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Gli uomini ce l’hanno lungo

Gli uomini ce l’hanno lungo

14 febbraio 2015 | , , , , , ,

uomini_lungoGli uomini ce l’hanno lungo. Tutti.

(Che averlo duro è altra storia, lì ci vuole la camicia verde.)

Se cercate il risvolto eccitante abbiate l’ardire di leggere fino in fondo, lo troverete.

Insomma ce l’hanno lungo, l’excursus lavorativo. Che già faticavano in caccia e pesca quando ancora non c’erano le relative stagioni e le specie protette. Poi si sono inventati via via i mestieri di mani, le professioni di intelletto e finanche quelle deliziose applicazioni miste, di arte e talento.

Adeguandosi ai tempi o governandoli si sono improvvisati capaci di tali e tante virtù da far esclamare a loro stessi ogni possibile meraviglia. Hanno fatto, creato, realizzato, migliorato l’inimmaginabile. Fred e Burny ne sarebbero sconvolti. Un mondo di cose e di servizi, una quantità impressionante di comodità, un livello stratosferico di bellezza. Hanno pensato pressoché a tutto. Chapeau, uomini. Avercelo, lungo come il vostro!

Roba complicata, audace, strabiliante. Merito di fiuto, rotelle all’opera e sudore. Noi figli di questo tempo orami grandioso e progredito ci chiediamo solo dove sia finita tutta quella lunghezza. In quali meandri se ne sia perso lo spirito. Quale maledetto equivoco l’abbia attorcigliata sull’errore. Che deleteria smania ne abbia messo in crisi la bontà.

Che insomma, averlo lungo ma di poco pregio non è più il top.

Saranno stati i fumi dell’esaltazione, i tentacoli del denaro, i freni della viltà. Chissà. Magari qualche distrazione di troppo. O l’era glaciale? Già, può darsi sia sfuggito ai termometri comuni ma la lunghezza si è accorciata a causa del freddo. Capita, eccome.

E adesso se ne sta attorcigliato e rabbrividito nel torpore. La disoccupazione, certo. Ma non solo. Qualcosa si è ridotto, arrugginito, inceppato. L’avete forse arrotolato come una canna per annaffiare le piante riposta in un angolo del giardino? In stand by. O impaurito. O annoiato.

Senza più passione e rigore, direi. Ecco cosa lo fa così striminzito. Perfino ammosciato. E non è questo il caso in cui una certa morbidezza è gradevole.

No. Manca il nerbo. Il vigore della responsabilità. La sapienza della costanza.

Comunque visto che vi ho tenuti sulla corda fin qui nella vaga speranza di un colpo erotico voglio accontentarvi. Ad averlo lungo c’è chi ha goduto per anni, decenni, secoli. Perché rinunciare?

Irene Spagnuolo

La tua geisha

La tua geisha

28 gennaio 2015 | , , , , , , , , , ,

GEISHACaro uomo, in qualche modo hai ragione.

Una donna geisha merita, eccome, l’ammirazione e l’ambizione collettive. Ti piace, la geisha. Pure a me, piace.

La tua geisha però è una figura morbida, sensuale, accondiscendente, dedita alla cura della tua persona e del tuo benessere. La mia geisha è un’esperta in belle arti. Intrattiene, certo. La tua con calda disponibilità, la mia con la musica, il canto, la danza.

La verità è che nella tradizione giapponese la geisha non è una cortigiana o una prostituta di lusso, è un’amabile compagnia. E capita solo che in Occidente il concetto sia un poco confuso.

Ma poco importa, tutto sommato danno una lezione, a te e a me, realtà e immaginario. La geisha insomma è l’esatta proiezione di ciò che ci fa ‘sognare’.

Magari una donna desidera o si illude ancora di ammaliare con le virtù.

Magari un uomo è davvero ammaliato dalle virtù.

Si tratta di intendersi sull’idea di virtù!

Irene Spagnuolo

I politici nella rete

I politici nella rete

19 marzo 2014 | , , , , , , , , , , , ,

politici_blogI politici, nonostante il fallimento della politica sia di clamorosa evidenza, non ne vogliono sapere del web e del ‘contatto’.

Snobbando il blog di Beppe Grillo e quindi molti umori della strada si erano del tutto persi il prevedibile risultato delle ultime elezioni politiche. A livello locale, alla vigilia di ogni chiamata alle urne per le amministrative, la situazione non è diversa. Tutti ormai distanti dalla ‘gente’. Incapaci o indolenti non si prendono cura di familiarizzare con i nuovi mezzi di comunicazione. E, se lo fanno, si impegnano a tempo determinato: giusto il tempo per racimolare consensi con qualche slogan e tante promesse o per tirare calci a parole contro il sistema del quale fanno parte a fatti.

Una volta i politici avevano almeno la furbizia o il buon gusto di avvalersi di qualche valido polso del territorio, di un buon suggeritore che sapeva sempre quali parole e scelte la ‘base’ avrebbe capito e apprezzato. Poi è arrivata una spocchia che ha dato loro due scellerate convinzioni: quella di non avere bisogno di alcun efficiente ed efficace interlocutore popolare e quella di potersi permettere il lusso di avere accanto al massimo qualche statuina molto piacente e poco pensante.

Il blog sembrava, a destra e a sinistra, il ridicolo palcoscenico di un urlatore. Qualcuno è corso ai ripari quando si è accorto che comunicare, interagire, avvicinarsi via internet oltre che utile e sensato è sostenibile in termini logistici più di impossibili o improbabili maratone su e giù per un Paese che non ha neanche più una capillare e vivace rete di attivismo cui riferirsi e appoggiarsi. Ma non ne ha una considerazione alta e sincera e i naviganti abituali lo annusano eccome. Pescano il ghostwriter tra i raccomandati, probabilmente. Oppure si improvvisano blogger, non so.

Inutile storcere il naso. O, peggio, aprire specchietti per allodole, dispensare contentini, far calare una riga come fosse una perla di saggezza. Ci vuole altro per arrivare a cittadini incazzati, delusi, preoccupati. E aggiungerei intelligenti, cari politici. Perché vi siete proprio abituati a considerarci tutti più o meno imbecilli ma potreste e dovreste scoprire che non lo siamo.

Un blog? Una pagina facebook? Cari politici vi consiglio e mi auguro sappiate rispettarli invece di credere che basta averli per conquistare applausi e voti.

La pasta sfoglia di Joe Bastianich

La pasta sfoglia di Joe Bastianich

5 marzo 2014 | , , , , , , , ,

Tante volte penso ai guru che stanno dietro la comunicazione, le scelte del testimonial, le forze della persuasione. E poi mi trovo Joe joe_ bastianichBastianich che reclamizza la pasta sfoglia Buitoni e non so se è bene, per lui, per la pasta sfoglia o per la Buitoni. O se è una di quelle burle che riportano un po’ di equilibrio tra fama da chef e fame da comune mortale.

Insomma Joe Bastianich alla cuoca non provetta può raccomandare una pasta sfoglia pronta all’uso per amore dei commensali: meglio qualcosa di confezionato che un’immangiabile produzione domestica. Sarà proprio questo il senso. Che di certo non posso andarlo a trovare nella logica stringente dell’incoerenza no?

Potrebbe scappare di chiedersi che pasta sfoglia usa e mangia Joe Bastianich. E come abbia valutato di consigliare quella Buitoni. Non sarà stato il compenso di ingaggio, sicuramente l’ha valutata attentamente, non è muoruto e, anzi, ha scoperto che è di gran lunga meglio di quella della mamma. D’altra parte Buitoni ha saputo intuire quanto possa essere seducente un’occasione, alla faccia dell’integerrima posa da duro e puro.

Non mi resta che vedere al supermercato quanti carrelli si riempiranno di pasta sfoglia Buitoni per il trionfo dell’arte culinaria.

Io la compro, la pasta sfoglia. Buitoni o non Buitoni che sia. Me ne vergognavo un pochino. Avrei ben potuto cimentarmi e farla con le mie manine. Ora, se non si vergogna Joe, che faccio, smetto pure io? Di vergognarmi, intendo.

Magari invece mi risolvo a rimboccarmi le maniche e impastare. Può darsi che con ciò mi avvii a diventare la futura Joe Bastianich.

Quello che le donne dicono – atto II –

Quello che le donne dicono – atto II –

16 gennaio 2014 | , , , , , , , ,

BLA BLA BLAL’atto II è quello delle emozioni. Quello che le donne dicono è spesso un portentoso miscuglio di sensazioni, impressioni, paure, sogni. Sono campionesse in elaborazioni sentimentali e pure in riflessioni più o meno cervellotiche. Tutta roba che a molti uomini, anche non affetti da orticaria, provoca prurito.

Non vi è del tutto da prendersela, donne. Il prurito è talvolta solo disagio, fatica, pudore. Sono tanti gli uomini che non sanno maneggiare bene in parole gli stati d’animo, i desideri, i timori. E quella favella sciolta che tamburella nei loro timpani mette il dito nella piaga. Altre volte a frenarli è un’educazione al silenzio e alla forza. Insomma ci sono uomini che hanno ancora nel sangue l’idea che troppe chiacchiere sui grovigli interiori siano un’inammissibile debolezza. E’ come se avessero un tappo in bocca.

La tradizione li vuole meno inclini al dettaglio, ai rovelli infiniti, alle macchinose congetture o alle analisi a sfinimento di ogni sussurro, di un piccolo sguardo, di un velo d’ansia. Più facile ci bevano sopra una birra o anneghino i pensieri in piscina o spengano i bruciori davanti a un film con gli amici. Pure questa però è una faciloneria da rivedere, donne. Qualche volta possiamo scoprire che prendere le distanze con una distrazione non è superficialità se, tutto sommato, stiamo stropicciando lo stesso argomento da un bla bla inconcludente.

D’accordo, ci sono donne e donne, ci sono uomini e uomini, ci sono situazioni e situazioni. Ma per tirare un po’ le fila non si può auspicare un sano incontro di caratteristiche per un briciolo di equilibrio?

Quello che le donne dicono è teoricamente più intenso, dice la signora Lia, la mitica signora Lia per l’esattezza. Ma, praticamente, slabbra in lungaggini e in ostinazione la poesia. I versi devono essere brevi, incisivi, coinvolgenti. E, ammettiamolo, un po’ più leggeri. Non si può negare che spesso appesantiamo qualsiasi cosa con le nostre puntigliose osservazioni, con meditazioni filosofiche degne di miglior causa…Il rischio è perdere di vista l’essenziale. Quello che sembrano amare tanti uomini.

Tranquille, anche loro sono da bacchettare alla grande, avranno le loro puntate, non dubitate. Intanto però teniamo a mente cosa è migliorabile nella comunicazione femminile anche solo inserendo quella parolina, leggerezza, che intesa bene è meravigliosa. Rasserenatevi non indurrei mai alcuna/o alla banalità. Qui si allude alla qualità soave.

Identikit di un impostore

Identikit di un impostore

29 dicembre 2013 | , , , , ,

State alla larga dall’impostore!

Impossibile, penserete, quando si rivela tale è troppo tardi…

Non sempre. Con l’identikit in testa potete individuarlo e smascherarlo quasi al volo.

identikit_impostore

 

Innanzi tutto vi fa larghi sorrisi, vi parla guardandovi negli occhi e vi porge la mano

stringendola bene. La mano molle e lo sguardo sfuggente sono per piccoli, comuni, quasi innocui impostori, così prevedibili da non essere rischiosi. L’impostore veramente brutto è uno che “ha studiato” le tattiche giuste ed è sempre in posa, non lascia a briglia sciolta la sua natura untuosa.

Poi è uno che vi comunica grandi sogni perché i grandi sogni si attribuiscono agli spiriti romantici e idealisti e, alle vittime, arrivano quindi come aspetti entusiasmanti, rassicuranti, positivi.

In più è anche uno che si manifesta tosto. Ovvero sicuro, molto, delle proprie qualità. Insomma un tipo che, quasi quasi, vi fa credere di avere attributi a sufficienza per favorire il suo e pure l’altrui cammino. Uno di quelli incrollabili, più o meno.

Attenzione, questo è proprio irriducibile. Tanto da dichiararlo, con fierezza e ammirazione. Praticamente gioca proprio sull’autostima che tende a generare stima. Ecco, prendete buona nota di questo particolare. Chi sbandiera audacia come incuranza di qualsiasi ostacolo, freddezza e caparbietà fuori dalle norme di umana personalità, è con altissima probabilità, l’impostore dal quale prendere assoluta distanza.

La persona capace, seria, affidabile non si presenta descrivendovi questi suoi “connotati”, andiamo, lo sapete.

Un’altra cosa importante per l’identikit è il cuore. L’impostore si definisce buono. Lo fa senza dirlo…si affida a grandi discorsi generali sulla generosità, sul rispetto, sulla solidarietà, sull’amicizia. Tutta roba che fa presumere un’anima carica di sensibilità e amabilità. Questo è uno dei più subdoli ami dell’impostore quindi drizzate bene le antenne, insomma diffidate abbondantemente di chi insiste troppo su certi argomenti con “sapiente fervore”. Questo tizio non conosce scrupoli e pietà, sbrodola dolcezza solo a parole, con calcolata astuzia. Il buono, sia chiaro, si riconosce dai fatti e basta.

In verità l’impostore ha anche altri tratti salienti.

E’ uno che, paradossale ma inquietantemente vero, vi mette continuamente alla prova. Tasta il terreno, ecco. Per capire quanto siete sinceri, ingenui, leali, abili, resistenti, tolleranti. Scava pesantemente perché deve difendersi a priori. Vuole sapere se siete svegli, irascibili, vendicativi, pazienti. E anche quanto siete forti, in termini sociali soprattutto. Già. L’impostore teme, moltissimo, quelli che non gliela farebbero passare liscia…Ovviamente vuole accompagnarsi solo a chi ha molta più umanità di lui. O, ancora meglio, a chi è debole o sprovveduto o semplicemente contrario alla belligeranza.

Costui vi chiede informazioni, piaceri, pareri solo per farvi “scoprire le carte”. Di quello che poi dimostrate o dite fa l’uso che crede. Può fingere benissimo che non siate stati utili anche se lo siete stati, spudoratamente. Può utilizzare le vostre credenziali proprio quando non dovrebbe permettersi di farlo. Può ignorare il vostro contributo (e perfino la vostra esistenza) quando invece dovrebbe ricordarlo.

Potrei andare avanti se dovessero occorrervi ulteriori dettagli ma direi che questo è già un validissimo identikit!

Vogliamo le prostitute

Vogliamo le prostitute

31 ottobre 2013 | , , , , , ,

Fa discutere (e sorridere) il Manifesto dei mascalzoni o dei porci, firmato in Francia da un nutrito numero di intellettuali, contro un prostitute_francia_manifestoprogetto di legge che vorrebbe sanzionare i clienti delle lucciole.

Sulla questione del sesso a pagamento francamente è difficile discutere serenamente perché è quasi automatico l’atroce pensiero dell’induzione e dello sfruttamento della prostituzione. D’altra parte però dobbiamo anche considerare la libera concessione delle proprie grazie e su questo, gratuitamente o a compenso, è altrettanto odioso sindacare.

La morale è meglio non disturbarla, diciamocelo con onestà. E’ il mestiere più vecchio del mondo e, tutto sommato, il più aderente alla natura e agli umani istinti.

Sul fatto invece che sia dato per scontato che chi si prostituisce sia sempre mossa/o da bisogno economico o debolezza di vario genere scriverei un manuale. Non ne sono convinta, talvolta addirittura oserei escluderlo con forza. Quando decideremo di togliere di mezzo un po’ di ipocrisia?

Se siamo nella dimensione della scelta, fuor di necessità o costrizione, non accetto che sia disdicevole il sesso professionale e non quello fatto per godere una dimora da favola, vacanze lussuose, ristoranti a cinque stelle, abiti griffati, entrature varie nel mondo dello spettacolo et similia. Anzi. La prostituta dichiarata è onesta, elargisce corpo e piacere a chi è consapevole di dover sborsare la pattuita tariffa. Nessuna aspettativa ulteriore, nessuna falsità, nessuna complicazione. La bagascia travestita da signora è imbrogliona, presenta un conto molto più salato e vuole pure non sia detto che esercita subdolamente l’arte di strada. Tutte menzogne, pretese, artifici.

Ciò che è spiritualmente miserabile dunque è fare i puri a sproposito ovvero in sola apparenza.

Conosco fior di uomini, tanto per fare un esempio, avviliti dalle donne che si fanno riempire di “regali” per qualche serata di sana acrobazia erotica ma che si dichiarano di integerrima condotta perché non indulgono a chiedere esplicitamente la paga per le loro prestazioni. Peraltro ho abbondanti notizie pure di donne e uomini che non cedono alla tentazione di intraprendere il mestiere in via ufficiale solo per non scontrarsi con l’etica sbandierata, in superficie, dalla nostra società.

Insomma, carissimi e carissime, di Francia e di ogni dove, mettete la verità e la realtà sopra ogni cosa. Tutti i clienti o le clienti di chi esercita il meretricio non turbano l’ordine costituito. A turbarlo, se mai, sono tutti quelli che con il corpo arrivano, mentendo e simulando, a tutto. E in fondo, anche su questi ultimi, c’è da andare cauti con le condanne. Spesso è chiarissimo che l’orgasmo ha il suo prezzo e chi acconsente deve pagarlo, in assegni a più zeri, in borse di marca, in beauty farm o chissà come, e tacere.

Quello che è certo è che l’unica prostituzione ignobile è quella dell’anima.

L’allergia alla rivoluzione

L’allergia alla rivoluzione

2 ottobre 2013 | , , , , ,

allergia_rivoluzioneGli italiani sono allergici alla rivoluzione. Non alla parola, di quella fanno uso e talvolta abuso senza alcuna crisi respiratoria o di orticaria. Ma alla sostanza.

Le azioni rivoluzionarie sono praticamente il vero tabù italiano. Non che la scoperta sia mia, purtroppo è dato rilevato e arcinoto da parecchio. E’ che oggi più che mai il tallone d’Achille duole e fa a pezzi il cammino civile.

A me umanamente questa cosa stritola cuore e cervello. Vorrei capire ma non ce la faccio. Sono bloccata dal terrore. Quello di realizzare che è un male incurabile. Che non c’è prospettiva di liberazione.

Alla fine è meglio morire o vivere nella disperazione?

Drammatica domanda. Aggrapparsi emotivamente al battito della sopravvivenza è un impulso naturale, forse. Ma non potrebbe esserlo altrettanto, vista l’indolenza e la rassegnazione, consegnarsi alla sepoltura?

Nell’oscena tarantella della politica non c’è altro che la nostra miserabile italianità. Eppure lì ci diamo da fare con l’insulto e la condanna, quasi ci sollevasse da ogni altra incombenza, ci assolvesse da tutte le colpe e ci restituisse intatta la dignità.

Slabbrati e sfibrati come stracci lanciamo freccette fuori bersaglio. Un po’ ingenui, un po’ menefreghisti, un po’ flaccidi, un po’ intriganti.

E dove diavolo sono i fari dello spirito? In verità ci sono ma non hanno alcun appeal. Hanno perso smalto e carisma. O sono indaffarati in qualche alta strategia e si faranno vedere chissà quando solo ai pochi superstiti dello sbando totale.

D’altra parte i pochi volenterosi della rivoluzione, seria e pacifica, sono messi al palo. Come poveri illusi, noiosi predicatori, personaggi fuori moda. E allora i fari possono pure lanciare segnali e illuminare la rotta dei naviganti ma quasi nessuno se ne avvede.

Che tristezza. Chinare il capo e attendere con speranza è un esercizio di tortura.

Finché la barca và lasciala andare…Però quando affonda non perdere tempo a piangere, accusare, prestare soccorso. Si salva solo chi può.

Attenti al ladro

Attenti al ladro

3 settembre 2013 | , , , ,

A quello che è in noi. Pronto all’esercizio della birbonata con destrezza. Avvezzo a sfoderare la furbizia come una virtù. E, implacabilmente, aladro vantarsi della scorciatoia. E’ un mostriciattolo difficile da tenere a bada nel circolo italico degli amici degli amici, quelli allergici alle regole, alle code, alle procedure. A quello che è in noi. Pronto a infischiarsene dei buoni limiti. Capace di improvvisarsi sapiente in tutto. Esperto patentato in fregature. E decisamente incline a non conoscere la vergogna. E’ un tarlo vorace che banchetta ovunque, sbracato alla tavola come un signorotto di cattivi costumi. Attenti al ladro che è in noi. Prima o poi presenta pure il conto, come se dovesse riscuotere il compenso per tutti i furti andati a segno. Con la faccia sicura e pure un po’ severa del professionista onesto, competente, laborioso. Bisogna ammanettarlo perché non commetta altri guai, perché non faccia altri danni, perché ci lasci ritrovare la misura del cervello, senza smanie di scaltrezza.

C’è poco da ridere

27 febbraio 2011 | ,

Sono stanca di dosi massicce e viziose di ironia e risate.

Risparmiatemi le prediche sulla genialità illuminante dell’una e sulla bontà terapeutica delle altre, per carità. Non vorrei mettere in dubbio la delizia dell’arguzia, il diletto di una risata, l’infinita energia della loro combinazione. Anzi. Mi sconvolge proprio che non abbiano un effetto dirompente e una portata rivoluzionaria negli orizzonti perseguibili dal bene.

Accidenti, arriviamo al bene. E quindi, al male.

Perché ironia e risata hanno sdrammatizzato tutto. Di questo ho terrore e fastidio.

La comicità burlesca come la satira più feroce hanno sgonfiato la rabbia. Come se la battuta e l’ilarità avessero spostato la tragedia sul piano umano delle evenienze inevitabili. La derisione non travolge, non sradica, non induce cambiamenti. Se ridiamo le tensioni si allentano. Lo sfogo chiude la parentesi, esaurisce le reazioni a ciò che lo ha scatenato. Beffa e sghignazzata sono diventati calmanti, vie di fuga. Mettendo a tacere i nostri moti di ribellione spassandocela dietro qualche giocoliere dell’umorismo e qualche mordace castigatore di costumi ci siamo spalmati addosso una rassegnazione senza ritorno.

Questa ironia in chiave di sedativo, di distrazione di massa, di placebo mi procura stizza e sofferenza. Acuite ancor più dal ghigno dei dileggiati e degli insultati. Loro ci sguazzano nella grassa voracità di battute, nella pratica dilagante di ridurre in barzelletta ogni turpitudine, nella smania di critica pecoreccia. Non è raro, si sa, che foraggino con lauti compensi il brillante cabaret contro l’ordine costituito, le trame occulte, il mercato ladrone, la banca padrona. Altro che censura. I furbi non vietano il fucile che spara a salve.

D’altra parte è proprio in questa falsa rappresentazione della libertà che la libertà, quella vera, ha sepolto parola, vitalità, grinta.

Sappiamo bene che invece di guardare la luna ci imbamboliamo spesso sul dito puntato verso di lei. E che ci siamo rammolliti davanti allo scempio solo perché ci elargiva la giustificazione dell’impotenza e della rassegnazione. Ci siamo convinti pure a consacrare la leggerezza come arma di saggezza!

D’accordo, forse non possiamo mandare all’aria grandi disegni, complotti universali e potentissimi sistemi. E neanche, magari, inchiodare alla croce i nostri carnefici.

Ma per dignità potremmo almeno infilare qualche sassolino fastidioso negli ingranaggi, far prendere un po’ di paura ai cattivi, dimostrare che abbiamo capito la storia e che, se dobbiamo soccombere, scegliamo di farlo con consapevolezza e nella brezza di un po’ di risveglio morale.

L’indecenza della politica è la nostra indecenza. Dobbiamo stanare la nostra coscienza e farle respirare il senso della vita.

L’amore universale di Vecchioni è un ottimo stimolo. Non fatene subito una questione politica, pure questa sarebbe una gabbia. Perché dobbiamo aggiungere il pudore e la vergogna, quelli che nessun colore o schieramento può sbandierare oggi. Li abbiamo svenduti e il prezzo che dobbiamo pagare per riacquistarli è altissimo. Una sfida. Finalmente una coraggiosa sfida intellettuale. Perché abbiamo bisogno di coraggio, per smettere di abusare della risata e perché smettano di abusarne pure loro, i leader perfetti di un Paese scostumato. Amore e pudore, che meraviglia!

Finiamola dunque di archiviare l’orrore nel repertorio di qualche esilarante cabarettista.

Riprendiamoci il tempo di pensare e di agire, innanzi tutto depennando a colpi di risate dall’agenda quotidiana tutti gli impegni prestampati, quelli che sono serviti a imbottirci di illusioni per levarci dai piedi dei burattinai.