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L’amore non esiste

L’amore non esiste

3 settembre 2014 | , , , , , , ,

Fabi, Silvestri, Gazzé: tre nomi, una garanzia.amore_non_esiste

Che l’amore non esiste è amore vero. Finalmente. Fuori dalla parola, dentro la vita. E’ audacia, verità, ribellione, naturalezza.

Sensibilità musicali e verbali di questo livello sono gioielli per tutti. Chapeau al trio che unisce davvero le migliori espressioni artistiche e umane di un momento storico in affanno culturale e morale. Ci vuole una delicatezza romantica e sferzante per partorire e interpretare L’amore non esiste. E ce ne vuole altrettanta per tenerne stretta l’emozionante lezione.

Già, in crisi di sentimenti e profondità e semplicità e schiettezza, una canzone così è molto più di una grande uscita. E’ una riflessione, un invito, una carezza, una preghiera, un urlo. Che meraviglia.

Forse nel costume lacerato e lacerante ci sono ancora straordinarie risorse, lampi di luce, speranze. A me quest’idea solletica e conforta, molto. Perché è lì nella dimensione della musica, della letteratura, del cinema, che trovo sempre gli spiragli che confermano il cammino possibile del mio pensiero un po’ randagio.

Italia che vai Italia che trovi

Italia che vai Italia che trovi

26 agosto 2014 | , , , , , , ,

italiaVivi al nord e non fai che sputarci sopra. Stai al sud e dici che ti soffoca. Critica, snobismo, insofferenza. Smanie in abbondanza, una dose esagerata di fottutissima maleducazione, un’inclinazione viziosa all’arroganza.

E, come se tutto questo non bastasse, l’assenza pressoché totale di voglia di conoscere davvero. Capire è un verbo che rischia l’estinzione dove le persone non hanno in testa che la cocciuta pretesa di sapere tutto a priori, per ispirazione divina o per chissà quale superiorità di natura.

Tiri fuori un campanilismo urticante appena esci dal recinto di casa tua ma nelle quattro mura schifi tutto e tutti. Il Duomo di Milano è brutto, a Palermo si che ci sono bellezze mozzafiato. Ti offrono un posto da pascià nella tua Bari ma ormai ti sei ambientato nella fredda Torino e improvvisi un impedimento doloroso. La tua Liguria è l’ottava meraviglia del mondo, altro che Sardegna, mare e spiagge inguardabili. Roma? Che sarà mai, Bergamo la batte in tutto.

Signore mio, signora mia di quali cattive sostanze fate eccessivo uso? Cosa bevete che vi obnubila il cervello?

Chissà come, da nord a sud, si scopre l’unità contro lo ‘straniero’, reo di calpestare la terra sulla quale indegnamente trascini i piedi lamentandoti.

Già, difendi il bel Paese dagli altri invece che da te stesso.

Quando fuggi poi sei tragicomico. L’erba del vicino non è più verde perché espatri ovunque e ovunque cerchi un pezzo d’Italia.

Caro connazionale datti una regolata. Pesca in te un briciolo di sana obiettività. Esistono pregi e difetti, valori e immondizie, peculiarità e cose comuni. Tutto merita un po’ del tuo approfondimento e della tua serena valutazione. E niente, davvero, merita di essere giudicato senza prove e verità.

Accidenti, ci vuole molto?

Non ti reggo praticamente più, sbrigati. Smetti di sbuffare, dire falsità, sguazzare nei pregiudizi. Usa l’intelligenza e l’onestà. Allarga le braccia e lo sguardo. I friulani non muoiono di mozzarella di bufala, i pugliesi non sono in pericolo di avvelenamento da gorgonzola. Avvicinarsi alla realtà può essere benessere, credimi. Maratea è al suo posto. Il Monte Rosa pure. Ciò che ci è dato è ammirarli e rispettarli entrambi.

L’italiano ingrato e stupido fa ammalare tutti. Curiamolo.

Irene Spagnuolo

Presi dal panico

Presi dal panico

7 agosto 2014 | , , , , , , , , , ,

Come sia andata cerco di non saperlo. La lezione, o giù di lì, di Schettino sulla gestione del panico è la notizia alla quale mi sottraggo in unconcordia attacco di ‘vigliaccheria’. Davvero. Mi manca il coraggio di leggere, capire, approfondire. Voglio fingere sia una bufala. Una di quelle atroci ironie che qualche buontempone spalma in rete, in tv, sulla carta.

Non sopporto neanche l’idea che io possa scriverne. Perché in questo Paese anche il ribrezzo fa la star e dunque sarebbe bene far scendere un silenzio così spesso da oscurarne la ‘gloria’. Che poi sia colpevole e quanto non sta a me dichiararlo ma so che esiste una giustizia penale e una giustizia morale. Per la seconda, a mio umilissimo parere, sarà sempre un pessimo esempio.

Si può discutere, certo, dell’umana paura e del panico. Dell’abbandono del pericolo e dello spirito di sopravvivenza. Ecco, sarei perfino disposta a comprenderlo, il comandante che si mette in salvo prima di tutti. Chi sono io per sbandierare il coraggio da onorare anche a costo della vita? Mi sarebbe piaciuta una lezione sul terrore, sull’egoismo naturale, sull’istinto alla fuga.

L’avrei ascoltata, indulgente e commossa.

Che in fatto di vigliaccheria c’è sempre qualcosa da imparare. Soprattutto da chi vanta esperienza. La mia codarda rimozione al confronto è una leggerezza infantile. Non ho la sua marcia, lo ammetto.

Tirando a campare

Tirando a campare

31 luglio 2014 | , , , , , , , , ,

tirando_a_campareIn una sorta di sopravvivenza più o meno collettiva, di resistenza in apnea, di distrazione quasi isterica. Così viviamo, nella nostra Italia del 2014. In attesa di ‘qualcosa’ che i credenti definirebbero miracolo e gli atei grande colpo di fortuna. Già. La provvidenza, una svolta mondiale, una botta di genio e soldi o giù di lì. Magari una magia da favola. Insomma una soluzione.

Perché nel mezzo del pantano economico e sociale la guerriglia politica è lontanissima dalla strada, dalle case, dalla gente. Ma la gente, appunto, tira a campare come se in fondo prima o poi qualcosa dovesse accadere. Qualcosa come un colpo di spugna, una nuova alba, un roseo orizzonte.

Non è che guasti un po’ di ottimismo e un sano esercizio di speranza però dal punto di vista culturale è un fenomeno davvero inquietante il cocciuto principio di attesa. Posso intravedere nel fatalismo una sorta di saggezza della vita, che in verità il destino è già scritto e, sono d’accordo, non ci mette in mano la penna per fare chissà quali correzioni. Ma stento a comprendere il vago e fumoso affidamento a chi di dovere.

E, ancor più forse, la finzione. Si, fingiamo di vivere. Di fare quello che abbiamo sempre fatto, di avere chissà cosa, di programmare come riempire il domani. ‘Ridimensionare’, l’avrete notato, è la parola d’ordine. Le vacanze si accorciano, lo shopping rimpicciolisce, l’aperitivo si dirada, la cena con gli amici si fa episodica. Però non si molla. Se ne parla lo stretto indispensabile. E non ci si incazza neanche troppo con quelli che hanno le redini in mano.

Su facebook si condivide possibile e impossibile, tranne i buchi nel portafogli. Neanche fosse vergognoso, insostenibile o illegale accidenti. Il confronto è aperto su tutto, dalla palestra all’amore alle ricette di cucina, ma guai a tirar fuori l’affanno della quarta (o della terza) settimana del mese. C’è la censura preventiva. Non di facebook, di noi stessi. Che tiriamo a campare ma siamo capaci di inventarci che non ci danno le ferie o dobbiamo stare a casa a curare il cane piuttosto che sputare il rospo e dire che mancano i quattrini per la settimana al mare.

E, d’altra parte, fino all’ultimo respiro si cercano di arginare le ‘rinunce dell’apparenza’. Possiamo digiunare tra le quattro mura domestiche ma non archiviare gli sfizi della moda.

Anzi. Se proprio non possiamo permetterceli stiamo comunque sull’onda. Chiacchieriamo di borse con le amiche, come se davvero fosse un argomento interessante, ci appassioniamo all’ultimo modello di cellulare, come se stessimo meditando l’acquisto, discutiamo di taglio e tinta di capelli, come se la parrucchiera fosse ordinaria amministrazione.

Tiriamo a campare perché ci allontaniamo dalla sincerità, dall’autenticità. Roba che finiremo per sentirci nella stessa realtà di quelli che possono tutto pure mentre affoghiamo in un mare di guai. Senza neanche la consolazione di essere uniti, solidali, liberi…liberi almeno di non mentire.

Irene Spagnuolo

Una supplica ai fan club

Una supplica ai fan club

12 luglio 2014 | , , , , , , , , ,

Rivolgo una supplica, accorata, ai fan club. Anzi, ai gestori di pagine facebook dedicate a qualche artista: fan club ufficiale. Ma che fanfanclub può volere tanto male alla sua amata attrice, alla sua adorata cantante?

Buongiorno. Buon pomeriggio. Buon lunedì. Buon martedì. E via di calendario. Magari con emoticon sempre uguale, a sorriso o occhiolino.

La home di fb è infestata da questi messaggi idioti. E il disgraziato, in verità sovente è una disgraziata, che ‘vanta’ un fan club (addirittura ufficiale) passa per una bambolina in posa in mille foto rigorosamente di scena che altre parole proprio non sa sputare. D’accordo non è una pagina sua, la pessima figura la fa il gestore del fan club direte voi. Eppure…nutro seri dubbi. Davvero non vi monta un po’ in antipatia l’oca giuliva che fa capolino con il suo faccione per augurare buon pranzo, buona cena e buon fine settimana?

Non è colpevole di azione ma di omissione si, eccome. Omette di prendersi cura non della sua immagine ma del suo pubblico! Se a un artista non interessa ciò che di lui arriva agli ‘ammiratori’ a me piace proprio poco, poco, poco, pochissimo. Meglio se non lo ufficializza, il fan club, se davvero non riesce a scegliersi un degno gestore!

Si, tiro l’acqua al mio mulino. Mi offro. A chiunque voglia che mi occupi da ‘essere umano’ di un profilo facebook o di un blog. Ma, appunto, tiro l’acqua anche al mulino del personaggio. E, intanto, sparo fuoco su questi improvvidi, noiosi e irritanti fan club. Si possono eliminare dalla vista, verissimo, infatti provvederò se la supplica andrà a vuoto.

Cari gestori di fan club volete cortesemente prendere in considerazione l’idea che gli spettatori, lettori, naviganti che seguono la pagina sono affezionati ma non per questo condannabili al supplizio infinito?

Provate, per favore. E per decenza intellettuale, oltre che per rispetto e simpatia verso tutti (voi stessi, il personaggio, il pubblico).

La libertà misurata in soldi

La libertà misurata in soldi

5 luglio 2014 | , , , , , , ,

libertaLa libertà si può misurare in soldi. E’ una matematica di leggerezza e ricchezza, di spirito naturalmente.

Ogni volta che rinunciamo all’ennesimo capo di abbigliamento e ce ne andiamo allegramente a spasso con la nostra vecchia e cara maglietta ci sentiamo un po’ meno schiavi. Ogni volta che chiamiamo un amico con il nostro datato e funzionante cellulare fuori moda abbiamo la voce calda e brillante. Ogni volta che non avvertiamo dipendenza da qualche forma di spesa di apparenza ci spunta un largo sorriso. Ogni volta che invecchiamo senza lifting, con qualche crema in meno e qualche saggezza in più vediamo allo specchio una bellezza quasi incredibile.

Un poco alla volta il processo di affrancamento dalle assurdità esercita un effetto benefico su corpo e mente.

E quando avanza qualche spicciolo nel portafogli e possiamo finalmente pagarci una serata a teatro o al cinema, l’ingresso a un museo, il cd che desideriamo o il concerto che aspettavamo, un buon libro, una bella pianta, una gita fuori porta la cifra della nostra libertà aumenta.

Questione di opinioni, direte. Secondo me è questione di consapevolezze e sogni. Io sono consapevole di sognare una libertà possibile. E profondamente rasserenante.

Anzi. Mi permetto di credere che proprio di questo abbiamo infinitamente bisogno: di una libertà possibile.

Irene Spagnuolo

Giovani, tutti al lavoro!

Giovani, tutti al lavoro!

25 giugno 2014 | , , , , , , , , ,

Ho voglia di essere riempita di insulti. Aspetto commenti al vetriolo, minacce, repliche sbiancanti. Si, voglio la dimostrazionedisoccupazione_giovanile schiacciante di essere in torto. Voglio essere travolta da una felice verità sconosciuta.

La disoccupazione giovanile è un dramma da sgonfiare.

Rallegratevi, tutti. Chiunque assuma vuole giovani. Non importa per quale lavoro e con quali responsabilità, vuole giovani. Che il datore di lavoro si chiami bar dell’angolo, negozio pinco pallino, banca del non credito o quel diavolo che lo porti, vuole giovani.

I supermercati vogliono giovani, gli uffici vogliono giovani. Unanimi e compatti, tutti pro gioventù. Sia per il relativo contenimento dei costi, sia nell’illusione di prendere menti fresche da formare, comunque giovani.

Un tormentone che chi ha più di 40 lunghissimi anni conosce tragicamente bene.

Il primo problema che si pone però è trovarli, i giovani disoccupati ansiosi di rimboccarsi le maniche e mettersi all’opera. Di sabato sera non sono disponibili, di domenica è disumano, oltre le otto ore aprono una vertenza sindacale, distante da casa non se ne parla,non adeguato al loro titolo di studio è un’offesa intollerabile.

Superata questa delicata e faticosa ricerca, acchiappati i quattro che proprio non si sono tirati indietro, il capo li inserisce in azienda. E da lì scatta, più o meno, il secondo problema. Deve trovare ai quattro volenterosi compiti che non siano troppo pesanti, che non richiedano la sveglia all’alba, che non comportino troppa pressione psicologica. Roba su misura per giovani, diamine!

Quanto a diritti sanno tutto, informati come enciclopedie ambulanti. Sul resto, con tutte le ragioni del mondo suvvia, devono imparare, sono giovani, hanno bisogno di tempo e pazienza per azzeccare qualcosa. Doveri? Non esageriamo, signori datori di lavoro, quelli li avete solo voi: mettere in regola, insegnare, essere comprensivi, pagare. Loro, i giovani, hanno una vita davanti per tutte quelle noie lì, ora devono godersi le cose belle e comode.

Naturalmente paga all’altezza delle aspettative perché loro non sono capaci ma sanno, teoricamente, tutto quindi è giusto che vengano retribuiti sulla fiducia, su quello che ritengono e dichiarano di sapere insomma. Buona educazione e rispetto degli ‘anziani’? Questa è proprio la più assurda delle pretese. Il mondo è dei giovani, gli ‘anziani’ possono prendersi una bella pedata nel sedere, un vaffa e una pernacchia.

Errori grossolani da menefreghismo cosmico? Cari datori di lavoro, non ditemi che vi aspettate pure attenzione, scrupolosità, rigore! Vi rubate il tempo della gioventù…basta, dovete accontentarvi, anzi ringraziare all’infinito.

Riepilogando: i giovani, se vogliono, un lavoro lo trovano. Quelli che aspettano quello dei loro sogni non sono disoccupati, diciamolo. O, almeno, sono meno disoccupati dei padri di famiglia di 30, 40, 50 o 60 che prenderebbero al volo e con zelo qualsiasi occupazione se anche richiedesse di farsi il paiolo dei paioli. I datori di lavori devono smetterla di sbuffare perché gli tocca pagare qualcuno e poi lavorare al posto suo. L’hanno voluto giovane e giovane se lo tengano stretto e caro. I politicanti possono cortesemente piantarla con la piaga della disoccupazione giovanile: è risolta. Gli ‘anziani’ disoccupati, in alternativa al suicidio, possono chiedere di essere adottati e mantenuti dai giovani volenterosi lavoratori, dai datori che amano i giovani, dai politicanti.

E adesso, se potete, linciatemi. Ne sarò lieta.  Spero però si risparmino la pena i giovani ‘bravi’, so che esistono, non ho bisogno mi venga urlato addosso. Non è di loro che scrivo, è molto molto molto evidente. Anzi, deve essere molto molto molto evidente anche a loro quanto i coetanei ‘non bravi’ siano da additare. Altrimenti qui non ci salviamo davvero.

Renzi e i buoni geni liberi

Renzi e i buoni geni liberi

19 giugno 2014 | , , , , , , , ,

renzi_si_o_noCon tutto il rispetto per i cittadini critici e scettici, ‘l’accanimento contro Renzi’ è fuori dal tempo. Quello massimo, intendo. Bisognava pretendessero prima dai politici a loro simpatici di non far naufragare il Paese. Adesso quello della ‘politica’ del fare, garbi o sia sgradito, ha una marcia in più degli altri. Punto.

Intendiamoci, sarebbe facile pure per me mettermi tra i critici o gli scettici. Ragioni di scontentezza o pessimismo ne abbiamo tutti quantità industriali. Però c’è un limite, alla polemica. Ed è quello della decenza.

Già, proprio della decenza.

Gli individualismi, il paraocchi, il menefreghismo, l’inciviltà hanno prodotto seri danni alla nostra Italia. Dobbiamo avere almeno il pudore di non sbracare in lezioni, insulti, disfattismi. Le rabbie più acide sul programma o sugli atti di governo, da sempre, si scatenano sulle posizioni toccate. Ognuno difende, strenuamente, il proprio orticello. Il resto, che tanto per capirci è niente meno che la COSA PUBBLICA, non importa ad alcuno. Quello che piace è sempre quello che fa comodo, fosse pure aberrante come trentamila euro di pensione al mese elargite da uno stato la cui maggioranza di pensionati è al collasso.

E’ curioso che di Renzi non si noti una cosa, obiettivamente. Che è uno che gode ad emergere. Un vanitoso, un entusiasta. Ecco, non mi pare un aspetto da sottovalutare. Anzi. Uomini così possono avere energie straordinarie. Avere talmente tanta voglia di sentirsi dire bravo da prodigarsi in ogni modo.

Renzi, un italiano che – incredibilmente – sembra più attratto dal successo che dal denaro. Questa è grossa, molto grossa.

Insomma io la ‘sfrutterei’ questa qualità/smania. Attenderei un po’ prima di accopparlo o di riempirlo di invettive. Perché in giro di migliore non ce ne sono in abbondanza. Se mai, finalmente da cittadini adulti, sarebbe ora che partecipassimo standogli alle calcagne, incalzando, controllando.

A tirare poi in ballo la sua dipendenza dall’Europa, dall’alta finanza, dai poteri occulti non è che si faccia chissà quale scoop. E chi sarebbero i buoni geni liberi? Se ne conoscete e avete certezza che potrebbero agire in piena onestà, indipendenza e bla bla sputate nomi e garanzie alla svelta.

La signora Lia direbbe che, purtroppo o per fortuna, ci vuole sempre un colpo alla botte e un colpo al cerchio. Che il tempo della spocchia intellettuale è finito. Che chi è tanto bravo a condannare sovente non lo è altrettanto a operare diligentemente. Che un tizio che attraversa la strada guardando tanto a destra quanto a manca può darsi che più che un ammiccatore professionista sia uno che sa che bisogna farlo. Non tanto per saggia prudenza quanto per accontentare il proprio desiderio di arrivare dall’altra parte…

Insomma torniamo lì. All’ambizione o giù di lì. Che può fare rima con illusione o delusione o devastazione ma resta almeno una carta damatteo_renzi giocare. Sono decenni che nessuno si rimbocca le maniche e osa scendere nell’arena a sfidare qualche toro. Oh, l’ambizione c’era. Però era molto molto molto indirizzata al tornaconto personale.

Cosa penso di Renzi? Tutto il bene e tutto il male possibile. Valuterò i risultati. Non secondo il mio gusto e i miei interessi. Ma secondo quelli di questo Paese che, forse, è il nostro anche se non lo sappiamo, lo dimentichiamo, lo snobbiamo.

Che tutti, TUTTI, una volta per sempre, la responsabilità di essere parte di una comunità dovremmo assumercela.

Il David, Sophia Loren e Paolo Ruffini

Il David, Sophia Loren e Paolo Ruffini

10 giugno 2014 | , , , , , , , , ,

Ho seguito su Rai Movie la ‘cerimonia’ di consegna dei David di Donatello 2014. Tra gli altri uno è arrivato nella mani della nostra grandesophia_loren_david_2014.  Sophia Loren, classe 1934. E qui la classe conta, eccome.

Almeno alla classe come anagrafe, se proprio non vogliamo scomodare quella della signora e artista, Paolo Ruffini qualche delicata ‘serietà’ la poteva riservare a parer mio. Non parlo di deferenza, che comunque poteva davvero non sfigurare, ma di adeguatezza. Accidenti non puoi fare il guascone rischiando che la tua ‘comicità’ neanche venga colta, come infatti è accaduto. La Loren sembrava spiazzata da quella raffica di parole e saltelli. In verità forse si aspettava un’accoglienza meno leggera e, tutto sommato, come darle torto?

Paolo Ruffini si è accorto probabilmente dello scivolone e si è dichiarato troppo emozionato e felice ma…Ecco, rimane il ma con i puntini di sospensione che stanno a meraviglia quando non si trovano le parole.

D’altra parte a ben pensarci Rai Movie alle 19 e una presentazione tra l’ironico e l’improvvisato sono lo specchio dello stato del cinema. Si producono anche bei film, in verità, è il volume di ricchezza e di interesse ad essere scemato parecchio. Tutto sotto tono. E non raccontiamoci che è rispetto per il periodo nero altrui. Qui è black per tutti e tutto, grande schermo incluso.

Che gira e rigira si vede pure dai premiati. Meritevoli, sicuramente, ma sempre gli stessi. A giro ristretto. Ecco, David di Donatello come una piccola festa di famiglia.

E così pure Paolo Ruffini, forse, di meglio non poteva fare. Sophia Loren: i tempi sono cambiati, cambiati assai…porta pazienza!

Forza Italia fa causa a Poste Italiane?

Forza Italia fa causa a Poste Italiane?

4 giugno 2014 | , , , , , , , , , ,

poste_ritardi_forza_italia…Forse. Mia mamma ha ricevuto oggi, 4 giugno, la richiesta di voto per Forza Italia: ‘il voto del 25 maggio è fondamentale, mi permetto di chiederTi di votare per me’.

Chissà, magari se l’avesse ricevuta in tempo utile mamma avrebbe potuto accogliere la così amichevole richiesta. Non lo so, come non so che preferenza ha espresso, però penso a quanti è capitato. E a quanto risparmio di carta, inchiostro e parole si poteva fare.

Pare quasi strano che la macchina berlusconiana possa arrivare in ritardo. Eppure se le poste ci mettono lo zampino può accadere, accidenti.

D’altra parte il mese scorso mi sono pericolosamente avvicinata al lume di candela non romantico. La bolletta dell’Enel mi è stata recapitata un mese esatto dopo la scadenza e, a tenerle compagnia, sollecito e diffida ad adempiere. Con tanto di beffa, insomma, perché il tempismo delle altre due buste è stato proprio irritante. Quasi come la spesa del fax per mandare prontamente la ricevuta di pagamento. Già, a pagare bisogna essere solerti, sempre. Mai che ti chiedano di spedire la ricevuta a mezzo posta così potresti avere l’abbuono di qualche giorno di respiro….!

Ma è andato in tilt il calendario? O c’è un calo generale dell’efficienza?

Che alla fine me lo chiedo. Se lo scivolone è di chi invia o di chi deve consegnare. Preferisco pensare sia delle poste, mi perdonino i lavoratori postali. Perché se uno che vuole amministrare la cosa pubblica non riesce neanche a fare una campagna elettorale c’è da preoccuparsi (e avvilirsi) troppo.

Il movimento a 5 stelle di Matteo Renzi

26 maggio 2014 | , , , , , , , , , , , ,

In qualche modo Renzi ha trasformato il PD in un movimento a 5 stelle. Che non è il M5S di Grillo e Casaleggio ma comunque unDemocrazia movimento a 5 stelle. Ovvero una forza trascinante e decorata. Cosa che il PD non avrebbe neanche potuto sognare di essere per una variegata serie di ragioni e limiti.

Non importa che simpatizziate per Renzi o ne siate lontani anni luce. Prendete il dato e pensate agli italiani. E’ esattamente un voto adeguato al nostro Paese. Ripeto, che vi garbi o vi ripugni. E ci dovete/dobbiamo riflettere. E’ una scelta che esprime molto, quasi tutto, di noi e della nostra cultura.

Chiarisco che avrei potuto scrivere altrettanto se avesse stravinto ancora il fronte berlusconiano. Perché quello che meno appartiene alla nostra società è il M5S, quello scritto così e con un logo e una lista. Quello che implica studio, impegno, partecipazione, responsabilità alla maggioranza di noi fa una paura quasi insuperabile, bisogna saperlo e dirlo. Adesso è assurdo imputare la defaillance alle urla del Beppe nazionale, alle traversie interne, al distacco troppo a lungo tenuto con ‘il verbo’ cui siamo abituati (leggesi tv e giornali). Il problema di comunicazione c’è. Ma c’è, soprattutto, la fortissima resistenza al salto che richiede concentrazione, allenamento, fatica, dedizione.

Gli italiani amano, più di ogni cosa, la delega. La firmerebbero anche in bianco pur di starsene beati a tranquilli ad occuparsi di cose personali e non della ‘cosa’ pubblica.

democrazia-faticaPer questo si invaghiscono sempre e comunque di chi ha la stoffa del leader. Perfino chi non è uscito dalle categorie ideologiche è più propenso al partito che ha a capo l’uomo ‘giusto’ piuttosto che a quello del cuore ma mal gestito. Renzi potrebbe aver pescato voti da qualsiasi bacino, per intenderci.

Probabilmente pure Grillo avrebbe fatto meno paura a tutti quelli che si sono bevuti la somiglianza a Hitler se fosse un leader. Il guaio del M5S è infatti che, già in partenza, si espone con chi non eserciterà di fatto le funzioni. Un profilo di leader che non ha cittadinanza nelle comuni posizioni mentali.

Atmosfere molto italiane.

Irene Spagnuolo

Urne…da brivido

23 maggio 2014 | , , , , , , , , , ,

urnaL’urna è un contenitore provvisto di feritoia nella quale introdurre le schede elettorali. Il voto espresso finisce nell’urna, insomma. Che, a ben vedere, evoca un macabro epilogo. Ma questa è la lingua che, talvolta, batte dove il dente duole. Insomma la parola si presta a oggetti con usi diversi, diciamo. Può contenere le nostre preferenze o le nostre ceneri. E vi è da sperare che il risultato non coincida.

Già, pure quella funeraria è un’urna. Un po’ da brivido come coincidenza, specie a pensarci alla vigilia di una convocazione.

Che dire? Incrocio le dita e mi appresto al cammino domenicale verso il seggio. Che sia diritto o dovere, a me pare cosa da farsi, per quanto più che mai con l’animo in pena. Non so bene se consegnerò le mie spoglie o se attenderò con trepidazione lo spoglio. E, in verità, c’è pure il rischio che non corra molta differenza.

Vorrei farmi assistere da un po’ di ottimismo ma di questi tempi temo sia affaccendato a far da stampella a tutti e confuso pure lui. Perché in fondo qual è il ‘meglio’ da aspettarsi? Anche l’ottimismo fatica a collocarsi, a schierarsi, a scegliere.

La formula magica di tutti sta nel dire che quella degli altri è una stregoneria o un fallimento…Insomma nessuno ci offre il dolce ma tutti ci spiegano che gli altri offrono solo roba amara. Di questo passo possiamo solo sperare di non celebrare davvero un funerale.

Non sono le politiche nazionali. Sono le europee (e per alcuni le regionali e le comunali). Ma lo spettro dell’urna è uguale.

Irene Spagnuolo

Tagli capelli donna 2014

19 maggio 2014 | , , , , , , , ,

Tagli capelli donna 2014. Che potevo scrivere 2013 o 2015. Non perché ogni anno e ogni stagione non portino novità, dal lungo al2014-tagli-capelli-donna caschetto, dalla frangia al ciuffo, dal mosso al liscio ma perché in qualche modo le linee moda, e mi piace modo con moda, dovrebbero rivolgersi solo alle teste che si fanno acconciare…

Insomma qui a Cronache di Costume sappiamo che ci sono donne che osano, quasi per principio, qualsiasi nuovo taglio. Sono donne che amano giocare, con i capelli e l’immagine. Donne che vogliono essere trendy. E che ce ne sono molte altre che mai e poi metterebbero in discussione le loro scelte di look chioma. Le irrimediabilmente ‘capelli lunghi’ non si farebbero convincere neanche da un parrucchiere atterrato dalla luna con le più straordinarie proposte. Sono le donne per le quali la femminilità passa anche dai centimetri di capelli, ecco tutto. Quelle che già inorridiscono per il verbo spuntare: meglio le doppie punte della forbice.

Tagli capelli donna 2014 per chi vuole cambiare stile. Forse si potrebbero intitolare così tutti i servizi dedicati. Perché in fondo di stile, all’apparenza, si tratta. Uno zac deciso con un bel cambio di forma può effettivamente rivelare molto di più. Una personalità, appunto. E, incredibile ma vero, pure una sorpresa allo specchio. Tutto sommato qualche volta fidarsi della moda e del coiffeur aiuta a ritrovarsi ‘più belle’. Ma il problema è crederci, prima, per decidersi a varcare la soglia del salone e affidarsi alle esperte mani. Se ti senti meno donna con un corto sbarazzino una simile risoluzione non ci sarà mai, diciamolo.

Irene Spagnuolo

Tagli capelli donna 2014 per chi vuole l’acconciatura più adatta al ‘proprio tipo’, viso e fisico per intenderci. Altro titolo che potrebbe essere illuminante. Già, perché le ‘irrimediabilmente lunghi’ si vedono belle con quella cascata di capelli e non ascoltano ragioni. Le altre, quelle pronte al consiglio dell’occhio pratico, possono aspirare alla capigliatura al bacio.

Tagli capelli donna 2014 realistici. Questo è un po’ più cattivo, se l’onestà è cattiva. Insomma toccherebbe trovare il coraggio di dire che ‘irrimediabilmente lunghi’ alle bassine è una mania vivamente sconsigliata. Parlo io che sono ridicola con la mia ostinazione al biondo chiarissimo. E parlo io proprio perché so quanto possa essere assurda una fissazione…

D’altra parte ci vorrebbe anche un Tagli capelli donna 2014 per tutte le età. Così, per sdrammatizzare e levarci il fardello dell’anagrafe. Che in fondo siamo stufe di ridurci ai classici quattro stampi per signora rigorosamente tendenti al corto. Evviva chi sta bene, anche a 60 o 70 anni, con una bella criniera di boccoli e guizzi crespi o uno scalato liscio vaporoso alla Farrah Fawcett.

Giornalisti contro giornalisti

16 maggio 2014 | , , , , , , , ,

keep-calm-and-scoop-on-pngL’informazione è in crisi, come tutto. Qualche Ansa che rimbalza di tastiera in tastiera, scarso approfondimento, corsa al titolo ad effetto, una tv zeppa di giornalisti che fanno i conduttori ma sembrano non possedere più le chiavi per aprire e trattare davvero l’attualità.  Ci sono le eccezioni, naturalmente. Ma, appunto, confermano la regola.

E’ il dubbio della primogenitura di uovo o gallina. I giornali non vendono, le emittenti televisive non hanno soldi, sul web non si racimola grande pubblicità e quindi i mal pagati e insoddisfatti non hanno più possibilità di fare bene la loro professione. Oppure il crollo di interesse e attenzione per testate e programmi giornalistici è in larga misura conseguenza del pessimo servizio reso a lettori e spettatori.

Ciascuno scelga l’ipotesi che ritiene vera o verosimile.

Resta il fatto che sono veri docenti di ‘buon costume’, certi giornalisti.

Questo sembrano pensare, a ragione, i giornalisti stessi. Montano lo scoop uno sulla pelle dell’altro, perfino dimentichi di appartenere a una casta di privilegiati. Già, perché i poveri scribacchini liquidati con una manciata di spiccioli a pezzo sono gli invisibili. Gli altri, i volti e le penne note, tutto possono fare (fino ad oggi che domani non si sa) fuorché lamentarsi delle loro condizioni. E allora, almeno, un po’ di rispetto della loro stessa categoria dovrebbero sforzarsi di mantenerlo. Per dignità. Oltre che per conservare un minimo di credibilità.

Dopo il debutto di Anno Uno si sono subito divertiti a buttar giù dalla torre Michele Santoro come se con Anno Zero (e tutti i suoi programmi precedenti) non avesse dato prova di essere un campione di audience. Di Enrico Mentana hanno goduto per un intoppo da fiatone durante un tg quando poi, per meritevoli sostanze, tacciono ostinatamente.

Non so se sia l’invidia a farla da padrona oppure proprio l’ansia scellerata di qualsiasi microscopico scoop per acchiappare qualche allodola. O, meglio o peggio non saprei dire, un decadimento che ha fatto perdere di vista dovere, rigore, correttezza.

Leggo sempre meno Informazione, quella che adesso merita la I maiuscola tanto è rara. E trovo invece sempre più approssimazione sostenuta con piglio da oracolo. Abbondanza di frivolezze, parzialità, cattiverie a fronte di vistose lacune su quello che è scomodo affrontare. Con tutta la delicatezza e la responsabilità di un mestiere che dovrebbe tenere alto ogni giorno il sano orgoglio questo disgraziato andazzo è lo specchio di una deriva che sembriamo proprio non voler frenare.

Capisco sia difficile, sia ben chiaro, barcamenarsi tra editori, politici e rischio scottature però, almeno il limite della decenza non dovrebbe essere valicato. Mi vengono in mente tanti pruriti sui blogger, si i blogger, quelli che non hanno una ‘preparazione’ riconosciuta, quelli che non hanno l’autorevolezza di un Ordine, quelli che si permettono superficialità, quelli che cercano di farsi largo in rete senza averne ‘diritto’. Accidenti da che pulpito arriva la predica!

Novara in swing & boogie

13 maggio 2014 | , , , , , ,

Dal 23 al 25 maggio 2014 la prima edizione del swing e boogie Festival a Novara: My Sweet Moon Deena nella splendida cornice dimy_sweet_moon_deena_novara Casa Bossi, uno dei gioielli dell’Antonelli, rivisiterà moda, stile, cultura, musica degli anni ’20, 30, 40, 50.

Una grande organizzazione all’insegna del recupero storico, del ballo aggregante, della riscoperta di costumi. Un evento culturale per tre giorni di occasioni e divertimenti in perfetta atmosfera vintage. L’idea dei boogeisti anonimi in collaborazione con il Comitato d’amore per Casa Bossi e il patrocinio del Comune di Novara è quella di far rivivere suoni e sfumature di un’epoca: mostra mercato, stage di boogie e lindy hop, biciclettata retrò, trucco e parrucco, appuntamenti musicali, food e drink del tempo. Praticamente un ritorno al passato che gode di un’ambientazione privilegiata. La città si stringe intorno a uno dei suoi simboli più significativi e lo fa pulsare!

Grandi band e molti momenti speciali per tre giorni decisamente ‘alternativi’.

Un’iniziativa di straordinario appeal, per originalità, location e programma.

La città è pronta ad accogliere gli amanti del genere, gli appassionati di musica e ballo, i visitatori che vorranno godere la grande suggestione di Casa Bossi. Bravi davvero i boogeisti anonimi.

Il programma completo lo trovate sul sito di My Sweet Moon Deena.