alla memoria un editoriale di Massimo Gramellini pubblicato qualche giorno fa (il 5 agosto, per la precisione) sulla prima pagina de La Stampa. Questo.

La suora e Wile Coyote

Ho implorato un amico della redazione economica di spiegarmi che cosa sta succedendo. «Hai presente Wile Coyote sull’orlo del precipizio, quando si aggrappa a una roccia che fra un attimo si sgretolerà? Ecco, Wile Coyote siamo noi». Non ho avuto il coraggio di chiedergli chi è Beep Beep. Mi sono invece tuffato fra le agenzie di stampa, alla ricerca di qualcuno che mi rassicurasse sulla solidità della roccia. 1. L’ufficio banalità della Casa Bianca: «I mercati salgono e scendono». 2. L’euro-banchiere Trichet, quello col carisma di una gelatina alla frutta: «In Europa non c’è la decrescita, ma la decelerazione della crescita». 3. Il presidente del Consiglio, in conferenza stampa: «Le azioni Mediaset sono solide, se avessi dei risparmi li investirei lì». 4. Il presidente di un ente pubblico (il governo) invita i suoi associati (gli italiani) a comprare azioni di un’azienda privata di sua proprietà (mi scuso per la ripetizione, ma è come con l’ipnosi: la prima volta uno non riesce a crederci). 5. Il ministro della Chiarezza, Sacconi: «Di fronte a una giornata di tempesta dei mercati finanziari e mobiliari, l’Italia nella sua convergente dimensione istituzionale, economica e sociale vuole rispondere all’instabilità globale accompagnando il percorso di disciplina di bilancio già delineato con la maggiore crescita». 6. La vicepresidente della Compagnia di San Paolo, suor Giuliana: «A questo punto non ci resta che pregare».
L’unica ad avere una strategia mi sembra suor Giuliana.

Ho provato a parlarne con i miei vecchi compagni di Università (alcuni di loro sono degli stimati economisti internazionali che hanno scelto di vivere all’estero) e con qualche industriale che ancora tenta di resistere all’idea di vendere tutto e andare via. Mi sono sembrati preoccupati. Io non sono un uomo di Chiesa e non conosco Suor Giuliana, ma a questo punto inizio a credere che soltanto un miracolo potrebbe aiutare l’Italia. Con buona pace di Paolo Panerai.

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