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I soldi e la felicità

I soldi e la felicità

9 dicembre 2014 | , , , , , , ,

stati d'animo_cavezI soldi, quelli che non danno la felicità ma fanno venire la vista ai ciechi, serviranno prima o poi alle cure di disintossicazione. C’è da augurarlo. A tutti quelli, che oltre ogni limite di comprensibile benessere, ne hanno fatto una malattia.

Potere e ricchezza, il fulcro della disfatta. Per gli altri. Che quelli che ci sguazzano dentro, la vita se la godono. Senza neanche incubi di notte. Per le ruberie, le ingiustizie, le evasioni, le truffe.

Marci e corrotti. E d’altra parte gli siamo andati tutti dietro. A questo barbaro ‘sistema’ senza morale e senza cultura. Già, senza cultura. Perché in fondo è tutto lì. Se ha smanie di conoscenza, musica, arte, teatro, letteratura non metti su castelli, non ti importa dello yacht e fai pure a meno di pailettes per le serate di gala. Hai amore. Per le cose belle, per i sentimenti, per le condivisioni, per la natura. Dentro, hai la fiammella. Quella della curiosità, delle emozioni, perfino della tua integrità. Se invece punti tutto su rolex e dintorni ti interessa solo avere il conto corrente bello gonfio.

D’accordo, pure questa è generalizzazione. Pure questa è semplificazione. Pure questo è parere del tutto arbitrario.

Lo ammetto, se volete. Provate il contrario e sarò ben lieta di accogliere le eccezioni. Chi mette le mani in pasta e accumula alla faccia di tutti ha il pelo sullo stomaco, se ne infischia della poesia, monetizza qualsiasi cosa.

Che poi siano davvero felici resta da dimostrare, lo so. Magari sono sempre nervosi, insoddisfatti, mangiati dall’invidia, inseguiti da qualche paura. Devono guardarsi le spalle quindi non hanno amici e partner fedeli. Hanno il cervello in fumo per conti, strategie, equilibrismi, affari.

Intanto però fanno quello che, scioccamente, consideriamo un’esistenza al top: agi a gogò, jet privato, champagne a fiumi. Sniffate di coca e sesso a pagamento, a tutte le ore. Cosa ci sia di tanto allegro ed entusiasmante non mi è dato capirlo, resta il fatto che a considerarli furbi e privilegiati sono ancora in molti…

Sarà la stupidata del secolo eppure sono convinta che se iniziassimo a considerarli per quello che sono ovvero ladri, miseri di spirito, crudeli sfruttatori e insensibili della peggior specie metteremmo un’enorme pietra tombale sulla loro gloria, sul loro successo e sulla loro soddisfazione.

Diciamolo, certi pruriti sono alimentati dalla ‘considerazione sociale’, dall’appeal esercitato su donne o uomini, dal sottile piacere di sentirsi ammirati e ambiti. Se gli togliessimo il piedistallo da sotto i piedi e li guardassimo con tutto lo sdegno che meritano abbasserebbero le ali. E, chissà, tornerebbero magari a una dimensione umana.

Io lo faccio. E voi?

Irene Spagnuolo

Sesso pubblico a contratto

Sesso pubblico a contratto

27 dicembre 2013 | , , , , , , , , ,

sesso_pubblicoD’accordo, ci mancava che il sesso tra segretaria e assessore regionale finisse nel contratto di lavoro. Non che dalla pratica alla formalizzazione corra grande differenza ma mettere nero su bianco che i pubblici amministratori maneggiano così denari, timbratrici e personale è, almeno, una freccia al nostro arco.

Vecchio quanto il mondo, l’uso un pochino sciolto del corpo, tutto sommato non è che debba muoverci a indignazione o ribrezzo. La questione sta solo nel pubblico ruolo e, quindi, nella leggerezza impudente e imperdonabile, con il quale si ricopre. La signorina in questione non riceverà da me lezioni di costume sessuale. Per quanto mi riguarda può concedere grazie e piacere a chi le pare e spassarsela come meglio crede con le sue performances amorose. A me, al più, risponde come cittadina se non ha fatto il suo dovere impiegatizio, se ha guadagnato soldi della collettività per attività che un servizio buono lo rendevano solo all’assessore, se ha sprecato il tempo retribuito dai cittadini in qualche alcova o da qualche parrucchiere per farsi bella. Al pari, ovviamente, del consigliere Luigi De Fanis.

Però, appunto, torna utile questo contratto un po’ “clamoroso”. Svela, se a qualcuno non fosse ancora chiaro, il “sistema”. Che è quello delle complicità, non solo erotiche ovviamente. Mettere insieme le mani in pasta, questo è il metodo. Se peschi nel torbido non puoi spifferare o tradire, semplice. Così si sguazza allegramente nella lussuria e nelle tangenti. E tutto perché il livello etico è decisamente basso, bassissimo, in tutti noi. Il politico è la punta non l’iceberg intero.

A questo punto se siamo “senza peccato” possiamo scagliare la pietra. O la freccia.

Il senso di responsabilità, l’onestà, la serietà sono proprio merce rara. La nostra cultura sociale è decisamente più oscena di un po’ di sano sesso e, da qui in avanti, se è crisi nera toccherà forse dare davvero una ripulita alle nostre macchie.

Tutto si fa quasi alla luce del sole come se ci fosse una sorta di impunità garantita. Ogni scandalo è a tempo determinato. Basta un’alba per portarne uno più grosso che oscura il precedente. E a noi pare rimasto appena un filo di voce con il quale protestare. Non perché pretendiamo giustizia, lealtà, correttezza ma perché non riusciamo ad arrivare alla marmellata…

Certo, cari lettori, tra voi ci sono persone di indubbie virtù, anime che si sentiranno offese da questa catastrofica generalizzazione. Bene! Arrabbiatevi. Molto, moltissimo. E dimostratemi di tirare con forza e mira così provette da colpire il bersaglio, una volta per tutte.

Paradiso IOR

Paradiso IOR

21 dicembre 2013 | , , , , , , , , , ,

paradiso_ior_turco_pontesilli_dibattista‘Paradiso Ior. La Banca Vaticana tra criminalità finanziaria e politica dalle origini al crack Monte dei Paschi’ di Maurizio Turco, Carlo Pontesilli, Gabriele Di Battista (Castelvecchi ed.): un’indagine attenta e minuziosa che svela la colossale indecenza di un sistema di forze che manovra una impronunciabile quantità di denaro più o meno sporco in una dimensione di sostanziale impunità.

I numeri, gli intrecci, gli sviluppi e le connessioni sono impressionanti.

Pensare sia verità, tutta verità, null’altro che verità fa rabbrividire.  Non mi riusciva tanto difficile immaginare quali e quante oscure potenze si muovessero sulla nostra testa ma il sistema che esce da Paradiso IOR supera per entità anche una fervida, maligna, catastrofica fantasia. E, in un periodo nero come questo, una scoperta così fa tremare doppiamente i polsi di rabbia e di sconforto.

Dai Patti Lateranensi in poi non ci sarebbe altro che un buco nero che per noi si è tradotto in baratro e per qualcuno in ricchezza, smodata e illecita.

Le nefandezze dello IOR sono come quelle della nostra politica, come il terribile rapporto sotterraneo tra Stato e criminalità organizzata o i macroscopici rapporti deviati che ci divorano: rischiano di non indignarci più, tanto siamo rassegnati a non poterli sradicare. Eppure sapere quante risorse prendono il volo lasciando la nostra economia al collasso potrebbe essere una bella rampa di lancio per una consapevolezza, se non vincente, discretamente agguerrita.

Spesso le nostre armi sono spuntate perché non hanno il supporto della conoscenza. L’informazione è pilotata, tutto è controllato, le ribellioni si pagano care. Ma quando la conoscenza è diffusa, molto diffusa, anche il più incallito e vigoroso sistema può vacillare. E’ questo il punto. Questo è un libro che tutti dovrebbero leggere. Credenti e laici, mi piace specificare. Con libertà di giudizio, naturalmente. Ma, almeno, umana e sociale determinazione. Dobbiamo diventare cittadini, questa è l’urgenza assoluta. Facile provare disgusto, avvertire frustrazione, gridare alla disonestà, proclamarsi vittime innocenti. Molto più difficile è fare un cammino di crescita civile. Assumersi la responsabilità di sapere, avere il coraggio di sostenere un cammino diverso da quello corrotto.

E’ tempo di spalancare le porte a un saggio come Paradiso IOR. Questione di coscienza e di tasca.

Gli immensi capitali del Vaticano, le implicazioni mondiali, le tangenti e le maxi tangenti, i depistaggi, gli insabbiamenti, i lavaggi e i riciclaggi non sono più misteri o segreti eppure continuano a divorarci. Il viaggio tra banche, finanziarie, Ior, nomi in codice e grandi manovre nazionali e internazionali ci fa incontrare tutti: da Sindona a Calvi, a Marcinkus, a De Bonis e avanti, nell’impudica matassa di partiti, imprenditori, mafiosi, istituzioni bancarie e affaristiche.

Gli artifizi giuridici che sottraggono lo IOR, la Banca Vaticana, dall’applicazione degli standard europei ed internazionali di trasparenza e controllo dell’attività economica e bancaria sono avallati nei fatti dalla complicità o dal silenzio del governo italiano e di quello europeo. Sebbene la sovranità statuale della Santa Sede sia stata riconosciuta formalmente solo dall’Italia, l’Unione Europea infatti la riconosce e la rispetta abbondantemente nella pratica.

Il dato tutto italiano invece è che il Regime fascista, con i Patti Lateranensi, consegnò al Vaticano – secondo i dati forniti da Turco, Pontesilli, Di Battista – 828 milioni e 500mila lire in titoli e 750 milioni in contanti, ovvero il 37% delle intere riserve liquide dello Stato italiano all’epoca.

Lo Ior ha avuto, insomma, un bel gruzzolo di partenza per il viaggio della ricchezza!

Ovviamente mi preme chiarire, come fanno peraltro gli autori dell’opera, che neanche un pensiero moderno, democratico e laico può confondere e identificare la Curia romana o Santa Sede o Vaticano con la ‘Chiesa’ come comunità religiosa. Anzi. Andrebbero fortemente rispettate e, meglio, nettamente tracciate, le distanze tra potere temporale e spiritualità.

Speriamo che Papa Francesco abbia scelto il nome giusto per la via della dignitosa povertà.

Riparte il futuro

Riparte il futuro

13 novembre 2013 | , , , , ,

oscar_farinettiSenza corruzione riparte il futuro è  la campagna apartitica e trasversale, cito testualmente dal sito dei promotori, che si propone di contrastare la corruzione.

Ho letto qualcosa e ho ascoltato molti dei sostenitori. Mi piace molto l’auspicio slogan, efficacissimo,  di Oscar Farinetti: “vorrei che un giorno diventasse figo comportarsi bene”. Anch’io lo vorrei. E ho voglia di comportarmi bene e per questo sentirmi figa, anche se intorno non la pensano così.

Ho ispezionato amabilmente il sito riparte il futuro e ho visto che si esortano i musicisti ad aderire alla petizione che, se raggiunge numeri elevati di sottoscrittori, può tradursi in disegno di legge da presentare al Parlamento e, se anche il numero si ferma sotto la soglia, può comunque risultare utile azione di sensibilizzazione sociale.

Ad oggi ho visto poco più di 320 mila firme. Per una proposta legislativa ne occorrono 500 mila, presumo che il traguardo si possa toccare ma resto delusa, amareggiata, perplessa. Quanti milioni di abitanti conta l’Italia? Ci sono SOLO 320 mila persone disgustate, offese, tradite dalla corruzione?

Posseduta da un moto di ottimismo mi convinco che è questione di informazione, di tempo, di occasioni. Qualcuno non conosce l’iniziativa, un vecchietto non ha il pc e non naviga in internet, un grande lavoratore è troppo impegnato e stanco per ricordarsi di firmare riparte il futuro la sera, quando rincasa.

Ecco, cosa posso fare? Provare ad aggiungere una voce, a solcare un altro canale, a raccomandare a chi può e lo desidera di trovare un minuto per far parte del movimento oppure per aiutare il vecchietto a dare il suo contributo.

Mi chiedo però un’altra cosa. E’ data la possibilità, sul sito, di invitare i propri cantanti o artisti “del cuore” a firmare e in effetti le richieste di sostegno sono moltissime. Quello che non trovo, invece, sono le massicce risposte degli stessi. La gente di musica non conosce riparte il futuro? Non presta troppa attenzione alla preghiera dei fans? Non vuole schierarsi contro la corruzione?

E’ di tutta evidenza che c’è una sorta di disaffezione e di diffidenza generale e generalizzata che paralizza. Anche chi è stufo dell’italico andazzo, chi vorrebbe fare qualcosa di buono, chi è diligente e coscienzioso finisce per chiudersi a riccio, per temere che tutto vada a disperdersi, che nulla più valga la strenua resistenza.

Vale per chi è artista e per chi non lo è, intendiamoci.

Ritrovarsi a lottare “contro la corruzione” non è entusiasmante perché ci butta addosso la realtà ovvero l’atroce verità di un disastro morale. Dobbiamo vagheggiare una mobilitazione per ottenere quello che dovrebbe essere semplicemente normale. Insomma, è francamente avvilente.

D’altra parte cos’altro potremmo scegliere?

Speriamo che il futuro riparta. Con noi sani e salvi.