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Al parco giochi con i figli
Di Peng - Opera propria - 17 settembre 2004, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=122399

Benvenuti alla puntata odierna di Quark. Oggi vi parleremo di una specie molto particolare: i genitori al parco. I genitori al parco si dividono in 2 grandi gruppi, che indicheremo come Gruppo A e Gruppo B. Gruppo A: i genitori di bambini ormai grandi, potete riconoscerli perché sono rilassati, possono permettersi di stare al telefono senza guardare continuamente i figli, non alzano mai il sedere dalla panchina se non in casi eccezionali. Gruppo B: i genitori con figli ancora piccoli, da guardare a vista perché non si facciano male. Oggi noi parleremo di questi ultimi. I genitori con figli piccoli al parco si dividono in 2 sotto gruppi, che generalmente tendono a non mischiarsi fra loro per motivi che in seguito analizzeremo. Da una parte, i genitori con figlio soprammobile: dove lo metti sta. Non si muove senza il permesso di mamma e papà. Puoi lasciarlo da solo a guardare le formichine che entrano e escono dal terreno, andare a bere una birra, tornare dopo mezz’ora e lui si sarà spostato al massimo di 10 cm. Dall’altra parte, i genitori dei bambini spericolati, quelli che rischiano la vita buttandosi sotto le altalene in movimento e tocca lanciarsi in scivolata e afferrarli un attimo prima dell’impatto, che Buffon a confronto ti fa un baffo.

Il bambino esagitato ha un tempo di permanenza su ogni gioco di circa 30 secondi, a volte anche meno: sale, scende, sale, scende, rimane incastrato con la scarpina e resta a testa in giù penzoloni rischiando il trauma cranico, sale, scende, si butta sotto le altalene… Tutto questo in loop per la prima mezz’ora, poi arriva il momento dello scivolo. Il bambino esagitato è alto 90 cm ma lui vuole salire su quello alto alto dei grandi. Quello piccolo su cui riuscirebbe a salire da solo mentre tu potresti sederti due minuti, lo schifa. Dopo averlo agguantato 10 volte perché tenta di salire da solo i gradini rischiando di ammazzarsi, cedi. Ma tu, madre, sei alta un metro e un tappo e non riesci a metterlo seduti in alto e ad accompagnarlo mentre scivola. Ti tocca salire con lui, e lì fai 2 drammatiche riflessioni : il tuo culo è ormai troppo grande e rischi di rimanere incastrata a metà scivolo; lo scivolo di metallo sotto il sole resta ustionante come te lo ricordavi da piccola. Superato il momento scivolo con un paio di ustioni di primo grado, tuo figlio vuole andare sull’altalena. Ma c’è la coda. Il piccolo a 2 anni il concetto di coda non lo capisce, così pianta una grana, alla fine si arrende. Ma si rompe ad aspettare così corre sui giochi a dondolo. Perdete il posto in coda. Vuole di nuovo l’altalena. Vi rimettete in coda. Vede rotolare il pallone dei bambini più grandi che giocano a calcio e lo segue. Riperdete il posto. Vi rimettete in coda. Al quarto tentativo riuscite a raggiungere la tanto agognata altalena. Tempo di permanenza: 30 secondi. Vuole scendere. Appena giù vorrebbe risalire ma ormai ha perso il posto.

Tu ti sei frantumata le balle e decidi che è ora di tornare a casa. E inizi a farti il segno della croce e pregare. Perché ovviamente lui a casa non ci vuol tornare. Scappa, lo insegui, lo placchi come foste a un incontro di rugby. Urla e si divincola scalciando, l’incontro di rugby si è trasformato in uno di wrestling. Mediti se dargli una testata ma hai troppi testimoni: tutto il parco ti sta guardando. Cerchi di mettere il pargolo nel passeggino ma sembra di avere fra le mani un’anguilla. La volta dopo ti fai furba e vai senza passeggino per eliminare il problema. Salvo poi doverti trascinare a piedi il figlio urlante insieme a palla, macchinine, bottiglietta d’acqua, bolle di sapone, giacche tolte perché faceva troppo caldo… così ti ritrovi carica come un venditore ambulante sulla spiaggia, con in più il duenne che fa la sceneggiata del secolo. Le mamme dei bambini soprammobile intanto fanno comunella fra di loro e ti guardano con disappunto. Te ne vai a testa bassa, trascinando il figlio recalcitrante, consapevole che mai, MAI farai amicizia con una di loro.

Questo articolo è tratto dalla pagina Facebook La filosofia di Lucy di Lucia Falbo

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