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Il movimento a 5 stelle di Matteo Renzi

26 maggio 2014 | , , , , , , , , , , , ,

In qualche modo Renzi ha trasformato il PD in un movimento a 5 stelle. Che non è il M5S di Grillo e Casaleggio ma comunque unDemocrazia movimento a 5 stelle. Ovvero una forza trascinante e decorata. Cosa che il PD non avrebbe neanche potuto sognare di essere per una variegata serie di ragioni e limiti.

Non importa che simpatizziate per Renzi o ne siate lontani anni luce. Prendete il dato e pensate agli italiani. E’ esattamente un voto adeguato al nostro Paese. Ripeto, che vi garbi o vi ripugni. E ci dovete/dobbiamo riflettere. E’ una scelta che esprime molto, quasi tutto, di noi e della nostra cultura.

Chiarisco che avrei potuto scrivere altrettanto se avesse stravinto ancora il fronte berlusconiano. Perché quello che meno appartiene alla nostra società è il M5S, quello scritto così e con un logo e una lista. Quello che implica studio, impegno, partecipazione, responsabilità alla maggioranza di noi fa una paura quasi insuperabile, bisogna saperlo e dirlo. Adesso è assurdo imputare la defaillance alle urla del Beppe nazionale, alle traversie interne, al distacco troppo a lungo tenuto con ‘il verbo’ cui siamo abituati (leggesi tv e giornali). Il problema di comunicazione c’è. Ma c’è, soprattutto, la fortissima resistenza al salto che richiede concentrazione, allenamento, fatica, dedizione.

Gli italiani amano, più di ogni cosa, la delega. La firmerebbero anche in bianco pur di starsene beati a tranquilli ad occuparsi di cose personali e non della ‘cosa’ pubblica.

democrazia-faticaPer questo si invaghiscono sempre e comunque di chi ha la stoffa del leader. Perfino chi non è uscito dalle categorie ideologiche è più propenso al partito che ha a capo l’uomo ‘giusto’ piuttosto che a quello del cuore ma mal gestito. Renzi potrebbe aver pescato voti da qualsiasi bacino, per intenderci.

Probabilmente pure Grillo avrebbe fatto meno paura a tutti quelli che si sono bevuti la somiglianza a Hitler se fosse un leader. Il guaio del M5S è infatti che, già in partenza, si espone con chi non eserciterà di fatto le funzioni. Un profilo di leader che non ha cittadinanza nelle comuni posizioni mentali.

Atmosfere molto italiane.

Irene Spagnuolo

Urne…da brivido

23 maggio 2014 | , , , , , , , , , ,

urnaL’urna è un contenitore provvisto di feritoia nella quale introdurre le schede elettorali. Il voto espresso finisce nell’urna, insomma. Che, a ben vedere, evoca un macabro epilogo. Ma questa è la lingua che, talvolta, batte dove il dente duole. Insomma la parola si presta a oggetti con usi diversi, diciamo. Può contenere le nostre preferenze o le nostre ceneri. E vi è da sperare che il risultato non coincida.

Già, pure quella funeraria è un’urna. Un po’ da brivido come coincidenza, specie a pensarci alla vigilia di una convocazione.

Che dire? Incrocio le dita e mi appresto al cammino domenicale verso il seggio. Che sia diritto o dovere, a me pare cosa da farsi, per quanto più che mai con l’animo in pena. Non so bene se consegnerò le mie spoglie o se attenderò con trepidazione lo spoglio. E, in verità, c’è pure il rischio che non corra molta differenza.

Vorrei farmi assistere da un po’ di ottimismo ma di questi tempi temo sia affaccendato a far da stampella a tutti e confuso pure lui. Perché in fondo qual è il ‘meglio’ da aspettarsi? Anche l’ottimismo fatica a collocarsi, a schierarsi, a scegliere.

La formula magica di tutti sta nel dire che quella degli altri è una stregoneria o un fallimento…Insomma nessuno ci offre il dolce ma tutti ci spiegano che gli altri offrono solo roba amara. Di questo passo possiamo solo sperare di non celebrare davvero un funerale.

Non sono le politiche nazionali. Sono le europee (e per alcuni le regionali e le comunali). Ma lo spettro dell’urna è uguale.

Irene Spagnuolo