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Giovani, tutti al lavoro!

Giovani, tutti al lavoro!

25 giugno 2014 | , , , , , , , , ,

Ho voglia di essere riempita di insulti. Aspetto commenti al vetriolo, minacce, repliche sbiancanti. Si, voglio la dimostrazionedisoccupazione_giovanile schiacciante di essere in torto. Voglio essere travolta da una felice verità sconosciuta.

La disoccupazione giovanile è un dramma da sgonfiare.

Rallegratevi, tutti. Chiunque assuma vuole giovani. Non importa per quale lavoro e con quali responsabilità, vuole giovani. Che il datore di lavoro si chiami bar dell’angolo, negozio pinco pallino, banca del non credito o quel diavolo che lo porti, vuole giovani.

I supermercati vogliono giovani, gli uffici vogliono giovani. Unanimi e compatti, tutti pro gioventù. Sia per il relativo contenimento dei costi, sia nell’illusione di prendere menti fresche da formare, comunque giovani.

Un tormentone che chi ha più di 40 lunghissimi anni conosce tragicamente bene.

Il primo problema che si pone però è trovarli, i giovani disoccupati ansiosi di rimboccarsi le maniche e mettersi all’opera. Di sabato sera non sono disponibili, di domenica è disumano, oltre le otto ore aprono una vertenza sindacale, distante da casa non se ne parla,non adeguato al loro titolo di studio è un’offesa intollerabile.

Superata questa delicata e faticosa ricerca, acchiappati i quattro che proprio non si sono tirati indietro, il capo li inserisce in azienda. E da lì scatta, più o meno, il secondo problema. Deve trovare ai quattro volenterosi compiti che non siano troppo pesanti, che non richiedano la sveglia all’alba, che non comportino troppa pressione psicologica. Roba su misura per giovani, diamine!

Quanto a diritti sanno tutto, informati come enciclopedie ambulanti. Sul resto, con tutte le ragioni del mondo suvvia, devono imparare, sono giovani, hanno bisogno di tempo e pazienza per azzeccare qualcosa. Doveri? Non esageriamo, signori datori di lavoro, quelli li avete solo voi: mettere in regola, insegnare, essere comprensivi, pagare. Loro, i giovani, hanno una vita davanti per tutte quelle noie lì, ora devono godersi le cose belle e comode.

Naturalmente paga all’altezza delle aspettative perché loro non sono capaci ma sanno, teoricamente, tutto quindi è giusto che vengano retribuiti sulla fiducia, su quello che ritengono e dichiarano di sapere insomma. Buona educazione e rispetto degli ‘anziani’? Questa è proprio la più assurda delle pretese. Il mondo è dei giovani, gli ‘anziani’ possono prendersi una bella pedata nel sedere, un vaffa e una pernacchia.

Errori grossolani da menefreghismo cosmico? Cari datori di lavoro, non ditemi che vi aspettate pure attenzione, scrupolosità, rigore! Vi rubate il tempo della gioventù…basta, dovete accontentarvi, anzi ringraziare all’infinito.

Riepilogando: i giovani, se vogliono, un lavoro lo trovano. Quelli che aspettano quello dei loro sogni non sono disoccupati, diciamolo. O, almeno, sono meno disoccupati dei padri di famiglia di 30, 40, 50 o 60 che prenderebbero al volo e con zelo qualsiasi occupazione se anche richiedesse di farsi il paiolo dei paioli. I datori di lavori devono smetterla di sbuffare perché gli tocca pagare qualcuno e poi lavorare al posto suo. L’hanno voluto giovane e giovane se lo tengano stretto e caro. I politicanti possono cortesemente piantarla con la piaga della disoccupazione giovanile: è risolta. Gli ‘anziani’ disoccupati, in alternativa al suicidio, possono chiedere di essere adottati e mantenuti dai giovani volenterosi lavoratori, dai datori che amano i giovani, dai politicanti.

E adesso, se potete, linciatemi. Ne sarò lieta.  Spero però si risparmino la pena i giovani ‘bravi’, so che esistono, non ho bisogno mi venga urlato addosso. Non è di loro che scrivo, è molto molto molto evidente. Anzi, deve essere molto molto molto evidente anche a loro quanto i coetanei ‘non bravi’ siano da additare. Altrimenti qui non ci salviamo davvero.

Renzi e i buoni geni liberi

Renzi e i buoni geni liberi

19 giugno 2014 | , , , , , , , ,

renzi_si_o_noCon tutto il rispetto per i cittadini critici e scettici, ‘l’accanimento contro Renzi’ è fuori dal tempo. Quello massimo, intendo. Bisognava pretendessero prima dai politici a loro simpatici di non far naufragare il Paese. Adesso quello della ‘politica’ del fare, garbi o sia sgradito, ha una marcia in più degli altri. Punto.

Intendiamoci, sarebbe facile pure per me mettermi tra i critici o gli scettici. Ragioni di scontentezza o pessimismo ne abbiamo tutti quantità industriali. Però c’è un limite, alla polemica. Ed è quello della decenza.

Già, proprio della decenza.

Gli individualismi, il paraocchi, il menefreghismo, l’inciviltà hanno prodotto seri danni alla nostra Italia. Dobbiamo avere almeno il pudore di non sbracare in lezioni, insulti, disfattismi. Le rabbie più acide sul programma o sugli atti di governo, da sempre, si scatenano sulle posizioni toccate. Ognuno difende, strenuamente, il proprio orticello. Il resto, che tanto per capirci è niente meno che la COSA PUBBLICA, non importa ad alcuno. Quello che piace è sempre quello che fa comodo, fosse pure aberrante come trentamila euro di pensione al mese elargite da uno stato la cui maggioranza di pensionati è al collasso.

E’ curioso che di Renzi non si noti una cosa, obiettivamente. Che è uno che gode ad emergere. Un vanitoso, un entusiasta. Ecco, non mi pare un aspetto da sottovalutare. Anzi. Uomini così possono avere energie straordinarie. Avere talmente tanta voglia di sentirsi dire bravo da prodigarsi in ogni modo.

Renzi, un italiano che – incredibilmente – sembra più attratto dal successo che dal denaro. Questa è grossa, molto grossa.

Insomma io la ‘sfrutterei’ questa qualità/smania. Attenderei un po’ prima di accopparlo o di riempirlo di invettive. Perché in giro di migliore non ce ne sono in abbondanza. Se mai, finalmente da cittadini adulti, sarebbe ora che partecipassimo standogli alle calcagne, incalzando, controllando.

A tirare poi in ballo la sua dipendenza dall’Europa, dall’alta finanza, dai poteri occulti non è che si faccia chissà quale scoop. E chi sarebbero i buoni geni liberi? Se ne conoscete e avete certezza che potrebbero agire in piena onestà, indipendenza e bla bla sputate nomi e garanzie alla svelta.

La signora Lia direbbe che, purtroppo o per fortuna, ci vuole sempre un colpo alla botte e un colpo al cerchio. Che il tempo della spocchia intellettuale è finito. Che chi è tanto bravo a condannare sovente non lo è altrettanto a operare diligentemente. Che un tizio che attraversa la strada guardando tanto a destra quanto a manca può darsi che più che un ammiccatore professionista sia uno che sa che bisogna farlo. Non tanto per saggia prudenza quanto per accontentare il proprio desiderio di arrivare dall’altra parte…

Insomma torniamo lì. All’ambizione o giù di lì. Che può fare rima con illusione o delusione o devastazione ma resta almeno una carta damatteo_renzi giocare. Sono decenni che nessuno si rimbocca le maniche e osa scendere nell’arena a sfidare qualche toro. Oh, l’ambizione c’era. Però era molto molto molto indirizzata al tornaconto personale.

Cosa penso di Renzi? Tutto il bene e tutto il male possibile. Valuterò i risultati. Non secondo il mio gusto e i miei interessi. Ma secondo quelli di questo Paese che, forse, è il nostro anche se non lo sappiamo, lo dimentichiamo, lo snobbiamo.

Che tutti, TUTTI, una volta per sempre, la responsabilità di essere parte di una comunità dovremmo assumercela.

Forza Italia fa causa a Poste Italiane?

Forza Italia fa causa a Poste Italiane?

4 giugno 2014 | , , , , , , , , , ,

poste_ritardi_forza_italia…Forse. Mia mamma ha ricevuto oggi, 4 giugno, la richiesta di voto per Forza Italia: ‘il voto del 25 maggio è fondamentale, mi permetto di chiederTi di votare per me’.

Chissà, magari se l’avesse ricevuta in tempo utile mamma avrebbe potuto accogliere la così amichevole richiesta. Non lo so, come non so che preferenza ha espresso, però penso a quanti è capitato. E a quanto risparmio di carta, inchiostro e parole si poteva fare.

Pare quasi strano che la macchina berlusconiana possa arrivare in ritardo. Eppure se le poste ci mettono lo zampino può accadere, accidenti.

D’altra parte il mese scorso mi sono pericolosamente avvicinata al lume di candela non romantico. La bolletta dell’Enel mi è stata recapitata un mese esatto dopo la scadenza e, a tenerle compagnia, sollecito e diffida ad adempiere. Con tanto di beffa, insomma, perché il tempismo delle altre due buste è stato proprio irritante. Quasi come la spesa del fax per mandare prontamente la ricevuta di pagamento. Già, a pagare bisogna essere solerti, sempre. Mai che ti chiedano di spedire la ricevuta a mezzo posta così potresti avere l’abbuono di qualche giorno di respiro….!

Ma è andato in tilt il calendario? O c’è un calo generale dell’efficienza?

Che alla fine me lo chiedo. Se lo scivolone è di chi invia o di chi deve consegnare. Preferisco pensare sia delle poste, mi perdonino i lavoratori postali. Perché se uno che vuole amministrare la cosa pubblica non riesce neanche a fare una campagna elettorale c’è da preoccuparsi (e avvilirsi) troppo.

Il movimento a 5 stelle di Matteo Renzi

26 maggio 2014 | , , , , , , , , , , , ,

In qualche modo Renzi ha trasformato il PD in un movimento a 5 stelle. Che non è il M5S di Grillo e Casaleggio ma comunque unDemocrazia movimento a 5 stelle. Ovvero una forza trascinante e decorata. Cosa che il PD non avrebbe neanche potuto sognare di essere per una variegata serie di ragioni e limiti.

Non importa che simpatizziate per Renzi o ne siate lontani anni luce. Prendete il dato e pensate agli italiani. E’ esattamente un voto adeguato al nostro Paese. Ripeto, che vi garbi o vi ripugni. E ci dovete/dobbiamo riflettere. E’ una scelta che esprime molto, quasi tutto, di noi e della nostra cultura.

Chiarisco che avrei potuto scrivere altrettanto se avesse stravinto ancora il fronte berlusconiano. Perché quello che meno appartiene alla nostra società è il M5S, quello scritto così e con un logo e una lista. Quello che implica studio, impegno, partecipazione, responsabilità alla maggioranza di noi fa una paura quasi insuperabile, bisogna saperlo e dirlo. Adesso è assurdo imputare la defaillance alle urla del Beppe nazionale, alle traversie interne, al distacco troppo a lungo tenuto con ‘il verbo’ cui siamo abituati (leggesi tv e giornali). Il problema di comunicazione c’è. Ma c’è, soprattutto, la fortissima resistenza al salto che richiede concentrazione, allenamento, fatica, dedizione.

Gli italiani amano, più di ogni cosa, la delega. La firmerebbero anche in bianco pur di starsene beati a tranquilli ad occuparsi di cose personali e non della ‘cosa’ pubblica.

democrazia-faticaPer questo si invaghiscono sempre e comunque di chi ha la stoffa del leader. Perfino chi non è uscito dalle categorie ideologiche è più propenso al partito che ha a capo l’uomo ‘giusto’ piuttosto che a quello del cuore ma mal gestito. Renzi potrebbe aver pescato voti da qualsiasi bacino, per intenderci.

Probabilmente pure Grillo avrebbe fatto meno paura a tutti quelli che si sono bevuti la somiglianza a Hitler se fosse un leader. Il guaio del M5S è infatti che, già in partenza, si espone con chi non eserciterà di fatto le funzioni. Un profilo di leader che non ha cittadinanza nelle comuni posizioni mentali.

Atmosfere molto italiane.

Irene Spagnuolo

Urne…da brivido

23 maggio 2014 | , , , , , , , , , ,

urnaL’urna è un contenitore provvisto di feritoia nella quale introdurre le schede elettorali. Il voto espresso finisce nell’urna, insomma. Che, a ben vedere, evoca un macabro epilogo. Ma questa è la lingua che, talvolta, batte dove il dente duole. Insomma la parola si presta a oggetti con usi diversi, diciamo. Può contenere le nostre preferenze o le nostre ceneri. E vi è da sperare che il risultato non coincida.

Già, pure quella funeraria è un’urna. Un po’ da brivido come coincidenza, specie a pensarci alla vigilia di una convocazione.

Che dire? Incrocio le dita e mi appresto al cammino domenicale verso il seggio. Che sia diritto o dovere, a me pare cosa da farsi, per quanto più che mai con l’animo in pena. Non so bene se consegnerò le mie spoglie o se attenderò con trepidazione lo spoglio. E, in verità, c’è pure il rischio che non corra molta differenza.

Vorrei farmi assistere da un po’ di ottimismo ma di questi tempi temo sia affaccendato a far da stampella a tutti e confuso pure lui. Perché in fondo qual è il ‘meglio’ da aspettarsi? Anche l’ottimismo fatica a collocarsi, a schierarsi, a scegliere.

La formula magica di tutti sta nel dire che quella degli altri è una stregoneria o un fallimento…Insomma nessuno ci offre il dolce ma tutti ci spiegano che gli altri offrono solo roba amara. Di questo passo possiamo solo sperare di non celebrare davvero un funerale.

Non sono le politiche nazionali. Sono le europee (e per alcuni le regionali e le comunali). Ma lo spettro dell’urna è uguale.

Irene Spagnuolo

Giornalisti contro giornalisti

16 maggio 2014 | , , , , , , , ,

keep-calm-and-scoop-on-pngL’informazione è in crisi, come tutto. Qualche Ansa che rimbalza di tastiera in tastiera, scarso approfondimento, corsa al titolo ad effetto, una tv zeppa di giornalisti che fanno i conduttori ma sembrano non possedere più le chiavi per aprire e trattare davvero l’attualità.  Ci sono le eccezioni, naturalmente. Ma, appunto, confermano la regola.

E’ il dubbio della primogenitura di uovo o gallina. I giornali non vendono, le emittenti televisive non hanno soldi, sul web non si racimola grande pubblicità e quindi i mal pagati e insoddisfatti non hanno più possibilità di fare bene la loro professione. Oppure il crollo di interesse e attenzione per testate e programmi giornalistici è in larga misura conseguenza del pessimo servizio reso a lettori e spettatori.

Ciascuno scelga l’ipotesi che ritiene vera o verosimile.

Resta il fatto che sono veri docenti di ‘buon costume’, certi giornalisti.

Questo sembrano pensare, a ragione, i giornalisti stessi. Montano lo scoop uno sulla pelle dell’altro, perfino dimentichi di appartenere a una casta di privilegiati. Già, perché i poveri scribacchini liquidati con una manciata di spiccioli a pezzo sono gli invisibili. Gli altri, i volti e le penne note, tutto possono fare (fino ad oggi che domani non si sa) fuorché lamentarsi delle loro condizioni. E allora, almeno, un po’ di rispetto della loro stessa categoria dovrebbero sforzarsi di mantenerlo. Per dignità. Oltre che per conservare un minimo di credibilità.

Dopo il debutto di Anno Uno si sono subito divertiti a buttar giù dalla torre Michele Santoro come se con Anno Zero (e tutti i suoi programmi precedenti) non avesse dato prova di essere un campione di audience. Di Enrico Mentana hanno goduto per un intoppo da fiatone durante un tg quando poi, per meritevoli sostanze, tacciono ostinatamente.

Non so se sia l’invidia a farla da padrona oppure proprio l’ansia scellerata di qualsiasi microscopico scoop per acchiappare qualche allodola. O, meglio o peggio non saprei dire, un decadimento che ha fatto perdere di vista dovere, rigore, correttezza.

Leggo sempre meno Informazione, quella che adesso merita la I maiuscola tanto è rara. E trovo invece sempre più approssimazione sostenuta con piglio da oracolo. Abbondanza di frivolezze, parzialità, cattiverie a fronte di vistose lacune su quello che è scomodo affrontare. Con tutta la delicatezza e la responsabilità di un mestiere che dovrebbe tenere alto ogni giorno il sano orgoglio questo disgraziato andazzo è lo specchio di una deriva che sembriamo proprio non voler frenare.

Capisco sia difficile, sia ben chiaro, barcamenarsi tra editori, politici e rischio scottature però, almeno il limite della decenza non dovrebbe essere valicato. Mi vengono in mente tanti pruriti sui blogger, si i blogger, quelli che non hanno una ‘preparazione’ riconosciuta, quelli che non hanno l’autorevolezza di un Ordine, quelli che si permettono superficialità, quelli che cercano di farsi largo in rete senza averne ‘diritto’. Accidenti da che pulpito arriva la predica!

Crowdfunding

Crowdfunding

18 aprile 2014 | , , , , , , , , , , ,

Praticamente un finanziamento collettivo per pubblicare un libro, un disco o magari produrre un film. Che un po’ vuol dire che crowdfundingmancano i fondi per la cultura o che ci sono solo per i nomi noti e sicuri. E che chi tiene all’arte o crede in un progetto può sentirsi un salvatore o un benefattore.

D’altra parte può diventare l’unico mezzo per godere di un’opera che altrimenti non vedrebbe la luce. E, forse, lo stimolo a una mentalità aperta e dinamica che faccia economia delle forme espressive.

In qualche misura potrebbe essere una forma di democrazia. Chi sostiene sceglie liberamente di premiare, di offrire una chance, di permettere il successo di chi non ha altra via che il crowdfunding. E quindi di porre fine al successo garantito solo a chi ha più opportunità, più conoscenze, più porte aperte. Naturalmente mettersi in piazza a chiedere un contributo richiede già un numero di fan, un minimo di affermazione di partenza, un’immagine decisamente convincente. Insomma, diciamolo, con gli sconosciuti non siamo mai troppo magnanimi. Più che alla musica, al cinema, alla letteratura diamo l’obolo a chi incontra il nostro gradimento e intravediamo vincente.

Comunque sia questa è una realtà diffusa. Con buona pace dello star system può arrivare alla ribalta un cd che le case discografiche non hanno voluto produrre o un romanzo che nessun editore ha degnato di pubblicazione.

O almeno, più o meno, speriamo sia così visto che già dobbiamo fare i conti con il disagio e la tristezza di sapere tanti talenti esclusi dal giusto riconoscimento e tanta felice diffusione negata alle bellezze e bontà culturali.

Cari politici adottate un ghostwriter

Cari politici adottate un ghostwriter

4 aprile 2014 | , , , , , , , , , , , ,

E pure buono.

Toglietevi i grilli dalla testa: piaceri sessuali, bella vita e bollicine non vi aiuteranno a raggiungere o conservare gli allori. E non è neanche ghostwriter_ghostbloggerpiù tempo di un portaborse riverente o di un traffichino con le mani sporche. E’ ora che mettiate mano al portafogli per ingaggiare un buon ‘comunicatore’, uno che vi sistemi il profilo pubblico, che conosca la realtà e sappia offrirvi le parole giuste per arrivare alla ‘gente’, quella da cui siete lontani anni luce. Un lavoratore vero che stia sui social, vi gestisca il blog, vi suggerisca il taglio dei discorsi, dialoghi sul web con gli elettori.

Vi costerà meno dei vizietti ai quali vi dedicavate e vi tornerà molto più utile, politicamente e umanamente. E’ un investimento serio e onesto, se saprete intenderlo nel suo significato effettivo. Lui, il ghostwriter, è un uomo della strada, uno che studia, analizza, si rimbocca le mani, respira la vita di tutti. Un ponte. Tra voi e gli italiani come lui, quelli che voi non sapete dove stanno di casa e, soprattutto, se una casa ce l’hanno. Una testa pensante. E una mano sempre pronta a digitare sulla tastiera, con spirito di servizio e professionalità. Un tizio che non improvvisa come voi competenze che non ha. Si documenta, confronta, soppesa prima di lanciarvi in pista con insulsi bla bla.

Vedervi in tv e leggervi in rete conferma abbondantemente l’urgenza di ascoltare il mio consiglio. Se non indignate fate pena. E, francamente, non so cosa sia meglio.

Fate un falò dell’arroganza, dell’approssimazione, della sfacciataggine e muovete il mercato della scrittura. Acquisterete consensi e serenità. Forse troverete anche, con un po’ di pazienza e impegno, la via per ritrovare il senso…di tutto: dello Stato, della cultura, della misura. La società ha bisogno di Politici come voi avete bisogno di Ghostwriter.

Le due leggi

Le due leggi

25 marzo 2014 | , , , , , , , , , , ,

le-due-leggi-fiction-elena-sofia-ricciA leggere le anticipazioni della fiction tv Le due leggi, in onda questa sera su rai 1, ci sarebbe da aspettarsi un reality. Purtroppo però nella realtà al suicidio di disperati clienti non sempre i direttori di banca reagiscono come Elena Sofia Ricci.

Vi è comunque da chiedersi a che punto siamo se il piccolo schermo, di una crisi dirompente e dei molti tristi risvolti umani, pensa a fare una serie da prima serata. O, meglio, viene da pensare alla saggezza che vuole che la realtà superi la fantasia e alla ironicamente grottesca verità delle ‘due leggi’, quella cui noi comuni mortali non scampiamo e quella umana che pretenderebbe, a ragione, qualche clemenza in più.

Il direttore di banca che nega un prestito e l’imprenditore che si suicida sono anelli di una catena difficile da spezzare. E quello che è tristemente assurdo è che entrambi possano vivere un dramma in solitaria agonia. Già, forse dietro e dentro i grigi funzionari del rigore ci sono delle Elena Sofia Ricci che non hanno il lieto fine della coscienza a portata di copione.

D’altra parte può darsi ci sia altro da scoprire.

Colpita dalla vicenda e decisa a fare quel che può per evitare altre tragedie, Elena Sofia Ricci forzerà ogni regola e a suo rischio e pericolo supererà ogni limite consentito per aiutare altri clienti in crisi. Sotto l’indulgenza dei vertici della banca, che inaspettatamente non la licenziano, c’è qualche scomoda verità.

Le due leggi può anche suonare come due pesi e due misure.

Non mi resta che attendere il verdetto del pubblico.

Celentano contro Farinetti

Celentano contro Farinetti

20 marzo 2014 | , , , , , , , , , , ,

adriano-celentano-Celentano accusa Oscar Farinetti di fare più impresa che cultura del cibo. Eataly, amata odiata Eataly, ha aperto a Milano in quello che era il Teatro Smeraldo.

Celentano solleva sostanzialmente una questione morale. Di verità e di rispetto della cultura che secondo lui in Farinetti difetta. Lungi dall’avventurarmi nel merito e nel giudizio, sulla creatura e sul suo ideatore, che richiederebbero un polso su Eataly che non ho, mi piace soffermarmi sul riferimento all’operazione di ‘immagine’. Se Farinetti avesse restituito lo stabile alla sua funzione storica, avrebbe sicuramente goduto di un favorevole ritorno di immagine. Pare insomma che Celentano invochi un tempo dei ricchi che sanno, almeno per strategia promozionale, fare anche qualcosa che non si traduca in sonante e immediato profitto.

Il discorso è stuzzicante per me che mi arrovello da anni su certa spudoratezza e su certa smania di denari ma in tutta sincerità qui traballo. Farinetti è un imprenditore, investe dove e come crede sia remunerativo. Magari ha fiutato non fosse affare suo ripristinare il teatro e ha percorso altre strade per l’impegno ‘etico’ e sociale. Oppure davvero ‘cultura’ è una parola copertura, come ritiene Celentano. Non lo so e non è questo il punto.

Quello che non vorrei, partendo da Farinetti e non scrivendo di Farinetti, è che fare esponesse sempre a condanne più severe che stare a guardare e pontificare. Il rischio non è che questo Paese si immobilizzi del tutto?

Occhi aperti, d’accordo. Denunciare uno scempio, un patrimonio accumulato illegalmente, un’economia spregiudicata è diritto dovere di tutti però occorre un ‘sistema’ di valori complessivi che consenta comunque di non sprofondare nelle sabbie mobili. Il teatro Smeraldo poteva avere un futuro migliore? Non ho risposte, mi interrogo ecco tutto. Anch’io credo che un imprenditore che si mettesse a fare qualcosa tout court per la cultura potrebbe mietere consensi e quindi poi finire per guadagnare assai più che con dirette attività commerciali eppure la croce in spalla a Farinetti non risolve i problemi di questo terribile periodo di crisi multistrati.

Mi faccio anche una domanda: le persone bazzicano di più i teatri o Eataly?

Non voglio giustificare Eataly sulla infatuazione del momento. Anzi. Mi piacerebbero assai le scelte audaci e profonde, quelle che una volta si sarebbero dette educative a lungo termine. Ho la vaga impressione però che un tessuto economico che fa acqua da tutte le parti regga più le toppe che le nobili lungimiranze.

Si, sono confusa. Sentimentalmente vorrei dare ragione a Celentano. Ripeto, non ‘contro’ Farinetti ma concettualmente. Ma in preda alla brutta logica dell’emergenza tarpare le ali a chi fa imprenditoria mi spaventa un poco.

Aiutatemi a capire, se potete.

I politici nella rete

I politici nella rete

19 marzo 2014 | , , , , , , , , , , , ,

politici_blogI politici, nonostante il fallimento della politica sia di clamorosa evidenza, non ne vogliono sapere del web e del ‘contatto’.

Snobbando il blog di Beppe Grillo e quindi molti umori della strada si erano del tutto persi il prevedibile risultato delle ultime elezioni politiche. A livello locale, alla vigilia di ogni chiamata alle urne per le amministrative, la situazione non è diversa. Tutti ormai distanti dalla ‘gente’. Incapaci o indolenti non si prendono cura di familiarizzare con i nuovi mezzi di comunicazione. E, se lo fanno, si impegnano a tempo determinato: giusto il tempo per racimolare consensi con qualche slogan e tante promesse o per tirare calci a parole contro il sistema del quale fanno parte a fatti.

Una volta i politici avevano almeno la furbizia o il buon gusto di avvalersi di qualche valido polso del territorio, di un buon suggeritore che sapeva sempre quali parole e scelte la ‘base’ avrebbe capito e apprezzato. Poi è arrivata una spocchia che ha dato loro due scellerate convinzioni: quella di non avere bisogno di alcun efficiente ed efficace interlocutore popolare e quella di potersi permettere il lusso di avere accanto al massimo qualche statuina molto piacente e poco pensante.

Il blog sembrava, a destra e a sinistra, il ridicolo palcoscenico di un urlatore. Qualcuno è corso ai ripari quando si è accorto che comunicare, interagire, avvicinarsi via internet oltre che utile e sensato è sostenibile in termini logistici più di impossibili o improbabili maratone su e giù per un Paese che non ha neanche più una capillare e vivace rete di attivismo cui riferirsi e appoggiarsi. Ma non ne ha una considerazione alta e sincera e i naviganti abituali lo annusano eccome. Pescano il ghostwriter tra i raccomandati, probabilmente. Oppure si improvvisano blogger, non so.

Inutile storcere il naso. O, peggio, aprire specchietti per allodole, dispensare contentini, far calare una riga come fosse una perla di saggezza. Ci vuole altro per arrivare a cittadini incazzati, delusi, preoccupati. E aggiungerei intelligenti, cari politici. Perché vi siete proprio abituati a considerarci tutti più o meno imbecilli ma potreste e dovreste scoprire che non lo siamo.

Un blog? Una pagina facebook? Cari politici vi consiglio e mi auguro sappiate rispettarli invece di credere che basta averli per conquistare applausi e voti.

RENZIamoci

RENZIamoci

13 marzo 2014 | , , , , ,

Dalla pagina di Cronache di Costume si può comodamente osservare la piega socio-culturale della politica senza farla, la politica.

Con Renzi o contro Renzi la realtà è che abbiamo un Presidente del Consiglio alternativo a quelli cui eravamo abituati: per atteggiamento, linguaggio, ritmo. Se saranno tutti fatti o parole lo vedremo presto. E, anche questa, è una novità: il calendario di Renzi è proprio quello che teniamo appeso in casa, non risponde ai confusi tempi senza tempo dei suoi predecessori. Inutile additare e pretendere miracoli, dunque. Se abbiamo taciuto fino ad oggi sicuramente ora dobbiamo concedere a lui un ragionevole periodo di lavoro.

Arriva forte e chiaro. A chi lo trova simpatico e a chi non lo sopporta. Questo è un sano indicatore di personalità. Che è molto più facile matteo_renzipiaciucchiare a tutti, scontentare nessuno, essere abili a barcamenarsi tra fazioni, svicolare dalle decisioni. Quella di Renzi invece è una falcata determinata, audace, briosa. Di quelle che appunto a qualcuno mettono speranza, ad altri fanno gridare di dolore calli, fastidio e invidia.

E’ entusiasta, compiaciuto. Perfino un po’ borioso, dicono da più parti. Io sono andato a sentirlo diverse volte negli ultimi anni e ne ho tratto l’idea di uno che gode a farcela, che ha l’ambizione della gloria. Cosa che in questo Paese e nella situazione attuale trovo, in tutta franchezza, un’onda da cavalcare.  Per intenderci l’impressione è quella di un uomo che desidera emozionare, scatenare consensi, generare eccitazione collettiva. Un’ottima spinta. Garbi o non garbi la faccia o il metodo se gli preme il risultato del ‘benessere’ del Paese per  guadagnarsi il trofeo della bravura, del coraggio, della tenacia faccia pure.

Sarà frenato, si ingarbuglierà nella burocrazia, cadrà in qualche trappola, borbotta più chi rosica che chi ha qualche ‘ricetta’ diversa da proporre. Già, gli ostacoli, gli sgambetti, la burocrazia, le sacche di resistenza a assurdi privilegi. Sempre la solita storia. Si scava tra verità e illazioni su chi tira i fili a Renzi come se tutti gli altri non avessero altrettanti fili tirati da chissà quali altri burattinai. E nello stesso momento si racconta ancora di una politica che non può saltare, fare, ripulirsi, sciogliere i nodi o capire da chi è più opportuno farsi ‘guidare’.

Comunque è irritante oltre ogni umana tollerabilità che accusi di qualche spocchia Renzi un campionario di spocchiosi, disonesti o smidollati. Ecco, di chiacchiere, buchi, ingiustizie e inconcludenze l’Italia non può più campare. Certo che ci vuole una dose non comune di autostima per ritenersi capaci di imprimere una Svolta buona. Magari pure uno spirito da irriducibile sognatore. Ma sono decenni che vediamo autostima sfacciata e irrispettosa farla da padrone tanto da ridurci ai minimi storici in tutti i sensi, vogliamo forse negarne la possibilità solo a Renzi?

E’ qui la festa

E’ qui la festa

8 marzo 2014 | , , , , , , , , , ,

quotidiano_piemontese_festaQuella delle donne, quella degli uomini, quella di Quotidiano Piemontese, quella di Novajo, quella della ‘comunicazione’, quella del presente e del futuro. Questione di spirito. Ce ne vuole parecchio ma qualcosa mi dice che possiamo farcela, a tirarlo fuori. Ecco, parto da ‘comunicazione’ per questo 8 marzo.

Poco importa piaccia alle donne festeggiare, agli uomini riconoscerlo, al mercato intero farne occasione o che invece sia uno dei tanti momenti di un percorso, un giorno a caso del calendario, una ragione di riflessione. Conciliamo tutto e tutti. Facciamo che oggi sia il giorno programmato per l’inizio del viaggio. Il viaggio di donne e uomini nella ‘comunicazione’. E’ proprio bella e allettante questa combinazione.

Informazione, relazione, scambio, confronto, spiegazione, conforto, collaborazione. Con la comunicazione possiamo volare alto, arrivare ovunque, capire, diffondere, ridere, abbracciare. E’ qui la festa, quella della sfida e del cammino. Quella dell’ironia. Quella della passione. Quella del merito. Quella della volontà. E, diciamolo, pure di un pizzico di serenità. Che siamo fatti per incrociarci, crescere, condividere. Per contagiarci di meraviglie.

Perché insieme siamo più forti, su questo non posso essere smentita. E perché un brindisi collettivo è molto più eccitante. Con la dignità di persone e l’euforia femminile e maschile. Niente di melenso, per carità. Che qui, la festa, non celebra armonie di facciata, accordi posticci e dolcetti scherzetti. Siamo più seri che mai. Ovvero ci burliamo allegramente di tutti gli attriti e le stupidità.

Guardiamo avanti, oltre. Così mi piace sentirlo e abbracciarlo, questo frizzante sogno che si sveglia nella realtà che è QP con tutti i suoi progetti e i suoi domani.

E’ qui la festa. Quella del costume che ha bisogno di rinnovarsi o spogliarsi o guardarsi allo specchio. Un po’ con severità un po’ con ottimismo. Ma, anche su questo, senza troppo zucchero. Preferisco uno sguardo intenso in equilibrio tra verità e speranza, con le punte acide e quelle amabili. Come la vita.

Infine, concedetemelo, è qui anche la festa dei ghostwriter. Quelli come me, appesi al filo di una storia, penne di qualcuno, pronti all’avventura. Quelli che non hanno paura della comunicazione, anzi.

Nu juorno buono

Nu juorno buono

24 febbraio 2014 | , , , , , , , , ,

Rocco Hunt, il simpatico e bravo rapper salernitano, non segue proprio ‘o pallon perché la sua passione è o’ microfon.rocco-hunt-poeta-urbano-

Mi piace, Rocco Hunt. Mi piace molto meno precisare la provenienza e sorridere di una ‘fede’ diversa da quella del calcio. Ma l’Italia è anche l’unità incompiuta, una sotterranea (neanche troppo) perenne incomprensione, un campo minato di campanili e una enorme periferia che deve avvicinarsi ai centri per emergere.

Se tutti ci rendessimo conto che certi disagi sono in realtà spalmati esattamente da nord a sud, che la forza enorme sta nella complicità, che nel mondo ‘globalizzato’ Milano e Roma potrebbero non essere gli unici spazi di opportunità avremmo vinto molto più della Lotteria Italia di tutti i tempi ma facciamo ancora fatica a compiere questo facilissimo salto di pensiero.

E insomma Rocco Hunt diventa al Festival di Sanremo una sorta di nuovo simbolo campano come Arisa per la Basilicata. Indubbiamente da artisti dovrebbero gioire di essere orgoglio della musica più che orgoglio di uno spicchio di terra ma a loro tocca come a molti altri barcamenarsi tra radici e presente o, meglio, futuro. Essere portatori di una convinzione: che il talento o giù di lì sono cose che nascono ovunque.

Questo discorso mi sconforta sempre un po’. Mi ritrovo con la classica speranza che sa di finire disperatamente disillusa. D’altra parte…se non ora quando? Almeno bisogna esprimerla ‘questa cosa’ che ci tarpa le ali, questo frazionamento che ci indebolisce, questo assurdo rifiuto di cogliere un valore che rappresenterebbe il vero trampolino di lancio del Paese intero. Intero.

Sogno nu juorno buono per l’Italia. Parrà strano ma mi sento italiana e già mi pare una piccola grande ‘miseria’ perché preferirei sentirmi sempre e solo una terrestre.

Rocco Hunt il tuo accento si deve sentire ma anche tu staresti a meraviglia, come me, in un Paese che non ha bisogno di cantarlo per infrangere pregiudizi, rivendicare le bontà, difendere la vita e i sogni.

In bocca al lupo, carissimo rapper.

John Elkann: il pulpito e la predica

John Elkann: il pulpito e la predica

16 febbraio 2014 | , , , , , , , ,

Tutti sanno che secondo John Elkann i giovani italiani non trovano lavoro perché stanno bene a casa o non hanno ambizione. Fa John_ELKANNriferimento a molti lavori ai quali i ragazzi non sembrano interessati e quindi ‘liquida’ sostanzialmente l’emergenza occupazione e futuro come una questione di scarsa o cattiva volontà e assenza di bisogno.

Diego Della Valle ha pensato prontamente a dargli dell’imbecille, presumo interpretando il desiderio e il pensiero collettivo. Inutile ripetersi. Solo un privilegiato può essere tanto avventato, sgraziato e improvvido.

La crisi più drammatica la vivono gli adulti, in realtà. A 40 o a 50 anni (per non dire oltre) sei un fantasma nel mondo del lavoro eppure non hai una pensione a portata di mano e magari hai una famiglia da mantenere. Forse per i giovani la predica non sarebbe dunque sbagliata al 100%: è talvolta impossibile per un 20enne che non si chiami Elkann o giù di lì trovare il mestiere dei sogni, esercitare l’agognata professione, collocarsi nel posto che piace ma sono invece percorribili strade alternative. Ci sono settori e mansioni dove l’offerta è continua e talvolta pure consistente eppure la gioventù non li trova appetibili e soddisfacenti.

E’ il pulpito che francamente fa prudere le mani. John Elkann ha perso una buona occasione per tacere. Gli imprenditori che potrebbero fare lezioni o dare bacchettate sono anni luce diversi da lui.

Eppure ho l’atroce sospetto che per uno nato John Elkann sia davvero difficile capirlo. Mi pare un guaio peggiore dell’imbecillità espressa. Non per lui, per noi tutti, che proseguiamo a non affrontare seriamente tutto il nostro costume beota e decadente.