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Transformations. Walter Niedermayr a «Camera»

Il paesaggio come paradigma dei limiti umani. Fino al 17 ottobre, CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia ospita la mostra «Transformations», cinquanta opere del fotografo altoatesino Walter Niedermayr che indaga i mutamenti fisici, culturali e mentali degli spazi alpini e architettonici.

Fra i più importanti fotografi italiani contemporanei, Walter Niedermayr (Bolzano, 1952) ha messo al centro della sua ricerca artistica le grandi e piccole trasformazioni degli spazi, siano essi paesaggi alpini o architetture, indagando la relazione intensa e ambigua tra uomo e ambiente.

La mostra ospitata fino al 17 ottobre da CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia, curata da Walter Guadagnini, propone una cinquantina di opere di grande formato, esposte nella formula del dittico o del trittico, che rendono evidente come non siamo di fronte ad un semplice fotografo “di montagne”.

Walter Niedermayr
Dreizinnenhütte, 36/2020
Quadrittico, 211×265 cm
Courtesy Ncontemporary Milano,
Galerie Nordenhake Berlin/Stockholm
© Walter Niedermayr

A differenza dei grandi maestri del genere, Walter Niedermayr non ritrae l’immutabilità delle montagne, l’immobilità delle rocce e dei ghiacci, bensì si concentra sul mutamento che il paesaggio alpino ha subito e continua a subire. Le stazioni di risalita, i condomini dei comprensori sciistici, le vedute di montagna con schiere di sciatori ridotti a piccoli punti colorati in movimento sul bianco abbacinante della neve: il paesaggio come paradigma dei limiti umani.

Walter Niedermayr
Les Deux Alpes, 84/2018
Dittico, 110×171 cm
Courtesy Ncontemporary Milano,
Galerie Nordenhake Berlin/Stockholm
© Walter Niedermayr

«Le fotografie di Niedermayr trovano la loro ragion d’essere e la loro identità nella presenza di qualcuno o qualcosa che ha cambiato, e continua a cambiare, l’elemento naturale, fino a far scomparire, o comunque a modificare, persino la roccia e il ghiaccio-spiega Walter Guadagnini-Senza facili moralismi e altrettanto facili nostalgie dei bei tempi antichi, ma con l’acutezza di uno sguardo che comprende e vuole mostrare la dialettica tra permanenza e impermanenza, tra ciò che esiste da sempre e ciò che ad esso si aggiunge, modificandolo, con tutte le conseguenze, sociali, storiche, scientifiche, anche solo banalmente cromatiche, del caso».

Walter Niedermayr
Les Menuires, 08/2013
Dittico, 104×265 cm
Courtesy Ncontemporary Milano,
Galerie Nordenhake Berlin/Stockholm
© Walter Niedermayr

Le sue foto sono composizioni astratte e rarefatte, caratterizzate da tonalità neutre, che colgono la trasformazione non solo fisica dei luoghi, ma anche culturale e mentale.

In alcuni lavori della serie «Alpine Landschaften (Paesaggi Alpini)», la presenza dell’uomo nella raffigurazione di paesaggio è interpretata come un parametro di misurazione delle proporzioni dei panorami alpini, e al tempo stesso come metro politico del suo intervento nella metamorfosi degli equilibri naturali.

Walter Niedermayr
Ritratto/Portrait, 46/2014
49,5×39 cm
Courtesy Ncontemporary Milano,
Galerie Nordenhake Berlin/Stockholm
© Walter Niedermayr

Di particolare interesse è la serie «Portraits (Ritratti)», connotata da una vena di ironia, dove i cannoni sparaneve inattivi nella stagione estiva e quindi coperti da teloni, diventano ambigue presenze che abitano la montagna, macchine antropomorfe impacchettate, solitari e silenti totem che come Moai alpini sono testimoni della trasformazione del paesaggio e ne divengono abitanti a tutti gli effetti, presenze che lo segnano e ne determinano l’identità.

www.camera.to

Emanuele Rebuffini

 

 

 

 

 

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