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La tua geisha

La tua geisha

28 gennaio 2015 | , , , , , , , , , ,

GEISHACaro uomo, in qualche modo hai ragione.

Una donna geisha merita, eccome, l’ammirazione e l’ambizione collettive. Ti piace, la geisha. Pure a me, piace.

La tua geisha però è una figura morbida, sensuale, accondiscendente, dedita alla cura della tua persona e del tuo benessere. La mia geisha è un’esperta in belle arti. Intrattiene, certo. La tua con calda disponibilità, la mia con la musica, il canto, la danza.

La verità è che nella tradizione giapponese la geisha non è una cortigiana o una prostituta di lusso, è un’amabile compagnia. E capita solo che in Occidente il concetto sia un poco confuso.

Ma poco importa, tutto sommato danno una lezione, a te e a me, realtà e immaginario. La geisha insomma è l’esatta proiezione di ciò che ci fa ‘sognare’.

Magari una donna desidera o si illude ancora di ammaliare con le virtù.

Magari un uomo è davvero ammaliato dalle virtù.

Si tratta di intendersi sull’idea di virtù!

Irene Spagnuolo

E’ qui la festa

E’ qui la festa

8 marzo 2014 | , , , , , , , , , ,

quotidiano_piemontese_festaQuella delle donne, quella degli uomini, quella di Quotidiano Piemontese, quella di Novajo, quella della ‘comunicazione’, quella del presente e del futuro. Questione di spirito. Ce ne vuole parecchio ma qualcosa mi dice che possiamo farcela, a tirarlo fuori. Ecco, parto da ‘comunicazione’ per questo 8 marzo.

Poco importa piaccia alle donne festeggiare, agli uomini riconoscerlo, al mercato intero farne occasione o che invece sia uno dei tanti momenti di un percorso, un giorno a caso del calendario, una ragione di riflessione. Conciliamo tutto e tutti. Facciamo che oggi sia il giorno programmato per l’inizio del viaggio. Il viaggio di donne e uomini nella ‘comunicazione’. E’ proprio bella e allettante questa combinazione.

Informazione, relazione, scambio, confronto, spiegazione, conforto, collaborazione. Con la comunicazione possiamo volare alto, arrivare ovunque, capire, diffondere, ridere, abbracciare. E’ qui la festa, quella della sfida e del cammino. Quella dell’ironia. Quella della passione. Quella del merito. Quella della volontà. E, diciamolo, pure di un pizzico di serenità. Che siamo fatti per incrociarci, crescere, condividere. Per contagiarci di meraviglie.

Perché insieme siamo più forti, su questo non posso essere smentita. E perché un brindisi collettivo è molto più eccitante. Con la dignità di persone e l’euforia femminile e maschile. Niente di melenso, per carità. Che qui, la festa, non celebra armonie di facciata, accordi posticci e dolcetti scherzetti. Siamo più seri che mai. Ovvero ci burliamo allegramente di tutti gli attriti e le stupidità.

Guardiamo avanti, oltre. Così mi piace sentirlo e abbracciarlo, questo frizzante sogno che si sveglia nella realtà che è QP con tutti i suoi progetti e i suoi domani.

E’ qui la festa. Quella del costume che ha bisogno di rinnovarsi o spogliarsi o guardarsi allo specchio. Un po’ con severità un po’ con ottimismo. Ma, anche su questo, senza troppo zucchero. Preferisco uno sguardo intenso in equilibrio tra verità e speranza, con le punte acide e quelle amabili. Come la vita.

Infine, concedetemelo, è qui anche la festa dei ghostwriter. Quelli come me, appesi al filo di una storia, penne di qualcuno, pronti all’avventura. Quelli che non hanno paura della comunicazione, anzi.

Fa Fico avere una figlia da Balotelli

Fa Fico avere una figlia da Balotelli

14 febbraio 2014 | , , , , , ,

Raffaella-FicoVoglio che Pia cresca come la figlia di un calciatore riassume, più o meno, il tenore delle dichiarazioni di Raffaella Fico.

Mario Balotelli è il papà che fa fico avere, in estrema, amara sintesi. Qui l’amore di un padre non conta. Sono ben altre le qualità e le possibilità alle quali Raffaella Fico ambisce per la figlia.

Dovrei provare qualche tristezza per lui. Un uomo che vale solo in quanto calciatore di alto rango probabilmente qualche motivo di delusione o infelicità potrebbe provarlo. Il fatto è che non mi riesce di fingere grande comprensione e solidarietà: presumo abbia avuto tutte le opportunità per comprenderla a priori questa realtà ma non ha evidentemente ritenuto di non volerla vivere.

Quello che non posso evitare è il dispiacere per la piccola Pia che, con la sua mamma assai parlante e ingombrante, magari faticherà a sapere che le donne possono anche amare e rispettare, avere dignità e dolcezza, proteggere valori e intimità. Che le donne possono anche essere felici di una serena e autentica seconda classe. Che le donne possono partorire con forza e gioia il frutto di sentimenti senza portafogli, insomma con un Mario padre e non un Mario calciatore.

Ci sarà qualcuno pronto a dirmi che non posso indagare sulle emozioni e sulle scelte di chi non conosco. E potrei convenire se Raffaella Fico avesse taciuto, se potessimo occuparci di una vita e di una società dove le riflessioni di Mario Balotelli non arrivano sui social network, se Pia domani non fosse una di noi tra noi, se non passasse a migliaia o milioni di ragazzini e ragazzine l’idea che fa fico avere una figlia da Balotelli.

Se tutti i tempi vengono verrà anche quello in cui la prima classe non sta nel portafogli o nella notorietà? Magari per potercelo augurare dobbiamo iniziare, almeno, ad esprimere il desiderio.

Ecco, diciamo che io sogno quel momento lì e voglio credere che prima o poi i sogni si avverino.

Quello che le donne dicono – atto II –

Quello che le donne dicono – atto II –

16 gennaio 2014 | , , , , , , , ,

BLA BLA BLAL’atto II è quello delle emozioni. Quello che le donne dicono è spesso un portentoso miscuglio di sensazioni, impressioni, paure, sogni. Sono campionesse in elaborazioni sentimentali e pure in riflessioni più o meno cervellotiche. Tutta roba che a molti uomini, anche non affetti da orticaria, provoca prurito.

Non vi è del tutto da prendersela, donne. Il prurito è talvolta solo disagio, fatica, pudore. Sono tanti gli uomini che non sanno maneggiare bene in parole gli stati d’animo, i desideri, i timori. E quella favella sciolta che tamburella nei loro timpani mette il dito nella piaga. Altre volte a frenarli è un’educazione al silenzio e alla forza. Insomma ci sono uomini che hanno ancora nel sangue l’idea che troppe chiacchiere sui grovigli interiori siano un’inammissibile debolezza. E’ come se avessero un tappo in bocca.

La tradizione li vuole meno inclini al dettaglio, ai rovelli infiniti, alle macchinose congetture o alle analisi a sfinimento di ogni sussurro, di un piccolo sguardo, di un velo d’ansia. Più facile ci bevano sopra una birra o anneghino i pensieri in piscina o spengano i bruciori davanti a un film con gli amici. Pure questa però è una faciloneria da rivedere, donne. Qualche volta possiamo scoprire che prendere le distanze con una distrazione non è superficialità se, tutto sommato, stiamo stropicciando lo stesso argomento da un bla bla inconcludente.

D’accordo, ci sono donne e donne, ci sono uomini e uomini, ci sono situazioni e situazioni. Ma per tirare un po’ le fila non si può auspicare un sano incontro di caratteristiche per un briciolo di equilibrio?

Quello che le donne dicono è teoricamente più intenso, dice la signora Lia, la mitica signora Lia per l’esattezza. Ma, praticamente, slabbra in lungaggini e in ostinazione la poesia. I versi devono essere brevi, incisivi, coinvolgenti. E, ammettiamolo, un po’ più leggeri. Non si può negare che spesso appesantiamo qualsiasi cosa con le nostre puntigliose osservazioni, con meditazioni filosofiche degne di miglior causa…Il rischio è perdere di vista l’essenziale. Quello che sembrano amare tanti uomini.

Tranquille, anche loro sono da bacchettare alla grande, avranno le loro puntate, non dubitate. Intanto però teniamo a mente cosa è migliorabile nella comunicazione femminile anche solo inserendo quella parolina, leggerezza, che intesa bene è meravigliosa. Rasserenatevi non indurrei mai alcuna/o alla banalità. Qui si allude alla qualità soave.

Quello che le donne dicono – atto I° –

Quello che le donne dicono – atto I° –

7 gennaio 2014 | , , , , , ,

Si tratta più o meno di capire se, quanto e cosa di quello che le donne dicono gli uomini ascoltano.donne-bla-bla-bla

La differenza dovrebbero farla, almeno un po’, gli argomenti. Insomma può essere fastidiosa la logorrea però donne intelligenti, simpatiche e interessanti dovrebbero trovare comunque un pubblico maschile in ascolto.

Una volta si diceva, a torto o a ragione chissà, che le donne indulgessero troppo in chiacchiere futili su estetica e amenità affini ad esempio e che quindi gli uomini fossero indotti a spegnere l’audio per noia o fastidio. Da quando anche i signori sono entrati nel vortice e si dedicano alla bellezza e alla forma fisica più di noi le cose però non sono cambiate. Pare quasi che certe cose pensino siano da fare ma non da mettere al centro della conversazione.

Lungo il cammino dell’incontro tra parti della mela ci sono state donne, scaltre o spontanee non si sa, che si sono appassionate al calcio, trionfo del piacere maschile. Ma anche il campo è risultato freddino: agli uomini piace giocarci a parole tra loro, le donne non possono capirci qualcosa davvero.

Qualcuna, sinceramente o con zelante intraprendenza, ha tastato il terreno del cameratismo: la barzelletta salace, il linguaggio da strada, il cabaret casalingo. E gli uomini per tutta risposta hanno ridacchiato ma si sono intiepiditi sessualmente: se fai ridere assomigli a un amico e non sei sexy.

Altre donne hanno cercato altri canali sui quali sintonizzarsi per migliorare la comunicazione con i gentili signori. Si sono date, con straordinari risultati, all’hobbistica impegnativa dal fai da te trapano alla mano alle imbiancature a pennellessa. Però anche a loro non è andata a gonfie vele. Più che ascoltare i dettagli delle loro prodezze gli uomini si sono limitati a un verso di approvazione. Troppa forza contrasta con la pigrizia del pantofolaio o attenta all’orgoglio maschile: bocciata quindi pure la donna che discorre con competenza di ferramenta o materiale elettrico.

Molte donne non si sono scoraggiate. Unendo l’utile al dilettevole si sono date, anima e corpo, a moto e macchine. E lì si sono sentite a un passo dalla vittoria, tutti gli uomini avrebbero gradito dialogare di motori! Macché, qualche grugnito o, al massimo, un sorrisetto compiacente e basta.

Talune intellettuali hanno creduto nell’asso nella manica: musei, teatro, opera classica. Aiuto! Colti da orrore gli uomini hanno cercato di tappare le loro bocche con cerotti a colla d’urto.

Mi pare di comprendere dagli uomini che si tratti dunque in ogni caso di un problema quantitativo: pur nei casi migliori le donne non hanno il dono della concisione e sprecano parole.

I signori preferiscono la sintesi a caratteri cubitali, ovvero la frase chiara, diretta, praticamente inequivocabile: poche battute che liquidano qualsiasi tema. Le signore, invece, quando si cimentano nella comunicazione breve troncano malamente, subdolamente. Omettono per mettere alla prova l’attenzione dell’uomo, danno per scontato quello che non lo è per rabbia e sfida, fanno la voce stridula perché si stanno forzando contro ogni volontà.

La comunicazione piange, diciamolo.

Ma siamo solo all’atto I°, prima di disperare possiamo riderci su.

Alla prossima puntata!

Quello che le donne dicono – prologo –

Quello che le donne dicono – prologo –

4 gennaio 2014 | , , , , , , ,

quello_che_le_donne_diconoSu quello che non dicono ha già cantato egregiamente Fiorella Mannoia.

D’altra parte è più noto, paradossalmente. Perché l’inespresso è il terreno della curiosità, della ricerca, dell’interpretazione, dell’ipotesi. Quello in cui gli uomini si avventurano per sedurre, capire, compiacere, amare.

Quello che dicono scivola via, con gli uomini che sbadigliano o ci russano sopra, fanno zapping con il telecomando, scrutano furtivi la bella di turno, allargano le braccia per incomprensione o rassegnazione.

Però amici e amiche bisogna che io mi occupi anche dei signori insomma di quello che gli uomini dicono. E’ una questione di servizio, devo renderlo a entrambe le parti della mela, sempre ammesso sia percepito come un favore o un affare da cogliere con grazia, questo lo deciderete voi. Perché anche degli uomini si ritiene spesso di conoscere quello che non dicono ma, su quello che dicono, abbiamo le orecchie in off.

La questione è spinosa ma divertente. Mescolando un po’ diciamo illuminante.

Preparatevi al viaggio a puntate. Io vi aspetto qui.