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In prima linea ci sono gli infermieri, gli operatori socio sanitari, i medici

Delle riflessioni sull’assistenza ai tempi del coronavirus dalla pagina Facebbok di Crescere Insieme

In prima linea ci sono gli infermieri, gli operatori socio sanitari, i medici. Senza dimenticare gli addetti alle pulizie degli ospedali, di cui spesso ci si dimentica. Nessuno di loro ha mai smesso di lavorare durante questa emergenza. Anzi, intervengono in condizioni estreme per fronteggiare una guerra scoppiata all’improvviso, contro un nemico che da più parti – per fortuna sempre meno nel nostro Paese – è ancora troppo sottovalutato.

Ma non sono gli unici a lavorare in questi giorni di strana sospensione che vive l’Italia, tra la paura che ti incatena e una tensione alla solidarietà che non si è mai sentita forte e chiara come adesso. Forte e chiara come la musica che ieri alle 18 è sgorgata dai balconi e dalle finestre aperte dal Nord al Sud dello stivale. C’è chi ha urlato a squarciagola l’inno di Mameli dentro il quadrato del cortile delimitato dai palazzi. Chi ha preferito Rino Gaetano, col suo cielo sempre più blu. Chi è andato di Beatles con un Obladì Obladà improvvisato, ma neanche troppo stonato. Chi ha cantato che non sarà un’avventura, e c’era anche la nonna che cantava collegata in videochiamata.

Non sono i soli, dicevamo. Perché le nostre comunità, per i bambini e i ragazzi che ci abitano, sono grandi case, non sono posti di lavoro. Da quando sono in vigore gli ultimi decreti, la vita di bambini ed educatori è cambiata qui dentro.

Per immaginare come, provate a moltiplicare per una decina di volte quello che sta accadendo nelle vostre abitazioni. Ecco, avete presente il gruppo whatsapp delle mamme? Moltiplicatelo per 10. Quando va bene, la rappresentante di classe invia i compiti e seguono una quindicina di grazie, pollici in su, ok e compagnia bella. 15 per 10 fa 150. Quando va bene. Immaginate solo se c’è un dubbio, una polemica, una discussione… Il cellulare della comunità vibra per centinaia di volte, poi si tratta di sfrondare la giungla di parole e individuare quelle utili per garantire ai nostri bambini la continuità didattica.

E la spesa? Provate invece a immaginare che cosa significhi fare la spesa per rifornire la comunità di adolescenti. Appurato che la spesa online ha tempi di consegna ormai impraticabili, ti tocca una coda di quelle mai viste in Italia. Disciplinata, precisa, senza sbavature. Ma, ovviamente, anche lenta a dismisura. E quando sei finalmente dentro, guardano il tuo carrello strapieno di generi alimentari con il retropensiero, neanche troppo retro: ma che razza di accaparratore che svuota gli scaffali! Torni dopo tre ore in comunità distrutto dall’esperienza. E sai pure che dovrai ripeterla molto presto perché avete presente quanto sono capaci di mangiare 10 adolescenti chiusi in una casa 24 ore su 24? Adesso noi sì.

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