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Eclisse solare

Riconvertirsi è inutile quando l’indirizzo di Governo è caratterizzato dalla confusione. I lavoratori della Compuprint di Leinì hanno provato a farlo, ma la fine degli incentivi al fotovoltaico ha segnato il licenziamento di 223 di loro. E mentre in Piemonte parte un progetto per la riconversione dei tetti in Eternit, l’azienda delocalizzerà in Cina

C’è un strada del villaggio globale che parte da Caluso e transita per Leinì giusto il tempo di lasciare a casa 223 lavoratori, quindi si perde lontano sulla linea dell’orizzonte, verso est, verso la Cina. Quella dei lavoratori della Compuprint è una storia di speculazione dove, per non essere da meno rispetto al resto del mondo, non possono mancare gli accenni alla crisi dei mercati e alla globalizzazione.

Più che una storia sembra un manuale, c’è tutto: la crisi del mercato, la Cassa Integrazione, l’idea di avviare una nuova attività in un settore all’avanguardia (o perlomeno attuale), la riconversione degli operai, la flessibilità. C’erano anche gli incentivi governativi e chissà che peso avevano avuto nella fase di stesura del piano industriale. Un piano industriale completo: nuovo modello di business, trasferimento nel capannone di Leinì, più piccolo per contenere i costi, una prospettiva di un investimento superiore a 5 milioni di euro e gli incentivi decisi dal Governo sul fotovoltaico. Dopo anni difficili, a Leinì durante la scorsa primavera si discuteva l’ipotesi di introdurre i 21 turni in previsione di un aumento di lavoro. Ma il 31 maggio gli incentivi al fotovoltaico sono stati bloccati: finiti quelli è finita l’avventura italiana nel settore della Compuprint.

Da Vicenza, quartier generale della Gds, proprietaria della Compuprint nata Sferal nel 2007, hanno fatto sapere che si tratta di un “arrivederci”, perché se dovesse riaprirsi il mercato, se il sistema bancario dovesse fornire un adeguato sostegno e se la Regione Piemonte garantisse il necessario supporto, si potrebbe anche tornare a fare i pannelli fotovoltaici, che intanto continueranno ad essere prodotti in Cina, mentre in Piemonte Compuprint continuerà a sviluppare il mercato delle stampanti mantenendo il presidio della ricerca e sviluppo e alcune attività di supporto ai clienti. Una bella scommessa. Sul passato. Quel passato dal quale si era fuggiti a causa del dimezzamento del fatturato.

Forse sarebbe stato più credibile scommettere sul presente, con quell’azienda unica in Piemonte nel suo settore e con delle prospettive concrete, soprattutto dopo la bocciatura del nucleare. Esiste un Protocollo operativo di Lega Ambiente, in collaborazione con la banca Intesa San Paolo, per trasformare in superfici fotovoltaiche i tetti in Eternit: al momento riguarda le province di Torino, Asti, Alessandria e Vercelli. Saranno usati pannelli che arriveranno da ogni parte del mondo, anche dalla Cina.

Mentre in Italia resteranno a casa 223 lavoratori per i quali è previsto il ricorso agli ammortizzatori sociali: un anno di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per cessazione parziale di attività, che potrebbe essere prorogata di un ulteriore anno. Poi la mobilità, come sempre finalizzata a favorire il reinserimento lavorativo o permettere a una sessantina di lavoratori di agganciare il prepensionamento, senza altra scelta.

Perché non si può nemmeno scegliere tra pane o diritti, quando la politica industriale di un Paese è caratterizzata da una fase di eclissi totale.

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