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Liberi di amare

Liberi di amare

10 dicembre 2013 | , , , , , , , ,

A me facevano tenerezza gli uomini che faticavano ad accettare l’altrui omosessualità. Trovavo fosse una fragilità, un condizionamento, amoreun limite umano.

Adesso talvolta mi fanno decisamente rabbia. Perché la debolezza è digeribile se non c’è giudizio e se ammette la libertà. Diventa assolutamente insopportabile quando diventa una condanna, un atteggiamento di sarcasmo o, peggio, di pietà.

La pietà bisognerebbe, forse, provarla per voi cari uomini inchiodati a un machismo fasullo e squallido, costretti nella prigione dei pregiudizi, schiacciati da un moralismo francamente disgustoso. Però fate passare la voglia di concedervi pure questa benevola tolleranza quando alzate a tal punto le barricate da creare vere comunità cui sono impediti il respiro, la vita, l’amore.

Penso a certe mentalità che più che retrograde definisco ormai cattive. Piccoli paesi ostili aggrappati a un conformismo insulso e bieco, dove tutti reprimono tutto, fedeli a apparenze che sono macigni, venduti alla menzogna di una realtà che non rende giustizia ai sentimenti e alla verità. Comunità asciutte e torve dove si benedice qualsiasi coppia fasulla di eterosessuali ma si bandisce la passione autentica tra gay felici.

Luoghi in cui si mente e si tradisce in misura vergognosa ma dove non si azzarda mai il passo libero. E, quel che supera ogni possibilità di comprensione, dove si covano un’invidia e un risentimento addirittura clamorosi verso chiunque sfondi le barriere per andare a godersi un po’ d’aria.

Sono mentalità atroci che, per giustificarsi e sfidare immutabili il tempo, cercano di fermare i risvegli, impedire le fughe, stroncare le rivolte. Se non ci riescono inseguono i ribelli con l’insulto, con lo sdegno, perfino con la maledizione. Non possono accettare, mai, il confronto con chi sceglie la serenità. Crepano di invidia ma la spacciano per morale. Sbavano ma non emulano. Codardi fino alla fine. O, è il caso di dirlo, moralmente miserabili. Proprio in barba alla loro “morale”.

Etica del tradimento

Etica del tradimento

20 marzo 2011 |

Prologo

L’impresa è quasi titanica perché il fedifrago è un essere odioso, falso, pavido, irrispettoso, opportunista, camaleontico…e, schiettamente, fa rivoltare lo stomaco.

Ma ci sono casi commoventi di evasioni per disperazione, ammettiamolo. E, comunque le corna sono con noi, in noi o su di noi. Comunque la pensiate, insomma, fanno parte del nostro orizzonte probabile. Come tentazione, spada di Damocle, esperienza dolorosa o squallido exploit di trasgressione.

Potessi dunque bollerei il tradimento d’infamia e chiuderei l’argomento a chiave nel ripostiglio degli umani orrori. Ma la realtà incombe e, per quanto fortunatamente non ho conoscenza diretta e personale di simile onta, non posso chiudere gli occhi e far finta di non vedere il balletto di cornuti e infedeli. La storia e la vita ce ne hanno consegnato esempi illustri, potenti, clamorosi e l’esercizio della tresca è universale, trasversale, perversamente democratico.

Troviamo vittime e carnefici tra i giovani come tra i vecchi, tra i belli e tra i brutti, nelle fila dei poveri e nei salotti dei ricchi. L’attentato alla fedeltà può sfiorare o colpire il cuore di tutti. Come una maledizione. O come un’inclinazione invincibile della natura.

Verificata quindi l’impossibilità di vincere la guerra con le corna possiamo almeno condurre una battaglia di rigore per un codice di decenza che ne attenui la villana essenza.

Scrivo serenamente perché non ho l’animo in subbuglio: non sono stata tradita o ignoro di esserlo stata, che meraviglia! E non ho neanche la patente di adultera quindi non ho polvere da nascondere sotto il tappeto o giustificazioni da cercare.

Ma non per questo mi pongo qui come maestra davanti al pubblico di allievi, per carità. Anzi! Questo codice lo scriveremo insieme, a decine, centinaia, migliaia di mani. A puntate, dibattito dopo dibattito.

Ci sarà spazio per chiunque abbia buoni consigli, illuminanti chiavi di lettura, graziosi aneddoti, speciali lezioni da offrire. Per chiunque voglia confrontarsi con questa grande avventura, non di piacere carnale ma intellettuale s’intende…

Scopriremo che potremo amplificare all’infinito le riflessioni perché il tradimento coinvolge sentimenti, relazioni, attitudini, valori. In amore, in amicizia, nei rapporti sociali. Forse ritrovarci periodicamente qui, talvolta con lievità, qualche volta con serio spessore e sempre con vivace passione e acutezza di spirito potrà portarci al compimento di un’opera preziosa per la biblioteca umana e civile collettiva.

E, lo so, faremo molto più di un vademecum di bon ton applicato alle infedeltà, affronteremo le presunte o reali differenze emotive tra metà del cielo, indagheremo impietosamente nelle pieghe delle parole, delle alleanze, degli impegni. Forse capiremo che il traditore è spesso infedele innanzi tutto a se stesso…O, chissà, che la coerenza cieca è virtù talvolta barbara.

Iniziamo, birichini e frizzanti, con una regola di stile da suggerire al fedifrago di coppia: adottare il minimo sindacale di disciplina ovvero non avviare troppi letti di trattativa, non pronunciare promesse impossibili, non pretendere troppo dall’amante di turno…

E ora meditate, fornite spunti, lanciate provocazioni.

Non solo corna in amore, ecco. La “categoria Etica del tradimento” diventerà un’autentica enciclopedia dei legami, della fiducia, dell’onestà, del coraggio!

Alla prossima puntata.