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Giovani, tutti al lavoro!

Giovani, tutti al lavoro!

25 giugno 2014 | , , , , , , , , ,

Ho voglia di essere riempita di insulti. Aspetto commenti al vetriolo, minacce, repliche sbiancanti. Si, voglio la dimostrazionedisoccupazione_giovanile schiacciante di essere in torto. Voglio essere travolta da una felice verità sconosciuta.

La disoccupazione giovanile è un dramma da sgonfiare.

Rallegratevi, tutti. Chiunque assuma vuole giovani. Non importa per quale lavoro e con quali responsabilità, vuole giovani. Che il datore di lavoro si chiami bar dell’angolo, negozio pinco pallino, banca del non credito o quel diavolo che lo porti, vuole giovani.

I supermercati vogliono giovani, gli uffici vogliono giovani. Unanimi e compatti, tutti pro gioventù. Sia per il relativo contenimento dei costi, sia nell’illusione di prendere menti fresche da formare, comunque giovani.

Un tormentone che chi ha più di 40 lunghissimi anni conosce tragicamente bene.

Il primo problema che si pone però è trovarli, i giovani disoccupati ansiosi di rimboccarsi le maniche e mettersi all’opera. Di sabato sera non sono disponibili, di domenica è disumano, oltre le otto ore aprono una vertenza sindacale, distante da casa non se ne parla,non adeguato al loro titolo di studio è un’offesa intollerabile.

Superata questa delicata e faticosa ricerca, acchiappati i quattro che proprio non si sono tirati indietro, il capo li inserisce in azienda. E da lì scatta, più o meno, il secondo problema. Deve trovare ai quattro volenterosi compiti che non siano troppo pesanti, che non richiedano la sveglia all’alba, che non comportino troppa pressione psicologica. Roba su misura per giovani, diamine!

Quanto a diritti sanno tutto, informati come enciclopedie ambulanti. Sul resto, con tutte le ragioni del mondo suvvia, devono imparare, sono giovani, hanno bisogno di tempo e pazienza per azzeccare qualcosa. Doveri? Non esageriamo, signori datori di lavoro, quelli li avete solo voi: mettere in regola, insegnare, essere comprensivi, pagare. Loro, i giovani, hanno una vita davanti per tutte quelle noie lì, ora devono godersi le cose belle e comode.

Naturalmente paga all’altezza delle aspettative perché loro non sono capaci ma sanno, teoricamente, tutto quindi è giusto che vengano retribuiti sulla fiducia, su quello che ritengono e dichiarano di sapere insomma. Buona educazione e rispetto degli ‘anziani’? Questa è proprio la più assurda delle pretese. Il mondo è dei giovani, gli ‘anziani’ possono prendersi una bella pedata nel sedere, un vaffa e una pernacchia.

Errori grossolani da menefreghismo cosmico? Cari datori di lavoro, non ditemi che vi aspettate pure attenzione, scrupolosità, rigore! Vi rubate il tempo della gioventù…basta, dovete accontentarvi, anzi ringraziare all’infinito.

Riepilogando: i giovani, se vogliono, un lavoro lo trovano. Quelli che aspettano quello dei loro sogni non sono disoccupati, diciamolo. O, almeno, sono meno disoccupati dei padri di famiglia di 30, 40, 50 o 60 che prenderebbero al volo e con zelo qualsiasi occupazione se anche richiedesse di farsi il paiolo dei paioli. I datori di lavori devono smetterla di sbuffare perché gli tocca pagare qualcuno e poi lavorare al posto suo. L’hanno voluto giovane e giovane se lo tengano stretto e caro. I politicanti possono cortesemente piantarla con la piaga della disoccupazione giovanile: è risolta. Gli ‘anziani’ disoccupati, in alternativa al suicidio, possono chiedere di essere adottati e mantenuti dai giovani volenterosi lavoratori, dai datori che amano i giovani, dai politicanti.

E adesso, se potete, linciatemi. Ne sarò lieta.  Spero però si risparmino la pena i giovani ‘bravi’, so che esistono, non ho bisogno mi venga urlato addosso. Non è di loro che scrivo, è molto molto molto evidente. Anzi, deve essere molto molto molto evidente anche a loro quanto i coetanei ‘non bravi’ siano da additare. Altrimenti qui non ci salviamo davvero.

John Elkann: il pulpito e la predica

John Elkann: il pulpito e la predica

16 febbraio 2014 | , , , , , , , ,

Tutti sanno che secondo John Elkann i giovani italiani non trovano lavoro perché stanno bene a casa o non hanno ambizione. Fa John_ELKANNriferimento a molti lavori ai quali i ragazzi non sembrano interessati e quindi ‘liquida’ sostanzialmente l’emergenza occupazione e futuro come una questione di scarsa o cattiva volontà e assenza di bisogno.

Diego Della Valle ha pensato prontamente a dargli dell’imbecille, presumo interpretando il desiderio e il pensiero collettivo. Inutile ripetersi. Solo un privilegiato può essere tanto avventato, sgraziato e improvvido.

La crisi più drammatica la vivono gli adulti, in realtà. A 40 o a 50 anni (per non dire oltre) sei un fantasma nel mondo del lavoro eppure non hai una pensione a portata di mano e magari hai una famiglia da mantenere. Forse per i giovani la predica non sarebbe dunque sbagliata al 100%: è talvolta impossibile per un 20enne che non si chiami Elkann o giù di lì trovare il mestiere dei sogni, esercitare l’agognata professione, collocarsi nel posto che piace ma sono invece percorribili strade alternative. Ci sono settori e mansioni dove l’offerta è continua e talvolta pure consistente eppure la gioventù non li trova appetibili e soddisfacenti.

E’ il pulpito che francamente fa prudere le mani. John Elkann ha perso una buona occasione per tacere. Gli imprenditori che potrebbero fare lezioni o dare bacchettate sono anni luce diversi da lui.

Eppure ho l’atroce sospetto che per uno nato John Elkann sia davvero difficile capirlo. Mi pare un guaio peggiore dell’imbecillità espressa. Non per lui, per noi tutti, che proseguiamo a non affrontare seriamente tutto il nostro costume beota e decadente.

Gli antenati del codista

Gli antenati del codista

5 febbraio 2014 | , , , , , , , , ,

Giovanni Cafaro, l’ormai noto ‘codista’, ha antenati ingegnosi. Non lo sono all’anagrafe ma lo sono dal punto di vista culturale e sociale.cafaro-coda

In città come Napoli la storia insegna che l’arte di arrangiarsi aveva già inventato il mestiere di Giovanni Cafaro al quale però, sia detto, và abbondantemente riconosciuto il merito di averlo regolarizzato e comunicato al mondo in modo molto professionale ed efficace.

Non l’ho accertato ma presumo non si sarebbe infilato in tv o sui giornali se fosse stato aggredibile dalla pesante mano dei controlli amministrativi e fiscali. E questa, francamente, è una bella dimostrazione di intraprendenza e tenace volontà. Nel nostro bel Paese oltre a mancare il lavoro spesso manca la via percorribile per sudarselo. La burocrazia sconosce il tipo di attività e quindi ti catapulta in chissà quale girone o richiede tali e tanti adempimenti da scoraggiare qualsiasi audace iniziativa.

Ora c’è solo da augurare a Giovanni Cafaro e a chi eventualmente volesse seguire l’esempio, io ci sto pensando seriamente ad esempio, che lo Stato non abbia troppe pretese e gli lasci quindi un dignitoso margine di guadagno.

Bandita la disoccupazione ai ventenni

Bandita la disoccupazione ai ventenni

8 ottobre 2013 | , , , , ,

Basta, non ce la faccio più, e vi prego di leggerlo a mo’ di Magda del film Bianco, Rosso e Verdone.

E ancora, non ce la faccio più, con il tono decisamente più aggressivo, a leggere e sentire il dramma della disoccupazione giovanile. Primo perché non riesco assolutamente a comprendere come si faccia a non percepire che il dramma non ha età. Secondo perché mi arriva in faccia violentemente la sensazione che nessuno dica la verità, ovvero che i pochi posti di lavoro che il mercato offre sono rivolti unicamente ai giovani mentre a quelli non più ventenni si riserva la sprezzante negazione di qualsiasi speranza.

Alla cassa di un supermercato, in un qualsiasi negozio o studio professionale, perfino negli uffici di selezione del personale si trovano tenerissime facce alle prime armi.

E allora? Non ci sono sufficienti posti di lavoro. Ma quelli che ci sono sicuramente sono saldamente in mano ai giovani. Dopo i 30 anni disoccupati_adultisiamo tutti, inesorabilmente, destinati alla rottamazione. Non me ne voglia la fresca generazione se in questo ravvedo un dramma ulteriore, cioè quello del tutto affidato all’inesperienza. Non è una colpa dei ragazzi, ben s’intende, ed è giusto dare loro ogni modo per formarsele, la competenza e la maturità lavorativa.  Si tratta se mai di comprendere che nessun ambito può essere completamente esplorato senza la sinergia di giovani e adulti. E che dobbiamo smetterla, tutti, di prenderci per il naso. Se il Paese finge di investire sui giovani come risorsa per il futuro ma non sopravvive oggi non ci sarà il domani per alcuno. Vogliamo offrire collocamento ai figli perché debbano mantenere o sostenere i genitori cinquantenni o sessantenni rimasti disoccupati? La sintesi non è estrema, semplicemente chiara e inequivocabile.

Molti datori di lavoro hanno ragioni evidentissime per preferire le assunzioni di ragazzi. I giovani costano meno, questo è il punto. Il disoccupato di quarant’anni (ovvero vecchio e decrepito a tutti gli effetti salvo a quelli del pensionamento) comporta spese non tollerabili, magari è capace e disposto a impegno e sacrifici di ogni sorta ma è da scartare subito.

Le responsabilità di questo incubo gravano su tutti. Sugli anni di aspettative e pretese fuori da ogni sostenibilità, sui meccanismi normativi completamente sballati rispetto alla realtà, sulle concezioni politiche, sociali e culturali sorde e cieche di fronte alle degenerazioni e alle derive. Sulla mancanza di onestà e coraggio. Su concezioni economiche che coprono l’economia di vergogna. Su una cittadinanza piegata su convenienze, fatalismo, scorciatoie, illusioni, perversioni.

Un disoccupato è un disoccupato, in un Paese civile. E qualsiasi serio disegno per non far dilagare la disperazione parte da questo. Nulla più e nulla meno. Occorre ripensare, profondamente, il nostro sistema mentale prima di quello legislativo. E fare un’analisi seria della realtà e del tempo. Quali settori possono essere produttivi, cosa ci serve, dove andiamo, che bisogni abbiamo accidenti. Altrimenti oltre ad avere una marea di adulti nel baratro avremo una marea di giovani confusi, in balia di una colossale menzogna intellettuale e pratica.

Possibile che non si possa mai sollevare del tutto il velo dall’ipocrisia, dall’informazione distorta, dalla rabbia o dal dolore silenziosi? Le misure contro la disoccupazione giovanile…ecco, davanti a espressioni così indigeribili il vostro stomaco come si sente?

Il precariato giovanile è una piaga. Giusto, occorre aggiungere anche questo. Ai giovani sono state consegnate le scadenze e le sfide come elementi di panico e umiliazione insopportabili. Posso invece presentare personalmente un bel numero di signori e signore che brinderebbero a un contratto di un anno. Potremmo valutare anche questo, cortesemente?

Tutti insieme, naturalmente. Giovani e anziani di 35 o 42 o 55 anni.