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Carta straccia

Per un paese di 1293 abitanti, perdere in un solo colpo 120 posti di lavoro non è uno scherzo. Accade a Germagnano, in Val di Lanzo, provincia di Torino, dove la storica Cartiera è arrivata al capolinea di una storia dominata da pochi fatti e troppe parole.

Quella della Cartiera di Germagnano è una storia di parole, come quelle che riempiono i libri e i giornali che senza la carta non potrebbero essere stampati. È la storia di uno stabilimento che ha più nomi che dipendenti, se non si troverà in fretta una soluzione: già Burgo, poi Spinoglio, Santa Lida e infine, senza grande convinzione, Saber, subentrata nel 2010 con un contratto di affitto di un anno e l’opportunità di esercitare un diritto di prelazione mai esercitato. Pensare che nello stabilimento costruito nel 1865, fino al 1998 il lavoro non era mai mancato. Poi qualcosa è cambiato.

Hanno provato in tanti a salvare lo stabilimento fermo da giugno 2009 e posto in concordato preventivo, dopo averne dichiarato lo stato d’insolvenza: il solito percorso verso il baratro che non poteva risparmiare i 109 addetti, su 120, finiti allora in Cassa integrazione straordinaria. Nel tentativo di riavviare la produzione si sono impegnati le amministrazioni comunale e provinciale, il commissario liquidatore e il giudice del tribunale, il sindacato e la Leasint (gruppo Banca Intesa), la società proprietaria della struttura. E poi sono arrivati il gruppo cartiero indiano Saber e la Basikdue di Bonvicino (Cuneo), attiva nel settore dell’energia idroelettrica. Era il 23 agosto 2010.

Alessandro Barbero, patron della Basikdue, annunciava investimenti «tra i due e i tre milioni di euro» e lavoro solo per poche persone, ma prometteva di attirare un discreto indotto. La direzione della nuova società, la Santa Lida Saber, confermava ai sindacati l’intenzione di assumere 15 nuovi dipendenti, promettendoli «…forse già per la metà del mese di settembre». Nemmeno il sindaco di Germagnano, Francesco Airola, volle mancare a questo festival della promessa: il suo progetto per l’area della cartiera prevedeva la costruzione di un polo di produzione energetica (un impianto a biomasse, n.d.r.) da realizzare insieme alla stessa Saber, la Basikdue e una società milanese, un terzo interlocutore rimasto sconosciuto. Niente da fare, solo parole. E oggi, dopo il terzo «naufragio» degli ultimi anni, il sindaco Airola si dice «Pronto a vigilare sull’area».

Perché il 9 giugno 2011 è diventato chiaro che, allo stato attuale, di futuro per la Cartiera non se ne parla più e per i suoi dipendenti il presente è comune a quello di molte altre imprese: Cassa in deroga per 6 o 8 mesi, non si può fare di più. Nel frattempo il liquidatore fallimentare proverà a cercare nuovi acquirenti per garantire la continuità occupazionale del sito, offerto a prezzi di saldo: chi subentrerà alla Santa Lida potrà acquistare lo stabilimento al 50% del suo valore. Sarà sufficiente un’offerta di carta velina per mettere, ancora una volta, i lavoratori di fronte a una scelta: pane o diritti. E pensare che il 12 marzo 2010, in piena campagna elettorale, Mercedes Bresso annunciava un nuovo piano per la Cartiera Santa Lida, l’anticamera del lieto fine. Perché in campagna elettorale quello che conta è urlare più forte, allora giù con le solite frasi ad effetto: «Ci stiamo battendo per salvaguardare l’occupazione su tutto il territorio del Piemonte» oppure «Ci adopereremo affinché la crisi aziendale non incida sui lavoratori e non pregiudichi la futura operatività dell’azienda» e ancora «…l’accordo prevede la ripresa delle attività produttive già nella primavera 2010». Parole, una cascata di parole che, beffardamente, restano presenti ancora oggi sul sito Internet dell’ex Governatore della Regione Piemonte. Soltanto parole.

Che per i lavoratori della cartiera di Germagnano, ormai, hanno il valore della carta straccia.

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