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Tirando a campare

Tirando a campare

31 luglio 2014 | , , , , , , , , ,

tirando_a_campareIn una sorta di sopravvivenza più o meno collettiva, di resistenza in apnea, di distrazione quasi isterica. Così viviamo, nella nostra Italia del 2014. In attesa di ‘qualcosa’ che i credenti definirebbero miracolo e gli atei grande colpo di fortuna. Già. La provvidenza, una svolta mondiale, una botta di genio e soldi o giù di lì. Magari una magia da favola. Insomma una soluzione.

Perché nel mezzo del pantano economico e sociale la guerriglia politica è lontanissima dalla strada, dalle case, dalla gente. Ma la gente, appunto, tira a campare come se in fondo prima o poi qualcosa dovesse accadere. Qualcosa come un colpo di spugna, una nuova alba, un roseo orizzonte.

Non è che guasti un po’ di ottimismo e un sano esercizio di speranza però dal punto di vista culturale è un fenomeno davvero inquietante il cocciuto principio di attesa. Posso intravedere nel fatalismo una sorta di saggezza della vita, che in verità il destino è già scritto e, sono d’accordo, non ci mette in mano la penna per fare chissà quali correzioni. Ma stento a comprendere il vago e fumoso affidamento a chi di dovere.

E, ancor più forse, la finzione. Si, fingiamo di vivere. Di fare quello che abbiamo sempre fatto, di avere chissà cosa, di programmare come riempire il domani. ‘Ridimensionare’, l’avrete notato, è la parola d’ordine. Le vacanze si accorciano, lo shopping rimpicciolisce, l’aperitivo si dirada, la cena con gli amici si fa episodica. Però non si molla. Se ne parla lo stretto indispensabile. E non ci si incazza neanche troppo con quelli che hanno le redini in mano.

Su facebook si condivide possibile e impossibile, tranne i buchi nel portafogli. Neanche fosse vergognoso, insostenibile o illegale accidenti. Il confronto è aperto su tutto, dalla palestra all’amore alle ricette di cucina, ma guai a tirar fuori l’affanno della quarta (o della terza) settimana del mese. C’è la censura preventiva. Non di facebook, di noi stessi. Che tiriamo a campare ma siamo capaci di inventarci che non ci danno le ferie o dobbiamo stare a casa a curare il cane piuttosto che sputare il rospo e dire che mancano i quattrini per la settimana al mare.

E, d’altra parte, fino all’ultimo respiro si cercano di arginare le ‘rinunce dell’apparenza’. Possiamo digiunare tra le quattro mura domestiche ma non archiviare gli sfizi della moda.

Anzi. Se proprio non possiamo permetterceli stiamo comunque sull’onda. Chiacchieriamo di borse con le amiche, come se davvero fosse un argomento interessante, ci appassioniamo all’ultimo modello di cellulare, come se stessimo meditando l’acquisto, discutiamo di taglio e tinta di capelli, come se la parrucchiera fosse ordinaria amministrazione.

Tiriamo a campare perché ci allontaniamo dalla sincerità, dall’autenticità. Roba che finiremo per sentirci nella stessa realtà di quelli che possono tutto pure mentre affoghiamo in un mare di guai. Senza neanche la consolazione di essere uniti, solidali, liberi…liberi almeno di non mentire.

Irene Spagnuolo

Una supplica ai fan club

Una supplica ai fan club

12 luglio 2014 | , , , , , , , , ,

Rivolgo una supplica, accorata, ai fan club. Anzi, ai gestori di pagine facebook dedicate a qualche artista: fan club ufficiale. Ma che fanfanclub può volere tanto male alla sua amata attrice, alla sua adorata cantante?

Buongiorno. Buon pomeriggio. Buon lunedì. Buon martedì. E via di calendario. Magari con emoticon sempre uguale, a sorriso o occhiolino.

La home di fb è infestata da questi messaggi idioti. E il disgraziato, in verità sovente è una disgraziata, che ‘vanta’ un fan club (addirittura ufficiale) passa per una bambolina in posa in mille foto rigorosamente di scena che altre parole proprio non sa sputare. D’accordo non è una pagina sua, la pessima figura la fa il gestore del fan club direte voi. Eppure…nutro seri dubbi. Davvero non vi monta un po’ in antipatia l’oca giuliva che fa capolino con il suo faccione per augurare buon pranzo, buona cena e buon fine settimana?

Non è colpevole di azione ma di omissione si, eccome. Omette di prendersi cura non della sua immagine ma del suo pubblico! Se a un artista non interessa ciò che di lui arriva agli ‘ammiratori’ a me piace proprio poco, poco, poco, pochissimo. Meglio se non lo ufficializza, il fan club, se davvero non riesce a scegliersi un degno gestore!

Si, tiro l’acqua al mio mulino. Mi offro. A chiunque voglia che mi occupi da ‘essere umano’ di un profilo facebook o di un blog. Ma, appunto, tiro l’acqua anche al mulino del personaggio. E, intanto, sparo fuoco su questi improvvidi, noiosi e irritanti fan club. Si possono eliminare dalla vista, verissimo, infatti provvederò se la supplica andrà a vuoto.

Cari gestori di fan club volete cortesemente prendere in considerazione l’idea che gli spettatori, lettori, naviganti che seguono la pagina sono affezionati ma non per questo condannabili al supplizio infinito?

Provate, per favore. E per decenza intellettuale, oltre che per rispetto e simpatia verso tutti (voi stessi, il personaggio, il pubblico).

Facebook quanto vale un like

6 maggio 2014 | , , , , , , , ,

like_facebook_don't_likeUn like su facebook è la forma di sintesi di quella che una volta era una condivisione verbale poi è diventata un occhiolino, una pacca sulla spalla, un sorriso e dopo ancora uno squillo sul cellulare.

Ogni giorno molti fanno scorrere schermate su schermate spalmando like su tutte le pagine degli amici. Così, come un saluto, una gratifica, una consolazione. Che le parole implicano tempo ed energia, per leggere bene e rispondere a tono ci vuole vero impegno.

E meno male che è roba straniera. Se non vuoi cavartela con un like o passare oltre devi cimentarti ad articolare il dissenso. L’avesse inventato un italiano ci avrebbe messo like, non like, forse, ma, ni, so e un’infinità di altre variabili e sfumature alle quali siamo abituati perché di stringatezze espressive non siamo mai stati campioni.

Ecco, essendo sbarcato solo con il like e il commenta (o al massimo condividi) chi vuole sfoggiare qualche conoscenza, lasciare una gradevole traccia, interagire con qualche buona considerazione, sollevare la polemica, scontrarsi bruscamente deve usare testa e tastiera. Altrimenti ci saremmo ridotti davvero alla comunicazione per click, alla conta dei mi piace/non mi piace senza uno scambio di battute accidenti.

Comunque chi vuole like pubblichi foto. Chi vuole molti like posti foto sexy.

Chi se ne infischia del numero di like scriva pure pensieri, racconti, recensioni, notizie. Oltre la riga c’è il black out, il fuggi fuggi generale. Neanche ci fosse il divieto di like!

A meno di non giocare la carta di un link con un titolo acchiappa-consensi. Quello, in un secondo, scatena tutte le dita del web. Nessuno saprà così si cela sotto il titolo ma i like andranno alle stelle.

Per smascherarci…se non ci fosse facebook ci toccherebbe inventarlo.

Untouched: Novara e social media

30 aprile 2014 | , , , , , , , , , ,

Untouched è l’ultimo cortometraggio pensato e girato a Novara da Marco Paracchini.

Un video ben studiato e magnificamente realizzato in una città che ne esce dilatata, quasi ingigantita. Merito di inquadrature insolite e di un contenuto di ampio respiro che la consegna come una ‘metropoli’ del nostro tempo. In effetti è la realtà narrata dal corto ad appartenere a una qualsiasi grande realtà in questo scorcio di millennio molto virtuale.

Ecco, i silenziosi protagonisti di Untouched vivono vicini ma tutto ciò che condividono è la comunicazione via web. Le loro giornate, le loro energie, i loro desideri sono scanditi da appuntamenti, plateali o furtivi, con il cellulare che li connette alla vita, alla socializzazione, allo scambio. Le relazioni umane, quelle vere, sono misere, frettolose, superficiali. I social network sembrano l’antidoto alla solitudine e alla paura dei contatti autentici.

Gli incontri via display sono il surrogato di tutto, il mare in cui navigare tranquilli e liberi. O forse qualcosa che impegna meno, placa le ansie dei confronti face to face, fa evadere da un contesto complicato e deludente.

Uno spaccato sociale intenso e doloroso, Untouched. Ma anche una sveglia che lo trasforma in un urlo di esortazione. La città rivisitata è consegnata come chiave di svolta. L’appeal dei luoghi e il faro puntato su un’assurda deriva umana invogliano a una riflessione, a un sorriso di speranza, a un tentativo di entusiasmo. In questo trovo un bel lavoro di Paracchini e dei collaboratori: la triste rappresentazione di un’epoca spalmata su schermi e tastiere si schiude alla bellezza e al calore dei posti e delle possibilità da recuperare. Insomma forse si può fare alla fine un po’ di autoironia, spegnere pc, ipad e telefono, armarsi di coraggio, giovialità e curiosità e buttarsi in strada, tra la gente.

Penso al virale We are happy che ha portato tutte le età a ridere e ballare, ha fatto esplorare paesi e città, ha rimesso in pista orizzontiuntouched_paracchini_novara creativi, ha creato occasioni e sciolto le rigidità. E credo che Untouched possa riaccendere la voglia di rapporti, parole, sguardi e abbracci. Certo ha scelto un impatto più duro e malinconico ma forse era necessario. Paradossalmente il mondo a portata di un click è diventato la nostra microscopica gabbia. E’ il momento di riappropriarci invece dello spazio e di respirare l’esistenza sul campo. Le persone in carne ed ossa, le esperienze, le emozioni sono ‘conquiste’ imperdibili.

Bravo, Marco Paracchini. La ‘mia’ Novara ringrazia.

 

Cari politici adottate un ghostwriter

Cari politici adottate un ghostwriter

4 aprile 2014 | , , , , , , , , , , , ,

E pure buono.

Toglietevi i grilli dalla testa: piaceri sessuali, bella vita e bollicine non vi aiuteranno a raggiungere o conservare gli allori. E non è neanche ghostwriter_ghostbloggerpiù tempo di un portaborse riverente o di un traffichino con le mani sporche. E’ ora che mettiate mano al portafogli per ingaggiare un buon ‘comunicatore’, uno che vi sistemi il profilo pubblico, che conosca la realtà e sappia offrirvi le parole giuste per arrivare alla ‘gente’, quella da cui siete lontani anni luce. Un lavoratore vero che stia sui social, vi gestisca il blog, vi suggerisca il taglio dei discorsi, dialoghi sul web con gli elettori.

Vi costerà meno dei vizietti ai quali vi dedicavate e vi tornerà molto più utile, politicamente e umanamente. E’ un investimento serio e onesto, se saprete intenderlo nel suo significato effettivo. Lui, il ghostwriter, è un uomo della strada, uno che studia, analizza, si rimbocca le mani, respira la vita di tutti. Un ponte. Tra voi e gli italiani come lui, quelli che voi non sapete dove stanno di casa e, soprattutto, se una casa ce l’hanno. Una testa pensante. E una mano sempre pronta a digitare sulla tastiera, con spirito di servizio e professionalità. Un tizio che non improvvisa come voi competenze che non ha. Si documenta, confronta, soppesa prima di lanciarvi in pista con insulsi bla bla.

Vedervi in tv e leggervi in rete conferma abbondantemente l’urgenza di ascoltare il mio consiglio. Se non indignate fate pena. E, francamente, non so cosa sia meglio.

Fate un falò dell’arroganza, dell’approssimazione, della sfacciataggine e muovete il mercato della scrittura. Acquisterete consensi e serenità. Forse troverete anche, con un po’ di pazienza e impegno, la via per ritrovare il senso…di tutto: dello Stato, della cultura, della misura. La società ha bisogno di Politici come voi avete bisogno di Ghostwriter.

I politici nella rete

I politici nella rete

19 marzo 2014 | , , , , , , , , , , , ,

politici_blogI politici, nonostante il fallimento della politica sia di clamorosa evidenza, non ne vogliono sapere del web e del ‘contatto’.

Snobbando il blog di Beppe Grillo e quindi molti umori della strada si erano del tutto persi il prevedibile risultato delle ultime elezioni politiche. A livello locale, alla vigilia di ogni chiamata alle urne per le amministrative, la situazione non è diversa. Tutti ormai distanti dalla ‘gente’. Incapaci o indolenti non si prendono cura di familiarizzare con i nuovi mezzi di comunicazione. E, se lo fanno, si impegnano a tempo determinato: giusto il tempo per racimolare consensi con qualche slogan e tante promesse o per tirare calci a parole contro il sistema del quale fanno parte a fatti.

Una volta i politici avevano almeno la furbizia o il buon gusto di avvalersi di qualche valido polso del territorio, di un buon suggeritore che sapeva sempre quali parole e scelte la ‘base’ avrebbe capito e apprezzato. Poi è arrivata una spocchia che ha dato loro due scellerate convinzioni: quella di non avere bisogno di alcun efficiente ed efficace interlocutore popolare e quella di potersi permettere il lusso di avere accanto al massimo qualche statuina molto piacente e poco pensante.

Il blog sembrava, a destra e a sinistra, il ridicolo palcoscenico di un urlatore. Qualcuno è corso ai ripari quando si è accorto che comunicare, interagire, avvicinarsi via internet oltre che utile e sensato è sostenibile in termini logistici più di impossibili o improbabili maratone su e giù per un Paese che non ha neanche più una capillare e vivace rete di attivismo cui riferirsi e appoggiarsi. Ma non ne ha una considerazione alta e sincera e i naviganti abituali lo annusano eccome. Pescano il ghostwriter tra i raccomandati, probabilmente. Oppure si improvvisano blogger, non so.

Inutile storcere il naso. O, peggio, aprire specchietti per allodole, dispensare contentini, far calare una riga come fosse una perla di saggezza. Ci vuole altro per arrivare a cittadini incazzati, delusi, preoccupati. E aggiungerei intelligenti, cari politici. Perché vi siete proprio abituati a considerarci tutti più o meno imbecilli ma potreste e dovreste scoprire che non lo siamo.

Un blog? Una pagina facebook? Cari politici vi consiglio e mi auguro sappiate rispettarli invece di credere che basta averli per conquistare applausi e voti.