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Felix de Cavero, un artista della Resistenza

Fino al 16 maggio, il Polo del ‘900 ospita l’eccezionale corpus di fotografie scattate durante i giorni della Liberazione di Torino da Felix de Cavero, tra i rari fotografi della Resistenza.

«Straordinaria testimonianza di un’epoca tremenda, filtrata dalla pietà e dalla macchina fotografica» (Pino Mantovani). Fino al 16 maggio il Polo del ‘900 ospita la mostra «75 anni dopo. La liberazione di Torino nelle fotografie di Felix de Cavero», un eccezionale corpus di oltre cento fotografie scattate nel corso della sua esperienza partigiana. 

Partigiano, fotografo e pittore, discendente da una nobile famiglia spagnola e diplomatosi all’Accademia Ligustica di Belle Arti, Felix de Cavero (1908-1994) dopo l’8 settembre passò nelle file dei partigiani, partecipando alla Resistenza con la XIV divisione Garibaldi operativa nelle Langhe, comandata da Marco Fiorina “Kin”. Fotoreporter e redattore del giornale clandestino “Stella Tricolore”, con la sua Leica immortalò volti, momenti e avvenimenti della vita partigiana nelle Langhe fino alla discesa su Torino nell’aprile del 1945.

Le prime forze partigiane entrano in Torino nella giornata del 27 aprile. I reparti tedeschi e fascisti, concentrati intorno ai Giardini Reali, forzano i blocchi e abbandonano la città, che è liberata il 28 aprile. L’insurrezione è cruenta, tra il 26 ed il 30 aprile si contano più di 800 morti e mille feriti. La XIV divisione Garibaldi giunge a Torino il 28 aprile, e Felix de Cavero può così partecipare agli ultimi combattimenti in città ed in periferia.

Gli scatti in mostra ripercorrono la discesa della brigata in città, il ritratto del partigiano francese Gimmy, Olivier Guinet, sul ponte Umberto I pochi giorni prima di venire ucciso, l’unica e drammatica sequenza conosciuta dell’esecuzione di un cecchino fascista, i solenni funerali dei caduti partigiani, la smobilitazione della divisione a Villa Lovera sulla collina torinese, ma soprattutto l’imponente sfilata del 6 maggio con le formazioni partigiane che attraversano piazza Vittorio e corso Cairoli, dove de Cavero si sofferma sulla folla, sui volti, sugli alberi (che saranno tra gli elementi chiave della sua pittura), cogliendo un sentimento generale che oscilla tra la gioia per la guerra finita e la preoccupazione per una città appena uscita dalla tragedia.

Nelle immagini è percepibile quanto la formazione d’artista abbia influito sulla sua visione dietro l’obiettivo. L’attenzione alla composizione del fotogramma, la capacità di cogliere, con senso squisitamente pittorico, volti, gruppi, folle, atmosfere che emergono spesso da un particolare che ha attirato la sua attenzione, la sensibilità al paesaggio che è evidente soprattutto nella serie scattata nelle Langhe. Commenta Luciano Boccalatte, direttore dell’Istoreto e co-curatore della mostra: «L’occhio con cui de Cavero osserva e fissa sulla pellicola gli avvenimenti di cui è partecipe e testimone si pone, come nella sua pittura, tra l’elemento tragico e un senso della vita inteso come serenità e fratellanza», Dopo la guerra fu ideatore delle prime mostre sulla Resistenza su incarico del CLN e riprese la sua attività di pittore, dando vita nel 1953 al gruppo d’arte Decalage.

La mostra è curata da Luciano Boccalatte e Paola Boccalatte, con la collaborazione di Paola de Cavero, figlia dell’artista e docente emerita dell’Accademia Albertina, dal cui archivio privato provengono le fotografie esposte. Un’iniziativa di Polo del ‘900, Istoreto, Museo diffuso della Resistenza, Archivio nazionale cinematografico della Resistenza, con il sostegno del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte.

Emanuele Rebuffini

 

 

 

 

 

 

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