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Amo #lamiatorino: una domenica in bicicletta

Torino, una domenica senza pioggia, finalmente. Oggi però niente mare con autostrade affollate, il 5 giugno è la Giornata mondiale dell’ambiente, nonchè del Festival Cinemambiente. Così, stavolta si prende la bicicletta e si va a scoprire i tragitti verdi della città. Una Torino meravigliosa, tutta verde, fatta per essere percorsa in modo slow: a piedi, sulle quattroruote, sui pattini, in risciò…come vi pare, purchè sia sostenibile.

Consiglio: se voi siete di quelli bravi che riescono a mettersi la sveglia anche nei giorni festivi, partite presto: sicuramente vedrete scorci impagabili, suderete poco e i colori saranno più accesi, dipinti con una luce biancoazzurra alla base, che fa risaltare i papaveri ai lati delle strade.
Se invece siete come me e avete la pressione bassa, allora svegliatevi con calma, fate colazione e pensate che anche i tramonti sono speciali, a giugno, a Torino e nella vita ci va calma anche per poter godere.
Serve una bici – un po’ resistente, ci sono pezzi di sterrato – e buona volontà. Vi sto proponendo la vera movida salva-bikini (o addominali, se siete uomini): 40 km tra andata e ritorno Torino-Gassino, in mezzo al verde intenso del lungopo. Solo le foglie che lambiscono la strada, profumo di acacie, alberi di ciliegio selvatico che muovono le fronde, carezzati dalla brezza che sale dal fiume.
Partenza da piazza Emanuele Filiberto, discesa al lungodora Uno sguardo alle meraviglie architettoniche di corso Regina Margherita, delizie liberty e art-déco che si specchiano l’una con l’altra nell’isolato che sta di fronte ai Giardini Reali. Poi, improvvisa, la curiosità architettonica di scoprire come diventerà la ‘nuova Casa Hollywood’ di cui ora spunta solo il cemento armato grigio, ricavata dall’ex cinema porno. Mi chiedo se hanno tenuto qualche parte, che so un camerino di fronte all’ascensore, con tanto di tanga appesi e piume di struzzo rosa. O magari delle fotografie delle pellicole più amate dai suoi frequentatori…che so, sarebbe un’idea trovarsi su per le scale una gigantografia della mai dimenticata Moana. Ora che il porno è sdoganato potrebbe divenire una residenza per artisti sopra le righe. O bo-bo: bourgeois bohème, borghesi radical-chic).

Tornando alla bicicletta, lascio queste imageries architettonico-ludico e vi invito a percorrere la strada che costeggia la Dora. Attraversate il nuovo polo universitario, i ponticelli di legno, lo sguardo alle paperelle che si lasciano trasportare dalla corrente; gettatevi su corso Casale, verso Sassi.
Se è una bella giornata vi parrà di essere altrove, in un paese, anche un po’ di mare, per l’ odore di olio solare: c’è chi prende il sole steso sui prati in costume; chi legge, chi dorme. L’erba è bentenuta, tutto sembra pulito come in Alto Adige e vi chiederete: siamo davvero a Torino? Poi attraverserete il cortile della bocciofila, con le famiglie, giovani e anziani che bevono vino e mangiano carne grigliata, si riposano sotto il fresco degli alberi, giocano alla pétanque. Allora direte, sì, è proprio la mia Torino.
Non fermatevi, anche se è bello. Ma se volete andare in bicicletta, c’è ancora da fare tutto il parco del Meisino. Dirimpetto alla Colletta, sconosciuta da runners e bikers, questa oasi ecologica di 245 ettari è un piccolo angolo di paradiso urbano. Non vedrete più case, solo verde verde verde e ancora verde. Le rapide del Po che si gettano con veemenza oltre il ponte creano un lago di acque placide e (giuro!) apparentemente trasparenti sopra il bacino della centrale idroelettrica. Ci sono tantissimi uccelli rari: ben più di 160 specie di uccelli avvistate – birdwatchers, qui è il vostro regno! – tra cui i cormorani e gli aironi cenerini. Peraltro, gli aironi sono un caso unico in Italia di insediamento di una colonia all’interno di una città, abitano infatti l’isolone di Bertolla. Ancora: mandrie di mucche, greggi di ovini che belano in aulicissimi spiazzi erbosi. E tutta quest’arcadica atmosfera non è svilita neppure da un minimo rombo di motore. Gli alti alberi lungo la strada fanno una barriera e discendono fino a lambire la stradicciola, ai cui angoli – in certi punti – ci sono anche zone attrezzate. Ma non fatevi spaventare: oltrepassata via Nietzche, dietro il cimitero, dove c’è il Nietzsche Fabrik, di nuovo potrete perdere le coordinate ed inoltrarvi nel selvaggio. Into the wild in Turin,ma voi niente, non vi fermate, si continua a pedalare.

I muri antichi di pietra del castello Sambuy in mezzo a distese di granoturco e papaveri, una girandola di colori che ubriaca: dietro si stagliano le montagne ancora bianche di neve, il cielo è blu. Solo le strisce degli aerei. Poi gli orti e le casette geometrili di celatiana memoria, a guardia del canale. Sembra di essere in centro Italia. Spunta un laghetto e ci sono famiglie tutte eleganti che festeggiano una Prima Comunione. Fa caldo e sono tutti fasciati come salami appesi, con le pezze sotto le ascelle. E’ bello osservarli. I bambini che corrono, le madri che urlano, odore di torta gelato. Sapore di un’altra infanzia.

Gelato: o ci si ferma sul ponte a San Mauro o si procede oltre, fino a Gassino. Lungo la strada c’è un bar che non ti viene in mente di trovarci alcunchè di unico, con i gruppi di adolescenti seduti sulle sedie di plastica verde che fumano nel dehors, si prendono a manate, guardano chi passa e mangiano cornetti algida. La vita di un pomeriggio afoso in un qualsiasi paesetto italiano, su e giù per lo Stivale.  Ma la scoperta è che qui hanno delle granite fantastiche, fatte con la frutta vera. Quando ti siedi sotto gli ombrelloni puoi restare ad ascoltare l’estate. Sei appena fuori Torino, ma lo sai: non puoi che innamorarti di una città che ha tutte queste facce. Che ti lascia ancora uscire la sera e e di giorno anche da sola e in bicicletta, che è vivace e ce la mette abbastanza tutta a vivere il suo quotidiano pur senza conoscere troppi fasti e spatuss, che ha le case eleganti e un po’ fanè, profumate di agnolotti nei tinelli e nelle anticamere i paltò appesi. E dietro i condomini sovietici del suo passato industriale e grigio conserva ancora tanti scorci immacolati, dove svetta solo la Mole, posata lì come a ricordarti di dove sei. Memento Torino: splende come la primavera.

Un grazie speciale al GTO Marco Stefanelli!

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