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“Sitin”: il Sessantotto secondo Mario Merz

Fino al 16 settembre la Fondazione Merz ospita la mostra “Mario Merz. Sitin”, una decina di opere realizzate tra il 1966 e il 1973 e divenute icone del percorso artistico di uno dei protagonisti dell’Arte Povera

«La fantasia è qualche cosa che esiste. Se si riesce ad immaginare che la fantasia è un reale magnetismo, con vere onde magnetiche, allora si incomincia a credere anche al suo potere». Fino al 16 settembre la Fondazione Merz ospita la mostra “Mario Merz. Sitin”, una riflessione tra lo storico, il politico e il poetico, sui fermenti creativi che hanno segnato il Sessantotto, attraverso una decina di opere realizzate tra il 1966 e il 1973, divenute icone del percorso artistico di uno dei protagonisti dell’Arte Povera.

Tra queste alcuni ‘oggetti’ realizzati tra il 1966 e il 1969 e accomunati dall’essere “trapassati” da un neon, come la Lancia (1966), il Salamino (1969) e il Bicchiere trapassato (1967), ma anche l’opera che dà il titolo alla mostra, Sitin (1968), una struttura in tubi di ferro con una rete metallica ricoperta di cera su cui è riportata la scritta in neon, esposta al centro della scena proprio come la forma di protesta sit-in. «Merz dimostra che anche l’uomo è fatto del meccanismo-segno luce», scriveva in quel tempo Germano Celant.

E, ovviamente, gli igloo: l’Igloo di Giap, del 1968, dedicato al generale vietnamita Vo Nguyen Giap, che riporta sulla creta la frase al neon Se il nemico si concentra, perde terreno, se si disperde, perde forza’, e il secondo, composto da ferro e vetri, porta il titolo di una domanda ricorrente nei pensieri e nelle pagine scritte dell’artista, Is space bent or straight?, (lo spazio è curvo o diritto?). Ad accompagnare il lavoro alcune fotografie del primo allestimento a Berlino nel 1973, sulle quali si riconoscono Mario Merz e Emilio Prini seduti all’interno dell’igloo intenti a registrare parole e a scriverle a macchina.

Seguono la scritta al neon Sciopero generale azione politica relativa proclamata relativamente all’arte e l’installazione A real sum is a sum of people (1972). Quest’ultima, una serie di fotografie di persone all’interno di uno spazio pubblico in progressione secondo la sequenza di Fibonacci, è tra le prime opere in cui compare la progressione del matematico pisano; in questo caso il luogo dell’intervento performativo è un pub di Londra.

Un’altra importante opera dal sapore un po’ performativo è It is possible to have a space with tables for 88 people as it is possible to have a space with tables for no one, una serie di tavoli di grandezze differenti e seguenti la progressione Fibonacci. Insieme all’opera verrà esposta la documentazione della performance che avvenne nel 1973 in occasione di una mostra a Berlino, all’Akademie der Künste, durante la quale il pubblico venne invitato a sedersi intorno ai tavoli e a consumare un bicchiere di latte e un uovo sodo.

http://www.fondazionemerz.org

Emanuele Rebuffini

 

 

 

 

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