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Io ce l’ho profumato

Io ce l’ho profumato

5 novembre 2014 | , , , , , , , , , , ,

Allora -negli anni ’80- era l’alito. Grazie a Mental, diceva lo spot.alito_profumato_mental

Così, più ci penso più torno lì, agli anni ’80. Con la musica, i vestiti, le atmosfere. Che i ricordi, è vero, fanno sempre tutto un po’ più bello. Però se tornano in mente loro e non i ’90 o i 2000 un motivo ci sarà. Anzi, molti motivi ci saranno. E uno li abbraccia tutti: lo spirito. Non il mio, quello collettivo.

Già, per creare, sorridere, sperare ci vuole quello. E uno spazio davanti, insomma un panorama, una libertà, un orizzonte aperto.

Mi vengono in mente i corsi e i ricorsi, il fondo e la risalita, le svolte e i nuovi traguardi. Tutta roba cui mi aggrappo, credo, per potermi mettere in attesa di qualcosa che assomigli a quei mitici anni ’80. Medito anche sui contro, sui risvolti, sulle bugie e sulle apparenze perché talvolta bisogna pur smascherare e sfatare la memoria troppo poetica. Il guaio è che in realtà so bene che non c’è revival che tenga e che a luccicare non è mai solo l’oro però sono frastornata da quest’epoca senza carattere. Tutto qui, forse. Che certo non è poco.

Perfino la crisi stenta a esplodere rumorosamente. Niente è clamoroso. Non c’è più una notizia strepitosa. Siamo appiattiti da un pensiero talmente debole che rende precaria anche la rabbia. La cultura è sfibrata, come i capelli maltrattati. I colori accesi, il volume alle stelle non ci sorprendono più. Strabuzziamo gli o imprechiamo e, nel secondo successivo, siamo altrove. Distanti più o meno alla luce pure da noi stessi. Si, da noi stessi. Quelli conformi, quelli inadeguati, quelli soli in compagnia, quelli persi dietro un’utopia. Senza coraggio e senza i desideri, straordinari, che hanno rivoluzionato il mondo.

Io ce l’ho profumato. Il sogno nel cassetto. Ma è solo un sacchettino con dentro un’essenza buona.

Presi dal panico

Presi dal panico

7 agosto 2014 | , , , , , , , , , ,

Come sia andata cerco di non saperlo. La lezione, o giù di lì, di Schettino sulla gestione del panico è la notizia alla quale mi sottraggo in unconcordia attacco di ‘vigliaccheria’. Davvero. Mi manca il coraggio di leggere, capire, approfondire. Voglio fingere sia una bufala. Una di quelle atroci ironie che qualche buontempone spalma in rete, in tv, sulla carta.

Non sopporto neanche l’idea che io possa scriverne. Perché in questo Paese anche il ribrezzo fa la star e dunque sarebbe bene far scendere un silenzio così spesso da oscurarne la ‘gloria’. Che poi sia colpevole e quanto non sta a me dichiararlo ma so che esiste una giustizia penale e una giustizia morale. Per la seconda, a mio umilissimo parere, sarà sempre un pessimo esempio.

Si può discutere, certo, dell’umana paura e del panico. Dell’abbandono del pericolo e dello spirito di sopravvivenza. Ecco, sarei perfino disposta a comprenderlo, il comandante che si mette in salvo prima di tutti. Chi sono io per sbandierare il coraggio da onorare anche a costo della vita? Mi sarebbe piaciuta una lezione sul terrore, sull’egoismo naturale, sull’istinto alla fuga.

L’avrei ascoltata, indulgente e commossa.

Che in fatto di vigliaccheria c’è sempre qualcosa da imparare. Soprattutto da chi vanta esperienza. La mia codarda rimozione al confronto è una leggerezza infantile. Non ho la sua marcia, lo ammetto.

Una supplica ai fan club

Una supplica ai fan club

12 luglio 2014 | , , , , , , , , ,

Rivolgo una supplica, accorata, ai fan club. Anzi, ai gestori di pagine facebook dedicate a qualche artista: fan club ufficiale. Ma che fanfanclub può volere tanto male alla sua amata attrice, alla sua adorata cantante?

Buongiorno. Buon pomeriggio. Buon lunedì. Buon martedì. E via di calendario. Magari con emoticon sempre uguale, a sorriso o occhiolino.

La home di fb è infestata da questi messaggi idioti. E il disgraziato, in verità sovente è una disgraziata, che ‘vanta’ un fan club (addirittura ufficiale) passa per una bambolina in posa in mille foto rigorosamente di scena che altre parole proprio non sa sputare. D’accordo non è una pagina sua, la pessima figura la fa il gestore del fan club direte voi. Eppure…nutro seri dubbi. Davvero non vi monta un po’ in antipatia l’oca giuliva che fa capolino con il suo faccione per augurare buon pranzo, buona cena e buon fine settimana?

Non è colpevole di azione ma di omissione si, eccome. Omette di prendersi cura non della sua immagine ma del suo pubblico! Se a un artista non interessa ciò che di lui arriva agli ‘ammiratori’ a me piace proprio poco, poco, poco, pochissimo. Meglio se non lo ufficializza, il fan club, se davvero non riesce a scegliersi un degno gestore!

Si, tiro l’acqua al mio mulino. Mi offro. A chiunque voglia che mi occupi da ‘essere umano’ di un profilo facebook o di un blog. Ma, appunto, tiro l’acqua anche al mulino del personaggio. E, intanto, sparo fuoco su questi improvvidi, noiosi e irritanti fan club. Si possono eliminare dalla vista, verissimo, infatti provvederò se la supplica andrà a vuoto.

Cari gestori di fan club volete cortesemente prendere in considerazione l’idea che gli spettatori, lettori, naviganti che seguono la pagina sono affezionati ma non per questo condannabili al supplizio infinito?

Provate, per favore. E per decenza intellettuale, oltre che per rispetto e simpatia verso tutti (voi stessi, il personaggio, il pubblico).

Cari politici adottate un ghostwriter

Cari politici adottate un ghostwriter

4 aprile 2014 | , , , , , , , , , , , ,

E pure buono.

Toglietevi i grilli dalla testa: piaceri sessuali, bella vita e bollicine non vi aiuteranno a raggiungere o conservare gli allori. E non è neanche ghostwriter_ghostbloggerpiù tempo di un portaborse riverente o di un traffichino con le mani sporche. E’ ora che mettiate mano al portafogli per ingaggiare un buon ‘comunicatore’, uno che vi sistemi il profilo pubblico, che conosca la realtà e sappia offrirvi le parole giuste per arrivare alla ‘gente’, quella da cui siete lontani anni luce. Un lavoratore vero che stia sui social, vi gestisca il blog, vi suggerisca il taglio dei discorsi, dialoghi sul web con gli elettori.

Vi costerà meno dei vizietti ai quali vi dedicavate e vi tornerà molto più utile, politicamente e umanamente. E’ un investimento serio e onesto, se saprete intenderlo nel suo significato effettivo. Lui, il ghostwriter, è un uomo della strada, uno che studia, analizza, si rimbocca le mani, respira la vita di tutti. Un ponte. Tra voi e gli italiani come lui, quelli che voi non sapete dove stanno di casa e, soprattutto, se una casa ce l’hanno. Una testa pensante. E una mano sempre pronta a digitare sulla tastiera, con spirito di servizio e professionalità. Un tizio che non improvvisa come voi competenze che non ha. Si documenta, confronta, soppesa prima di lanciarvi in pista con insulsi bla bla.

Vedervi in tv e leggervi in rete conferma abbondantemente l’urgenza di ascoltare il mio consiglio. Se non indignate fate pena. E, francamente, non so cosa sia meglio.

Fate un falò dell’arroganza, dell’approssimazione, della sfacciataggine e muovete il mercato della scrittura. Acquisterete consensi e serenità. Forse troverete anche, con un po’ di pazienza e impegno, la via per ritrovare il senso…di tutto: dello Stato, della cultura, della misura. La società ha bisogno di Politici come voi avete bisogno di Ghostwriter.

I politici nella rete

I politici nella rete

19 marzo 2014 | , , , , , , , , , , , ,

politici_blogI politici, nonostante il fallimento della politica sia di clamorosa evidenza, non ne vogliono sapere del web e del ‘contatto’.

Snobbando il blog di Beppe Grillo e quindi molti umori della strada si erano del tutto persi il prevedibile risultato delle ultime elezioni politiche. A livello locale, alla vigilia di ogni chiamata alle urne per le amministrative, la situazione non è diversa. Tutti ormai distanti dalla ‘gente’. Incapaci o indolenti non si prendono cura di familiarizzare con i nuovi mezzi di comunicazione. E, se lo fanno, si impegnano a tempo determinato: giusto il tempo per racimolare consensi con qualche slogan e tante promesse o per tirare calci a parole contro il sistema del quale fanno parte a fatti.

Una volta i politici avevano almeno la furbizia o il buon gusto di avvalersi di qualche valido polso del territorio, di un buon suggeritore che sapeva sempre quali parole e scelte la ‘base’ avrebbe capito e apprezzato. Poi è arrivata una spocchia che ha dato loro due scellerate convinzioni: quella di non avere bisogno di alcun efficiente ed efficace interlocutore popolare e quella di potersi permettere il lusso di avere accanto al massimo qualche statuina molto piacente e poco pensante.

Il blog sembrava, a destra e a sinistra, il ridicolo palcoscenico di un urlatore. Qualcuno è corso ai ripari quando si è accorto che comunicare, interagire, avvicinarsi via internet oltre che utile e sensato è sostenibile in termini logistici più di impossibili o improbabili maratone su e giù per un Paese che non ha neanche più una capillare e vivace rete di attivismo cui riferirsi e appoggiarsi. Ma non ne ha una considerazione alta e sincera e i naviganti abituali lo annusano eccome. Pescano il ghostwriter tra i raccomandati, probabilmente. Oppure si improvvisano blogger, non so.

Inutile storcere il naso. O, peggio, aprire specchietti per allodole, dispensare contentini, far calare una riga come fosse una perla di saggezza. Ci vuole altro per arrivare a cittadini incazzati, delusi, preoccupati. E aggiungerei intelligenti, cari politici. Perché vi siete proprio abituati a considerarci tutti più o meno imbecilli ma potreste e dovreste scoprire che non lo siamo.

Un blog? Una pagina facebook? Cari politici vi consiglio e mi auguro sappiate rispettarli invece di credere che basta averli per conquistare applausi e voti.